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I 5 Tibetani, elisir di lunga vita

  3 anni fa


I 5 Tibetani, elisir di lunga vita

Bastano venti minuti al giorno per favorire il riequilibriodella secrezione ormonale, ritrovandocosì benessere e nuova energia psicofisica.E tanto meglio se poi sembreremo più giovani… - Estratto da "L'Altra Medicina - n.24"

Tutti noi vorremmo porre un freno all’inevitabile passare degli anni.

Pia illusione, purtroppo, la carta d’identità non fa sconti.

Eppure, qualcosa di concreto si può fare per rallentare il processo d’invecchiamento, sembrare più giovani e “sentirsi” meno anni addosso.

Al proposito, ci vengono in aiuto i maestri del Paese degli altopiani, il Tibet, con una serie di esercizi che hanno ripercussioni positive sul nostro benessere psicofisico. Si tratta dei 5 riti tibetani, semplici pratiche che traggono origine in particolare dallo yoga indiano classico Darshana e da quello tibetano.

E funzionano alla grande, non sono soltanto una moda del momento!

Prima di addentrarci negli esercizi veri e propri, cerchiamo di capire come lavorano e perché sono così efficaci per la salute dell’intero organismo.

Indice dei contenuti:

Il ruolo dei chakra

Nel nostro corpo sono presenti sette importanti ghiandole endocrine, il cui compito è quello di secernere ormoni. Se le ghiandole funzionano al meglio, il nostro corpo ne trae beneficio e gira “a mille”; se si registrano dei blocchi, i conseguenti squilibri ormonali causano problemi.

La tradizione orientale ci insegna che queste sette ghiandole corrispondono ad altrettanti centri energetici chiamati chakra (vedi box alla pagina precedente). Così come accade per le ghiandole, se uno o più chakra perdono vitalità sarà tutto l’organismo a soffrirne le conseguenze.

Ecco quindi che i 5 riti tibetani, ideati apposta per stimolare i chakra e, di conseguenza, rivitalizzare le ghiandole, sono in grado di assicurare un benessere diffuso e di frenare il processo d’invecchiamento.

In parole semplici, quindi, il riequilibrio mirato delle ghiandole che secernono ormoni determina lo stato di salute ottimale, che non è soltanto fisico ma comprende anche la sfera energetica, psichica e mentale.

Quali sono i benefici

I 5 riti tibetani svolgono un’azione benefica anche sugli apparati muscolo-scheletrico e respiratorio, contribuendo inoltre a favorire uno stato di salute ottimale.

Ma non solo: grazie al maggior flusso energetico che deriverà dalla corretta pratica dei 5 tibetani, sarà l’intero organismo a trarne sicuri vantaggi, con ricadute benefiche anche per la mente, più “libera” per affrontare al meglio le tante problematiche quotidiane.

E per ottenere i primi risultati non è necessario attendere molto: già dopo un paio di mesi di esercizi eseguiti con costanza, corpo e mente daranno segnali positivi e i flussi energetici saranno rivitalizzati.

È l’ora di iniziare

Nonostante non siano esercizi particolarmente impegnativi dal punto di vista fisico, è sempre buona cosa consultare il proprio medico di fiducia per capire se ci siano disturbi fisici che sconsiglino l’esecuzione dei riti.

Una volta ottenuto il “via libera”, fatevi guidare, perlomeno le prime volte, da una persona preparata che vi insegni i giusti movimenti da effettuare, in modo che gli esercizi vengano assimilati e divengano poi automatici.

Si parte gradualmente: la prima settimana ogni esercizio verrà ripetuto tre volte, la seconda cinque, e via via così fino a un massimo di ventun ripetizioni per ogni rito.
Questo vuol dire che si raggiungerà il top alla decima settimana.

Poi proseguite così, cercando solo di focalizzarvi sugli esercizi per effettuarli sempre al meglio.

L’unico esercizio per cui non sono previste le ventuno ripetizioni è il primo, per il quale l’indicazione è di non superarne dodici.

Il mattino ha l’oro in bocca

Come capita spesso, fare esercizio fisico subito dopo essersi alzati dal letto garantisce i risultati migliori.

Certo, svegliarsi di buon’ora ed eseguire i 5 riti richiede forza di volontà e costanza. Sappiate però che, così facendo, ne trarrete grande energia e la giornata da affrontare vi sembrerà meno impegnativa.

I riti si possono comunque eseguire anche di sera; in questo caso, vi regaleranno tranquillità e una migliore qualità del sonno.

È comunque anche una questione di tempo e comodità:
ognuno dovrà trovare il momento più propizio all’esecuzione.

Ecco i cinque riti tibetani

Fase di riscaldamento

Considerando che siete “freddi”, è necessario qualche esercizio preparatorio che riscaldi i muscoli e prevenga eventuali blocchi.

Iniziate a lavorare su testa e collo, eseguendo movimenti a spirale: prendete come punto di riferimento la  punta del naso e muovete la testa fino a raggiungere la massima estensione, poi tornate al punto di partenza. Sgranchite anche piedi, mani e spalle allo stesso modo: movimenti rotatori che si allargano sempre più, arrivando alla massima estensione possibile.

Oltre all’esecuzione, concentratevi sulla percezione di quello che state facendo.

Primo rito

Il primo rito lavora sulla spiralità.

In piedi (A), braccia larghe, palme rivolte verso il basso, ruotare su se stessi in senso orario (B), in modo che il braccio sinistro ruoti verso destra (C).

Questo rito lavora su tutti i chakra.

Fate però attenzione: questo tipo di esercizio rotatorio può provocare perdita dell’equilibrio e/o una leggera nausea. È quindi consigliabile, almeno per le prime volte, eseguire i movimenti lentamente, con non più di 3-4 rotazioni, per poi aumentare a seconda del proprio sentire.

Secondo rito

Distesi a terra, supini, braccia lungo i fianchi (A), sollevare contemporaneamente le gambe a 90 gradi rispetto al busto (piedi flessi a martello) e la testa verso il petto (B). Spalle, schiena e bacino rimangono a contatto con il suolo. Inspirare durante la flessione ed espirare nella fase di distensione.

Questo rito lavora sui chakra 1, 2, 3 e 5.

Versione alternativa. Nel caso risulti difficile alzare e abbassare le gambe distese, il rito può essere effettuato partendo dalla posizione iniziale con le ginocchia piegate (C): in questo modo la colonna vertebrale viene meno sollecitata (D).

Terzo rito

In ginocchio, mani posizionate sui glutei, piedi in appoggio sulle dita flesse e in contatto con il suolo, testa appoggiata sullo sterno (A). Inarcare all'indietro testa, spalle e il tratto toracico della schiena (B). Inspirare quando si inarca ed espirare mentre si ritorna alla posizione di partenza. Durante il rito mantenere rilassate le mascelle.

Questo rito lavora sui chakra 3, 4, 5 e 6.

Quarto rito

Seduti, gambe distese e piedi larghi quanto le anche; tronco eretto, mento che tocca lo sterno e palme appoggiate a terra con le dita in avanti (A), piegare le ginocchia, sollevare il bacino e rovesciare indietro la testa, inspirando si sale (B) ed espirando si torna alla posizione di partenza.

Versione alternativa. Distesi, braccia lungo i fianchi e palme a terra, ginocchia ripiegate con i talloni vicini ai glutei (C), sollevare il bacino, inspirando (B). Si ritorna alla posizione di partenza espirando.

Questo rito lavora sui chakra 3, 4 e 5.

Quinto rito

Proni, bacino e arti sfiorano terra, testa eretta, palme delle mani appoggiate a terra larghe quanto le spalle e piedi appoggiati sulle dita flesse larghe quanto le anche (A), sollevare il bacino, espirando (B). Inspirare tornando alla posizione di partenza.

Versione alternativa. Si cambia il punto di appoggio, che dai piedi passa alle ginocchia.

Questo rito coinvolge tutti i chakra.

Articolo tratto da L'Altra Medicina N. 24

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