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Vaccino antinfluenzale: sei sicuro di volerlo...

Roberto Gava ci spiega gli effetti indesiderati della vaccinazione antinfluenzale e come possiamo proteggerci con efficacia dai virus nella stagione fredda - Tratto da Scienza e Conoscenza n. 50

Vaccino antinfluenzale: sei sicuro di volerlo fare?

Caldamente consigliata a bambini e persone oltre i 65 anni di età, la vaccinazione antinfluenzale viene fatta passare come efficace, sicura e senza effetti indesiderati. Ma è davvero così?

Mentre importanti studi hanno messo in luce come i dati disponibili su questo tipo di vaccinazione siano assolutamente insufficienti a dimostrarne qualsiasi tipo di utilità, Roberto Gava, medico e ricercatore da anni impegnato sul tema delle vaccinazioni, ci ricorda quali sono le strategie preventive e terapeutiche più sicure per affrontare le malattie invernali.

Come sappiamo, ogni anno il virus influenzale dominante, in circolazione tra la popolazione umana di una determinata area geografica, è di ceppo diverso rispetto agli anni precedenti. Su di esso, in teoria (su quello che ci si aspetta sia quello predominante in arrivo), viene prodotto ogni anno, “per tempo”, un vaccino specifico. Cosa ci attende quindi quest'anno col nuovo vaccino antinfluenzale? Si sanno già alcune informazioni relative al nuovo prodotto e ci sono differenze sostanziali rispetto a quello degli anni passati?

Dal 17 al 19 febbraio 2014 si è svolto a Ginevra il meeting annuale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l'aggiornamento della composizione del vaccino antinfluenzale per la stagione 2014-2015 (1). Le raccomandazioni emanate sono il risultato dei dati di sorveglianza virologica forniti da tutti i Centri Nazionali di Riferimento, afferenti alla rete internazionale dell'OMS, attualmente composta da oltre 140 laboratori. Questa la composizione del vaccino per la prossima stagione 2014-2015:

  • A/California/7/2009 (H1N1),
  • A/Texas/50/2012 (H3N2),
  • B/Massachusetts/2/2012.

Quindi, il vaccino antinfluenzale per la stagione 2014-2015 rimane invariato rispetto alla stagione 2013-2014. Circa il virus H1N1, va detto che da settembre 2013 a febbraio 2014 tutti i virus di sottotipo A(H1N1) identificati a livello mondiale sono risultati riconducibili al ceppo pandemico A(H1N1)pdm09. Tali virus sono risultati antigenicamente indistinguibili dal ceppo A/California/7/2009 contenuto nel vaccino della precedente stagione 2013-2014.

Quali sono gli effetti indesiderati  che normalmente vengono addebitati ai vaccini antinfluenzali?
(collaterale ha un altro significato: significa effetto accessorio non scindibile dall’effetto primario del farmaco usato e che compare in tutte le persone che assumono il farmaco. Per esempio: se si assume un farmaco antipertensivo per abbassare la pressione, se è un betabloccante un suo effetto collaterale è la riduzione della frequenza cardiaca, mentre se è un vasodilatatore il suo effetto collaterale è di dare tachicardia e lievi edemi periferici, ndr)

Il sito del nostro Ministero della Salute scrive (2): «La vaccinazione antinfluenzale può comportare, raramente, effetti indesiderati. I vaccini antinfluenzali contengono solo virus inattivati o parti di questi, pertanto non possono essere responsabili di infezioni da virus influenzali. Gli effetti indesiderati comuni dopo somministrazione di vaccino antinfluenzale consistono in reazioni locali, quali dolore, eritema, gonfiore nel sito di iniezione. Le reazioni sistemiche comuni includono malessere generale, febbre, mialgie, con esordio da 6 a 12 ore dalla somministrazione della vaccinazione e della durata di 1 o 2 giorni. Vengono raramente segnalate anche reazioni allergiche. Sono stati riferiti, dopo vaccinazione antinfluenzale, eventi rari quali trombocitopenia, nevralgie, parestesie, disordini neurologici».

Queste affermazioni del nostro Ministero sono tutte “quasi” vere (il mio “quasi” si riferisce alle ultime righe), però ci si dimentica di spiegare alcuni concetti non secondari:

  • normalmente, i virus (detti selvaggi, cioè quelli trasmessi tra esseri viventi) entrano nel nostro organismo per contagio attraverso le mucose respiratorie e qui si scontrano immediatamente con il nostro sistema immunitario difensivo che, se è forte uccide i virus e noi non ci accorgiamo di nulla; se è un poco debole ci accorgiamo solo di qualche lieve disturbo generico come astenia, poca voglia di mangiare, lieve cefalea e il risveglio di qualche sintomo a cui il soggetto è particolarmente sensibile; se è debole i virus possono localizzarsi in alcuni distretti delle prime vie respiratorie e causare qualche sintomo localizzato (faringite, raffreddore, tosse); se è molto debole i virus passano in circolo e causano una sindrome influenzale vera e propria: quindi tutto dipende dal nostro sistema immunitario e ben poco dal virus influenzale in sé;
  • diversamente dai virus influenzali selvaggi, quelli vaccinali vengono iniettati all’interno dell’organismo e quindi bypassano tutti i nostri meccanismi difensivi e possono causare danni anche nelle persone che normalmente avrebbero bloccato i virus a livello delle mucose di entrata. Pertanto, i danni dei vaccini, diversamente dai danni dei virus selvaggi, possono riscontrarsi su persone che sarebbero state capaci di proteggersi dai primi e di non ammalarsi;
  • non è assolutamente vero che le patologie sistemiche importanti causate da questa vaccinazione sono rare; diciamo piuttosto che vengono riportate molto raramente le reazioni avverse dei vaccini (sia pediatrici che antinfluenzali) e quando vengono riportate viene raramente incolpato il vaccino, ma si sostiene quasi sempre che la relazione non è causale ma casuale e che pertanto mancano prove certe per attribuire il danno al vaccino;
  • i danni del vaccino antinfluenzale sono molteplici ed è lungo elencarli tutti. Qui mi limiterei a dire che dipendono essenzialmente dalle caratteristiche immunitarie della persona: il vaccino antinfluenzale, come tutti i vaccini, induce una alterazione immunitaria che si instaura sempre e può essere piccola o grande, in base alla forza del sistema immunitario che la riceve.

Pertanto, proprio le categorie di soggetti deboli (bambini e anziani) ai quali il Ministero della Salute consiglia la vaccinazione antinfluenzale sono quelle maggiormente predisposte ai danni vaccinali, specie se questo vaccino viene inoculato contemporaneamente o a distanza di poco tempo a un altro vaccino o quando il soggetto si trova in una condizione momentanea (raffreddore, malessere, disturbi digestivi, poco riposo, molto stress psico-fisico, ecc.) o cronica di particolare debolezza immunitaria.

Solitamente questa immunoprofilassi viene consigliata agli anziani, per i quali si ritiene che i rischi del suo utilizzo siano ampiamente superati dai benefici dovuti all'evitare un'influenza che a una certa età può essere fatale. Queste affermazioni rispondono al vero o sono luoghi comuni di fronte a una situazione reale abbastanza differente?

Nel 2010, la famosa Cochrane Collaboration ha pubblicato uno studio per verificare l’efficacia dei vaccini antinfluenzali negli anziani (3) proprio perché vengono sempre raccomandati in tutto il mondo per le persone dai 65 anni in su.

L'obiettivo primario della vaccinazione antinfluenzale negli anziani è quello di ridurre il rischio delle complicanze tra le persone che sono considerate più vulnerabili. Lo studio era finalizzato a valutare l'efficacia di questi vaccini nel prevenire l'influenza, la malattia simil-influenzale, i ricoveri ospedalieri, le complicanze e la mortalità negli anziani. Per esprimere un giudizio attendibile, sono stati inclusi 75 studi scientifici.

La conclusioni degli Autori è stata che l'evidenza disponibile è di scarsa qualità e non fornisce alcuna indicazione per quanto riguarda la sicurezza e l'efficacia dei vaccini antinfluenzali per le persone dai 65 anni in su.

Per risolvere l'incertezza, gli Autori chiedono che venga istituito uno studio scientifico randomizzato e controllato con placebo su più stagioni e che sia adeguatamente finanziato con fondi pubblici.

Io aggiungo che questo studio dovrebbe essere condotto in modo del tutto autonomo dalle ditte produttrici di vaccini (sia antinfluenzali che di altro tipo) e che dovrebbe essere condotto anche da ricercatori indipendenti dall’industria farmaceutica, altrimenti sarà uno studio con risultati ovvi, scontati e già scrivibili senza spendere inutilmente soldi.

Dallo studio della letteratura specializzata, comunque, risulta che:

  • la vaccinazione degli anziani non riduce la loro mortalità (4);
  • ben pochi studi hanno incluso nelle loro ricerche soggetti più anziani e specialmente quelli con un’età superiore ai 70 anni, cioè i più deboli (così non si rischia di far fare brutta figura al vaccino) (5); 
  • i dati disponibili sugli adulti asmatici sono scarsi e risulta che non ci sono evidenze scientifiche sufficienti a supportare la vaccinazione o che questa riduca le complicanze polmonari in caso di influenza in soggetti asmatici (6); 
  • uno studio della Cochrane Review ha addirittura evidenziato che nei vaccinati si registrano con più frequenza riduzioni della forza respiratoria (riduzione nel PEF: Picco di Espirazione Forzata), cosa non certamente consigliabile in un bronchitico cronico o in un asmatico (7); 
  • secondo una revisione della letteratura eseguita da Tom Jefferson e dal suo Gruppo della Cochrane Collaboration, la prevenzione della sindrome influenzale invernale, quando va bene, nell’adulto è del 33-36%, mentre nei bambini di età inferiore ai 2 anni l’efficacia del vaccino è simile a quella del placebo (8).

Quali sono le maggiori e più ricorrenti reazioni avverse a questo vaccino nella popolazione anziana?

Va subito precisato che tutte le registrazioni degli effetti indesiderati si limitano a una osservazione di pochi giorni (in genere entro la settimana) dopo la somministrazione del vaccino e ciò è giustificato dai criteri dell’OMS (9) che vengono comunemente usati per riconoscere o meno un nesso di causalità tra una reazione avversa e una vaccinazione.

Tutti questi criteri richiedono una relazione temporale ben precisa; una relazione che, ovviamente, dipende dalla patologia, ma che in genere è accettata solo se il tempo tra causa ed effetto è molto contenuto. Però non è assolutamente vero che gli effetti indesiderati di un vaccino si esauriscono in pochi giorni (eventualmente, ciò vale solo per gli effetti acuti), anzi è vero proprio il contrario e cioè che i danni veramente gravi dei vaccini si sviluppano molto lentamente e subdolamente nell’organismo e questi sono quasi sempre danni sistemici (generici e specifici).

I danni sistemici generici sono essenzialmente:

  1. Intenso squilibrio del sistema immunitario, che è tanto maggiore quanto più è elevato il numero dei vaccini inoculati contemporaneamente (oggi si tende ad associare al vaccino antinfluenzale anche quello antipneumococcico) e quanto più è debole il soggetto.
  2. Perdita dell’effetto rinforzante sul sistema immunitario da parte della patologia infettiva che il vaccino fa invece evitare (10).
  3. Intossicazione a causa delle sostanze associate agli antigeni vaccinali (mercurio, squalene, polisorbato-80, sorbitan-trioleato, ovalbumina, neomicina, kanamicina, formaldeide, cetiltrimetilammonio bromuro, solfato di bario e vari altri nuovi adiuvanti come l’MF59C.1) (11).

I danni sistemici specifici della vaccinazione antinfluenzale, specie negli anziani, possono essere sintetizzati nei seguenti punti:

  1. Patologie neurologiche: sindrome di Guillain-Barré. Il rischio di ammalarsi di questa neuropatia, che comporta paralisi degli arti (talvolta anche in modo irreversibile) e disturbi cardiorespiratori, è 4-8 volte superiore nella popolazione vaccinata rispetto alla popolazione non vaccinata (12), nevralgie e parestesie di vario tipo.
  2. Patologie cardiovascolari: ipertensione arteriosa, pericardite acuta, fibrillazione atriale o altre aritmie cardiache, scompenso cardiaco, ischemie.
  3. Patologie muscolo-scheletriche: polimialgia reumatica.
  4. Patologie allergiche e autoimmunitarie.
  5. Riacutizzazioni e/o cronicizzazioni di patologie preesistenti alla vaccinazione, come la bronchite cronica, il diabete mellito tipo 2, digestopatie, ecc.
  6. Mortalità: è vero che ogni anno ci sono anziani che possono morire di influenza, ma è altrettanto vero che vengono riportati anche casi mortali da vaccino antinfluenzale (segnalazioni ritenute sottostimate e che comunque sembrano interessare specialmente gli anziani affetti da patologie cardiovascolari e/o broncopolmonari croniche e in condizioni precarie).

Ci sono dei Paesi europei o nel mondo che hanno risolto il problema in questione con politiche sanitarie di diverso tipo o la situazione è omologata ovunque sul modello vaccinale?

Io non conosco Paesi in cui non si consigli sempre e prima di tutto il vaccino antinfluenzale, perché è comodo, pratico, semplice da utilizzare, non richiede sacrifici o cambi di abitudini ai pazienti, permette alle politiche sanitarie del Paese di conservare buoni rapporti con le ditte farmaceutiche, fa fare bella figura ai Governi che lo offrono gratuitamente e chissà quali altri “vantaggi” offre.

Avresti dei suggerimenti da dare alle nostre istituzioni sanitarie rispetto a una strategia di salute pubblica per approcciare l'influenza e le relative problematiche socio-sanitarie in un modo più dolce e naturale (e anche meno dispendioso)?

Certamente! Credo che qualsiasi medico con un minimo di conoscenze di Medicina Farmacologica e di Medicine non Convenzionali, che conosca tutti i grandi benefici di una corretta igiene di vita, che sia intellettualmente libero da preconcetti e da interessi personali di qualsiasi tipo, che sia umile e dotato di un minimo di buon senso, sappia consigliare una strategia di salute pubblica per approcciare l'influenza.

In pratica, sono i consigli suddetti, che ovviamente vanno bene per l’influenza ma anche per le altre patologie infettive, e che possiamo riassumere essenzialmente in questi 4 punti:

1° consiglio: insegnare alla gente e impostare sul territorio una vera Medicina Preventiva basata sull’igiene di vita, sull’alimentazione, sul movimento, sul riposo e sull’antidoto, per quanto è possibile, degli stress psico-fisici;

2° consiglio: insegnare e aiutare la gente a correggere i fattori causali delle malattie, che possono essere fisici (sbalzi termici, errori alimentari, ecc.) e/o non fisici (stress familiari e/o lavorativi, errori comportamentali, ecc.);

3° consiglio: in caso di malattia infettiva già iniziata, insegnare alla gente le nozioni più semplici e comuni di igiene di vita, come non mangiare nelle prime 24 ore, bere molto (meglio bevande con limone e miele), riposarsi, assumere integratori adeguati;

4° consiglio: impostare sempre un trattamento personalizzato da attuare con gradualità:

  • prima un trattamento non farmacologico (per esempio, omeopatico, fitoterapico, naturopatico, ecc.); e nel caso questo non sia fattibile o non risulti efficace,
  • consigliare un trattamento farmacologico sintomatico (anche qui con gradualità: prima antinfiammatorio-antipiretico e solo in caso di reale complicazione batterica, un trattamento antibiotico, ma praticamente mai un trattamento antivirale),
  • solo nei casi di emergenza e di particolare complicazione, valutare l’opportunità di un eventuale trattamento chirurgico (evenienza di solito estremamente rara in questi casi).

Prevenzione e rafforzamento del sistema immunitario

La prima cosa da fare è quella di imparare dal nostro organismo che, prima di tutto, si difende in modo aspecifico e riesce in questo modo a prevenire molte malattie.

Pertanto, prima di tutto dobbiamo modificare il nostro modo di vivere, agendo su alcuni punti essenziali:

  • capire cosa dobbiamo cambiare e poi impegnarci seriamente a farlo;
  • rivedere le nostre più comuni abitudini quotidiane e impostare una corretta igiene di vita (alimentazione sana, ginnastica respiratoria, movimento e riposo adeguati, igiene mentale);
  • impostare una terapia preventiva di tipo non farmacologico (omeopatica, fitoterapica, dietetica, sportiva) capace di attivare le nostre difese aspecifiche;
  • personalizzare ogni intervento terapeutico in base agli specifici punti deboli della persona.

Influenza: cosa fare per guarire

Nel caso si manifesti una sindrome influenzale (perché può sempre manifestarsi, anche indipendentemente dalle nostre più corrette precauzioni), dobbiamo valutare la sua prognosi e cercare, se è possibile, di curarla in modo non farmacologico.

Ecco cosa fare:

  • intraprendere un percorso di cura tramite l'omeopatia che, se viene personalizzata, è estremamente potente nel curare qualsiasi sindrome influenzale, anche nel caso si siano già manifestate delle complicazioni (sempre evitabili se la cura omeopatica viene somministrata fin dai primi sintomi influenzali);
  • in alternativa intraprendete un trattamento fitoterapico e naturopatico;
  • riposo assoluto;
  • relativo digiuno per le prime 24 ore (le cose più importanti sono bere molto, meglio se tisane immunostimolanti dolcificate con miele, mangiare poco, riposare molto e assumere alte dosi di vitamine A, C e D)
  • nell'impossibilità di utilizzare omeopatia o altre medicine alternative e in caso di febbre molto elevata oppure non molto elevata ma non ben tollerata, utilizzare piccole dosi di farmaci antinfiammatori-antipiretici. Raccomando di non usare dosi piene per il rischio di abbassamenti bruschi della temperatura con conseguente rischio di collasso, scompensi cardiocircolatori e comunque ulteriori squilibri immunitari. Non dimentichiamo che la febbre è un meccanismo difensivo del nostro organismo che attiva il sistema immunitario e uccide i germi: quindi la febbre è sempre molto utile.

Bibliografia

(1)http://www.salute.gov.it/portale/temi/documenti/virologica/Composizione_vaccinale_stagione_2014_2015_agg20febbraio.pdf.
(2)http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=688&area=influenza&menu=vaccinazione.
(3) Jefferson T, Di Pietrantonj C, Al-Ansary LA, Ferroni E, Thorning S, Thomas RE. Vaccines for preventing influenza in the elderly. Cochrane Database Syst Rev. 2010 Feb 17;(2):CD004876.
(4) Simonsen L., Reichert T. A., Viboud C. et al. Impact of Influenza Vaccination on Seasonal Mortality in the US Elderly Population. Archives of Internal Medicines 165 (3): 265; 2005.
(5) Simonsen L. et al. Mortality benefits of influenza vaccination in elderly people: an ongoing controversy. Lancet Infect. Dis. 7: 658; 2007.
(6) Van der Wouden J. C. et al. Preventing influenza: an overwview of systematic reviews. Resp. Med. 99: 1341; 2005.
(7) Cates C. J. et al. Vaccines for preventing influenza in people with asthma (Cochrane Review). In: The Cochrane Library, Issue 3. Oxford: Update Software, 2003.
(8) Jefferson T, Rivett A, Harnden A, DiPietrantoni C, and Demicheli V. Vaccines for preventing influenza in healthy children (Review). Cochrane Database Systematic Review 23 April 2009, http://mrw.interscience-wileycom/cochrane/clsysrev/articles/CD004879/pdf-_fs.html.
(9) Collet J. P. et al. Monitoring signals for vaccine safety: the assessment of individual adverse event reports by an expert advisory committee. Bull WHO 78: 178; 2000
(10) Gava R. Le vaccinazioni pediatriche. Revisione delle conoscenze scientifiche. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2a ed., 2010, pag. 150-153.
(11) Gava R. Le vaccinazioni pediatriche. Revisione delle conoscenze scientifiche. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 3a ed., 2011.
(12) Wilson K et al Guillain-Barré syndrome after influenza vaccination in adults: a population-based study. Arch Intern Med 2006; 166: 2217-2221.

Articolo tratto da Scienza e Conoscenza N. 50

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Valerio PignattaTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Valerio Pignatta

Valerio Pignatta è nato a Vigevano nel 1959.
Laureato in Scienze Politiche all'Università di Pavia e laureato in Storia all'Università di Genova, naturopata e giornalista pubblicista lavora come traduttore, redattore e collaboratore di riviste e case editrici.
Ha pubblicato diversi articoli su periodici nazionali inerenti il rapporto salute/ambiente e testi divulgativi di medicina naturale.
Ha scritto inoltre testi di storia per l'editoria scolastica, nonché ricerche storiche per istituti universitari.

Appassionato cultore di storia dei movimenti spirituali libertari, si sta interessando sempre più alla "decrescita" e collabora con iniziative culturali legate a tale movimento. Socio fondatore del Movimento per la decrescita felice, pratica attivamente la sobrietà, difende l'autoproduzione e auspica un mercato che riscopra e valorizzi anche lo scambio di beni e servizi.

 

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Roberto Gava

Il Dott. Roberto Gava si è laureato in Medicina all'Università di Padova, si è specializzato in Cardiologia, Farmacologia Clinica e Tossicologia Medica, per poi perfezionarsi in Agopuntura Cinese e Omeopatia Classica.
Dopo dieci anni di lavoro in ambiente universitario ed essere stato autore di libri di Farmacologia e di più di un centinaio di pubblicazioni scientifiche, da una quindicina di anni sta cercando di studiare gli approcci medici non convenzionali, rivedendoli anche alla luce delle attuali conoscenze scientifiche, essendosi convinto che il medico deve aprirsi a molte tecniche terapeutiche scegliendo di volta in volta per il suo paziente quella che è più appropriata.

 

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