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Dove eravamo rimasti?

di Paolo Marrone 3 mesi fa


Dove eravamo rimasti?

Leggi un estratto dal libro "La Mente Senza Tempo" di Paolo Marrone

Quel giorno avevo deciso di non far niente, ozio allo stato puro. Avevo pubblicato da circa due settimane il mio libro La Realtà Ultima, e desideravo solo godermi un po’ di riposo, felice di aver finalmente portato a termine il mio ultimo sforzo letterario.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

La Mente Senza Tempo

Là dove tutto accade - Come smascherare l'illusione e avere le risposte che cerchi

Paolo Marrone

(1)

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Fin dai primi giorni dopo la pubblicazione avevo iniziato a ricevere diversi messaggi da parte di persone che mi facevano le più disparate domande sui temi trattati nel libro. Amo leggere le opinioni dei miei lettori e sono davvero felice di poter rispondere ai loro dubbi, anche e soprattutto perché sono perfettamente cosciente del fatto che il mio sforzo di trovare una risposta il più possibile chiara e comprensibile mi costringe spesso a rivedere alcuni concetti da un punto di vista totalmente diverso, che a volte mi porta a formulare nuove idee che vanno ad arricchire le conclusioni a cui ero giunto. Grazie a questo lavoro indotto di revisione sono più che convinto che le domande rappresentino per me un prezioso e insostituibile strumento di crescita.

Dimenticavo però che il mio ego era sempre in agguato, pronto a sfruttare qualsiasi occasione si fosse presentata per ribadire il suo pieno controllo sulla mia esistenza, e quel giorno stavo per averne l’ennesima conferma. Avevo appena chiuso gli occhi, comodamente seduto nella mia poltrona preferita, e mi accingevo a svuotare la mia mente e a visualizzare immagini rilassanti, come spesso amo fare, quando all’improvviso un beep del mio telefonino mi avvisava di un nuovo messaggio ricevuto. In altre occasioni avrei ignorato la cosa e continuato la mia meditazione, ma quella volta, non so perché, aprii gli occhi e presi il telefonino posto sul tavolino accanto alla mia poltrona per vedere chi mi avesse scritto.

Aprii il messaggio e, con mio immenso stupore, mi accorsi che quello ricevuto non era il solito messaggio di un lettore che mi scriveva per chiedere qualche delucidazione. Si trattava invece di un lettore abbastanza infuriato che mi scriveva per testimoniare il suo totale disappunto su quanto avevo scritto, adducendo come motivazione il fatto che secondo lui è del tutto inappropriato servirsi della fisica quantistica per arrivare a delle opinabili conclusioni riguardo all’illusorietà del mondo e che, sempre secondo la sua opinione, la scienza è una cosa seria che può essere affrontata solo da veri scienziati, gli unici ad avere titolo a parlare di certi argomenti. Il tutto condito da improperi vari e attacchi al mio lavoro e alla mia persona che oserei definire, con un eufemismo, alquanto “coloriti”.

Ero esterrefatto. La calma e la tranquillità percepite solo fino a pochi istanti prima erano diventate un lontano e vago ricordo. Fui assalito da un immenso disappunto che riempiva la mia mente con pensieri negativi di ogni tipo che mi facevano pensare a quanta strada c’è ancora da fare per raggiungere un livello di consapevolezza adeguato e a quante persone fossero ancora lontane dal comprendere la vera natura del mondo.

Ma sopra ogni cosa si faceva strada un’irrefrenabile voglia di rispondere a tono a quel signore per spiegargli che non ero per nulla d’accordo con il suo assolutismo e il suo dogmatico punto di vista, e forte era il desiderio di dirgli che era alta la probabilità che non avesse capito nulla del mio lavoro. Per fortuna non risposi mai a quel messaggio e, come unica controffensiva, mi limitai a eliminare il mio interlocutore dai miei contatti su Facebook.

Chiusi di nuovo gli occhi e mi riaccomodai sulla poltrona, nella speranza di trovare un po’ di calma e riacquisire la padronanza di me stesso.

Dopo pochi minuti caddi in un sonno profondo e mi ritrovai all’interno di un sogno stranissimo: stavo davanti al mio computer mentre scrivevo una mail piena di critiche indirizzata all’autore di un libro che non avevo per nulla apprezzato. La cosa strana era che il destinatario di quella missiva ero io stesso e, nonostante all’interno del sogno fossi cosciente di scrivere una lettera di critiche nei miei confronti, la cosa mi appariva del tutto normale e plausibile.

È caratteristica comune a molti sogni il fatto di vivere delle esperienze del tutto inusuali, tanto stravaganti quanto inverosimili, ma di considerarle all’interno del sogno come se fossero del tutto normali. Ci si accorge della loro stranezza solo dopo il risveglio, quando si torna cioè a un livello di consapevolezza diverso rispetto a quello che aveva generato il sogno.

Mi risvegliai di soprassalto con le immagini di quel sogno ancora ben vive nella mia mente. Iniziai allora a chiedermi il perché di quella brevissima esperienza onirica, e a fare ipotesi su quale fosse il suo significato nascosto.

Non mi ci volle molto per comprendere che avevo appena ricevuto un messaggio forte e chiaro dal mio Vero Sé, che desiderava informarmi riguardo al reale significato di quello spiacevole episodio accaduto pochi minuti prima che mi addormentassi. Era evidente il fatto che quel sogno aveva lo scopo di farmi comprendere che l’autore di quel messaggio di critiche ero comunque io, perché come spesso affermo non c’è nulla e nessuno là fuori, se non mere proiezioni delle nostre più intime credenze.

Doveva fin da subito essermi chiaro il fatto che quelle critiche rappresentavano solo l’espressione dei miei dubbi e delle mie incertezze riguardo all’illusorietà del mondo, concetto di sicuro compreso a livello intellettuale, ma ancora non perfettamente assimilato a un livello più profondo.

Ero stato messo di fronte a un’ennesima prova da superare, con lo scopo di farmi comprendere l’assoluta inutilità del solo “sapere”, sterile cibo per la mente “di superficie”. Un sapere che risulta assolutamente inutile e fine a se stesso senza che venga applicato attraverso un corrispondente cambio di paradigma interno, affinché si attui una vera e propria rivoluzione delle proprie abitudini mentali, al fine di indurre un drastico cambio nel modo di rapportarsi al mondo. A tal proposito mi vengono in mente le parole che Shakespeare scrisse ne Il Mercante di Venezia:

«Se il fare fosse facile come sapere ciò che era bene fare, le cappelle sarebbero chiese e le case dei pover’uomini palazzi di principi».

Ebbene sì, se riuscissimo ad applicare tutto ciò che apprendiamo riguardo a cosa è bene fare, la nostra vita cambierebbe in un istante.

La Mente Senza Tempo

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Paolo Marrone si occupa dello studio delle vere leggi dell'Universo, attraverso la riscoperta dei profondi legami esistenti tra le antiche dottrine orientali e le più recenti scoperte nel campo della fisica quantistica. Ha intrapreso da tempo un percorso di crescita personale attraverso la...
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