Tratto dal dramma pastorale L'Astrèe di Honorè d'Urfè (1568-1625) ed ambientata nell'Alvernia (Francia) del V sec.a.C. (ma riadattata in chiave seicentesca), è la storia di due giovani pastori, Astrea e Celadon, innamorati l'uno dell'altra. A causa della gelosia di uno spasimante, durante una festa contadina Celadon si ritrova baciato da un'altra sotto lo sguardo di Astrea, che lo pianta immediatamente; disperato, il giovane si getta nel fiume dopo aver inciso sulla corteccia la sua ultima poesia d'amore per l'amata, che si rende conto troppo tardi dell'errore. Celadon sarà così creduto morto.
In realtà, il giovane viene ripescato un pò più a valle dalla ninfa Galatea, che lo rifocilla e lo accoglie nel suo palazzo, intenzionata a tenerlo prigioniero per sempre. Ma Leònide, ninfa sua ancella, libera Celadon che, rimasto senza amore e ritenuto morto, incapace di ritornare nel suo mondo, si ritira a vivere nella foresta in una capanna di foglie, assistito ogni tanto da Leònide e dal di lei zio, un potente druido.
Mentre in Astrea la fiamma dell'amore non è ancora spenta e gli amici discutono sull'amore (quando una persona ama l'altra, la sua anima prende la forma dell'amato/a), il druido capisce che il vero male di Celadon è nell'anima, e per fargli riconquistare Astrea, dapprima gli fa costruire un tempio nella foresta dedicato alla dèa Astrea (la cui effìge avrà, ovviamente, i tratti della pastorella), poi lo invita a vivere nel suo palazzo, travestendolo da ragazza e facendo credere a tutti che Celadon sia la sua figlia malata.
Al palazzo arrivano quindi Astrea e gli amici, meravigliati dalla somiglianza dell'effigie della dèa con la giovane. Con un'abile mossa, aiutato da Leònide, Celadon viene "affidato" alle cure di Astrea che, sia perché i tratti della ragazza le ricordano quelli dell'amato, sia perché ne è affascinata, s'innamora ben presto di "lei". A questo punto, Celadon si rivela e tutto tornerà come prima.