Inverno 1973-74: dopo la guerra del Kippur e la chiusura del Canale di Suez, il mondo trema di fronte al pericolo che venga a mancare il petrolio. Case, ospedali, scuole, uffici, fabbriche, negozi rimangono senza riscaldamento; la bicicletta sostituisce l'automobile; alle dieci di sera c'è il black out nei locali pubblici.
Ma chi gestisce la politica energetica del nostro paese? Il governo italiano oppure le multinazionali del petrolio? L'oro nero ha condizionato il parlamento e le leggi? Un giovane pretore apre il sipario del più grande scandalo della storia repubblicana: le multinazionali, l'azienda di Stato e altre compagnie petrolifere pagano tangenti ai partiti di governo in proporzione ai vantaggi derivanti da leggi e decreti. Il palazzo trema; ma una grande coperta, alla fine, ha messo tutto a tacere.
In questo libro il pretore di allora racconta l'Italia che scoprì: politici corrotti, giornalisti compiacenti, pressioni su magistrati. Vent'anni prima di tangentopoli. Mario Almerighi entra in magistratura nel 1970. Pretore in Sardegna e poi a Genova, fa parte di quel gruppo di magistrati chiamati "pretori d'assalto".
Nel 1976 è eletto al Consiglio superiore della magistratura. Poi giudice istruttore a Roma, si dedica al settore della criminalità organizzata internazionale. Nel 1988 fonda insieme a Giovanni Falcone una nuova corrente di magistrati. Nel 1988 è eletto presidente dell'Associazione nazionale magistrati ma si dimette dopo 48 ore. Attualmente è presidente di Sezione del Tribunale penale di Roma.
"Dalle finestre della sala d’ascolto, ubicata all’ultimo piano dell’edificio che ospita il Nucleo centrale di polizia tributaria della Guardia di Finanza si scorge l’intenso traffico di autovetture che scorre nel sottostante corso Europa. Ho la sensazione che tutte le persone che camminano sui marciapiedi e che attraversano la strada sulle strisce pedonali,a intervalli regolari, siamo manovrate da fili invisibili, che ne condizionano i movimenti. L’ascolto delle telefonate ha aperto dinanzi a me un sipario dietro il quale intravedo una realtà per me, ma forse per la maggioranza dei cittadini italiani, del tutto immaginabile. Sento una grande amarezza, ma le nuove conoscenze mi danno anche una sensazione di libertà. Mentre mi reco al bar più vicino per prendere un caffè, osservo il viso delle persone che camminano sul marciapiede in direzione opposta alla mia. Provo un senso di pena per la loro incolpevole ignoranza. Arriverà un giorno in cui anche loro devono sapere. Sì, perché qualcuno mi ha insegnato che quanto maggiori sono le conoscenze di un popolo tanto maggiore la sua libertà."