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Serena Vitale

Sono nata a Brindisi, a tredici anni mi sono trasferita a Roma con mia madre e uno dei miei fratelli. All’università sono stata allieva di Angelo Maria Ripellino.

Dal settembre 1967 al giugno 1968 ho vissuto a Mosca grazie a una borsa di studio.

Dopo la laurea ho trascorso lunghi periodi a Praga per specializzarmi in boemistica.

Nel 1972 ho iniziato a insegnare Lingua e Letteratura russa a Milano, la città in cui mi ero nel frattempo trasferita, e che considero la "mia". Dopo il 1977 — nomadismo professionale: Università di Genova (un anno), Istituto Orientale di Napoli (dieci anni; qui sono stata nominata professore associato, poi professore straordinario, infine ordinario; mi sarebbe piaciuto, lo confesso, restare per sempre "straordinario"), Università di Pavia (otto anni). Non a caso oggi odio stazioni e aeroporti.

Dal 1997 sono tornata a una vita seppur relativamente stanziale e, premiata da un generoso contrappasso, dal 2002 abito a quindici minuti (attraversando a piedi il Parco delle Basiliche) dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Qui continuo a svolgere il lavoro che più amo, nonostante la progressiva decadenza dell’università italiana. Fin dagli inizi della mia vita milanese ho collaborato — come correttore di bozze, revisore di traduzioni, traduttore, consulente — con varie case editrici; dal 1997 sono consulente di letteratura russa per l’editore Mondadori.

Ho cominciato a scrivere articoli e recensioni (allora servivano a finanziare gli studi, i viaggi) quando ancora frequentavo l’università. Non ho mai smesso. Dal 2001 scrivo stabilmente per il supplemento letterario ("Il Domenicale") de "Il Sole 24 ore".

Ho pubblicato la prima traduzione (Praga non tace, Guanda, 1969) firmandola con uno pseudonimo (Milena Nováková), che negli anni Settanta mi permise di tornare più o meno indenne nella Cecoslovacchia "normalizzata" dai carri armati. Ho tradotto migliaia di pagine dal ceco e russo, all’occasione dal francese. I lavori che considero più riusciti: Mandel'štam, Viaggio in Armenia; Puškin, Piccole tragedie; Nabokov, Il dono; Cvetaeva: Il poeta e il tempo e l’epistolario.

Saggista anomala, mai di stretta osservanza accademica, dalla fine degli anni Ottanta ho cominciato — quasi una naturale conseguenza della lunga consuetudine con gli autori studiati e/o tradotti — a scrivere racconti. E "libri". I bibliotecari — e anche alcuni recensori — hanno avuto problemi nel classificare questi ultimi: saggi? romanzi? "Saggi": si basano su storie reali, fonti primarie, documenti, per lo più d’archivio. "Romanzi": racconto le storie (soprattutto del passato — la luce della distanza temporale conferisce loro un’incantevole aura di finitezza e perfezione) che hanno catturato la mia fantasia, lavoro con maniacale ostinazione sul linguaggio (grammatica, lessico, sintassi), sulla metrica della frase. Il mio irraggiungibile modello: "L’ebbrezza della scienza, la pazienza dell’arte" (Nabokov).

Amando appassionatamente la poesia, non ho mai scritto un verso. Ho però avuto il privilegio di conoscere molti poeti, di essere loro vicina.

I miei autori prediletti (in disordine): Puškin, Balzac, Dickens, Goethe, Colette, Dostoevskij, Austen, Compton-Burnett, Mandel'štam, James, Nabokov, Manzoni.

Virtù: allegria, micromania.
Difetti: vocazione alle catastrofi, frivola disperazione.

Zar e zarina, nella mia casa, sono i gatti Yorick e Nina.

Totale articoli: 1

Sinan Pascià e Jem Sultano

Autore: Serena Vitale
Editore: Archinto
Libro - Pag 93 - Maggio 2009

€ 12,00

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