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Indagare con serietà e senza banalizzazioni

di Nera Luce 1 anno fa


Indagare con serietà e senza banalizzazioni

Leggi un estratto dal libro "Vivere la Morte" di Nera Luca

«L'ineluttabilità della morte è una consapevolezza che attraversa la vita di ogni individuo, e ogni individuo dovrà confrontarsi prima o poi, con la profonda riflessione sulla propria finitezza». Ernest Becker

Non sembra esserci mistero più grande in ogni cultura e in ogni manifestazione storica della profonda realtà rappresentata dal trovarsi di fronte a un evento che incarna la radicale e totale negazione della propria identità.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Vivere la Morte

Esperienze premorte: un'indagine al confine tra scienza e metafisica

Nera Luce

Le NDE, le esperienze pre-morte, sono un fenomeno suggestivo, ampio, e strutturato, che in qualche modo possono mettere in luce come l’esperienza della morte possa rivelarsi un momento trasformativo dall’enorme valenza evolutiva. L’idea che...

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Una riflessione ruvida, pregnante, vertiginosa, che è parte costituente della vita stessa fino al momento in cui nasciamo. Osservando da lontano come la nostra attuale società va strutturandosi, è evidente come essa sia stata costruita al fine di allontanare il più possibile la morte dal quotidiano: nascondendo la morte si tenta di esorcizzarne il suo potere di annientamento.

La morte rappresenta forse la prima e l’ultima certezza ontologica dell’uomo, l’innegabile realtà costituente la vita stessa, talmente pervasiva e al tempo stesso inafferrabile, da aver suscitato l’abnorme e trasversale interesse da parte di moltissime discipline in ambito scientifico, religioso, metafisico e filosofico.

Se con l'affermazione della morte riteniamo in qualche modo di stare negando la vita, affermando la vita partoriamo in un certo senso la morte ed è proprio in questo che emerge l’ambiguità paradossale del suo statuto ontologico: nel suo non essere, la morte non può fare a meno che manifestarsi essendoci.

«L’uomo, al momento della morte, certamente diviene uno; ciò semplifica la sua vita, scarta ciò che è puramente accidentale e, in particolare, concentra e condensa il suo intero essere in modo che ciò che lascia dietro di sé o che passa agli altri sia il vero centro del suo essere, il nucleo della sua persona, l’atman, che non svanisce. Dunque la morte è l’atto supremo». (Raimon Panikkar)

Questa paradossalità diventa ancor più evidente e ingestibile quando ci troviamo di fronte ai fenomeni delle esperienze pre-morte. Nella sua antologia dei testi vedici, Panikkar esprime l’idea che un desiderio di vivere non accompagnato da un pari desiderio della morte non rappresenti un reale desiderio di vivere, ma sia piuttosto da considerarsi come il prodotto di un’immaginazione che tenta a tutti i costi di aggrapparsi a una vita illusoria.

La fenomenologia delle NDE e le sue conseguenze riflettono in un certo senso i contenuti di questa affermazione, poiché nella maggior parte dei casi i sopravvissuti alla morte, dopo aver vissuto una NDE, attribuiscono nuovi significati rivelati alla propria vita, intraprendendo processi di rivisitazione della propria scala di valori, e vanno incontro a profonde e radicali trasformazioni della propria attitudine spirituale.

La dottrina epicurea risolve il problema della morte in modo piuttosto semplice e l’affermazione risolutiva di Epicuro porta con sé implicazioni concettuali quasi opposte a quelle che sono presenti nel pensiero di Panikkar.

«Il più terribile dunque dei mali, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte noi non siamo più. Non è nulla dunque, né per i vivi né per i morti, perché per i vivi non c’è, e i morti non sono più». (Epistola a Meneceo, 1970)

Non sembra tuttavia che le questioni inerenti la morte e il premorte possano essere banalizzabili e così facilmente risolvibili, e le NDE, inserite nella più ampia discussione sulla natura della morte e le sue implicazioni mediche, psicologiche, religiose e metafisiche, mostrano una costellazione fenomenologica di grande complessità e difficile indagabilità.

Come ricorda il filosofo Ceruti vi è un’irriducibile pluralità di punti di vista, linguaggi, modelli, temi, immagini che concorrono-cooperando, ma anche contraddicendosi, alla produzione delle conoscenze nello studio dei fenomeni complessi.

Una provocazione epistemologica da cui ci si ritrae quasi sospesi, tra certezze discrete e possibilità nuove.

Le colonne della conoscenza che la scienza ha eretto nel corso della storia sono state spesso oggetto di falsificazioni progressive che hanno rappresentato proprio la premessa di base per procedere a un ampliamento successivo del corpus conoscenziale delle varie discipline.

La vittoria di una nuova verità scientifica raramente è stata ottenuta tramite la semplice negazione della sua plausibilità ed è piuttosto quando ciò che si oppone a questa stessa plausibilità non ha più senso di esistere, e quindi decade la sua forza oppositiva, che si assiste alla nascita di una nuova generazione di idee.

Alla domanda cosa sia reale, Arturo Reghini replica:

«Intorno a questa concezione che identifica l’esistente col resistente vi sono molte cose da osservare; tra le altre debolmente questa: che non è tanto semplice parlare neppure di una esistenza oggettiva limitata al momento presente, perché il presente non è che un limite, un punto di separazione fuggevole ed astratto tra passato e futuro. La realtà materiale di un universo istantaneo non è una cosa molto persuasiva. Ne risulta che la realtà è un insieme più complesso che non l’insieme delle cose esistenti oggettivamente nel tempo; tempo e spazio sono misteriosi elementi della realtà e non viceversa». (Arturo Reghini)

Egli, andando contro il senso comune di una realtà concepita come tangibile e spaziale, propone un’idea di uomo risvegliato, che superi l’illusorietà intrinseca che i sensi umani contribuiscono ad alimentare, iniziando un percorso che lo conduca a “percepire” il mondo e il sé, tramite l’opposizione, in modo trascendentale o spirituale.

Questa considerazione ci porta al nostro tema di indagine, in tutta la sua complessità e le sue implicazioni:

  • Le NDE sono esperienze che possiamo considerare reali?
  • Quali sono state le diverse ipotesi avanzate dai ricercatori per spiegare questo fenomeno?

I recenti progressi tecnologici e l’evolversi degli studi neuroscientifici, nell’interrogarsi sulla probabile origine delle esperienze premorte, hanno sottoposto alla ricerca diverse ipotesi relative ai correlati cerebrali implicati.

Esiti molto interessanti sono emersi dalle ricerche in ambito medico e neuroscientifìco, che nell’ultimo trentennio hanno assistito a una crescita esponenziale di interesse da parte dei ricercatori, giungendo a fornire interpretazioni biologiche quasi per ogni aspetto tipico delle NDE.

Ma la diatriba tra spiritualisti e scienziati rimane aperta, e di difficile soluzione. La natura stessa delle NDE, infatti, ci impone che ne sia fatto oggetto di studio e interesse multidisciplinare: medicina, psicologia, filosofia, religione e metafisica sono i principali ambiti in cui si colloca l’attuale riflessione e la ricerca sulle Near-death experiences. Sarebbe infatti limitativo, oltre che in un certo senso utopistico, determinare aprioristicamente se le NDE rappresentino un fenomeno solamente fisiologico o solamente metafisico.

La scienza può sostenere e fare evolvere la sua ricerca impeccabilmente, ma a un certo punto si scontrerà inevitabilmente con quel limite intrinseco, che qualifica l’esperienza della morte come una condizione in gran parte misteriosa le cui implicazioni metafisiche non possono essere risolte mai del tutto tramite il solo vaglio verificazionista. Non si tratta tuttavia di un tentativo dialettico allo scopo di eludere potenziali e innovativi tentativi di analisi scientifica, ma piuttosto di una consapevolezza necessaria a ogni ricercatore che non voglia ricadere in dogmatismi di basso livello o riduzionismi di matrice materialistica.

Da una parte, il fatto che la maggior parte delle informazioni circolanti sulle NDE provengano da fonti aneddotiche o episodi riportati trasversalmente da terzi va ad alimentare un circolo vizioso di atteggiamenti e opinioni che tendono a svalutarne la validità clinica e scientifica.

Dall’altra, il dominio del paradigma materialista-meccanicistico in ambito scientifico, ha contribuito a sminuire - quando non direttamente a negare - il profondo valore dei significati esistenziali, religiosi e metafisici di cui le esperienze pre-morte sono inevitabilmente portatrici.

La mancanza di un dialogo critico tra le discipline che si sono occupate del fenomeno NDE ha visto la nascita di un panorama alquanto poliedrico di teorie e modelli in ambiti diversi, che insieme possono offrirci una visione complessiva del fenomeno.

Se non sono mancati autori che hanno saputo validamente integrare relativi contributi provenienti da prospettive ritenute tradizionalmente incompatibili, più spesso il pregiudizio ha alimentato processi di frammentazione della conoscenza, offrendo solo prospettive parziali e perdendo di vista la complessità del fenomeno. Da un certo punto di vista questa situazione è la trasposizione, in un ambito specifico, del secolare conflitto tra fede e scienza, che nel caso delle NDE assume i connotati di un’incompatibilità sostanziale tra prospettive metafisiche e prospettive materialiste.

Nella pratica clinica, questo schieramento teorico si traduce poi in un atteggiamento restio dei sopravvissuti a raccontare le loro esperienze per il timore di essere ritenuti dei folli.

«Alla fine dei giorni, la grandezza della conoscenza accumulata in secoli di teorizzazioni e ricerche dovrà confrontarsi inevitabilmente con il significato della condizione umana, e misurarsi con ciò che quella conoscenza ha significato per l’uomo nel suo complesso». (Nera Luce)

Questa considerazione è importante poiché la ricerca del significato della vita e della morte è parte della natura stessa dell’uomo, qualunque sia l’approccio che si sceglie di utilizzare.

Negare a priori che qualcosa possa avere realmente significato o vincolarne il valore ad aspetti parziali e riduzionistici pone innumerevoli limiti alla visione, oltre che rappresentare una squalifica motivata dal solo pregiudizio, di tutta quella profondità di vissuti ed esperienze di cui l’uomo è potenzialmente capace.

Dove la conoscenza abbia rappresentato un limite per l’espressione delle idee, generando e alimentando visioni pregiudiziali piuttosto che dubbi e interesse, dove essa abbia vincolato la capacità realizzativa dell’uomo e del suo pensiero, piuttosto che aprirlo a una maggiore ampiezza di prospettive, essa ha tradito la sua stessa natura e il fine per cui è nata.

Se quindi non possiamo esimerci dal considerare il valore sostanziale ed epistemologico che le esperienze pre-morte possiedono in quanto eventi che avvengono nella coscienza dell’uomo, ciò di certo non significa escludere la grandissima utilità rappresentata dall’indagine scientifico-medica delle cause cerebrali.

Ma se la deriva epistemologica di una teoria in una direzione, sia essa religiosa, metafisica o materialista, deve condurre alla negazione del valore di tutto ciò che non aderisce a essa, siamo di fronte a dogmi e la natura del dogma è l’assunto ontologico di indubitabilità.

«Se la morte è una certezza, se è forse il primo candidato dell’umanità adatto a tradursi in affermazioni dogmatiche, le esperienze pre-morte ne hanno messo in crisi il dogmatismo, creando innumerevoli aree di ambiguità, alimentando una molteplicità di dibattiti, ricerche e tentativi di spiegazione». (Nera Luce)

Queste considerazioni fanno da cornice concettuale a quella che è stata l'impostazione strutturale adottata in quest’opera, che nasce come tesi specialistica universitaria, e di cui qui potrete leggere la versione integrale, senza le censure alla parte metafìsico-religiosa che sono state richieste in sede accademica. Avete qui l’opera come originariamente pensata, voluta e scritta da Nera Luce.

La scelta di ripercorrere le principali prospettive interpretative adottate per spiegare le esperienze pre-morte risponde alla necessità di ricostruire una visione complessiva del fenomeno, restituendo così in tutta la sua ampiezza la dignità ontologica a un tema che è stato per lungo tempo ometto di sistematico abuso da parte del pregiudizio. Ritengo fondamentale il contributo che analizza tale fenomenologia con un approccio metafisico, al fine di evidenziare come la questione inerente la continuità della coscienza e le sovrapposizioni tra componenti fenomenologiche delle NDE ed esperienze mistico-religiose, vada intersecandosi con le spiegazioni di ordine materialistico in modo continuo ed armonico.

L’En to Pan delle tradizioni iniziatiche, si disvela qui in tutta la sua imponenza, richiamando a sé verso un’idea di unitarietà di tutti i fenomeni, e facendo riconvergere ogni considerazione nella direzione di un Monismo Vedico.

«Quella Realtà Una che per illusione appare modificata nel nome, forma e qualità, come l’oro con tutte le sue modificazioni, è Brahman, e Quello sei tu (tat-twam-asi); contempla ciò dentro di te». (Sankara, Viveka-Cudamani, 291)

L’approccio di tipo multidisciplinare e la trasversalità ontologica, si sono rivelati strumenti necessari allo scopo di integrare le diverse prospettive dentro una visione unificante, inserendo, nella parte finale, le principali trasformazioni cui vanno incontro coloro che hanno vissuto una NDE.

«Recuperare una dimensione della consapevolezza che non vada negando alla coscienza la profondità di una riflessione e di una visione sugli assi fondanti della nostra esistenza; recuperare un’idea di noi stessi che si affacci sulla dimensione metafisica del primordiale, per utilizzare il veleno come un farmaco; impegnarci attivamente e con assoluta serietà, dentro la Conoscenza, in ogni sua espressione, senza pregiudizi, alla ricerca delle Chiavi». (Nera Luce)

Questi sono alcuni dei motivi per cui, a mio parere, soprattutto nella cultura occidentale, è necessario indagare in modo approfondito, evitando sia le sensazionalizzazioni che le banalizzazioni, su quei fenomeni al Margine tra scienza e metafisica, cosi che anche la logica razionale possa avvalorare lo statuto ontologico di alcune fenomenologie liminali, ripercorrendone il significato in un modo ad essa comprensibile.

L’idea che ritorna e che ovunque presenzia, e quella che risuona maggiormente in quest’Opera, è quella di un’umanità protesa verso il Risveglio, nell’Era del Kali Yuga, che vada svestendosi progressivamente di alcune categorie mentali, per riappropriarsi della conoscenza autentica.

Ciò che è assolutamente necessario in questa Era e in questa cultura, è permettere alle persone di usare gli strumenti della logica e dell’analisi, come base di partenza per il loro stesso superamento: poiché non possiamo aspettarci che una mente occidentale comprenda partendo da strumenti e parametri che non sono quelli con cui è abituata a pensare e interpretare la realtà.

Questo trattato quindi presenta in una veste molto tecnica e scientifica, un tema che necessita di una restituzione ontologica, poiché l’enorme frattura tra scienza e metafisica, tra analisi e mistica, deve essere ricomposta.

“Il dualismo separatorio è solo un’illusione dentro il Tutto è Uno”Nera Luce

Vivere la Morte

Esperienze premorte: un'indagine al confine tra scienza e metafisica

Nera Luce

Le NDE, le esperienze pre-morte, sono un fenomeno suggestivo, ampio, e strutturato, che in qualche modo possono mettere in luce come l’esperienza della morte possa rivelarsi un momento trasformativo dall’enorme valenza evolutiva. L’idea che...

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Nera Luce

Nera Luce è occultista, scienziato, artista, fotografo e scrittore; autore e personaggio di grande poliedria, carisma e profondità. Studioso da circa un ventennio di magia cerimoniale, tradizione gnostica, ermetica ed alchemica, e di sciamanesimo tolteco. Nel 2018 ottiene il titolo...
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