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Valdo Vaccaro - Anteprima - Alimentazione Naturale

Leggi in anteprima il primo capitolo di "Alimentazione Naturale" scritto da Valdo Vaccaro

Valdo Vaccaro - Anteprima - Alimentazione Naturale

LE INSIDIE E LE ILLUSIONI DELLA MITICA DIETA MEDITERRANEA

Chiaro che per l’Italia e i paesi che stanno sulle sponde dell’Adriatico e dello Ionio, del Tirreno e del Mar di Sardegna, la dieta Mediterranea, è la migliore del mondo intero.

Dopotutto è proprio in questa vasta regione marittima che comprende Grecia, Turchia, Medioriente, Egitto, Nord-Africa, Spagna, Francia e Italia, che ha trovato nascita e sviluppo la civiltà occidentale. Questo senza voler ovviamente far torto al Centro-Nord Europa e al resto del mondo.

Lungo le coste dei nostri mari temperati, c’è stata sempre una predilezione per le olive e l’olio di oliva, per l’uva e l’uva passa, per i fichi e i fichi secchi, per i datteri, per i cereali, per la frutta e la verdura in generale, per salvia, rosmarino, basilico, origano, maggiorana, menta e le altre piante aromatiche. E ai giorni nostri ha sempre prevalso l’interesse per il pomodoro, i peperoni, i funghi, la pummarola napoletana, la pizza e la pasta al pomodoro. Non è mai mancata, lo riconosciamo, una certa attività ittica lungo le coste, e così pure uno sfruttamento di ovini e bovini su Appennini e zone alpine per i latticini, comodi a superare i lunghi periodi invernali, ma sempre con modalità artigianali e senza troppo esagerare.

Chiaro poi che negli ultimi decenni anche l’Italia è andata degenerando, trasformando le proprie attività artigianali in industrie moderne, sempre alla ricerca di massimizzare quantitativi e profitti. Più uva sì, ma soprattutto più vini, più latte e più carne, più tonnare ribollenti di sangue, più mortadelle e salumi, più doppiette sferragliate per le campagne alla ricerca frenetica e forsennata dell’ultimo fagiano e dell’ultima lepre. In data 5/9/05, e questo è solo uno dei tanti esempi ricorrenti da cui prendere spunto, il conduttore di una rubrica televisiva italiana, si è lamentato della confusione e delle incertezze che tutti abbiamo sui cibi, e ha voluto fare un po’ di chiarezza.

Il medico nutrizionista dell’università di Padova chiamato a commentare, e a far luce su chi ha ragione e chi ha torto, ha difeso a spada tratta la dieta mediterranea, basata su tanta buona pasta e tante ottime pizze, vale a dire su carboidrati a lenta combustione che rilasciano zuccheri ed energie in modo ottimale, e ha criticato la diffusione di diete americane che spingono gli obesi ad assumere più carni e meno carboidrati.

Tutte cose condivisibili, perché le diete superproteiche americane di Atkins a base di bistecche a colazione, pranzo, merenda e cena, fecero sì calare di peso molta gente, ma fecero anche poi calare, cioè scendere letteralmente giù nelle fosse, una moltitudine di persone colpite da diverse forme di cancro. Si sa bene che la carne non nutre ma stimola, non dà energia ma preleva energia dal corpo per il pesante dispendio energetico determinato dalla sua non facile digeribilità e assimilabilità, e per la sua lunga permanenza nelle zone basse dell’intestino. Più carne significa più veleno e più stimolazione e non più nutrimento autentico. Tutto questo discorso è riferito in particolare al sistema digestivo umano, disegnato dal creatore non per alimentarsi con la carne di altri esseri ma piuttosto coi tanti frutti naturali della terra.

Ovvio che alla fine, con la carne puoi anche perdere del peso, anche se il più delle volte succede esattamente l’opposto, come dimostra la tendenza all’obesità e alla crescita disordinata con invecchiamento precoce di moltitudini di bambini di questo mondo pazzoide e filo carnivoro.

Ma perdere peso e avvelenarsi nel contempo non è certo un obiettivo interessante. Una dieta alto-proteica come quella a base di carne, di pesce, di formaggio e latticini, tende a creare il grave e devastante fenomeno di acidificazione del sangue. Per rimettere in equilibrio la chimica interna, ovvero per riportare il sangue a un livello accettabile della scala acido-alcalina, serve del calcio. Ma il calcio del latte e del formaggio ingerito non serve allo scopo in quanto si presenta in forma inorganica e quindi non prontamente assimilabile.

Ecco allora che i nostri meccanismi di riequilibrio automatico interno (sistema immunitario) provvedono a tamponare la grave emergenza, richiamando immediati prelevamenti di buon calcio organico-osseinico interno. E le nostre ossa obbediscono, cedendo il proprio calcio. Ma questa cessione, continuata e ripetuta nel tempo, finisce per provocare osteoporosi nelle proprie ossa. E, nel caso del tanto buon latte che contiene tanto buon calcio, come reclamizzato e raccomandato da sempre dal 99% dei pediatri del mondo, si assiste da sempre e si continuerà ad assistere ancora per anni, a questa macroscopica beffa di gente ignara che beve latte per evitare la osteoporosi, mentre in questo modo non fa altro che decalcificarsi gravemente. Il calcio buono interno che spinge via a fatica, soprattutto nei servizi igienici, il calcio cattivo e quel micidiale collante da falegname chiamato caseina. E tutto ciò con intervento dispendioso dell’ipotalamo, dei sensori, del sistema linfatico, del capitale enzimatico e di quello ormonale.

Diventare dei lattanti a vita col latte sottratto alle altre creature evidentemente non paga. Però rimane un grosso business mondiale. Ed è per questo che chiunque osi toccare questo argomento viene immediatamente bollato di eresia. Giù le mani dal latte e dalla carne, vero filone aureo dei tempi moderni. Troppi interessi vorticosi girano intorno a questo indegno e farisaico commercio.

La prova lampante che il latte e i latticini producono osteoporosi viene fornita pure dalle statistiche, che evidenziano come in diverse comunità umane dove non si consumano latticini, l’osteoporosi è fenomeno totalmente sconosciuto, e come al contrario la stessa osteoporosi sia ai massimi livelli laddove si consuma più latte.

Tornando al nostro esperto televisivo di Padova, occorre dire che nella prima parte della trasmissione se l’è cavata piuttosto egregiamente. Solo che, in fase conclusiva, il suo intervento ha rivelato le solite crepe e le solite illusorie pseudo-certezze dei nutrizionisti di regime. Ha infatti magnificato la dieta del Mediterraneo quale la numero uno, quale dieta consolidata e di massima affidabilità, grazie alla efficienza della pasta, del pane, della pizza, dei cereali, grazie alla abbondanza di pesce, di formaggi e di carni varie, grazie all’intenso uso di verdura e frutta, alla regolare presenza del bicchiere di vino a tavola. Mancava solo che includesse anche il grappino e il caffè, e magari qualche sigaretta finale. A questo punto è d’obbligo chiarire una volta per sempre che con la dieta onnivora e ghiottona ora citata, che non corrisponde certo alla autentica dieta mediterranea tradizionale, non si va da nessuna parte e non si progredisce di certo verso un miglior livello salutistico.

È vero sì che essa è diffusa e consolidata, ma è pure vero che altrettanto diffuse e consolidate sono le malattie gravi che stanno falcidiando le genti non più sanissime del Mediterraneo. Chi ha voglia di capire capisca. Una non indifferente fetta di medici e di nutrizionisti italiani è persino disposta a riconoscere la superiorità della dieta vegetariana ma non a raccomandarla, con la scusa che servono troppe attenzioni e troppa competenza, e che dunque risulta più comodo e meno rischioso ricorrere agli alimenti animali, pur se con moderazione.

Giusta o sbagliata che sia la loro posizione di compromesso, il risultato è che la popolazione mangia semplicemente di tutto, come da essi raccomandato in ogni dove, e non bada affatto alla moderazione. Nessuna meraviglia alla fine se le città dell’area mediterranea pullulino sempre di più di persone altrettanto obese e malandate di quelle del nord Europa e dell’Oltre Atlantico.

 

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Valdo Vaccaro

Valdo Vaccaro, nato a Mattuglie (Fiume), ex-Italia, nel 1943, da padre friulano e madre italocroata, vive nei pressi di Udine con la moglie hongkonghiana Kathleen e i suoi due ragazzi Francesco e William. Laureatosi in economia nel 1972 all’Università di Trieste, si è dedicato per tre anni all’insegnamento e al giornalismo. Dopo una proficua militanza nella sheltoniana ANHS (American Natural Hygiene Society), si è laureato nel 2002 in filosofia e naturopatia. Fa parte attualmente della direzione tecnica dell’AVA (Associazione Vegetariana Animalista) di Roma, per la quale elabora diversi lavori di argomento etico-salutistico.

 

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