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Vedere con l’anima

Oltre il visibile, l’universo a tutto tondo. Tratto da Scienza e Conoscenza n°32.

Vedere con l’anima

La rivista è acquistabile qui.

Per un malinteso sulla natura fisica del corpo umano capita che, se a soccorrere un malcapitato che giace a terra esanime ci va un certo tipo di soccorritore, questo arrivi persino ad aprirgli il torace per infilarci dentro la mano a far presa sul cuore, per farlo pompare. Meno invasivo, ma pur sempre devastante, l’agire di un sanitario che si muove lesto a iniettare per via endovena massicce dosi di farmaci. Fortunosa non poco la possibilità di trovare qualcuno che conosca il potere psicagogo del chiamare per tre volte di seguito il nome del soggetto svenuto, per farlo riprendere senza spargimento di sangue o effetti collaterali: da far maledire le cure.

È opinione consolidata, che ci sia un’efficacia curativa gradualmente crescente passando da una “cura” psicologica al colpo di bisturi, tanto che oggi il medico proteso a risolvere i problemi della gente in modo indolore e senza far ricorso alla farmacopea eroica, viene tacciato di inadempienza: “Ma guardate, che si deve vedere! Sta curando un malato grave con certe pillole, che te ne puoi ingoiare una manciata e non ti fanno niente; quel medico, che perde persino tempo a comunicare col malato!”. Grazie a Dio si sta diffondendo un nuovo approccio alle malattie – approccio portato avanti anche dalla psiconeuroedocrinoimmunologia – per effetto di un’apertura recente verso una visione dell’uomo, dove ha importanza… l’anima.

La differenza tra anima e psiche l’ho capita recentemente, quando mi sono reso conto che persino in Psicologia si tende a strafare con le parole e ad avere preconcetti sui significati. Infatti non pensiate che si possa resuscitare una persona dicendogli tre volte: “Si alzi geometra Rossi!”. Diverso è chi sa “entragli” nell’anima e sa chiamarlo per nome: “Mario”. Ma dov’è l’anima?

Anticamente si credeva – ma se lo si credeva anticamente non c’è motivo oggi di dubitare che sia vero – che l’anima risiedesse nella ghiandola pineale (a forma di pigna), detta anche Epifisi che, da Epi-Physo, significa “sopra a ciò che è Fisico”: ed è tutto un programma che voglia dire questo e che ve lo stia a riferire io, che sono un fisico, ma un fisico sui generis disposto a riconoscere la superiorità di qualcosa rispetto alla fisica!

Anche la “contrapposizione”con l’Ipo-fisi – altra ghiandola niente male – non è proprio vera contrapposizione, nel senso che le due ghiandole abbiano un conflitto funzionale: anzi!

Ipofisi: sopra il mondo fisico

L’uomo non è l’unico a possedere la ghiandola pineale. Negli anfibi e nei pesci la collocazione sottocutanea, in una pelle traslucida, idonea a captare direttamente la luce, fa dell’organo un vero e proprio “occhio” autonomo. La funzione precipua di quest’organo e l’appercezione del ritmo circadiano attraverso il ciclo naturale del buio della notte e della luce del giorno. La perdita sciagurata di questo ciclo naturale, lacchè si pensa che l’illuminazione delle città sia salubre sta avendo sul genere umano degli effetti al momento imprevedibili ma verosimilmente seri e irreparabili. Meravigliarsi della perdita dei ritmi sonno-veglia, è stupido.

Cerchiamo di capire meglio il senso della notte. “Sorso di notte potabile” è un saggio letterario in prosa poetica, di Flaminia Cruciani, una scrittrice, che ha capito come la vera realtà sia quella della notte e di giorno si rimanga abbagliati, fino a non vedere più nemmeno noi stessi.

Noi sappiamo che per vedere abbiamo bisogno dei recettori della retina, che sono di due tipi: i coni e i bastoncelli. I primi sono poco sensibili e ci fanno vedere i colori del giorno. I secondo sono assai sensibili e ci fanno scorgere, nel contrasto del bianco e del nero, le figure notturne. Dovete sapere che c’è un circuito neurologico inaspettato, che va dagli occhi, che hanno “ob-serbato” l’immagine luminosa, ad un ganglio cervicale del collo, per poi risalire in alto verso l’epifisi, appunto.

In questo modo un po’ di quello che gli occhi vedono viene posto all’attenzione di un osservatore alternativo al cervello – che essendo bi-emisferico vede con una doppia soggettività – ovvero viene fatto vagliare dall’Epifisi, assolutamente obiettiva con unicità di giudizio nella “vista”.

Vi faccio un esempio a modo mio: avete di fronte una splendida donna. Il cervello sinistro la cataloga animale bipede, con una folta chioma, se la ha. Il cervello destro vede un’Elena, lo splendore delle gambe, il biondo dei capelli e sorvoliamo sul resto. Altro, che un bipede!

Ma solo l’epifisi può dare all’anima, e l’anima è: l’epifisi – la cognizione della totale realtà che vi sta di fronte. Vedere col terzo occhio, come si continua a dire con improprietà neurofisiologica, la realtà è tutt’altro che vederla con gli occhi.

Un lavoro sarebbe necessario svolgere in neurofisiologia è quello di risalire, neurone dopo neurone, alla precisa anatomia di questo circuito “retino-cervico-pineale”, per capire finalmente come si forma l’immagine dell’anima e magari come si possa scorgere l’aura colorata che avvolge le persone.

Lavorando su un circuito elettronico che serve a dare il “la” all’avvio della registrazione in caso di lievissime variazioni nella scena inquadrata dalla telecamera, ho avuto un lampo di genio (tornerò a riferirvi!) su come potrebbe funzionare il terzo occhio. La realtà è solo l’effetto neuro-fisiologico di una ricostruzione attimo dopo attimo e di un confronto con un “riferimento” convenzionale. Tuttavia posto che il tempo non può affiancare lo spazio, la realtà è una il-lusione, (Lusione=gioco) sebbene “persistente”.

Veduta quantica

Qualcuno l’ha chiamato, con un po’ di enfasi, ormone quantico: si tratta del neuro-trasmettitore foriero di sogni a occhi spalancati, detto pinealina o pinalina, che si troverebbe nella epifisi di soggetti particolari o in particolari stati di coscienza (alterata?).

Perché ormone quantico? Oggi la parola quantico si trova dappertutto, per una tendenza un po’ new age secondo la quale siamo praticamente immersi in miriadi di universi paralleli che “casualmente” possono far capolino nel nostro, mostrandosi fugacemente ai nostri sensi qualora si allarghi la percezione, meglio dire appercezione, per effetto di droghe psicotrope, di pratiche meditative, o dell’induzione di stati di trance

Lo scrivente professa tutt’altra convinzione ed ha legato il suo nome a tutt’altra impostazione concettuale della fisica quantistica: quella che prevede l’esistenza del Vuoto Quantomeccanico.

Chi legge la mia “fisica estrema” – pubblicata da anni su questa rivista – sa che io ho introdotto un Nuovo Modello Atomico il quale presenta una soluzione della continuità “fisica” tra il numero atomico 71 e il 72, ripetuto tra il 103 e il 104. Nel nucleo atomico tale “buco” della materia è visibile in quella che ho chiamato “topografia barionica”, dove, ricorderete, mancano 9 barioni su un numero presumibile di 112 correlato al numero massimo di elementi del sistema periodico. La “mancanza” di particelle è rappresentativa del Vuoto Quantomeccanico.

Non bisogna arrivare ai confini del Cosmo, a 13,7 miliardi di anni luce, per “sprofondare” nell’Infinito assoluto che si intuisce vi sia al di là dell’Universo fisico, lacchè quel baratro già circonda ogni particella sub-atomica e sub-nucleare, ed è proprio da quel “Grande Utero” che viene partorita la materia.

Tale visione concettuale da ragione del mancato riscontro sperimentale del Bosone di Higgs o particella di Dio, attribuendo a questo smisurato Vuoto cosmico – con la V maiuscola – il potere di conferire la massa, che la fisica erroneamente attribuisce allo speciale Bosone, ancora non scoperto.

Per dirla tutta nel Modello Standard è assente anche il Bosone gravitone e, introducendo il Vuoto Quantomeccanico, finalmente si chiarisce cos’è la gravità: creduta erroneamente una forza, invero “pensiero cosmico” che “inzuppa” tutte le cose in esso immerse e le fa muovere, ad onta dell’“Amor che tutto move “che aveva postulato Dante Alighieri.

Pertanto “allargando” la nostra “co-scienza” (siamo due: Es + Sé) e guardando con l’occhio che va il di sopra del mondo fisico (l’epifisi: abbiamo già capito che alla funzione deve il nome) ci è dato “osservare” il mondo da “dentro” e non da fuori, come siamo soliti fare, restringendo non poco la “panoramica” del cosiddetto visibile, dacché appare anche l’in-visibile!

La “veduta” è dunque “quantica”, intendendosi proveniente dal Vuoto Quantomeccanico”, da quel luogo in cui risiedono i nostri genitori V e T (“vuoto-vuoto” e “ciò che può riempirlo”) che hanno creato il mondo, ma non sono di questo mondo. Qualcuno l’ha descritta come “veder tutto da sopra” e “sentirsi senza peso” e in un turbinio di colori e di musiche. Non si accede a un universo parallelo, bensì all’unico universo che c’è, ma lo si inquadra a “TVTTO” campo. È la parola giusta: forse!

Confido fiducioso che abbiate colto il senso “metafisico” di poter vedere oltre il visibile, lungi dalla tentazione di servirvi di droghe psicotrope artificiali – il cui uso è tanto sventurato quanto il rimanere confinati in un’angusta nicchia laddove si può godere di panorami meravigliosi. Chiarito questo punto, vi richiamo ancora la vostra attenzione sull’inconsistenza della sostanza di cui siamo fatti (siamo fatti della stessa sostanza del pensiero), fuoriuscita da un “pensiero”(campo gravitazionale “scalare”, dicasi correttamente in fisica) che continua ad inzupparla anche quando è fuori: vi prego di prendere atto che la Realtà è oltre l’effetto di un fenomeno neurofisiologico e di interazioni ormonali, anche se queste sono in grado di dare spinte vitali ad ogni cellula del nostro corpo. Per questo la chirurgia è miliardi di volte meno potente della nuova disciplina medica nascente, dal nome psiconeuroedocrinoimmunologia, basta che essa stessa non diventi una ripetizione dell’allopatia classica, per esempio nelle mani di operatori che usano “l’interferone” somministrandolo a mo’ di glucosata, quando agisce per effetto della sua presenza, non già per effetto della sua quantità. La materia esiste: c’è piuttosto l’idea, il pensiero che esista e questo la fa vivere, crescere, ammalare persino, se si hanno folli idee.

Massimo Corbucci

Massimo Corbucci e il Vuoto Quantomeccanico

Il contributo di Massimo Corbucci nell’affermarsi di un tipo di Scienza che tenga conto dell’anima dell’uomo e che vada oltre un materialismo pericolosamente nemico della Vita consiste, ricordiamolo, nella scoperta del Vuoto Quantomeccanico.

Questa nuova nozione nata nell’ambito della fisica, introduce anche nelle scienze mediche, psicologiche e comportamentali la nozione rivoluzionaria che è il pensiero il “quid” più potente del Creato. Quella che per la fisica classica è una forza, la gravità, alla luce del Vuoto Quantomeccanico si configura come il vero “connettivo” su cui si basa la percezione della Realtà: i nostri corpi fisici sono “completamente immersi” in questo “Pensiero della Creazione” che ha l’effetto di farci sentire “esistenti”.

 

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Massimo Corbucci

Massimo Corbucci è nato a Viterbo nel 1954, è Fisico e Medico. Ha collaborato con il GSI di Darmstadt per la questione atomo 113, indicando un limite a 112. Ha avuto l'ardire di suggerire alla più grande autorità della Fisica Nucleare mondiale, il Direttore Maiani, di spegnere tutto riguardo al Bosone di Higgs, per non andare incontro a un fallimento inglorioso…

Dirigente della Medicina Legale dell’ASL 04 Viterbo; Medico e Fisico Nucleare, Elettronico. Laureato in Medicina e Chirurgia alla “Sapienza” di Roma il 6 Aprile 1984, discutendo una Tesi sperimentale di Elettro-Fisiologia sulle caratteristiche vettor-cardiografiche della sindrome di Wolff.Parkinson-White. Ha recentemente messo a punto una rivoluzionaria metodica di neuro-microchirurgia mininvasiva (Metodo DMC), che funziona su un principioi di neuro-elettronica basato sulla Teoria di Fisica dellta Teoria del Tutto.

Permette applicazioni cliniche molto importanti, consentendo di poter intervenire con successo in patologie normalmente non curabili, allo stato attuale dell’arte in medicina e in chirurgia. Redattore e articolista di scienza & Conoscenza, è il fisico che ha scoperto il Vuoto Quantomeccanico.

 

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Scienza e Conoscenza - N. 32

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