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I Segreti della Vita di Gurdjieff

di La Teca 3 anni fa


I Segreti della Vita di Gurdjieff

(dal 1866 al 1883) - Articolo di Giovanni Maria Quinti, fondatore di "La Teca"

In una conferenza dove esponevo uno studio comparato fra il pensiero della Quarta Via e la mistica cristiana dei primi secoli, un critico volse questa considerazione:

"Non possiamo elevare agli onori e alla dignità del cristianesimo il pensiero di Gurdjieff sia perché esso è pregno di Sufismo, di Zen e di molte altre correnti di pensiero pre e post cristiane, sia perché egli stesso, proprio sul punto di morire, ha affermato "Vi lascio in cattive acque" proprio per sottolineare l'incompiutezza del suo insegnamento!

E' per questo che non ha lasciato alcun erede che potesse continuare la propria opera."

L'idea che Gurdjieff ha fatto un'affermazione simile in punto di morte è sostenuta da molti, anche se nessuno sa da quale fonte storica sia attinta.

Cercando ho scoperto che le cose sono andate in maniera molto differente. Nel libro critico di Luis Pauwels "Monsieur Gurdjieff" (Ed. Mediterranee), che offre al lettore un'interpretazione del personaggio scevra da qualsiasi suggestione a favore delle sue idee o della sua vita, si afferma:

"Dal suo letto, senza parlare, guardò per un istante i suoi intimi, coloro che avrebbero continuato, dopo di lui, a propagare il suo insegnamento…

Gurdjieff li guardò tranquillamente: "Vi lascio in buone acque" disse.
Poi sprofondò fra i guanciali, arrovesciò gli occhi e morì
."

Vi sembra un'affermazione nefasta?

Non è forse proprio ciò che tutti noi vorremmo lasciare alla nostra morte? Non vorremmo tutti noi realizzare la nostra vita e permettere il verificarsi di condizioni favorevoli per chi ci è vicino?

Per ciò che concerne, invece, la designazione di un erede per portare avanti l'opera etichettandola attraverso specifici "copyright", è contraria all'idea non solo del Maestro, ma anche di qualsiasi insegnamento conscio che non vuole chiudersi in un ghetto ideologico.

Un movimento organizzato è funzionale a degli obiettivi precisi, raggiunti i quali perde la propria utilità. Se Gesù avesse saputo in anticipo che la sua "Chiesa", nel corso dei secoli, avrebbe ucciso degli innocenti, probabilmente avrebbe impostato diversamente l'etica e l'arco di vita della propria organizzazione. (Che l'abbia fatto, ma che a noi nulla di tutto questo è mai giunto è, poi, cosa probabile.)

Quanto, invece, è utile che nessuno possa strumentalizzare l'insegnamento per affermare: "Questa è la verità di Tizio" oppure "Questo insegnamento è soltanto nostro!".

Mi vengono in mente le meravigliose parole del poeta mistico Rumì (X sec.) che, pur essendo di religione e cultura islamica, in uno stato di coscienza dilatata afferma:

"Che posso fare, Musulmani?

Non conosco me stesso. Non sono Cristiano, né Ebreo, ne Mago, né Musulmano. Non sono dell'Est, non sono dell'Ovest. Non della terra, non del mare. Non delle ricchezze della Natura, non dei cieli rotanti. Non di terra, non di acqua, non di aria, non di fuoco. Non del trono, non del suolo, dell'esistenza o dell'essere. Non dell'India, Cina, Bulgaria, Sassonia. Non del regno degli Iracheni, o dei Coreani. Non di questo mondo o dell'altro; del cielo o dell'inferno. Non di Adarno, Eva, dei Giardini del Paradiso, dell'Eden.

Il mio posto senza posto, la mia traccia senza traccia.
Né corpo, né anima: tutto è la vita del mio Amato...".

Esiste forse migliore definizione della liberazione da tutte le etichette cui la Vera Via conduce?

Possiamo, innanzi a tale forza e bellezza, relegarci e quindi nasconderci dietro un movimento organizzato che afferma "Noi solo possediamo la verità"?

Quanto questo ci condurrebbe lontano da ciò a cui Gurdjieff voleva portarci!

Per questo egli non lo ha mai progettato, né ha mai preteso che i suoi si organizzassero in tal senso.

Ma andiamo con ordine: chi era monsieur Gurdjieff?

Nel corso della sua vita, a parte gli articoli sensazionalistici scritti su di lui negli anni '20, Gurdjieff fu quasi sconosciuto al di fuori del suo circolo di seguaci. Dagli anni '50 in poi, tuttavia, le sue idee incominciarono a diffondersi sia attraverso la pubblicazione dei suoi propri scritti sia attraverso le testimonianze dei suoi allievi.

Il suo eccezionale carattere personale, soprattutto il suo genio nell'impiegare ogni circostanza della vita come mezzo per aiutare i suoi allievi a sentire tutta la verità su loro stessi, diede origine a numerosi racconti fuorvianti che per molti anni fecero ombra all'integrità delle sue idee. Oggi, tuttavia, l'insegnamento di Gurdjieff è emerso da questo sfondo di dicerie ed allusioni per essere riconosciuto come uno degli insegnamenti spirituali più penetranti dell'epoca moderna.

Gurdjieff nacque ad Alessandropoli, nell'area sud transcaucasica della Russia, probabilmente intorno al 1870 (ora quella città ha il nome di Gyumri). Prossimamente pubblicheremo parte della relazione di un ricercatore il quale afferma che la nascita di Gurdjieff è avvenuta nel 1880 e di aver rinvenuto in Armenia la tomba del padre di Gurdjieff.

G. Gurdjieff era greco e sua madre armena. Eccezionalmente dotato, sin da giovanissimo egli fu influenzato dall'ambiente spirituale della Chiesa Armena (ricordo ai miei lettori che l'Armenia è una regione profondamente cristiana e che non a caso è stata anche la prima Nazione al mondo ad accettare il Cristianesimo come religione di Stato).

Fare una precisa cronologia degli avvenimenti degli anni, che dalla sua nascita preludono poi alla scelta di mettersi in Viaggio alla ricerca della Conoscenza, risulta davvero difficile.

Infatti Gurdjieff poco ci spiega di quei periodi, ma possiamo dire che se diamo per scontata la nascita di Gurdjieff intorno al 1870, circa due o tre anni dopo nacquero il suo unico fratello Dmitri Ivanovitch Gurdjieff (?1872) e la sorella maggiore (?1873). Il padre di Gurdjieff, Giorgios Giorgiades, impoverito dopo lo sterminio del bestiame da parte della peste bovina, apre un deposito di legnami e, in quello stesso periodo nascono, anche altre due sorelle di Gurdjieff.

Dopo circa due anni il deposito di legnami di Giorgiades non dà il reddito sperato, pertanto l'uomo apre un piccolo negozio di falegnameria. Gurdjieff comincia precocemente a contribuire economicamente alla famiglia. La Russia dichiara guerra alla Turchia (24 aprile del 1877) e occupa la città fortificata di Kars, sul lato turco del confine (18 novembre 1877). Giorgiades si trasferisce in Turchia, a Kars appunto, con la famiglia e lì riapre il suo negozio di carpenteria nel quartiere greco. Padre Dean Borsh, della cattedrale militare russa, assume la responsabilità dell'erudizione di Gurdjieff, scegliendo come tutori quattro laureati del Seminario teologico.

Gurdjieff legge intensamente nella biblioteca dell'ospedale militare di Kars ed è qui, in questo modo, che la sua sete di conoscenza cresce. Il rapporto che egli costruisce con Padre Borsh è talmente profondo e la qualità degli insegnamenti talmente importante (tanto da definire il fondamento del suo metodo) che egli così scrive di lui:

"Con mio profondo dolore, non mi fu dato assistere alla fine di quest'uomo cosìdegno e così straordinario per il nostro tempo, e non potei rendere le estreme onoranze alla vita terrena del mio secondo padre - il mio indimenticabile maestro."
(Incontri con Uomini Straordinari - cap. 3)

Successivamente Gurdjieff conosce Padre Evlissi, che continua il percorso fatto inizialmente da Padre Borsh. Padre Evlissi è l'anello che unisce il Metodo di Gurdjeiff al Cristianesimo delle Origini. Infatti non è un caso che, nelle nostre dispense mensili, poniamo fortemente l'accento sulla natura esoterico-cristiana del suo metodo.

"Bogaevky, o Padre Evlissi… ha la fortuna di essere assistente del padre superiore in un monastero dei frati Esseni, non lontano dalle rive del Mar Morto. Secondo alcune congetture, quest'ordine fu fondato milleduecento anni prima di Cristo. In questa confraternita, si dice, Cristo ricevette la sua prima iniziazione."
(Incontri con Uomini Straordinari - cap. 4)

Probabilmente nel 1883, lasciata la sua dimora, Gurdjieff va a Tiflis, ma non riesce ad accedere al coro di arcidiacono né al Seminario teologico georgiano. Durante gli intervalli tra lavori saltuari come magazziniere per la Compagnia Ferroviaria Transcaucasica, compie un pellegrinaggio a piedi a Echmiadzin e studia per tre mesi al Monastero di Sanaine, sotto Padre Yevlampios.

Nello stesso periodo stringe amicizia con Sarkis Pogossian e Abram Yelov. Il primo studiava teologia presso la facoltà di Echmiadzin, il secondo vendeva libri a Tiflis ed era un grande esperto di titoli di testi in molte lingue. Fra questi due individui Gurdjieff descrive un rapporto straordinario di amicizia che era, però, contraddistinto da un apparente forte contrasto.

"…quando ebbero fatto conoscenza, Yelov e Pogossian si attaccarono enormemente l'uno con l'altro. Che Dio conceda a tutti i fratelli di avere fra loro rapporti simili!

Ma le manifestazioni esteriori di questa amicizia erano molto particolari… tanto più si volevano bene, tanto più erano villani l'uno con l'altro. Ma sotto questi modi rudi si nascondeva un sentimento così tenero che non era possibile vederlo manifestarsi senza esserne toccati fino in fondo all'anima.

A me, che sapevo ciò che queste parole grossolane nascondevano, capitò varie volte di non potermi trattenere e dalla commozione le lacrime mi salivano agli occhi…"

Colgo l'occasione per sottolineare quanto siano ricchi di spunti e di riflessioni le pagine del libro Incontri con Uomini Straordinari. Il lettore potrà trovarvi non soltanto una descrizione storica delle esperienze di Gurdjieff, della sua formazione culturale e del suo approccio alla spiritualità, ma anche una serie di simboli rappresentativi del processo di crescita.

Come tutti gli "artisti oggettivi", dai pittori alchemici agli autori di testi cabalistici, Gurdjieff racconta se stesso intessendo insegnamenti utili dietro i personaggi del suo resoconto.

L'atteggiamento di Pogossian e Yelov manifesta sia l'abilità ad utilizzare le maschere sia la capacità di non lasciarsi dominare dalla permalosità e dall'orgoglio.

In tal modo, quei due, riuscivano a comunicare ad un altro livello, sottile ed impercettibile.

Tale "trasmissione" sarebbe completamente sfuggita al visitatore distratto o al disattento sconosciuto.

In questo semplice gioco si nascondeva un gran lavoro su se stessi ed anche un grande insegnamento per tutti coloro che sarebbero stati capaci di percepirlo e comprenderlo.

"Yelov è stato invitato da qualche parte. Gli hanno offerto dei dolci. La cortesia esigerebbe che li mangiasse per non offendere i suoi amici. Eppure Yelov, che adora i dolci, non li mangia per nessun motivo al mondo: se li nasconde in tasca per portarli a Pogossian.

Ma invece di darglieli semplicemente, egli accompagna il suo gesto con canzonature d'ogni genere e con una bordata d'ingiurie… egli faceva finta di trovarsi per caso dei dolci in fondo alla tasca e ne porgeva un'intera manciata a Pogossian, dicendo:'Come diavolo mi è finito in tasca questo sudiciume? Su, pappati queste porcherie! E' la tua specialità pappare tutto ciò che gli altri non vogliono più!'

Pogossian li prendeva, borbottando a sua volta: 'Queste delicatezze non sono per il tuo gargarozzo! Sei buono solo ad abboffarti di ghiande come i porci tuoi fratelli!'"

Tutto questo può avere per noi un grande insegnamento.

Fonte dell'articolo: LaTeca.info 

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