Roberto Marchesini (psicologo)
Tra i tanti fenomeni emergenti di questi ultimi anni c'è sicuramente la crisi dell'uomo, inteso come maschio. È debole, stanco, demotivato, passivo, solo. È triste. Alcuni uomini sono depressi, insicuri, ansiosi; sperimentano un senso di inadeguatezza sia in famiglia che sul lavoro, che con gli altri uomini.
Hanno una scarsa autostima e poca fiducia in sé e nelle proprie capacità; si sentono timidi, paurosi, deboli.
Le ricerche dicono che aumenta l'impotenza maschile, l'ansia da prestazione sessuale, l'infertilità maschile e rilevano persino una graduale riduzione del desiderio sessuale e del livello di testosterone, l'ormone maschile.
È una crisi di virilità. Intesa come disponibilità a rischiare la vita per salvarla, per salvare l'onore (dioè la dignità umana), per la fedeltà ai propri valori; intesa come assertività, coraggio, fortezza.
La crisi della virilità è per l'uomo una crisi d'identità: egli non sa più chi è; come è, come dovrebbe essere e come lo vogliono gli altri.
Ci prova, ad accontentare tutti, ma non funziona: sembra che nessuno sia contento di lui. E questo lo fa soffrire.
È una crisi inedita nella storia dell'umanità. Non è mai accaduto che così tante persone restassero senza risposta davanti agli interrogativi: 'Chi sono? Quale è il tuo ruolo? Quale è il tuo posto nel mondo?'