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Salute, un termine dai diversi significati - Estratto da "Muovi il tuo DNA"

di Katy Bowman 6 mesi fa


Salute, un termine dai diversi significati - Estratto da "Muovi il tuo DNA"

Leggi in anteprima l'introduzione del libro di Katy Bowman e scopri quanto il naturale movimento sia indispensabile alla nostra salute

Chi vuole essere in salute? Io di sicuro. Ma il termine “salute” può assumere un significato differente a seconda delle persone. Se parliamo di salute reale e oggettiva, come facciamo a sapere se l’abbiamo o meno?

Il concetto di salute, di solito, è ridotto all’aspetto che abbiamo (mi sembri sano come un pesce!) o a quello che si deduce da una carta (guarda, ho passato l’esame del colesterolo a pieni voti!) e tendiamo a dare molta meno importanza a come ci sentiamo. Ma come ci si sente è il primo indicatore della salute a livello cellulare.

Indice dei contenuti:

Tutta colpa del comportamento

Magari per la maggior parte del tempo vi sentite tutto sommato bene. Ma poi, una o due volte l’anno, fate fatica a muovervi perché avete la schiena a pezzi. Oppure soffrite di mal di testa abbastanza spesso da tenere una confezione di aspirina nel cassetto della scrivania. O ancora, siete afflitti da una fastidiosa costipazione cronica.

Avete un ginocchio “ballerino” o vi capita spesso di slogarvi le caviglie? Le ginocchia vi impediscono di fare lunghe camminate? Come va con le funzioni naturali e biologiche, quali digestione, escrezione e sonno? La vostra vita è costellata di piccoli inconvenienti legati alla salute?

Per farvi un’idea più precisa del vostro stato di salute, prendete un pezzo di carta e annotate quanto segue:

  • Le diagnosi cliniche che avete ricevuto nel corso della vita.
  • Tutti i farmaci con ricetta che assumete e perché.
  • Tutti i farmaci da banco che assumete, e quanto spesso.
  • Tutte le operazioni chirurgiche alle quali vi siete sottoposti o vi dovreste sottoporre.
  • Le visite all’ospedale, dal medico, dal chiropratico o da qualsiasi altro professionista della salute.
  • Le parti del corpo che più o meno regolarmente si fanno sentire e vi mettono “in allerta”.
  • Le parti del corpo che vi fanno male.
  • Le parti del corpo che non funzionano al massimo delle proprie capacità.
  • I problemi di salute che temete di dover affrontare in futuro.

Probabilmente troverete almeno una cosa da scrivere per ciascuna di queste voci, e lo stesso vale per i vostri parenti e i vostri amici. Ma allora perché la salute – misurata in base a come ci sentiamo, a quello che il nostro corpo ci dice e a come il nostro corpo funziona – continua a sfuggirci? Cosa c’è che non va?

Abbiamo fatto progressi incredibili nel campo degli antibiotici, del trattamento delle acque nere e dei vaccini. Nonostante ciò, anche le regioni più sviluppate o ricche del pianeta sono afflitte da tutta una serie di problemi di salute. Non quelle malattie trasmissibili che si diffondono nelle zone geografiche in cui il progresso medico non è ancora arrivato (malattie che per secoli hanno rappresentato la nemesi del genere umano), ma piuttosto acciacchi indotti dallo stile di vita. Li si sente spesso chiamare disturbi o patologie del benessere, e la loro lista comprende, tra molti altri: coronaropatie, disordini metabolici (come il diabete di tipo 2), alcuni tipi di cancro, osteoartrite, osteoporosi, allergie, depressione, obesità, ipertensione, asma e gotta.

Ma il termine “patologia del benessere” è fuorviante, in quanto sembra implicare che questi problemi insorgano come diretta conseguenza dell’eccessiva disponibilità economica e degli stili di vita che il denaro porta con sé. I dati recenti mostrano tuttavia che i disturbi del benessere hanno iniziato a interessare anche le comunità e i paesi più poveri, dove l’eccessiva disponibilità di denaro non può essere considerata un fattore scatenante.

La causa più probabile, almeno da ciò che emerge, non sarebbe necessariamente il troppo benessere o il tempo libero che i soldi portano con sé, ma l’ambiente fisico creato dalla globalizzazione, dall’urbanizzazione, dalle nuove strutture sociali e dalla tecnologia. Mi piacerebbe pertanto correggere la definizione, in quanto la parola “benessere” è al contempo imprecisa e fuorviante.

Categorizzare le malattie come una condizione passiva determinata dal fatto di vivere in un “bel” posto e non dal modo in cui ci si comporta nel luogo in cui si vive implica che sia il luogo stesso a causarle. Nella maggior parte dei casi, gli ambienti moderni non ci impediscono di adottare comportamenti che produrrebbero un risultato più salutare.

Siamo noi a scegliere di guidare invece di camminare. Di scarrozzare i nostri figli nel passeggino invece di portarli in braccio. Di trasportare il cibo nel carrello e non sulla schiena. Ci spaparanziamo sul divano e lasciamo che siano le scarpe a sostenere i nostri piedi. Certamente, la moderna cultura della comodità asseconda l’istinto umano della conservazione dell’energia, ma è anche vero che nessun limite fisico ci obbliga a fare queste scelte. E, dato che non siamo costretti con la forza ad andare in ufficio, a indossare scarpe all’ultima moda o a sdraiarci su una poltrona superconfortevole, suggerisco di sostituire l’espressione “patologie del benessere” con “disturbi causati dal comportamento”.

Non servono i soldi per trasformare un comportamento in disturbo. Quando i bisogni fondamentali della vita (cibo, acqua pulita e rifugio sicuro) sono così facili da ottenere, la natura prende il sopravvento. È assolutamente naturale rifuggire il lavoro (il movimento, in questo caso) quando l’azione fisica non è strettamente necessaria, in altre parole, quando la conseguenza di una vita sedentaria non è la morte immediata. I disturbi causati dal comportamento insorgono nelle situazioni in cui la qualità dei cibi che consumiamo è scarsa, i livelli di stress sono altissimi e l’attività svolta dal corpo è poca e invariata (come nel caso dei sedentari) o molta e invariata (come nel caso di chi svolge compiti ripetitivi, lavori manuali o si dedica a quello che definiamo “fitness” nel modo tradizionale).

Nonostante la grande fortuna di vivere in un periodo storico in cui il rischio di contrarre malattie trasmissibili è molto basso, stiamo di fatto morendo – lentamente, pezzo per pezzo – a causa della tendenza naturale a fare il meno possibile.

Il desiderio insaziabile di comodità ci ha debilitati. Piuttosto ironico, dato che non c’è nulla di comodo nella debilitazione. Tale paradosso – il fatto che i progressi fatti per rendere la vita meno sfiancante ci abbiano in realtà sfiancato – è profondo e ha di recente portato alla formulazione di un’ipotesi scientifica: forse l’unica via d’uscita dalla scarsa condizione fisica che ci caratterizza, derivata dalla cultura della comodità, consiste nel ritornare ai comportamenti dei nostri progenitori.

Il movimento, questo sconosciuto

Prima di vivere in un’epoca all’insegna della comodità, il movimento era indispensabile per la sussistenza: trovare, catturare e raccogliere cibo e acqua erano compiti che richiedevano di muoversi tutto il giorno, per tutta la vita.

Per cercare e costruire rifugi erano necessarie forza e resistenza. La riproduzione della specie richiedeva un corpo flessibile e in salute che rendesse agevole l’accoppiamento, la gestazione e il parto. A un certo punto della storia dell’umanità, il movimento e tutte le sue variabili che associamo alla salute fisica – resistenza, forza e mobilità – erano fattori necessari alla sopravvivenza.

Nell’arco degli ultimi diecimila anni, la maggior parte degli esseri umani è passata dall’essere una popolazione nomade di cacciatori-raccoglitori al vivere in comunità sedentarie di coltivatori, arrivando poi alle nazioni industrializzate e all’attuale cultura basata sulla tecnologia.

Sia voi sia io viviamo in un periodo storico in cui il movimento è stato quasi interamente esternalizzato. Ci basta il telefono per trovare del cibo, che ci viene consegnato sulla porta di casa. Possiamo trovare un posto dove dormire consultando Craigslist mentre ce ne restiamo comodamente seduti in poltrona.

Cavolo, di questi tempi possiamo persino trovare un partner online senza dover flettere nemmeno un muscolo, se non quelli delle dita sulla tastiera. Anche se l’abbondanza di cibo e denaro varia a seconda della zona geografica, l’attuale ambiente globalizzato ha prodotto almeno un risultato che interessa pressoché tutte le popolazioni: muoversi non è più necessario.

Fare meno esercizio, muoversi di più e muoversi meglio

Muovi il tuo DNA presenta un nuovo paradigma del movimento. Dato che il DNA si può esprimere in modi differenti a seconda di come i fattori esterni incidono sulle cellule che custodiscono il corredo genetico, e dato che il movimento è uno di questi fattori, il modo in cui ci muoviamo influenza direttamente le caratteristiche del nostro corpo, nel bene e nel male. Per me non è sufficiente consigliarvi soltanto di “muovervi di più”. Dovete anche “muovervi meglio” se volete raggiungere uno stato di benessere più sostenibile.

Il mio è un serio appello a muovervi. Attenzione: serio, non spiacevole. Migliaia di miei lettori e studenti hanno trovato la trasformazione fisica, psicologica ed emotiva che accompagna ciò che sto per proporvi decisamente profonda e piacevole.

La maggior parte delle persone sa molto poco di come il movimento coinvolga il corpo e di quanto movimento sia necessario per lo svolgimento delle funzioni biologiche naturali. Non è mia intenzione farvi preoccupare eccessivamente per la vostra salute, anche se mi rendo conto che il rischio esiste. L’enfasi che pongo sull’essenzialità del movimento andrebbe usata per creare un’opportunità di guarigione (una risposta positiva) e non una fobia della malattia (una reazione negativa).

Molte persone restano scioccate quando si rendono conto di quanto sia facile muoversi di più (fate caso al fatto che ho usato la parola muoversi, non fare esercizio) e quanto ci si senta decisamente meglio lavorando su minimi aggiustamenti dello scheletro nell’arco della giornata. Siete pronti? Forza, facciamolo!

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Katy Bowman

Katy Bowman, biomeccanico ed esperta di comunicazione scientifica, ha educato centinaia di migliaia di persone all’importanza del movimento per il nostro corpo. Dirige il Nutritious Movement Center Northwest, nello stato di Washington. Ha scritto numerosi bestseller e tiene corsi di...
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