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Estratto dal libro "I Piani Segreti del Club...

Estratto dal libro "I Piani Segreti del Club Bilderberg"

Non posso scrivere solo di rose e di luna perché, talvolta, alla luce della luna i miei fratelli vedono una croce in fiamme attorniata da uomini con un cappuccio nero.
Talvolta, al chiar di luna si scorge un nero linciato e appeso a una corda, e il suo è un funerale senza rose

Langston Hughes, scrittore e sostenitore del Rinascimento di Harlem

Nel corso di queste pagine, il mio intento è stato quello di mostrarvi una parte della realtà di questo nostro mondo che molti si ostinano a negare rabbiosamente malgrado l'evidenza. Insieme, ci siamo immersi in un'avventura: scoprire come l'umanità viene manipolata dai padroni del mondo e, cammin facendo, spero abbiate scoperto al tempo stesso chi siete davvero, e che cosa si possa fare unendosi per uno scopo giusto.

O quantomeno, spero che questa lettura vi sia servita per porvi degli interrogativi.

La rivoluzione delle telecomunicazioni ha fatto sì che oggi non si viva più isolati nel proprio paesino, o nella propria città, ma nel villaggio globale come pronosticato dal semiologo Marshall McLuhan, che dopo aver partecipato a una riunione del Club Bilderberg ne uscì disgustato.

Per tutto il Novecento, personaggi legati alle sfere del potere, ma anche storici e commentatori di prestigio, non hanno fatto altro che lanciare l'allarme sull'esistenza di un potere occulto, organizzato in modo ferreo per raggiungere un chiaro obiettivo: avere il mondo in pugno.

Chi ha in mano l'oro, il denaro, sta dettando legge al resto dell'umanità.

Analisti statunitensi, come il dottor Quigley - professore di storia di Bill Clinton alla Foreign Service School dell'Università di Georgetown - o Anthony Sutton sono stati i primi a denunciare questo stato di cose. Hanno segnato a dito la massoneria dell'elite (Bohemian Grove, SkuU and Bones eccetera), i banchieri, la CIA e la Commissione per le relazioni esterne del Senato (il CFR), per poi scoprire i piani della Commissione Trilaterale: tutte queste tracce mi hanno condotta al Club Bilderberg, l'ultima organizzazione segreta di cui si sia avuta notizia.

Non soltanto negli USA, ma anche in Europa e in America Latina si sono alzate voci contro l'FMI, il G8, il G20 e il forum di Davos. Ma le congreghe di questo tipo sono molte di più e tutte insieme, efficacemente legate tra loro grazie ai loro componenti che solitamente appartengono a più associazioni contemporaneamente, muovono i fili del potere.

Abbiamo toccato con mano che i moniti degli storiografi seri non erano frutto di teorie complottiste, ma di fatti concreti divenuti sempre più tangibili con il passar del tempo. E che proprio per screditare chiunque denunci i padroni del mondo, ricerche e critiche in questo senso vengono messe a tacere e questo vale anche per le mie.

Ma c'è un però: Internet e i social network hanno compiuto il miracolo di rendere possibile la comunicazione tra persone che vivono in qualunque punto del pianeta, facendo sì che l'informazione nascosta dai proprietari dei grandi gruppi transitasse comunque sulle autostrade virtuali, unendo in movimenti di protesta tutti coloro che credevano di essere soli nella lotta contro le ingiustizie e le corruttele del mondo.

Una delle principali conclusioni del mio lavoro è che stiamo vivendo una rivoluzione culturale, ossia economica, tecnologica e sociale; una nuova fase della storia dell'umanità nella quale stanno cambiando le strutture della comunicazione, la politica, la società, i rapporti umani e il lavoro. Stiamo vivendo un punto di snodo nella storia, paragonabile a quello inaugurato dall'invenzione della stampa.

Oggi la stampa si chiama «nuove tecnologie della comunicazione»,

e queste stanno cambiando tutto.

Molti se ne spaventano, si sentono intimoriti e spaesati perché non capiscono che cosa stia accadendo e perché non riescono a trovare la propria collocazione nel mondo, dal momento che questa rivoluzione richiede meno mano d'opera in alcuni ambiti aziendali, nel pubblico come nel privato, ma anche nuove specializzazioni.

Con l'avvento della Rivoluzione industriale, i lavoratori protestavano facendo a pezzi le macchine nel timore di perdere il proprio ruolo. Ma non preoccupatevi: questa è solo una fase della rivoluzione in atto, bisogna sapersi adattare e reinventare. Ma non abbiate paura, perché la paura impedisce di lottare.

I padroni del mondo ambiscono a controllare questa nuova rivoluzione, ma la situazione sta sfuggendo loro di mano. Questa loro santa alleanza non ha funzionato neppure con i governanti di alcuni Paesi o con i dirigenti di altri imperi o culture. Oggi, il dibattito è tra la loro democrazia globale e quella dei popoli.

I giapponesi difendono una globalizzazione in cui la dimensione locale abbia il proprio spazio. Ma i padroni del potere sono così ingordi da volere tutto, ed è per questo che stanno fallendo nel loro intento. Il popolo si è accorto della loro ingordigia e della loro boria e si è ribellato. Ha perso la paura e li ha fronteggiati.

Il più colossale errore dei padroni del mondo è stata la smania di imporre il loro governo mondiale con la forza («tramite il consenso o per imposizione», aveva dichiarato il banchiere Warburg nel 1950). Anziché spiegare alla cittadinanza che cosa stia accadendo, in che punto della storia si trovi l'umanità, quale sia la rivoluzione di cui siamo testimoni, hanno seminato paura e confusione nell'illusione di poter mettere le mani su tutto, generando il caos.

Sono cose che i nostri governanti non ci spiegano perché a sapere che cosa stia accadendo davvero sono in pochissimi. Neppure gli stessi padroni del potere, che saltellano inconsultamente da un luogo all'altro senza sapere come fare per accaparrare tutto. Persino i loro complici si sono ridotti a eseguire ordini senza neppure sapere chi li abbia impartiti, e si sentono persi anche loro.

Ma molti altri ancora che si sentono persi volgono lo sguardo verso una vecchia questione dimenticata. Racconti, miti sull'aldilà, superstizioni, verità, pretesti per scatenare guerre, l'inconscio individuale e collettivo di cui parla Jung, l'interpretazione dei sogni messa in campo da Freud... Mi riferisco alla religione.

Non dimentichiamo, però, che anche questo aspetto figura nella loro agenda segreta: la religione unica, infida come una serpe. La religione per giustificare le guerre giuste.

Pareva proprio che tutto fosse stato pianificato alla perfezione, ma non hanno fatto i conti con la loro stessa superbia. Il Prometeo, il Lucifero delle loro logge, è caduto in disgrazia agli occhi degli dèi per la sua invidia e per la sua superbia.

Ecco l'altro grave errore dei padroni del mondo: l'aver ignorato il monito che pur figura nel loro stesso manuale di guerra tranquilla, quel non perdere «le qualità di discrezione e di umiltà. Tali virtù sono esercitate nel Suo proprio interesse superiore. Non si devii da esse». E invece nella loro boria, nel loro narcisismo, se ne sono allontanati. Forse la speranza è vana, ma chissà che non imparino la lezione e comunque non guasta ricordar loro che non devi volere per gli altri ciò che non vorresti per te, come recita il tao.

Ora la patata bollente ce l'hanno in mano loro: come faranno a ripassarcela di nuovo? Sono riusciti a farsi odiare da tutti proprio con quel loro tramare nell'ombra, con il loro rifiutarsi di parlar chiaro, con il loro incaponirsi a voler tener segreto ciò che riguarda tutù, con la loro velleità di divenire padroni assoluti della democrazia e, peggio ancora, dell'animo umano.

Hanno fatto fuori Kennedy, colpevole di aver denunciato il segreto come metodo di organizzazione sociale, di aver impedito loro di attaccare Paesi interi. Hanno tolto di mezzo Lincoln perché aveva abolito la schiavitù, hanno ridotto al silenzio pensatori e giornalisti che avevano denunciato i loro abusi. E ora, accecati dalla loro stessa boria, non capiscono che, intestardendosi a tirar pietre contro i muri che loro stessi hanno eretto per dividere i popoli, rischiano solo di vedersele rimbalzare sulla faccia.

Dovrebbero smetterla di voler comandare e mettersi invece ad ascoltare quella popolazione che hanno la velleità di soggiogare. I padroni del potere sono perduti perché si erano illusi che il popolo li avrebbe venerati, che li avrebbe seguiti solo perché sostenevano di essere perfetti, di essere dei benefattori dell'umanità e che quello era il solo modo giusto di dirigere il mondo.

A chi governa, a una guida, viene richiesto di guidare, di mostrare, di suggerire, non di imporre con la forza e neppure per consenso, perché altrimenti chi è governato rischia di sentirsi in trappola e di ribellarsi. E le ribellioni, con buona pace di chi pretende il contrario, non sono controllabili. Un essere umano sotto pressione, angosciato, è capace di tutto. Chi ha perso tutto giunge alla conclusione di avere tutto da guadagnare altrove e di non sottostare più a un gioco che non è il suo.

I padroni del potere hanno fallito in un atto squisitamente umano: la comunicazione.

Non vi è comunicazione tra la sfera del potere globale e il popolo.
Non vi è comunicazione quando chi pretende di governare il mondo si rintana in incontri a porte chiuse a decidere dei nostri destini.

Si sono creduti padroni delle nostre vite, ma sono sopra di noi soltanto nelle otto ore di lavoro che dedichiamo loro in cambio di uno stipendio. Si sono autoproclamati padroni del nostro denaro, usando i risparmi che avevamo depositato nelle loro banche per gestirli a piacimento e, peggio ancora, rubandoceli. Si sono creduti i nostri padroni quando, con gli strumenti della pubblicità, del cinema e delle arti, ci hanno spinti a spendere i nostri soldi nei prodotti che ci offre un mercato in mano a loro. Si sono creduti padroni delle nostre opinioni quando, usando intellettuali al loro soldo, ci hanno voluto persuadere a prendere partito per una guerra, o per l'aborto, o per il matrimonio omosessuale. E si sono creduti padroni dei nostri sentimenti quando i loro guru della psichiatria e della psicologia hanno tentato di dettarci persino ciò che dovevamo provare.

Ma si sono dimenticati di una cosa: del libero arbitrio.

Non avranno mai il controllo della libertà dell'anima, né individuale, né collettiva.
E questo li ossessiona, li fa sentire frustrati.

I padroni del mondo ci odiano perché nasciamo liberi e moriremo liberi. E si sentono persi, esattamente come tutti noi. Chi lavora per farci perdere la strada si è perso a sua volta. Un errore di comunicazione, e la loro barca vaga alla deriva.

Il mondo si sente perso a causa dell'odio che loro hanno seminato ovunque. Dell'odio che fomentano per tenerci costantemente in guerra, o in uno stato di paura. E contro l'odio vi è solo una ricetta possibile: l'amore, l'avvicinamento all'altro, il dialogo, la comprensione. Aiutare e lasciarsi aiutare.

Il pianeta è nostro, è degli esseri umani, ma i padroni del mondo vogliono rubarcelo.

Dobbiamo invece costruire la nostra comunità, il nostro governo mondiale, alle nostre condizioni. Armi in pugno, perché questa non è una battaglia, ma una guerra che loro hanno dichiarato alla vita.

Vogliono decimare la popolazione perché hanno già troppi vassalli nel loro mondo ideale, nell'Arcadia felice cui aspirano. Arcadia per la quale lavorano nell'ombra giorno dopo giorno, lontano dagli occhi dell'opinione pubblica.

Hanno paura di noi. Hanno molta più paura loro di quanta non potremo averne mai noi, ed è per questo che si affannano per seminare il panico nelle nostre menti. Ma non date loro retta: è un panico indotto.

Voi siete forti, siete umani e loro non vogliono che lo sappiate, vi spogliano della vostra stessa natura parlando di consumatori. No: ancor prima che consumatori, siamo esseri umani: qualcosa di grandioso, e ciò risulta loro insopportabile. Vogliono asfissiarci, ucciderci.

Non dobbiamo permetterlo: come dicono gli Yaqui, nativi americani dello Stato messicano di Sonora, meglio morire in piedi che vivere in ginocchio.

Sono in gioco le sorti dell'umanità: vengono decise in uffici dai pavimenti in marmo, dietro a lunghe scrivanie in mogano, in cima a grattacieli che, come torri di Babele, pretendono di sfidare l'Olimpo con i suoi dèi. Dite di no! Non battetevi per le loro consegne, non cadete nella trappola di usare le loro stesse parole, come per esempio «giustizia sociale»: senza giustizia individuale, non vi è giustizia sociale possibile. Non fatevi ingannare dal vessillo dell'uguaglianza: non siamo uguali, ognuno di noi è unico e irripetibile, non siamo massa, non siamo schiavi. Siamo liberi. E questo, il frastuono dei loro rumori infernali non deve farvelo dimenticare.

Signori, l'umanità non vi vuole. Non vuole il vostro ordine mondiale e non ha intenzione di sottomettersi. Non è in vendita. Non siamo articoli del vostro mercato unico. Vogliamo un pianeta umano, in cui la vita abbia la meglio sulla morte che volete imporre. Caro signor Chomsky, noi ci uniremo, e lo stiamo già facendo, ma non tra Paesi del Sud contro Paesi del Nord, bensì tra esseri umani contro i padroni del mondo.

Caro signor luncker, noi non vogliamo guerre fratricide, vogliamo giustizia per le persone che da decenni subiscono la crisi, i debiti e i crimini dei padroni del potere. Vogliamo giustizia per i popoli depressi e in guerra, dato che, stando al Codice Penale, l'omissione di soccorso è un reato.

Non vogliamo segreti, vogliamo lavorare, vivere e morire in pace. Ciò che state facendo ora su scala globale l'avete già fatto con i Paesi che avete bollato come Terzo Mondo. Vi siete attribuiti persino il potere di bollare, etichettare e classificare le nazioni. Depredavate ogni loro ricchezza naturale, avete fomentato le guerre e l'odio tra le etnie, le avete armate, le avete sterminate. E ora avete la pretesa di fare lo stesso con quelli che chiamate Paesi sviluppati o emergenti.

Ma non siete né nostri padroni, né nostri proprietari. Non siete nostro padre, non siete nostra madre. Non siamo figli dell'onnipotente Stato unico. Siamo figli della vita e siamo qui per vivere, non per morire. E se dobbiamo morire, che sia per i nostri sogni e i nostri ideali, non per i vostri.

Oggi si può votare su Internet, sposarsi su Internet, ma il web non potrà mai emulare la sensibilità con cui si dà una carezza. E non si può fare nemmeno l'amore via Internet, né guardare l'altro negli occhi da uno schermo al
plasma. Sono queste potenzialità e qualità umane insostituibili e insuperabili.

La rivoluzione che deve ancora scoppiare è quella dell'amore, l'amore verso il prossimo e verso se stessi.

Per quanto tempo ancora intendiamo rinviarla?

Lo pseudoamore e le sette dello pseudoamore che noi andiamo finanziando non servono a nulla. Solo nell'autentico mondo dell'amore potremo ritrovare la rotta, ritrovare noi stessi e tutti gli altri che sentono e pensano come noi: così non ci sentiremo più persi. Ci vuole luce in questa epoca di tenebre, ma non la luce artificiale progettata dai padroni del mondo: luce umana, luce interiore che rischiari le tenebre all'esterno.

Essere liberi non è soltanto liberarsi dalle catene, ma vivere in un mondo che rispetti e apprezzi la libertà degli altri, come ha detto Nelson Mandela. L'umanità tutta deve unirsi per opporsi, non permettiamo loro di continuare a dividerci.

Avete ormai capito che non si tratta di teorie cospirazioniste, come loro stessi hanno cercato di farci credere al solo scopo di screditare chi lavorava per smascherarli. Nel corso di queste pagine sono stati loro a svelarci con le loro stesse parole i loro veri obiettivi.

Perché voi poteste conoscere tali obiettivi, io ho svolto un approfondito lavoro di ricerca e analisi, radunando i tasselli e collocandoli al loro posto, tasselli che loro avevano accuratamente nascosto e disperso in modo che nessuno potesse capire che quanto sta accadendo nel mondo in cui viviamo è il prodotto delle loro azioni deliberate, non del caso o dei cicli economici, come cercano di farci credere.

E sebbene attuino tutte le strategie per ingannarci, l'essere umano possiede una cosa che gli antichi avevano chiamato «intelligenza naturale».

Ciò che molti di voi avevano già subodorato esiste veramente. Non è un caso che gli studi di psicologi e psichiatri siano presi d'assalto. Non è un caso che la maggior parte della popolazione sia costretta ad assumere ansiolitici o antidepressivi. Non è un caso che i media siano intrisi di pessime notizie e pronostichino un futuro spaventoso. Non è un caso che ci sia la crisi.

Sono stati loro a crearla.

E il miglior modo per lottare contro il sistema creato dal Club Bilderberg è un cambiamento interiore. Vedere il mondo e sentirlo con gli occhi dell'anima. Ascoltare se stessi, unire le forze, quelle stesse forze che da tempo immemorabile loro cercano di farci dissipare ogni giorno per farci sentire perduti.

È molto importante essere correttamente informati, non perdere mai la voglia né il piacere di imparare.

Spiritualità e scienza non sono l'una contro l'altra, ma complementari tra loro, come scrive il grande Cari Sagan: «La scienza non soltanto è compatibile con la spiritualità, ma è anche una profonda fonte di spiritualità. Riconoscendo il nostro spazio in un'immensità di anni luce e nel succedersi delle ere, cogliendo la complessità, la bellezza e la sottigliezza della vita, si prova un sentimento elevato, un misto di gioia e umiltà, che è indubbiamente spirituale».

Non è un caso che pretendano di controllare tanto le scienze naturali, come quelle dello spirito con la loro religione unica e globale.

Ci faccia riflettere la frase di Calderón de la Barca in La vita è sogno: «Ed io con maggior arbitrio, ho meno libertà?»

Noi questo non possiamo permetterlo. Gli esseri umani sono nati per essere liberi.

Non abbiate paura, e abbiate il coraggio di sognare. Di sognare un'altra realtà, un mondo diverso, e datevi da fare ogni giorno per costruirlo. Abbiate fiducia in voi, nell'umanità, imparate, crescete, non demordete, siate voi i capitani della vostra nave e recuperate la rotta perduta.

La ribellione è una sollevazione davanti ad attacchi economici o politici.

La vera rivoluzione è in voi.

Cristina Martin Jiménez

Siviglia 2013

 

Cristina Martin JimenezTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Cristina Martin Jimenez

Cristina Martín Jiménez, giornalista e scrittrice sivigliana, è autrice del primo libro pubblicato al mondo sul Club Bilderberg.

L'opera, frutto di ricerche e analisi approfondite, si è trasformata in un bestseller pubblicato in Spagna, Stati Uniti, Romania, Messico, Colombia e altri Paesi.

Oggi Cristina Martín Jiménez è considerata un'esperta a livello mondiale del Club Bilderberg ed è regolarmente invitata a tenere conferenze in più Paesi.

Ha inaugurato il I Forum internazionale di controinformazione, tenuto in Venezuela alla Fiera internazionale del libro del 2008.

 

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