Marcello Ravveduto, Marco Travaglio
Gli autori:
Giovanni Abbagnato , Massimiliano Amato, Vincenzo Ammaliato, Anna Bisogno, Alessandro Chetta, Corrado De Rosa, Bruno De Stefano, Emiliano Di Marco, Raffaella Ferrè, Serena Giuntam, Andrea Meccia, Antonella Migliaccio, Giorgio Mottola, Iolanda Napolitano, Pietro Nardiello, Sergio Nazzaro, Claudio Pappaianni, Carmen Pellegrino, Francesco Piccinini, Marcello Ravveduto, Gianni Solino, Nello Trocchia, Francesca Viscone.
«Se Berlusconi pensava di strozzarne uno per educarne cento, ora ha trovato almeno ventitré scrittori che lo sfidano a strozzarli tutti insieme. Non sarà facile, l’unione fa la forza».
Marco Travaglio
Le dichiarazioni di Silvio Berlusconi sulla mafia, si ispirano a modelli illustri. Il boss Luciano Liggio, intervistato da Enzo Biagi per Rai1 il 20 marzo 1989, argomentò:
«Quando il giudice mi ha interrogato mi sono accorto che mi trovavo di fronte a un ammalato. Se dietro a varie scrivanie dello Stato ci sono degli psicotici la colpa non è mia. Perché non fanno delle visite adeguate a questa gente prima di affidare loro un ufficio?».
Non poteva immaginare, il boss corleonese maestro di Riina e Provenzano, che 14 anni dopo, parlando dei giudici d’appello di Palermo che avevano ritenuto Giulio Andreotti colpevole di mafia fino al 1980 (reato commesso, ma prescritto), un presidente del Consiglio avrebbe dichiarato, sulla sua scia, al quotidiano britannico “The Spectator”:
«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perché lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro, è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana».
Del resto, chi fossero i suoi spiriti guida in materia di mafia, il Cavaliere l’aveva già esplicitato durante il suo primo governo, nel 1994. Appena era salito a Palazzo Chigi, Totò Riina gli aveva subito dato il benvenuto con un proclama dalla gabbia della Corte d’Assise di Catanzaro durante il processo per l’assassinio del giudice Antonino Scopelliti:
«C’è uno strumento politico, ed è il Partito comunista. Ci sono i Caselli, i Violante, poi questo Arlacchi che scrive i libri… Ecco, secondo me il nuovo governo si deve guardare dagli attacchi dei comunisti».