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Invecchiare o essere longevi?

di Massimo Gualerzi 11 mesi fa


Invecchiare o essere longevi?

Leggi un estratto dal libro "Longevity" di Massimo Gualerzi

Quanto dovrebbe essere lunga la nostra vita per renderci felici e soddisfatti di avere vissuto abbastanza?

Logicamente non esiste una risposta univoca a questa domanda poiché il tempo vissuto presenta talmente tante variabili da renderla non solo diversa per ciascuno di noi, ma anche diversa se posta alla stessa persona in diversi momenti nel corso della vita. Quando siamo felici, infatti, vorremmo tutti vivere di più mentre, anche senza essere depressi, proviamo disinteresse riguardo la lunghezza della nostra vita quando non stiamo bene o siamo infelici.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Longevity

Terapia del freddo, semi-digiuno e consapevolezza per vivere a lungo e in salute

Massimo Gualerzi

(2)

Quanto dovrebbe essere lunga la nostra vita per renderci felici e soddisfatti? Negli ultimi anni la medicina si è occupata molto di longevità, intendendola come la possibilità di allungare il più possibile la vita senza però renderla migliore....

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Il concetto di longevità quindi è qualcosa di molto più profondo rispetto al semplice tempo che si vive. Rappresenta infatti l’unione complessa tra 3 variabili del tempo, la quantità, la qualità e la consapevolezza nel corso della vita.

È longevo quindi colui che sa vivere per molto tempo una vita consapevole e piena di salute. Colui che sa allargare la propria vita prima ancora di allungarla, che vive al meglio nel presente sapendo ciò che fa, prima ancora di sperare nel futuro dimenticandosi di cosa sta facendo. Se viene a mancare una delle tre componenti viene a crollare il concetto stesso di longevità.

Certamente nel corso dei secoli, con il variare delle culture e delle mode, ogni società ha proposto un proprio senso della longevità, comunque tutte hanno fortemente contribuito, nel tempo, a creare il valore e la tradizione del prendersi cura della propria persona, per potere vivere più a lungo. Ma poche volte lo si è fatto agendo in modo da vivere consapevolmente e qualitativamente al meglio, agendo cioè su quello che oggi chiamiamo “stile di vita”. Sopravvivere a una malattia rimanendo per molti anni in un letto, o limitando la propria capacità, non è proprio il concetto che esprime longevità.

La medicina in questi ultimi anni ha fatto passi in avanti incredibili permettendoci di sopravvivere sempre più a lungo a molte malattie o permettendoci di invecchiare sempre di più. Si è occupata molto meno della longevità cioè di come vivere oltre la malattia e oltre l’invecchiamento, di come potenziare la nostra salute vivendo sì molti anni, ma al meglio e in modo consapevole. Questo indirizzo della medicina creerà nei prossimi anni molti problemi sia per l’economia sanitaria sia per quella generale. Avremo sempre più anziani che non necessariamente saranno autosufficienti e avranno bisogno di cure assistenziali e assorbiranno risorse che tra l’altro non verranno più create e prodotte perché ci saranno sempre meno giovani lavoratori. Come sarà possibile far convivere il crescente bisogno di vivere più a lungo con le ridotte risorse che avremo? La risposta è la longevità.

La longevità è una scelta precoce da fare preventivamente anche se non è mai troppo tardi per ricercarla. I longevi sono il modello che dovremo creare, cioè persone che programmano il proprio futuro ricercando il più precocemente possibile il modo migliore per crescere in salute e consapevoli, ipotecando perciò la propria longevità.

Non è possibile quindi ricercare la longevità senza investire nella cura e nell’armonia interiore anche se è tutt’altro che semplice. Oggi infatti la nostra salute e il nostro benessere sono costantemente ostacolati dal modo in cui viviamo. Lo stile di vita contemporaneo, frenetico e sempre più complesso, rappresenta un forte agente tossico in grado di degenerare, infiammare, ossidare e quindi fare invecchiare il nostro corpo ben più velocemente di quanto dovrebbe accadere. Questo invecchiamento patologico, diverso da quello fisiologico, alimenta ogni nostra malattia.

Come medico e cardiologo, sono sempre stato interessato più alla salute che alla longevità, ma ho capito nel corso degli anni, e dopo l’esperienza con centinaia di pazienti, che sono esattamente la stessa cosa, ed è per questo che ho iniziato a studiare e ricercare il metodo migliore per dare longevità alle persone. Risulta infatti difficile considerarle separatamente, soprattutto se assumiamo il concetto che la salute è parte integrante della nostra definizione di longevità, entrambe sono il risultato visibile di uno stato di salute e di un concetto ben più ampio, quello dell’armonia, e della consapevolezza che ogni giorno sono minacciate da fattori killer: lo stress, il cibo spazzatura, l’obesità viscerale e la sedentarietà, tutti nemici da combattere, fonti primarie del nostro disordine interiore e di conseguenza di quello esteriore.

Spesso siamo in grado solo d’intuire una relazione tra questi processi, l’invecchiamento precoce e le patologie che sono sempre più diffuse e che compromettono anche il nostro aspetto, inoltre quasi mai siamo in grado di spiegarci perché e come questo possa accadere. Questa incapacità di capire i fini meccanismi che agiscono facendo degenerare la nostra armonia, rende difficile trovare e applicare terapie e strategie in grado di contrastare l’invecchiamento accelerato e i processi degenerativi dai più lievi a più gravi.

Lo studio della fisiopatologia delle malattie cardiometaboliche, così diffuse ormai nella popolazione maschile quanto in quella femminile, mi ha permesso di capire che lo stress ossidativo e i radicali liberi, la glicazione, la ridotta mediazione portano a uno stato d’infiammazione cronica nota in medicina con il termine di inflammaging, che è la porta d’ingresso verso tutte le malattie che conosciamo, oltre all’acceleratore estremo dell’inefficienza psicofisica. Si tratta di meccanismi biochimici, che molto hanno a che vedere con lo stile di vita e che esercitano la propria azione tossica e degenerativa, portandoci verso lo squilibrio progressivo, che conduce a un’accelerazione dell’invecchiamento e alla malattia.

Il nemico, quindi, è dietro l’angolo. O, forse, anche più vicino di quanto non possiamo sospettare. Armato di tanti proiettili pronti a esplodere dentro di noi. Subdolo, invisibile, pericolosissimo. E, spesso, sottovalutato e non corretto quando ancora sarebbe possibile. I nemici sono dunque:

  • l’insieme dei comportamenti che favoriscono l’invecchiamento e la malattia
  • la nostra indifferenza e l’inazione che ci impediscono di contrastare efficacemente e ritardare l’indesiderato deperimento.

I rimedi che oggi adottiamo per contrastare il nostro declino psicofisico, e quindi le successive malattie, iniziano quando i processi sono già in atto da diverso tempo, proprio perché all’inizio questi sono silenziosi, quasi asintomatici e non siamo abituati a riconoscerli. Potremmo dire che una ruga, così come ad esempio il diabete, non dovrebbero rappresentare il nostro target terapeutico in quanto sono l’espressione di qualcosa iniziato molto prima e che abbiamo incoscientemente ignorato. È altrettanto vero che non siamo preparati a riconoscere o, meglio, a capire il fine legame esistente tra il nostro stile di vita e i processi biochimici che indurranno il problema.

Solo attraverso l'attenzione, la capacità di metterci in ascolto di noi stessi saremo in grado di interrompere questa cascata di eventi in chiave preventiva, interrompendola proprio all’inizio del percorso, dandoci così la possibilità di preservare la nostra salute, la nostra efficienza, la nostra bellezza.

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Massimo Gualerzi

Massimo Gualerzi cardiologo, esperto in prevenzione e riabilitazione delle malattie cardiovascolari. Lavora a Parma come dirigente medico nell'Unità di prevenzione e riabilitazione cardiovascolare nata da una convenzione stipulata tra Università, Azienda ospedaliera, Ausl e Fondazione Don...
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