L’apprendimento della scrittura comporta diverse problematiche
psicopedagogiche e didattico-metodologiche su cui il volume cerca di
far luce a partire da più angolazioni teoriche. Un approccio
interdisciplinare ai problemi dell’imparare a scrivere consente innanzi
tutto di affrontare certi diffusi stereotipi sullo scrivere e, anche,
di facilitare la comprensione del processo di apprendimento dei primi
tracciati scrittori nei diversi contesti didattico-scolastici primari.
I problemi sono al contempo antropologico-culturali, storici, sociali,
individuali, e questi ultimi sono, per lo più, di carattere
psicologico, linguistico e fisiologico: la scrittura, tendenzialmente
riducibile a una realtà fatta di semplici linee grafiche da riprodurre,
in realtà si rivela un condensato di tensioni teoretiche e pratiche che
l’operatore didattico e, soprattutto, il teorico dell’educazione
(insieme al legislatore scolastico) non possono esimersi dal conoscere
a fondo quando si vogliano costruire adeguati percorsi di
insegnamento/apprendimento della scrittura. E soprattutto quando si
devono scegliere i metodi più consoni alle caratteristiche dei contesti
scolastici e degli individui cui la didattica si rivolge.
A più riprese ci si domanda, in particolare, se un modello scrittorio
oggi piuttosto diffuso tra i banchi delle scuole primarie italiane,
importato dalla cultura americana, lo script, sia un modello davvero
idoneo, soprattutto nelle prime fasi di apprendimento della scrittura.
È vero che si tratta di un modello di scrittura piuttosto “facile” da
apprendere, ma è pure vero che gli interrogativi sollevati da
pedagogisti, psicologi dell’età evolutiva ed esperti del gesto grafico
fanno sorgere non trascurabili dubbi sulla sua effettiva funzionalità
formativa.