Cagliostro
Cagliostro: Chi era davvero costui? Innumerevoli biografie hanno cercato di fare chiarezza sul misterioso avventuriero che caratterizzò il secolo dei Lumi: taumaturgo, amico dell’Umanità, cultore e divulgatore delle scienze esoteriche oppure scaltro imbonitore, comune ciarlatano? Il quesito, finora, non ha avuto risposta certa: il mistero che da sempre avvolge le molteplici attività svolte da Cagliostro contribuisce a tenere vivo l’interesse su di lui.
Alessandro nacque a Palermo quale discendente della famiglia portoghese dei Cagliostro. Quando raggiunse la notorietà per le opere di bene che compiva in tutta Europa, cominciò a divenire personaggio scomodo per la chiesa. Se egli fu scomodo da vivo lo è ancor più oggi da morto.
Considerevole diffusione ebbero l’elixir di lunga vita, il vino egiziano e le cosiddette polveri rinfrescanti con i quali Cagliostro compì alcune portentose guarigioni curando, sempre senza alcun compenso, i numerosi ammalati che, nel 1781, gremivano la residenza di Strasburgo. Il comportamento filantropico, la conoscenza di alcuni elementi del magnetismo animale e dei segreti alchemici, la capacità di infondere fiducia e, al tempo stesso, di turbare l’interlocutore, penetrarlo con la profondità dello sguardo, da tutti ritenuto quasi soprannaturale: queste le componenti che contribuirono a rafforzare il fascino personale e l’alone di leggenda e di mistero che accompagnarono Cagliostro fin dalle prime apparizioni.
A Roma, il 27 dicembre 1789, per ordine di papa Pio VI che, preoccupato dai racconti sugli eccezionali poteri e sulle gesta dell’avventuriero, si decise di rimettere nelle mani dell’Inquisizione la sorte del più pericoloso interprete dell’inquietudine, dello spirito avventuroso e fantastico che caratterizzò il "Secolo dei Lumi". Grande scalpore suscitò in tutta Europa la notizia del suo arresto.
Cagliostro, che aveva riattivato il Rito della Massoneria Egiziana ed il suo titolo fu quello di Grande Cofto, di colui che è il discendente dei sacerdoti egiziani, si trovò così a dover fronteggiare i metodi spietati e cruenti del più temuto tribunale dell’epoca, il Sant’Uffizio.
Per giungere ad imprigionare Cagliostro, fu montata ad arte l’accusa: venne assoldato un suo sosia, un certo Giuseppe Balsamo e, in un clima di millantatori e ciarlatani (propri del periodo dell’Illuminismo), Balsamo compì imprese nefande col nome e sotto le sembianze del Conte; questo fu sufficiente a procurarsi decine di testimoni che, inconsapevolmente, avrebbero potuto testimoniare in un futuro processo contro il vero Cagliostro il giorno in cui sarebbe stato arrestato.
Il piano prevedeva anche che il Conte rientrasse a Roma. In quel momento era in Francia e, d’accordo con Roma, fu inscenato il furto della collana di Maria Antonietta nel quale Cagliostro venne coinvolto; poteva un Essere che creava le cose dal nulla essere interessato ad un gioiello per quanto prezioso potesse essere?
Il suo coinvolgimento nell’affaire du collier de la reine (L’affare della collana della Regina) lo rese protagonista suo malgrado, insieme a Rohan e alla contessa Jeanne Valois de la Motte, del più celebre ed intricato scandalo dell’epoca, il complotto che diffamò la regina Maria Antonietta e aprì la strada alla rivoluzione francese. Colpevole solo di essere amico di Rohan e di aver consigliato di rivelare la truffa al sovrano, Cagliostro, accusato dalla de la Motte, artefice di ogni inganno, fu arrestato e rinchiuso con sua moglie nella Bastiglia, in attesa del processo. Durante la detenzione, ebbe modo di constatare quanto grande fosse la popolarità raggiunta: furono organizzate manifestazioni di solidarietà e, il giorno della scarcerazione, fu accompagnato a casa dalla folla acclamante.
Il Conte partì dalla Francia, ma invece di tornare a Roma, andò in Inghilterra; Maria Antonietta fece chiamare a corte a Parigi il giornalista esule Morande, il quale era stato reietto poiché sul suo giornale liberista scriveva di “cose non gradite alla corte”, perché doveva comunicargli di cose importanti.
In realtà ella promise a Morande che se per mezzo del suo giornale avesse sollevato l’opinione pubblica inglese contro Cagliostro, avrebbe potuto far rientro in Francia. Ma perché Maria Antonietta ce l’aveva tanto con il Conte? La Regina era molto amica di Saint-Germain il cui compito era quello di raddrizzare le sorti disastrose a cui l'Europa stava andando incontro; Cagliostro, insieme a Saint-Germain erano i due personaggi più importanti dell’epoca incaricati dalla Fratellanza Bianca a questo scopo. Eppure Cagliostro entrò in grande antipatia alla Regina poiché, contrariamente a Saint-Germain, egli le disse troppo bruscamente che in futuro non ci sarebbe stato più un Luigi XVIII sul trono di Francia: in quel momento Maria Antonietta era incinta del futuro re.
Cagliostro, al contrario di Saint-Germain, non usava metodi, potremmo dire, diplomatici.
Comunque così fu che per compimento del piano, Cagliostro rientrò a Roma ove venne arrestato e processato. Ristretto nelle carceri di Castel Sant’Angelo sotto stretta sorveglianza, Cagliostro attese per alcuni mesi l’inizio del processo. Al consiglio giudicante, presieduto dal Segretario di Stato cardinale Zelada, egli apparve colpevole di eresia, massoneria ed attività sediziose. Il 7 aprile 1790 fu emessa la condanna a morte e fu indetta, nella pubblica piazza, la distruzione dei manoscritti e degli strumenti massonici. In seguito alla pubblica rinuncia ai principi della dottrina professata, Cagliostro ottenne la grazia: la condanna a morte venne commutata dal pontefice nel carcere a vita, da scontare nelle tetre prigioni dell’inaccessibile fortezza di San Leo, allora considerato carcere di massima sicurezza dello Stato Pontificio.
In attesa di segregare adeguatamente il prigioniero, egli fu alloggiato nella cella del Tesoro, la più sicura ma anche la più tetra ed umida dell’intera fortezza.
Il 26 agosto 1795 il famoso avventuriero fu redatto il presunto atto di morte di Cagliostro a causa di un colpo apoplettico. La leggenda che aveva accompagnato la sua fascinosa vita si impossessò anche della morte: dai poco attendibili racconti sulla sua presunta scomparsa giunti fino ai giorni nostri, è possibile intravedere il tentativo riuscito di rendere immortale le maliarde gesta di questo attraente personaggio.
Gli atti del processo non sono mai stati resi noti ed in realtà si ritiene che egli non sia mai morto, ma asceso.
A chiunque si chiedesse perché Cagliostro fu imprigionato come un comune mortale, la risposta è che ancora preda della sua umanità, ebbe qualche sbandamento ed approfittò a fini personali dei suoi poteri sopranaturali; per questo motivo fu temporaneamente abbandonato dalla Fratellanza Bianca e cadde nelle mani dell’Inquisizione.
Di certo possiamo dire che fu un personaggio scomodo in vita e ancor più scomodo da morto al punto che la tomba venne occultata così bene da essere sfuggita a tre secoli di ricerche ed a qualsiasi morboso tentativo di individuazione.
Alcune parti di questa biografia sono state tratte dal sito del comune di San Leo:
http://www.comune.san-leo.ps.it/immcagliostro/CAGLIOSTRO.htm1
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