Furio Sampoli
Passioni, Intrighi, Atrocità degli Imperatori Romani
Da Augusto a Costantino: trecentocinquanta anni di controstoria dell’antica Roma
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Descrizione di Passioni, Intrighi, Atrocità degli Imperatori Romani
Le “ricostruzioni” o giudizi degli storici non sono le tavole della legge. E, comunque, non inappellabili. La verità storica forse non esiste o non è mai esistita.
Sì, certo, innegabile la concretezza dei fatti: c’è chi ha vinto e chi ha perso, ma ne rimane libera la comprensione o giustificazione o interpretazione.
La verità, si potrebbe aggiungere, è accidentale: ovvero dipendente dall’ambiente politico, dal particolare momento storico, dalla cultura predominante del tempo, dall’animus di chi scrive (ingegno, ricerca, capacità immaginativa, stile), come dalla viltà o convenienza dei contemporanei.
La chiave di lettura della storia è sempre nella natura dell’uomo, torbida e inquieta. «Le discordie», scrive Sallustio, «sopravvengono per una tara dell’animo umano, che, insoddisfatto e sfrenato, si agita incessantemente per la libertà, per la gloria, per il potere».
E Tacito, un secolo dopo, gli farà eco: «Quell’antica, e in ogni tempo connaturata agli uomini, libidine del potere con l’ingrandirsi dell’impero si gonfiò ed esplose». Ancora Machiavelli, quattordici secoli a seguire: «Gli uomini sempre ti riusciranno tristi se da una necessità non sono fatti buoni».
Detto questo il libro è anche una sorta di palcoscenico di odi, di turpitudini, di efferatezze nell’arco di trecentocinquanta anni, dall’apollineo demiurgo dell’impero di Roma, Ottaviano Augusto, al demiurgo della decadenza, Costantino, primo imperatore cristiano.
Con lo spartire l’impero ai figli, come fosse una proprietà privata, Costantino spalancava le porte al vento devastante delle guerre fratricide, poi alla separazione dell’impero d’Occidente da quello d’Oriente. Non era che l’anteprima della rovina.