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La mente - Estratto da "La Via Diretta - Parte 2"

di Greg Goode 24 giorni fa


La mente - Estratto da "La Via Diretta - Parte 2"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Greg Goode e impara ad essere veramente consapevole di tutto ciò che ci circonda

Di solito si pensa che la mente di una persona sia tutto ciò che non costituisce il suo corpo. Scopriremo che la mente non è nient'altro che consapevolezza, proprio come abbiamo scoperto che il corpo e il mondo non sono nient'altro che consapevolezza. In realtà, grazie alle realizzazioni che abbiamo fatto fino a qui, sarà molto più facile fare questa scoperta riguardo alla mente.

Indice dei contenuti:

Perché la mente è importante?

È importante perché sembra reale. Sembra che mi appartenga. O sembra che sia me. Sembra trovarsi dove hanno luogo la percezione e la sensibilità. Sembra totalmente separala dalle altre menti. V. sembra deperibile e transitoria.

C'è anche un paradosso riguardo alla mente che la fa sembrare qualcosa di impossibile da trascendere. Alcuni insegnamenti, che passano sotto il nome di "non-dualità", in realtà lasciano il praticante al livello della mente sottile [termine del Buddhismo che indica un livello superiore di percezione mentale, N.d.R.]. Affermano di arrivare alla consapevolezza testimone o alla pura coscienza, ma si spingono solo fino a un certo stato mentale o psicologico.

Tale stato spesso è piuttosto piacevole. Approdare a uno stato mentale piacevole di solito è un grosso miglioramento della vita rispetto a prima. Ho sentito persone dire,

"Posso entrare nella coscienza pura ogni volta che voglio. " "Sono stato nella consapevolezza testimone per un mese intero!"

Ma nota che queste affermazioni suonano come descrizioni di qualcuno che si trova in un certo stalo d'animo. E uno stato d'animo che compare, può anche svanire. Questi casi in cui ci si "trova dentro" a qualcosa, sono esempi di una condizione fenomenica e quindi temporanea e transitoria. Se puoi "entrare" in qualcosa, allora puoi anche "uscirne".

Perché indagare la mente?

Stiamo indagando la mente per non fare questo errore. Non vogliamo confonderci, scambiando un mero oggetto, come la mente sottile, per la chiarezza dalla quale scaturiscono tutti gli oggetti.

Non vogliamo annunciare di essere "arrivati" alla consapevolezza testimone, solo per farci buttare fuori e tornare a uno stato ordinario al primo sollecito di un esattore delle tasse o quando riceviamo delle cattive notizie dal nostro medico.

Superare la mente

In linea di principio, è facile. Si tratta di vedere che quello che credevamo fosse il soggetto e la nostra natura (la mente) in realtà è un oggetto che si manifesta. In verità, noi siamo ciò a cui la mente appare. È lo stesso genere di realizzazione che abbiamo già fatto riguardo al mondo e al corpo.

Tuttavia, quando si tratta di prendere in considerazione qualcosa, la mente può risultare più sfuggente del mondo o del corpo. Da dove si comincia? Cosa si fa? Sembra che non sia possibile girarle attorno per osservarla. La mente sembra sviluppare il pensiero. Sembra ciò che sta "osservando" tutto, anche la nostra indagine sulla consapevolezza. Dietro alla mente sembra esserci dell'altro, del materiale nascosto.

Questa eventualità in effetti fa sembrare la mente ancora più reale e misteriosa. Ci porta a un paradosso apparentemente enigmatico. Proprio come un occhio non può vedere se stesso, né un coltello può tagliarsi, sembra che la mente non possa conoscersi completamente, perché la parte di essa che osserva e quindi conosce rimane inosservata, inaccessibile alla conoscenza di se stessa.

Così sembra che la struttura della mente ci abbia chiusi al proprio interno. Ci sembra di non poter mai trascendere la mente, anche se gli insegnamenti non-duali dicono che dobbiamo farlo per trovare la libertà.

A quanto sembra, siamo bloccati! Ma in realtà è tutto molto più semplice di così.

La scoperta ironica e meravigliosamente semplice che faremo ci libererà totalmente dalle convinzioni e supposizioni dualistiche. Vedremo che, nell'esperienza diretta, in ciò che chiamiamo "mente" non c'è niente di oggettivo, nascosto o separato. La nostra sola esperienza diretta della "mente" è consapevolezza.

Ma non sappiamo già che "la mente non è nient'altro che un insieme di pensieri"? Non conosciamo già frasi come "mostrami la tua mente" (pur essendo sicuri che è impossibile), che al massimo rappresentano intuizioni in grado di innescare l'intensa realizzazione del fatto che la mente semplicemente non si trova da nessuna parte? Ma potremmo anche averle lette e non esserne stati colpiti o trasformati. Queste profonde intuizioni sono diventate soltanto un'altra serie di credenze o perfino degli slogan non-duali da stadio!

E quindi? Che cosa facciamo se queste frasi non compiono la magia? Se queste intuizioni non-duali non danno uno scossone liberatorio al nostro modo di pensare alla mente? Bene, in quel caso dovremmo dare un'occhiata più da vicino e vedere direttamente cosa sta accadendo. Scopriremo così "qual è la mia esperienza diretta della mente".

Nel farlo, vedremo che la mente non è una cosa che esiste oggettivamente, dotata di una propria realtà indipendente e separata. Vedremo che la mente non compie alcuna attività di osservazione, pensiero o elaborazione. Scopriremo che non c'è niente di nascosto nella mente.

Questa intuizione è simile a quella del fatto che nella nostra esperienza visiva non esistono colori a prescindere dall'esperienza stessa del colore. Vedremo che la mente, come il mondo e il corpo, non è nient'altro che consapevolezza.

Interludio culturale

Potrebbe essere utile, o forse no, dare uno sguardo al motivo per cui pensiamo alla mente in un certo modo. In Oriente, le idee dei Veda e del Buddhismo sono piuttosto diverse da quelle dell'Occidente moderno. Una volta appreso che il nostro attuale modello più popolare di mente è un'invenzione, potresti sentirti molto più in diritto di concederti il "permesso" di accantonarlo per seguire la tua esperienza diretta! Ma se pensi di non avere bisogno di questa scoperta, puoi andare direttamente all'esperimento I.

In Occidente, di solito la mente viene distinta dualisticamente dal corpo, ma non è sempre stata definita come un contenitore separato e finito. Per Omero (circa IX secolo a. C.) la mente era più olistica di quanto lo sarà per gli scrittori successivi. Pur essendo diversa dal corpo, non costituiva un'essenza che sottintendeva altre cose. Era definita in modo pragmatico come una combinazione di carattere, apprendimento, possibilità, comportamenti e azioni.

Per Platone (423-347 a. C.) la mente era l'intelletto, che aveva accesso alle forme immateriali eterne esistenti prima degli oggetti del mondo. Ad esempio, una forma in senso platonico sarebbe qualcosa come Il Bene o anche La Sedia, ed esisterebbe come modello estremamente sottile e non fisico.

In senso terreno, una persona buona o una sedia fisica ricaverebbe la sua identità soltanto in quanto ombra o esempio della forma platonica. Se qualcuno indicasse una sedia e domandasse: "Che cos'è?", la vera risposta dipenderebbe dalla corrispondenza alla forma responsabile della sedia. Le forme non sono sensibili, ma soltanto intelligibili.

Per questo motivo, La Sedia non può essere conosciuta attraverso i sensi, ma soltanto tramite l'intelletto, anch'esso non fisico. Per i neoplatonici (dal III al XIII secolo d. C), la mente era una scintilla immateriale eterna fatta della stessa essenza dell'Uno. Poteva raggiungere livelli sempre più elevati ad ogni rinascita e, giunta allo stato di perfezione, sarebbe ritornata all'Uno da cui proveniva.

Fu soltanto nel XVIII secolo che emerse l'idea che la mente fosse un contenitore di pensieri e un riflettore della realtà esterna.

Un fantasma nella macchina: metafore alienanti

Nel XVII secolo, videro la loro ascesa le scienze dell'ottica e della meccanica. Le persone pensavano che il corpo fosse una macchina, e che la mente costituisse una facoltà che rifletteva una realtà esterna attraverso una serie di pensieri interiori. Un po' come se questa facoltà fosse un osservatore interno o un fantasma dentro a una macchina.

Quello che inizialmente fu l'opera speculativa di René Descartes e di altri scrittori, divenne qualcosa che oggi consideriamo la verità letterale della nostra esperienza. Perfino nel XXI secolo, continuiamo a essere affascinati dall'idea che il corpo sia un contenitore e la mente uno specchio.

Si tratta di metafore aspramente dualistiche, che spezzano in due l'esperienza in vari modi: interno/esterno, apparenza/realtà, conoscenza/credenza, sé/altro, ecc. Se crediamo a questo genere di cose, come facciamo a non sentirci alienati da tutto quello che non è la nostra mente?

  • Io sono qui dentro.
  • La realtà è là fuori.
  • Si suppone che la mia conoscenza rifletta accuratamente la realtà, ma probabilmente non è così.
  • Tutto ciò di cui posso essere certo appare all'interno della mia mente. Potrei non essere capace di conoscere la realtà.

Diamo uno sguardo più da vicino al funzionamento di queste metafore.

La metafora del contenitore

Nel volume precedente abbiamo introdotto la metafora del contenitore, applicata al corpo o alla testa per intendere qualcosa che contiene consapevolezza. Abbiamo scoperto che nella nostra esperienza la consapevolezza non è mai qualcosa di personale o che si può contenere. Ma che dire della mente? Contiene i pensieri?

...sensazioni e immaginazioni, solo per il fatto che sono dei modi di pensare, esistono in me. Meditazioni sulla filosofia prima (1641) - Mursia, 1994

Utilizziamo espressioni come "Lo terrò a mente" oppure "Non riesco a fare mente locale" o anche "Mi verrà in mente quando lo vedrò". Se dimentichiamo o rimuoviamo qualcosa, ne parliamo come se fosse sommerso, sepolto o bloccato.

Tendiamo a prendere queste parole alla lettera, come se i contenuti mentali si trovassero veramente lì, nascosti o in un altro comparto fuori dal campo visivo. Pensiamo che la mente sia un contenitore che ne contiene altri più piccoli, come il conscio, il subconscio, l'inconscio e la memoria, lo stesso visualizzavo tutto questo in termini spaziali come oggetti all'interno della testa, dentro la mente, separati da pareti divisorie.

Pensiamo anche che una barriera separi la mente dal mondo esterno e dalle altre menti. Pensiamo che ci siano delle cose dentro alla mente, ma che molte altre si trovino fuori. Come possiamo non sentirci divisi e separati se pensiamo a noi stessi in questo modo?

La metafora dello specchio

La comprensione umana è come uno specchio falso, che, ricevendo i raggi in modo irregolare, distorce e scolora la natura delle cose confondendola con la propria. Francis Bacon. Novum Organum (1620)

Pensiamo che la mente sia uno specchio della realtà esterna. Pensiamo che i pensieri riflettano e somiglino a questa realtà esterna. Pensiamo che l'obiettivo della conoscenza sia essere "accurata", ossia che l'immagine e la realtà debbano corrispondere. Ovviamente, non siamo certi di come questo accada esattamente.

Quando pensiamo alla conoscenza come a un riflesso, ci sembra di non saper cogliere la differenza tra la materia prima fornita dal mondo e la sua elaborazione da parte della mente che riflette. Siamo sicuri che ci sia una differenza, e che entrambi, mondo e mente, siano coinvolti.

E siamo certi che la conoscenza risultante sia un riflesso accurato della realtà del mondo. Siamo sicuri che i pensieri rispecchino il mondo. Da un lato dello specchio c'è la nostra immagine, dall'altro lato c'è la realtà stessa. Questi gemelli non si incontreranno mai. Che ricetta perfetta per aggiungere ancora più alienazione!

La Via Diretta - Parte 2

Una guida per il praticante

Greg Goode

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Greg Goode

Greg Goode è apprezzato per la sua capacità di fondere in modo unico intuizione penetrante, conoscenza di fonti sia orientali che occidentali e senso dell’umorismo. Ha scritto diversi libri e articoli di non-dualità. Laureato in psicologia e filosofia, cominciò a...
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