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Una direzione, non una conclusione - Estratto da...

Leggi in anteprima il Capitolo 1 di "Il Matrimonio come Espansione del Sè" libro di Swami Kriyananda

Una direzione, non una conclusione - Estratto da "Il Matrimonio come Espansione del Sè" di Swami Kri

 

«Si sposarono e vissero per sempre felici e contenti».
Non è così che finiscono quasi tutte le favole?

Ma, alla fine, è proprio questo che sono: favole.

Anche le commedie romantiche, pur usando altre parole, di solito terminano con la stessa fulgida promessa: un’immutabile beatitudine nuziale, che piove incessantemente dal cielo come una cascata di petali di rosa su coppie che, una volta convolate a nozze, passeggiano spensierate attraversando le verdi radure della vita.

Le persone sono condizionate fin dall’infanzia a vedere il matrimonio come la risposta della Natura alla ricerca della felicità.

Il bel principe conquista la principessa fredda e irraggiungibile. Cenerentola, dopo anni di lavoro come domestica e di arido disprezzo da parte delle persone più vicine, è scelta tra le dame più belle del Paese per sposare il nobile principe.

Una simile visione del matrimonio è bidimensionale: non indica l’esistenza di un sentiero che scompare gradualmente in un futuro lontano, né la possibilità di sfide a venire. Le coppie di questi quadri non percorrono insieme il sentiero della vita, ma svaniscono appena entrate nella tela.

Quante volte un matrimonio affrontato con queste gioiose aspettative si è rivelato una delusione!

Romanzare le nozze è naturale. Le spose vogliono il vestito bianco e si sentirebbero private di qualcosa di prezioso (o potrebbero perfino scatenare una rivolta) se la moda decretasse che devono vestirsi di tweed. Gli invitati vogliono una banchetto nuziale e si sentirebbero ingannati se, in cambio dei regali, ricevessero solo patatine e una salsetta speziata. I genitori desiderano le congratulazioni (e forse l’invidia) degli amici. Ai bambini piace poter far diventare matti gli adulti senza temere di essere sgridati. A tutti piace divertirsi. E lo sposo? Be’, lo sposo sarà contento quando potrà levarsi di dosso quel vestito rigido, che gli sembra più adatto a un’operetta, e mettersi qualcosa di comodo.

È perfettamente normale che le cerimonie nuziali siano romanzate. Il matrimonio, però, è tutta un’altra storia e dovrebbe essere considerato realisticamente.

Il matrimonio, infatti, è uno stato umano e non può dare alle persone più di quanto esse stesse vi apportino.

Il matrimonio non ha la funzione di portare la gente «alle stelle»; non è un sostituto dell’estasi divina. Tutto quel che può dare alle persone è una nuova consapevolezza di ciò che esse sono già, nel loro sé.

Dato che la maggioranza degli esseri umani è priva della capacità di mettersi in discussione, non è sempre facile sopportare quello che il matrimonio propone, cioè il riconoscimento di se stessi.

Un’opportunità di crescita

Non si dovrebbe considerare il matrimonio come un quadro meraviglioso ma immobile, bensì come un’opportunità di crescita e di sviluppo continui. Bisognerebbe vederlo come una sfida e come un’occasione per rendere felice un’altra persona, invece di inseguire egoisticamente la propria felicità per tutta la vita. Il matrimonio dovrebbe essere intrapreso con creatività, come un’arte.

I coniugi dovrebbero cercare ogni giorno nuove strade per esprimere il loro amore reciproco e per portare alla luce il meglio dell’altro e di sé.

«Creatività» è una parola chiave.

Il matrimonio, infatti, non è una soluzione in sé e per sé, ma offre semplicemente nuove possibilità di soluzione ai problemi della vita. Si deve anche aggiungere che, per ogni soluzione, il matrimonio presenta nuovi problemi da affrontare, che si moltiplicano per due – e poi per tre o per quattro non appena cominciano ad arrivare i «lieti eventi».

Le coppie che credono di vivere per sempre «felici e contente» quando le campane nuziali avranno smesso di suonare, sono destinate a un brusco risveglio. Le campane non avranno ancora smesso di echeggiare che già interverranno rumori più stridenti: il traffico agitato delle priorità altrui; la tetra esigenza delle bollette; la routine quotidiana; la crescente consapevolezza – via via che si presentano aspettative diverse e modi diversi di affrontarle – che il matrimonio non ha portato alla perfetta fusione di due esseri umani.

Un appagamento più intenso

Il solo fatto che il matrimonio non possa realizzare i rosei sogni di molti romantici, non significa che non possa offrire un appagamento profondo, in realtà più profondo e più valido delle comuni aspettative bidimensionali.

Quello che le persone devono fare quando si sposano, è smettere di sognare e affrontare la loro avventura insieme non solo mano nella mano, ma anche ad occhi aperti.

Le vere soddisfazioni della vita non sono mai statiche. La verità stessa non è mai statica. Ogni definizione della realtà, inclusa la verità più alta, dovrebbe essere un tentativo di indicare una direzione. Persino la più grande realizzazione umana può offrire solo un accenno della Perfezione Ultima.

Il voler definire le cose con assolutezza è una debolezza della natura umana. Le definizioni servono a far espandere la mente, ma rappresentano un limite se, dopo averla fatta espandere, impediscono un’ulteriore crescita.

Anni fa tenni dei seminari a Kuranda, nel Queensland, nel nord-est dell’Australia. Alla fine del ciclo di conferenze, un uomo mi si avvicinò e mi disse: «Non ho seguito tutti i Suoi seminari, ma ho potuto ascoltare la fine di quest’ultimo. Non conosco la Sua filosofia, ma ho notato che Lei continuava a riferirsi a Dio. Be’, io sono ateo. Cosa può dirmi su Dio che abbia un senso per me?».

Dopo averci pensato per un attimo, gli suggerii: «Perché non pensa a Dio come al potenziale più alto che Lei può immaginare per se stesso?».

L’uomo, sbalordito, fece una pausa; poi annuì esitante, con le sopracciglia alzate nel tipico modo che hanno gli australiani di esprimere un misto di stupore e approvazione, e concluse: «Questo mi può andar bene».

La perfezione nel matrimonio, come in tutte le cose della vita, dovrebbe essere vista non come un singolo fotogramma, ma come un movimento continuo verso una direzione che non si finisce mai di scoprire; un movimento accompagnato a volte da lotte, ma che porta con sé la promessa di grandi altezze da raggiungere.

Punti da ricordare

1. Il matrimonio non può dare alle persone più di quanto esse stesse vi apportino

2. Il matrimonio non dovrebbe essere visto come la realizzazione di un desiderio, ma come un’opportunità di crescita e sviluppo interiori

3. Il matrimonio dovrebbe essere un’esperienza sempre creativa

4. Il matrimonio non è in sé una soluzione. Fornisce semplicemente nuove opportunità di trovare soluzioni ai problemi della vita

5. Le vere soddisfazioni della vita non sono mai statiche. Più un matrimonio sarà appagante e più indicherà la direzione verso vette ancora inesplorate

6. La perfezione nel matrimonio dovrebbe essere vista come un movimento continuo verso una direzione che non si finisce mai di scoprire

 

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(J. Donald Walters | 1926 - 2013)

Swami Kriyananda

SWAMI KRIYANANDA, fondatore delle comunità Ananda, è stato uno degli ultimi discepoli diretti del grande maestro Paramhansa Yogananda, grande mistico e autore di Autobiografia di uno Yogi.

Kriyananda ha affermato per oltre sessant'anni il principio dell'unione fra Oriente e Occidente e ha diffuso in tutto il mondo gli antichi principi dello Yoga e gli insegnamenti spirituali della più elevata tradizione indiana per la realizzazione del Sé, rendendoli pratici e fruibili in ogni ambito dell'esistenza. Divenuto discepolo nel 1948 di Paramhansa Yogananda (autore di Autobiografia di uno yogi), Kriyananda ha diffuso gli insegnamenti del suo Maestro, mostrandone l'applicazione in ogni ambito dell'esistenza: gli affari, i rapporti con gli altri, il matrimonio, l'arte, l'educazione, la vita comunitaria. Su precisa richiesta del suo Guru ha dedicato la sua vita all'insegnamento e alla scrittura, aiutando un grandissimo numero di persone a sperimentare interiormente la gioia e la presenza di Dio. Autore estremamente prolifico, Kriyananda ha scritto oltre 150 libri, pubblicati in ventotto lingue in novanta Paesi, ha tenuto conferenze in tutto il mondo e ha composto più di quattrocento brani musicali, per ispirare una visione elevata dell'esistenza. Kriyananda è stato anche il fondatore delle otto comunità Ananda - negli Stati Uniti, in Italia e in India - vere e proprie "Città di Luce" basate sulla pratica quotidiana della pace interiore e sul principio di "una vita semplice con alti ideali".
Swami Kriyananda ha lasciato il corpo all'età di 86 anni  il 21 aprile 2013 ad Ananda Assisi. La sua Luce e il suo messaggio di pace e amore continueranno sempre a risplendere e a ispirare moltissime anime, ovunque.

 

 

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