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Il Vero Warren Buffett

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James O'loughlin



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Revisione del 09 Dicembre 2016 - Questo prodotto, intitolato Il Vero Warren Buffett, stilato da James O'loughlin che trovi nella categoria Migliorare se stessi e più precisamente nella sottocategoria Crescita personale. Realizzato dalla casa editrice Lindau ed edito in data Settembre 2008 , attualmente è in "Disponibilità: 2 giorni". Il prezzo è di € 24,00.

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Il 5 marzo 2008 Warren Buffett - proprietario della Berkshire Hathaway, una delle più grandi holding del mondo - è tornato a essere l'uomo più ricco del pianeta, dopo tredici anni di incontrastato dominio di Bill Gates.

La sua fortuna, stimata in 62 miliardi di dollari, si fonda da quasi mezzo secolo sulla stessa strategia di investimento: il momento di comprare arriva quando la Borsa scende e riguarda solo titoli di aziende solide, gestite da manager capaci, che svolgono attività semplici e producono beni di largo consumo, con prospettive di crescita nel lungo periodo.

È una filosofia controcorrente nel mondo degli affari, oggi più che mai instabile e rischioso. La forza di Buffett, spiega O'Loughlin, risiede innanzitutto nella sua capacità di leadership e nella sua abilità nello stimolare e motivare i manager e i collaboratori delle sue aziende a pensare e agire "come se fossero i proprietari".

Il suo, poi, è un metodo che combina intelligenza, intuizione, competenza (Buffett non opererebbe mai in un settore che non gli fosse perfettamente noto) e buon senso ed è ricco di lezioni utili non solo per chi lavora in importanti società. Al contrario, chiunque voglia investire in modo saggio i propri soldi, troverà in queste pagine riflessioni preziose ed esempi eloquenti tratti dall'esperienza di uno dei più geniali uomini d'affari di tutti i tempi.

La strategia di Warren Buffett

Probabilmente il "guru" finanziario americano più conosciuto oggi è Warren Buffet. Attraverso la sua società di holding, la Berkshire Hathaway, Buffett ha costruito un archivio impressionante che tiene traccia degli investimenti e una fortuna personale di 60.000 miliardi che lo pone tra gli uomini più ricchi d'America nella classifica di Forbes.

Buffett è spesso associato a Benjamin Graham, con il quale ha studiato, lavorato e ha avuto un'amicizia durata una vita. Tuttavia la sua esperienza negli investimenti l'ha portato ad adottare anche le strategie di altri pionieri dell'investimento come per esempio la "growth strategy" di Philip Fisher che focalizza la sua attenzione sull'importanza delle potenzialità di crescita e di gestione di un'azienda.

Buffett non ha mai scritto un libro sul suo suo approccio all'investimento, sebbene questo possa essere carpito dai suoi scritti e dai rapporti annuali della Berkshire Hathaway. I suoi sostenitori tuttavia hanno cercato di mettere insieme con chiarezza le regole per uno stile d'investimento alla Warren Buffett e si contano ormai a decine le pubblicazioni che lo riguardano.

Nel 1997 è stato pubblicato un libro che racconta la sua strategia in modo interessante e metodico: Buffettology: the previous unexplained Techniques that have made Warren Buffett the World's most famous investor, scritto da Mary Buffett, un'ex cognata, e David Clark, un amico di famiglia e manager di portafoglio. L'articolo fa riferimento a quel libro.

  • Investire in un'azienda: la filosofia

Warren Buffett è fermamente convinto che un investimento riuscito nelle azioni sia semplicemente collegato al successo del core business dell'azienda; il suo valore, per il possessore, viene prima di tutto dalla capacità della società di generare utili a un tasso sempre crescente ogni anno. Buffett, in realtà, considera le azioni come obbligazioni a utile variabile e i loro dividendi equivalgono agli utili della società.

Se l'azienda è buona gli utili saranno più prevedibili e cresceranno in modo consistente. Questo, a sua volta, conferisce più valore all'azione rispetto a un titolo di stato che è notoriamente privo di rischi e ha un rendimento fisso. Buffett basa il prezzo di acquisto di un'azione su considerazioni che non sono così critiche come quelle di Benjamin Graham. Graham proponeva di comprare le azioni sotto il loro "valore intrinseco"; questo fornirebbe agli investitori un margine di protezione che potrebbe aiutarli ad assorbire eventuali perdite date dalla reazione del mercato al ribasso.

Buffett al contrario considera il core business dell'azienda come il "margine di protezione" dell'investitore. Se un'azienda è mediocre l'azione avrà una performance limitata perché qualsiasi guadagno verrà eroso dalla differenza tra il prezzo di acquisto e il valore intrinseco della società, partendo dal presupposto che i prezzo delle azioni potrebbe eventualmente raggiungere quel livello, cosa che, Buffett sottolinea, non sempre accade. Di conseguenza l'obiettivo deve essere quello di comprare azioni proficue a un prezzo ragionevole, quelle cioè con un valore intrinseco in crescita. Ma qual è il prezzo giusto? Buffett prima di tutto paragona il prezzo dell'azienda a quello che può essere facilmente guadagnato nel settore nel quale quell'azienda opera e sulla base della qualità della gestione dell'azienda stessa. E ne acquista le azioni solo se ritiene di poter ottenere un indice di rendimento annuale del 15% per almeno cinque o dieci anni.

Tuttavia il suo obiettivo non è quello di vendere; fino a quando un'azienda continua ad avere una crescita degli utili superiore rispetto ad investimenti alternativi ha senso mantenerla in portafoglio il più a lungo possibile, godendo dei frutti del valore composto intrinseco.

  • Criteri di scelta dell'azione

Buffett sta molto attento all'azienda nella quale vuole investire. Cerca società che siano in continua crescita; e che siano in settori abbastanza facili da comprendere.

Le aziende possono essere divise in due tipologie:

"Commodity-based firms" [aziende di prodotti massificati]. Sono aziende che vendono prodotti in mercati altamente competitivi nei quali il prezzo ha un ruolo chiave nelle decisioni di acquisto dei consumatori. Esempi di questa tipologia sono i produttori di tessuti, di materie prime per l'alimentazione come per esempio il grano e il riso, società petrolifere e del gas, l'industria del legno e anche l'industria automobilistica.

"Consumer monopoly" I monopoli che vendono prodotti per i quali non c'è una vera concorrenza, perché si tratta di un marchio registrato o di una marca o di caratteristiche simili non concrete, ma che rendono il prodotto unico. Esempi sono società di marca come la Coca-Coca, agenzie di media e comunicazione, e certe società che offrono servizi finanziari. Buffett non acquista le azioni di aziende commodidy-based. Queste società sono molto competitive e dominate dall'idea della produzione al minor costo possibile. Per competere in modo efficace le società devono spendere molto nel miglioramento della produzione, avendo così meno risorse a disposizione per lo sviluppo di nuovi prodotti e di nuovi progetti. Inoltre queste aziende devono avere un management ad alto livello per sopravvivere, ma i profitti rimangono bassi a causa della concorrenza sui prezzi.

Come si riconosce una società commodity-based? Buffett analizza queste caratteristiche:

  • l'azienda ha bassi margini di utili (ricavi netti divisi per i ricavi);
  • l'azienda ha un basso rendimento del capitale netto (ricavi netti divisi per capitale netto);
  • C'è poca fidelizzazione della marca;
  • Il settore ha molti produttori
  • Il settore tende ad avere una capacità di produzione eccessiva;
  • I profitti tendono ad essere irregolari; e
  • I profitti della società dipendono dalla capacità gestionale nell'usare in modo efficiente le attività tangibili

Buffett è interessato ad aziende che hanno un monopolio sui consumatori; sono società che sono riuscite a creare un prodotto o un servizio che è in qualche modo unico e difficile da copiare dalla concorrenza, sia perché c'è un'alta fidelizzazione del marchio, sia perché c'è una particolare nicchia di mercato nella quale solo un numero limitato di società riesce ad entrare (un monopolio non regolato ma legale come per esempio dovuto a un brevetto).

Le eccezioni alle regole del monopolio sono le aziende municipalizzate che hanno sì un monopolio legale ma che sono altamente regolate. I monopoli possono anche adeguare i prezzi all'inflazione molto velocemente dato che c'è una competizione talmente ridotta che è impossibile tenere i prezzi sotto controllo.

Dal punto di vista di Buffett il vero valore dei monopoli è nelle loro caratteristiche non tangibili - per esempio la fiducia nella marca, le licenze e i brevetti. Non si devono preoccupare di fare grandi investimenti in terreni, impianti e strumentazioni, e di solito i prodotti sono di bassa tecnologia. Il risultato di questi fattori è che tendono ad avere alti flussi di capitale e bassi debiti. Nel determinare se una società è un monopolio, Buffett si pone la domanda: Se io avessi accesso a miliardi di dollari e i 50 Ceo migliori del paese, potrei fare concorrenza a questa azienda?

Se la risposta è no, la società è probabilmente protetta dalla competizione da una sorta di monopolio. I monopoli possono essere aziende che vendono prodotti e servizi: Aziende che producono prodotti che si consumano o che finiscono in fretta e hanno una marca forte che deve essere usata per attirare i consumatori. Il miglior esempio è la Coca-Cola, una delle holding preferite da Buffett per più di vent'anni. Il prodotto è qualcosa che i grandi magazzini, i ristoranti e altri dettaglianti devono semplicemente mettere a disposizione. Inoltre la fedeltà al marchio esiste in tutto il mondo, non solo negli Stati Uniti. Altri esempi includono quotidiani di punta, aziende farmaceutiche con brevetti e medicine con un marchio conosciuto, e ristoranti con marchio internazionale come McDonald's.

 

EditoreLindau
Data pubblicazioneSettembre 2008
FormatoLibro - Pag 337 - 14x21
Lo trovi in#Coaching #Raggiungere il successo #Crescita personale

JAMES O’LOUGHLIN dirige la Jol Consulting, una grande azienda americana specializzata nel miglioramento delle dinamiche di gruppo nei luoghi di lavoro. Leggi di più...

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