Voto Medio su
3 recensioni
I pensatori e gli attivisti intervistati vengono da ogni continente e rappresentano gli interessi della piú grande maggioranze di persone sul pianeta.
Il loro messaggio è chiaro: se vogliamo rispettare e rivitalizzare la diversità, sia biologica sia culturale, dobbiamo tornare a localizzare l'attività economica.
Essi sostengono che la "transizione sistematica" dall'economia globalizzata a quella locale, ci permetterà di ridurre la nostra impronta biologica e di aumentare il benessere dell'uomo.
Attori: Jan Barham; Ronald Colman; Eliana Amparo Apaza Espillico; Zac Goldsmith; Daniel Greenberg; Clive Hamilton; Richard Heinberg; Rob Hopkins; Pracha Hutanuwatr; Chris Johnstone; David Korten; Rodrigo Lopes; Bill McKibben; Helena Norberg-Hodge; Khyentse Norbu
Registi: Steven Gorelick; Helena Norberg-Hodge
Fedora
Un film-documentario che mostra come lo sfruttamento della natura e dell'uomo abbiano una medesima radice: il profitto economico. Solo rimettendo al centro la Relazione riusciremo a "ri-umanizzare" l'economia.
Cinehall
Come il medico cura il singolo organo spesso senza prestare l’attenzione dovuta al paziente nella sua totalità, così i governi attuali stanno tentando di salvare l’economia senza prendere in considerazione il fatto che essa è parte di qualcosa di molto più vasto e profondo. O forse, peggio ancora, stanno fingendo di voler trovare soluzioni. Questo è uno dei pensieri che possono sorgere aprendo oggi il giornale e avendo appena visto il documentario “L’economia della felicità”. Prodotto e presentato da Helena Nordbert-Hodge, analista economica e autrice de “Il futuro nel passato”, il documentario pone in luce la crisi economica, ambientale e sociale in cui ci troviamo e allo stesso tempo indica una via d’uscita che mi appare ben più efficace dei tagli, dei prestiti e degli accordi che ora vengono decisi da non si sa chi, al chiuso delle stanze del potere. Il documentario si divide in due parti: la prima mostra i disagi dell’attuale situazione, la seconda le soluzioni.
Simone
La società basata sullo scambio delle merci e la pura gioia di vivere sono stati soppiantati dal consumismo esasperato basato su cibi sofisticati, alcolici e tecnologie usate in modo irresponsabile, questo documento fa chiaramente capire che lo sviluppo tecnologico e la globalizzazione portano invece che benessere depressione e miseria.
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