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Un eroe non convenzionale

23 giorni fa


Un eroe non convenzionale

Leggi un estratto dal libro "Le Avventure di Abigail Rain - Buio negli Occhi - Ep. 1" di Piero Ragone

La scena è questa; ci sono io che non ho idea di cosa fare, c’è Zac che se la sta facendo sotto, c’è Nimrod che supplica un dio che ora non vedo, c’è una stanza di vuota penombra e un’aria gelida che sembra inverno, c’è un mobilio devastato, ogni cosa è fuori posto come se un vento profano l’avesse spazzata, e poi c’è Jean legata al letto per un braccio, orribilmente logora, deforme ed oltraggiata.

Ci sono lacrime di sangue che segnano il suo volto da star di un sexyhorror da una stella su Coming-soon, la sua pelle è grigio cenere, gli occhi riversi e cupi, non è la Jean che mi ha stregato sin dal primo giorno che l’ho vista eppure è lei che piange e s’inarca in contorsioni che non riesce a controllare, esplode in grida ruvide polifone da far venire voglia di fuggire, e nei momenti di coscienza urla il mio nome, che ora comincio a odiare.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Le Avventure di Abigail Rain - Buio negli Occhi - Ep. 1

Piero Ragone

Dark e romantico, burbero dal cuore d’oro, Abigail Rain è un esorcista vanesio e irriverente, con un fiuto speciale per i guai. Membro dei nebula, un’organizzazione segreta che combatte le intrusioni demoniache in nome dell’equilibrio, Abi...

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Per tutta la vita mi è sembrato che Jean volesse fare di me una brutta copia dell’uomo invisibile, sempre lì a puntare qualcuno che è migliore di me, ma questa volta è diversa, qui c’è in gioco la sua vita e, proprio ora che avevo la mia occasione, sono fottuto fino al midollo, ingabbiato in uno sbattimento regressivo di cifre binarie a soli zeri, incapace di imbastire una tattica che la sottragga al peso massimo dei qliphoth con cui me la sto giocando al tie-break del set finale.

La situazione è ormai fuori controllo, sono cattivo, incazzato e stanco e so che questa volta non si vince, è il braccio a dirmelo, perché nei miei esorcismi arriva il momento in cui impugno il Maelstrom come una specie di “arrivano i nostri”, poi c’è la formula, l'Ego sum lux che impari quando sei nei nebula, e il demone finisce a montare mattoni Lego nella sua bettola infernale.

Ma questa volta no.

È inutile attingere al bagaglio mentale di rimonte impossibili, da Muhammad Alì a Rocky Balboa all’Uomo Tigre, questo non è un manga, non è un’americanata e la produzione non ha imposto un lieto fine, di quelli che si va verso il tramonto quando la battaglia è finita. Niente romanticismo, niente cazzate da “pensieropositivi”, niente colonne sonore tutte orchestrina e versi in rima.

Questa è una storia vera, con sfiga vera e un negativo vero contro cui non c’è più niente da fare e la canzone giusta è America dei Deuce, perfetta per il climax nero del momento.

Ci sono io e c’è Jean che è posseduta da un qliphoth che non so come scacciare, è la prima volta che mi succede ma non si tratta di un intruso qualunque che indossa un vessel innocente e lo possiede finché non incontra qualcuno come me che gliela fa pagare. Questo è il primo dei netzach, l’omega da cui tutto ha avuto inizio.

E l’ho capito tardi.

Ciò che spaventa di un esiliato non sono la testa che ruota, le acrobazie impossibili o le voci raddoppiate. Quella è roba da concerto dei Cradle che spaventa solo i follower di una radio cattolica. Ciò che spegne le sinapsi del logico discernimento è la sua capacità di farsi un giro nell’anima dell’avversario. Sette secondi di sguardo indagatore possono trasformare il tuo ricordo peggiore nella sua arma più affilata.

Fino all’ultimo momento non mi ero reso conto che me la stavo vedendo proprio con lui, nessuno di noi c’era arrivato, né io né Zac né Dongri. Ho scandagliato ogni fessura dell’etere, ho fatto il pieno di ogni goccia reperibile di raggi gamma per raddoppiare il carico di antimateria, ho dato fondo a tutto il repertorio da esorcista ma non è servito a niente. Quando hai a che fare con i qliphoth da tutta la vita e non perdi mai un incontro, è difficile che non si smuovano per te le schiere più alte, non puoi sperare sempre in un gamaliel qualunque o in un taghirion sfigato.

Sapevo che prima o poi ci saremmo scontrati, ma ritrovarlo nel corpo della mia Jean...

Se penso al modo in cui ho gestito le cose finora, direi che è stata una sequenza irregolare di scelte sbagliate, tutto in nome di quello strano stupido amore che Bono Vox cantava in Pride negli anni ottanta, e di cui non voglio più sentir parlare.

La storia è sempre la stessa, c’è lui che ama lei ed è così che ci si mette nei guai perché, senza l’amore di mezzo, avrei spedito il demone all’inferno a calci in culo come ho sempre fatto, anche a costo di danneggiare il vessel. Non sarebbe stata la prima volta, nessuno legifera su questo, la giurisprudenza non ha sfornato codici a tutela di un vuoto a rendere che faccio a pezzi pur di sigillare il portale che consente l’accesso. Ma eccomi qua, nella merda fino al collo, piegato alla logica dell’amore per Jean.

Che poi non sono innamorato di lei, figuriamoci... Sono un esorcista, non siamo mica tra le pagine di Twilight, io non ho tempo per lasciarmi andare. L’amore non è ben visto dagli arcani, almeno finché sei in trincea. Sarà per questo che mi considerano una specie di falso nueve ad ultimo passaggio. Io ho il lampo di genio, agli altri il merito di metterla dentro.

Un esorcista non versa i contributi per ogni intruso che spedisce all’inferno. Quelli come me fanno una vita tra cicatrici e birra, sempre di passaggio, anonimi e senza meta. Sono un bandito dell’etere, un inviato speciale dell’ombra e della luce. Se non facessi questo, sarei probabilmente in una gang di strada, o in giro col mio gruppo a far concerti, pub dopo pub, un tramonto alla volta, finché il pubblico non torna a casa.

Il sovrannaturale è il nuovo west per i fuorilegge della mia generazione. Una manna dal cielo per fanciulle a caccia di emozioni. Non che un me diverso avrebbe convinto la mia Jean a fare di me il suo eroe. Non è mai stata mia, nemmeno quando potevo farcela.

Per Jean non ho seguito il protocollo dell’ombra e della luce: niente rapporti con il vessel, niente dialoghi con l’esiliato, niente domande, niente amici e niente famigliati. Ogni legame di sangue è un game a favore dell’intruso e se l’incontro è due su tre, hai chiuso prima di entrare in clima partita.

Ci sono diversi modi in cui chiamiamo quelli che voi chiamate demoni: qliphoth, exodus, esiliati, negativi, infiltrati, intrusi, decaduti. I capi legione sono gli omega, quelli più attivi sulla Terra sono netzach e gevurah, e in cima a tutti trovi i nachash di thaumiel. Ogni schiera prende il nome dalla qliphoth da cui proviene, come per gli angeli ci sono le sephiroth. Nel gergo dei nebula, tutti i negativi si chiamano qliphoth.

Solo nell’ultimo anno ho rispedito al mittente una dozzina di gevurah incazzati, segno di una sfilacciatura nelle trame karmiche dell’universo di cui abbiamo appena esplorato la superficie. Non è la prima volta che bande di exodus di seconda fascia varcano la porta delle anime, ma l’ultima è stata durante la guerra mondiale numero due, quando i qliphoth avevano intravisto la chance di prendersi il pianeta. Una delle ragioni per cui esiste il nonaedro.

Io sono il quarantuno dei settantadue del nonaedro, primo dei decani. Ci chiamano riparatori perché ci muoviamo sul campo, a noi il lavoro sporco di rammendare le falle nel sistema di griglie dei portali artificiali. Il nonaedro è l’assemblea degli esorcisti, anche se a noi piace chiamarci nebula. Se sei dell’ambiente, siamo il club dei settantadue. Se non sei dell’ambiente, siamo i bounty qliphoth che chiami per risolvere i tuoi casini con il sovrannaturale, e poi fai di tutto per dimenticarci.

La mia guerra ora si gioca qui, in quest’ultima scazzottata finale. Ci sono io, c’è lui e c’è la mia Jean nel mezzo. Il suo corpo da penthouse è il campo di battaglia sul quale ci stiamo sfidando.

Ho affrontato centinaia di demoni finora, ma contro questo figlio di puttana non conosco antidoti. Le ho provate tutte ma non funziona niente.

Me lo avevano detto che un modo c’è e che, al diavolo i miei sforzi, non avrei avuto scelta. Sin dall’inizio, sapevamo che poteva mettersi così.

È Miwa a ripetermi che, pur odiandosi per averlo pensato, quella è sempre stata l’unica soluzione, la più logica ed elementare. Anche se fa un male cane.

C’è il mio affanno in sottofondo perché so che non ce la posso fare, e ho paura, merda se ne ho. C’è Katey Sagal con i Forest Rangers che canta Greensleeves, lei non mi è mai piaciuta granché ma qui la interpreta da dea, e quella canzone mi risuona in testa come background sonoro della scena. Se siete messi male con il pianto facile, non è il brano da ascoltare adesso.

C’è Jean che dev’essere salvata ad ogni costo, perché un eroe non lascia la sua bella nelle grinfie del nemico. Se voglio essere un fottuto eroe, mi tocca fare la scelta giusta, la più difficile della mia vita.

Ci sono io, adesso, e nessun altro può decidere per me.

Le Avventure di Abigail Rain - Buio negli Occhi - Ep. 1

Piero Ragone

Dark e romantico, burbero dal cuore d’oro, Abigail Rain è un esorcista vanesio e irriverente, con un fiuto speciale per i guai. Membro dei nebula, un’organizzazione segreta che combatte le intrusioni demoniache in nome dell’equilibrio, Abi...

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