"Sconfiggendo l'angoscia dell'isolamento in un mondo spesso percepito come ostile, la musica ristabilisce l'armonia e un senso di finalità, l'ordine essenziale e la grazia del nostro universo".
di Silvia Turrin
Ne è convinto Randall McClellan, compositore, musicoterapeuta, insegnante alla Sonic Arts Foundation, autore di progetti musicali sviluppati con l'intento di placare forme di stress e di creare un tappeto sonoro che induca a un equilibrio interiore. All'inizio degli anni Novanta, aveva dato alle stampe il libro The healing forces of music, poi pubblicato anche in Italia da Franco Muzzio editore.
Un amico musicoterapeuta italiano, leggendo un articolo in questa rubrica, era rimasto colpito da una citazione che avevo estrapolato proprio da questo testo. Incuriosito, mi aveva chiesto informazioni sull'autore, sul contenuto generale del libro e su come reperirlo (si veda nota qui in calce).
Parlando delle varie tematiche trattate nelle sezioni dell'opera, è emerso che i temi affrontati da Randall McClellan sono ancora attuali, nonostante il volume sia ormai datato. Musica per guarire resiste all'usura del tempo, poiché analizza l'importanza del suono a livello terapeutico all'interno di una prospettiva storico-culturale. Il testo è strutturato in tre parti: la prima descrive concetti quali moto armonico, risonanza e il processo di ascolto fisico-psicologico; la seconda e la terza sono incentrate più propriamente sull'applicazione dei suoni e della musica a fini terapeutici.
Il contenuto di alcuni capitoli ha anticipato argomenti diventati quasi di moda, come la conoscenza e l'applicazione dei mantra al fine di generare un'armonia tra micro e macrocosmo, tra la dimensione interiore e quella esteriore dell'uomo.
Il concetto di mantra appartiene più alla cultura orientale, in particolare quelle tibetana e induista. Si tratta di semplici sillabe o parole o frasi, che se ripetute con una certa intenzione e consapevolezza hanno la capacità di influire sulle emozioni, sullo stato mentale e sull'energia corporea.
I monaci tibetani e gli yogi ne sono ben coscienti. La pratica dei mantra ha origini molto antiche, di cui si hanno notizie nei Rig Veda e nelle Upanishad, tra i più importanti testi sacri che costituiscono il nucleo filosofico dell'induismo. Il suono dei mantra si ritiene agisca su determinate zone del corpo, in particolare sul sistema endocrino. McClellan spiega in dettaglio questo tipo di relazione, attraverso un confronto fra il sistema fisico ghiandolare dell'uomo e il sistema energetico composto da chakra e nadi.
Interessante e attuale è anche il capitolo dedicato alla voce, in cui vengono descritte tecniche per migliorare la vocalità partendo da una corretta respirazione.
L'autore sottolinea il ruolo centrale dei movimenti del diaframma, non solo attraverso esaurienti spiegazioni, ma anche attraverso figure che rappresentano l'anatomia della cavità nasale, orale e faringea, e immagini in cui si evidenziano quegli organi interni influenzati dal canto (come il cuore, il fegato e lo stomaco). A ciò si aggiungono esercizi che descrivono come poter ampliare l'estensione vocale, partendo da una determinata nota tonica per poi passare a ottave superiori e inferiori.
McClellan, dopo aver spiegato l'applicazione terapeutica delle frequenze, l'uso degli ultrasuoni e aver raccolto elementi di musicoterapia da altre culture (Cina e India), suggerisce come epilogo − che in realtà rappresenta un punto d'inizio per nuovi percorsi − l'interazione, il dialogo e il confronto tra esperti di varie discipline: "...antropologi ed etnomusicologi per lo studio delle culture che collegano la musica ad applicazioni terapeutiche; medici ricercatori per esaminare l'effetto del suono sul corpo fisico, neurologi per esaminare l'effetto della musica nel cervello, dottori e omeopati che possono dare il loro apporto sulle cause e la cura di determinati disturbi, psicologi per analizzare i rapporti della musica in un contesto curativo". Anche questa prospettiva ci sembra quanto mai attuale, proprio come lo stesso libro da cui è tratta.