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Verso una tempesta perfetta in Europa

di Slavoj Zizek 1 mese fa


Verso una tempesta perfetta in Europa

Leggi un estratto da "Virus: catastrofe e solidarietà" di Zizek

Una tempesta perfetta si presenta quando una rara combinazione di circostanze disparate determina un evento di violenza estrema: in tal caso, la sinergia delle forze rilascia un'energia molto più potente di quella che produrrebbe la mera somma dei singoli elementi.

L'espressione si è diffusa grazie al libro di successo scritto da Sebastian Junger intorno a una congiuntura che si manifesta una volta ogni cento anni e che nel 1991 ha colpito l'Atlantico settentrionale a est della costa statunitense: un sistema di alta pressione proveniente dai Grandi Laghi ha incontrato una tempesta di venti su un'isola dell'Atlantico (Sable Island) e si è scontrata con una perturbazione proveniente dai Caraibi (l'uragano Grace). La ricostruzione di Junger è incentrata sull'equipaggio del peschereccio Andrea Gail, travolto da un alto frangente.

Il carattere globale dell'attuale epidemia di coronavirus sollecita spesso lo stesso commento: ora siamo tutti sulla stessa barca. Ma alcuni segni indicano che la barca chiamata Europa si avvicina molto di più delle altre al destino dell'Andrea Gail.

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Virus

Catastrofe e solidarietà

Slavoj Zizek

Come cambia la vita ai tempi del Coronavirus? La crisi internazionale e il mondo che verrà spiegati dal grande filosofo. Dal febbraio al luglio del 2020, Slavoj Žižek ha seguito giorno per giorno l’inedita crisi pandemica, che ha radicalmente...

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Tre tempeste sono sul punto di congiungersi e scatenare le loro forze combinate sull'Europa.

Le prime due non riguardano in maniera specifica l'Europa: l'epidemia di coronavirus con l'impatto fisico diretto che comporta (quarantene, sofferenza e morte) e le ripercussioni sull'economia, più gravi in Europa che altrove perché l'Europa è già stagnante e più delle altre regioni del mondo dipende dalle importazioni e dalle esportazioni (l'industria automobilistica costituisce il pilastro dell'economia tedesca, e l'esportazione di macchine di lusso verso la Cina ha già raggiunto lo stallo ecc.).

A queste due tempeste dobbiamo aggiungere ora la terza che chiameremo il virus di Putogan: la nuova esplosione di violenza in Siria fra la Turchia e il regime di Assad (sostenuto apertamente dalla Russia). Entrambi i fronti sfruttano gelidamente le sofferenze di milioni di richiedenti asilo per i propri interessi politici.

Quando la Turchia ha cominciato a sollecitare migliaia di immigrati affinché partissero per l'Europa, organizzandone il trasferimento sul confine greco, Erdogan ha giustificato questa misura con ragioni umanitarie pragmatiche: la Turchia non può sostenere oltre il numero crescente di rifugiati...

Questa scusa testimonia di un cinismo sbalorditivo: ignora come la stessa Turchia partecipi alla guerra civile siriana, a sostegno di una fazione e contro un'altra, e sia quindi gravemente responsabile del flusso di rifugiati. Ora la Turchia pretende che l'Europa condivida il fardello dei rifugiati; che, insomma, paghi il prezzo della sua politica spietata.

La «soluzione» fasulla alla crisi curda in Siria - l'imposizione della pace da parte di Turchia e Russia di modo che ciascuna delle due controlli la sua parte - ha cominciato a sgretolarsi, ma la Russia e la Turchia conservano una posizione ideale per esercitare pressioni sull'Europa: i due paesi controllano la fornitura di petrolio, come pure il flusso di rifugiati in Europa, sicché possono sfruttare questi due aspetti per tenerla sotto scacco. 

La danza demoniaca che vede alternarsi conflitti e alleanze e di nuovo conflitti tra Erdogan e Putin non dovrebbe ingannarci: entrambi gli estremi fanno parte dello stesso gioco geopolitico a scapito dei siriani. Non solo nessuna delle due parti si cura delle loro sofferenze, ma entrambe si affaccendano a sfruttarle. Non può che saltare all'occhio la somiglianza fra Putin ed Erdogan: rappresentano sempre di più due varianti di uno stesso regime politico - sono le due incarnazioni della stessa figura che possiamo chiamare Putogan.

Allora, bisogna evitare di chiedersi su chi ricada la maggiore responsabilità, su Erdogan o su Assad con Putin - sono entrambi peggiori e dovrebbero essere trattati per quello che sono: criminali di guerra che sfruttano le sofferenze di milioni di persone e distruggono un paese per perseguire senza scrupoli i loro scopi, compresa la distruzione di un'Europa unita.

Per di più, lo fanno in una situazione di epidemia globale (strumentalizzando quindi la paura dell'epidemia come un mezzo per perseguire scopi militari), ovvero in un periodo in cui la cooperazione globale è più urgente che mai. Se nel mondo vi fosse un minimo senso di giustizia, dovrebbero finire alla Corte dell'Aia.

Possiamo ora capire come dalla combinazione delle tre tempeste scaturisca una tempesta perfetta: una nuova ondata di rifugiati orchestrata dalla Turchia può avere conseguenze catastrofiche in questo periodo di epidemia di coronavirus.

Uno degli aspetti positivi dell'epidemia (a parte il fatto essenziale che ci ha resi consapevoli del bisogno della cooperazione globale) è che non è stata attribuita agli immigrati e ai rifugiati - il razzismo ha operato soprattutto nel modellare la percezione che la minaccia provenisse dall'Altro orientale.

Ma se i due elementi si mescolano, se si stabilisce un'associazione tra i rifugiati e l'epidemia (e di sicuro ci saranno casi di coronavirus tra i rifugiati - si pensi solo alle condizioni di affollamento nei campi), sarà il trionfo dei razzisti populisti: saranno in grado di giustificare l'esclusione degli stranieri ricorrendo a ragioni sanitarie «scientifiche».

Qualunque tentazione alla Merkel di lasciar entrare i rifugiati innescherà una reazione di panico e paura, e (come Orbàn ha affermato in un discorso recente) l'Ungheria diventerà a tutti gli effetti un modello per tutta l'Europa...

Per impedire il verificarsi di una tale catastrofe, la prima cosa da fare è quasi impossibile: rafforzare l'unità operativa dell'Europa, in specie il coordinamento tra Francia e Germania. E poi, sulla base di questa unità, l'Europa dovrebbe agire senza vergogna.

In un dibattito televisivo, Gregor Gysi, figura centrale del partito tedesco Die Linke (La Sinistra), ha dato una bella risposta all'interlocutore anti-immigrati che insisteva a dire in maniera aggressiva di non ritenersi responsabile per la povertà e gli orrori dei paesi del Terzo Mondo - invece di sprecare soldi per aiutarli, i nostri Stati dovrebbero essere responsabili soltanto del benessere dei propri cittadini.

La risposta di Gysi in sostanza è stata: se non ci occupiamo dei poveri del Terzo Mondo (e non agiamo di conseguenza), verranno qui, da noi (ed è appunto a questo che gli anti-immigrati si oppongono ferocemente)...

Per quanto cinica e non etica, questa risposta è molto più opportuna dell'umanitarismo astratto: l'umanitarismo fa appello alla nostra generosità e al senso di colpa («dovremmo aprirgli i nostri cuori, anche perché le cause ultime delle loro disgrazie sono il razzismo e la colonizzazione europei»), è un espediente disperato perché proprio nulla cambi, perché si conservi lo stesso ordine dal volto umano. Oggi occorre fare molto di più.

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Slavoj Zizek

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Slavoj Zizek è un filosofo, sociologo, politologo ed accademico sloveno. Ricercatore all'Istituto di Sociologia dell'Università di Lubiana, è docente all'European Graduate School e Direttore del Birkbeck Institute for the Humanities presso...
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