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Una cura di ringiovanimento - Estratto da "La...

Leggi in anteprima il capitolo 2 del libro "La Terapia del Digiuno" scritto da Nicole Boudreau

Una cura di ringiovanimento - Estratto da "La Terapia del Digiuno" - Libro di Nicole Boudreau

Michelle soffre di ulcera

Tra libri d’occasione, Michelle ne trova uno sul digiuno.
«La gente è proprio pronta a tutto», pensa.

Immagina persone obese spinte dalla disperazione al digiuno totale. Michelle ha qualche chilo di troppo, ma non ha motivo di dimagrire.
Viva la cioccolata, è così buona!

Ma a Natale, dopo il cenone, Michelle si risveglia di soprassalto alle tre di notte in preda a lancinanti bruciori di stomaco. Va in farmacia dove le danno un liquido lattiginoso che placa il dolore, lasciandole però una vaga sensazione di fastidio allo stomaco.

E così Michelle comincia a soffrire di ulcera e insonnia.

Dopo mesi di dolori e speranze deluse di guarigione, Michelle è scoraggiata. I calmanti leniscono il dolore, ma non la guariscono. Teme di dover prendere medicine per il resto della vita.

Un giorno, va al ristorante con Sylvie, una collega. Il menu prevede fritture, salse e carni speziate: nulla di buono per lei. Michelle opta per una minestrina.

Confida all’amica che sembra tutto appetitoso, ma deve rinunciarvi a causa dei suoi problemi digestivi.

Sylvie le parla allora di una terapia che potrebbe guarirla: il digiuno. Michelle è scettica… Conosce poco questa pratica, e le sembra esagerata. Sylvie invece è andata due volte in una casa di digiuno per curarsi dall’emicrania. Il successo, dice, è stato completo.

Michelle ha molte obiezioni, per prima la fame, che dev’essere insopportabile. Lei la soffre poco: mangiare l’affatica, talvolta la disgusta addirittura. Però mangiare fa bene, pensa. La sua collega la rassicura in fretta: sono i nostri chili in più che ci nutrono durante il digiuno. Poi, aggiunge, il personale delle case di digiuno segue attentamente i pazienti. E durante il digiuno, la fame si placa.

Ma con il digiuno non si rischia l’anoressia? Sylvie, che è di aspetto rubicondo, non soffre di alcun disturbo alimentare. Lei ha digiunato per la sua salute, non contro la vita. Le persone anoressiche si privano del cibo sempre; in una casa di digiuno lo si fa solo per qualche giorno. Infine, Sylvie lascia a Michelle un dépliant sul centro di digiuno.

Michelle riflette su ciò che ha detto l’amica e decide di leggere qualcosa in materia. Scopre che il corpo si guarisce da solo quando riposa completamente. Decide di farsi coraggio e prenota una camera nella casa di digiuno. Vi trascorrerà un periodo di riposo, perché vuole sinceramente guarire.

Il giorno della partenza, Michelle sorride ascoltando i commenti ironici dei parenti. Ma sa, grazie alle sue letture, che al ritorno non starà morendo di fame come le dicono: dovrà seguire un menu di transizione composto di frutta fresca e verdure crude.

Si aspettava qualche battuta, ma di fronte a questo sarcasmo decide di tacere e procedere. Desidera ardentemente recuperare la salute. Crede istintivamente al digiuno, e si sente attirata verso questo cammino.

Paul vuole smettere di fumare

Tutte le mattine Paul tossisce “a vuoto” e si sente depresso e stanco. La prima sigaretta lo sveglia e ferma la tosse. È il tabacco che regola la vita di Paul, e che agita le sue notti. Paul si sveglia spesso mentre dorme: sente il cuore battergli forte e irregolarmente. Allora accende una sigaretta per calmare l’angoscia, ma non sempre riesce a riaddormentarsi; spesso resta steso al buio in preda a pensieri cupi.

Paul nasconde le sue notti insonni fino a quando il fratello minore, accanito fumatore, muore di insufficienza cardiaca. «Quindi i rischi sono veri», si dice Paul, guardando il portacenere.

Per la prima volta in vita sua, Paul ammette che le sigarette sono un male. Benché non sopporti i predicatori anti-fumo, decide di smettere di fumare, e si ricorda che un collega gli ha detto di aver smesso digiunando.

Senza nemmeno documentarsi, Paul telefona alla clinica di digiuno. Gli viene detto che è facilissimo smettere di fumare digiunando. Paul, ancora scettico, prenota una camera.

Mentre si dirige verso la campagna, fuma a pieno regime. Al paese si ferma per mangiare le ultime fritture, con un nodo alla gola. Si sente strano: la sigaretta ha un buon sapore e privarsene lo rende nervoso.

Paul sospira: non è il momento di cambiare idea. Ha percorso un centinaio di chilometri per arrivare lì e sua moglie lo punzecchierebbe per mesi se tornasse indietro.

Arrivando alla casa di digiuno, spegne l’ultima sigaretta dopo averla fumata avidamente. Esce dall’auto e si sente stordito dall’aria fresca della campagna. La signora che lo accoglie cordialmente gli mostra la stanza che occuperà: un morbido letto, cuscini soffici, una poltrona. La finestra si apre sulla campagna. Paul si sistema, in attesa di incontrare la supervisora. Immagina che finalmente godrà di un po’ di pace e avrà tempo per riflettere sul suo futuro.

IL CORPO SI RICICLA

Quando si digiuna non si mangia, non si fuma e si beve acqua a volontà.

Il digiuno integrale non è un regime ipocalorico, una dieta a base di frutta o una dieta liquida. Non si mangia assolutamente niente.

Può sembrare sorprendente.
Chi di noi non ha avuto una nonna che diceva: «Mangia, ti fa bene»?

Molte persone credono di ammalarsi se non mangiano.
Ma il digiuno è una terapia!

Perché?

Digiunando, smettiamo di apportare alimenti al corpo, che deve quindi sviluppare un nuovo modo per avere energia per sopravvivere. La sua strategia è rivolgersi alle riserve: ispeziona tutti i tessuti per inventariare grassi, proteine, vitamine e minerali di riserva che può usare senza farsi del male.

Elenca e distrugge i tessuti usurati, danneggiati o in eccesso, riciclando le parti riutilizzabili ed eliminando quelle nocive. Questo processo viene chiamato autolisi. I tessuti distrutti sono sostituiti da tessuti nuovi creati dall’organismo stesso. Chi dice autolisi dice dunque ringiovanimento.

Insomma, il corpo “si mangia da solo”, per rigenerarsi.

È un processo sorprendente, ma inevitabile. Il nostro corpo non potrebbe produrre tessuti nuovi senza prima eliminare quelli danneggiati. Ma la cosa migliore è che il corpo ricicla i componenti nutrendosene. Un ottimo esempio di riciclo ecologico!

Secondo Christian de Duve, premio Nobel per la biologia:

«L’autofagia [l’autolisi; N.d.A.] resta una risposta cellulare primordiale alla carenza di nutrimento nella maggior parte degli organismi attuali, nei quali è stimolata da ormoni come il glucagone. […] Ma è evidente che la necessità di sostenersi non basta a spiegare il rinnovamento continuo e intenso dei costituenti cellulari […] Grazie al rinnovamento, le cellule sostituiscono continuamente i loro componenti con altri appena sintetizzati, realizzando così qualcosa di molto vicino alla giovinezza eterna».

Il corpo a digiuno si dedica al rinnovamento. Inoltre, il digiuno accelera la pulizia dei vasi sanguigni, delle cellule e dell’ambiente nel quale queste nuotano (l’ambiente interstiziale). Il grasso, gli scarti, i cristalli di acido urico e i residui vengono digeriti dalle cellule e riciclati. Le tossine non riciclabili vengono semplicemente eliminate.

Insomma, il digiuno è una seduta intensiva di riparazione e depurazione dell’organismo.

Nella nostra vita assimiliamo cibo regolarmente. Digiunando, il corpo disassimila e investe le sue energie nel rinnovo e nella riparazione di tutte le funzioni biologiche. Il digiuno fa dunque da contrappeso al sovraffaticamento della vita moderna. Il riposo assicura il riequilibrio del nostro metabolismo.

IL CORPO SI GUARISCE DA SOLO

Il digiuno è un momento di riposo dove l’organismo si rigenera a tutti i livelli:

ogni cellula si guarisce da sola;
● il nostro organismo si riequilibria grazie alla sua capacità di adattamento al cambiamento (omeostasi);
● si difende grazie a cellule specializzate.

Ogni cellula si guarisce da sola

Il corpo è abitato da circa cento quadrilioni di cellule brulicanti di vita e in grado di compiere scambi complessi. Ogni ora nascono, crescono, lavorano e muoiono innumerevoli cellule.

Ma una cellula è invisibile a occhio nudo: ingrandendola mille volte diventerà grande come un pisello. È un mondo sorprendente per chi non lo conosce, ma è qui che si esprime la vita. Ogni cellula partecipa alla sopravvivenza del nostro corpo. Quando diciamo, per esempio, che il fegato secerne la bile, ciò che accade è che le cellule del fegato secernono ognuna una gocciolina di bile per fornirne la quantità sufficiente alla digestione.

Quando si dice che il corpo si guarisce da solo parliamo della capacità di ogni cellula di auto-ripararsi se viene danneggiata da agenti tossici, calore, radiazioni o altri fattori traumatici.

Per auto-ripararsi la cellula si nutre delle proprie parti danneggiate, digerendole.
Dopodiché, si ricostruisce con materiali nuovi e sani.

Come spiega il biologo Christian de Duve:

«Col passare degli anni, le cellule hanno distrutto e ricostruito centinaia, se non migliaia di volte, la maggior parte delle proprie molecole costitutive. […] Assomigliano a quelle case antiche che conservano esattamente lo stesso aspetto di quando furono costruite, ma che, a causa dei numerosi restauri, non hanno più alcun vetro, tegola, mattone o solaio originale. Tuttavia, se per una casa questo processo richiede secoli, per una cellula vivente è solo questione di giorni».

Le cellule delle ossa si rigenerano ogni tre mesi; la pelle si rinnova ogni mese. Le cellule del nostro tubo digerente vengono sostituite ogni settimana. All’epoca delle chirurgie sperimentali, quando si sono sezionati i 7/8 del fegato, si è visto che può rigenerarsi completamente.

Le cellule del cervello sono presenti dalla nascita, ma la maggior parte dei loro costituenti ha meno di un mese. Anche i geni si rigenerano scambiando un pezzo usato con un altro nuovo.

Le nostre cellule sono sempre attive: si adattano, si riparano e si riproducono.

Se una cellula è troppo danneggiata secerne nel suo spazio interno degli enzimi autodistruttori. I suoi residui sono raccolti da cellule itineranti, chiamate macrofagi, che li eliminano digerendoli. La cellula scomparsa è sostituita da una cellula figlia, prodotta da altre cellule. In alcuni tessuti, per esempio nel sistema nervoso, le cellule non si riproducono; tocca quindi alle cellule limitrofe fare il loro lavoro.

Quando si digiuna, ogni cellula accelera l’autolisi per nutrirsi: si rigenera eliminando le strutture usurate. In breve, ringiovanisce.

L’organismo organizza la propria guarigione

La guarigione avviene prima al livello di ogni cellula, poi a quello del corpo in generale.

Le cellule vivono in gruppo: il corpo è una società di cellule che coordinano la loro attività con il solo scopo di formare un organismo sano.

Il principio fondamentale che regola la nostra comunità cellulare è l’altruismo completo e disinteressato. Ogni cellula esiste solo per servire l’insieme. Essa si riproduce se il corpo lo comanda, crea dei composti secondo i bisogni del momento e coordina il suo lavoro con quello delle altre cellule.

La perfetta cooperazione tra esse è fondamentale: aiutandosi a vicenda riescono a mantenere un ambiente ideale nel quale possono sopravvivere.

IL CORPO, UN AMBIENTE IN EQUILIBRIO

All’interno del corpo, le cellule nuotano in un ambiente liquido. Da esso ricavano nutrienti e tutte le sostanze di cui hanno bisogno per sopravvivere.

Ciò che mantiene l’ambiente nutritivo ricco ed equilibrato è l’omeostasi, cioè il mantenimento dei parametri biologici a livelli costanti. Nonostante i cambiamenti nell’alimentazione, il nostro ambiente interno si mantiene favorevole: le concentrazioni sanguigne dei minerali, delle vitamine, dei grassi e degli zuccheri rimangono sostanzialmente le stesse.

Diverse ghiandole, l’ipofisi, il sistema nervoso, il fegato e i reni partecipano all’omeostasi. Questo equilibrio si mantiene durante il digiuno: l’omeostasi è alla base anche del nostro potere di autoguarigione, perché esprime la tendenza dell’organismo a riaggiustarsi continuamente per assicurare l’equilibrio permanente del nostro corpo.

IL CORPO SI DIFENDE

Un esercito di cellule difende il nostro corpo contro virus, polveri, prodotti chimici e batteri. Queste cellule specializzate viaggiano nel sangue ed eliminano i patogeni utilizzando diverse tecniche. Alcune, chiamate macrofagi, hanno lunghi tentacoli con cui catturano e inghiottiscono fino a cento nemici prima di saziarsi. Altre si specializzano nella caccia ai virus: sono i linfociti B, che fabbricano gli anticorpi. Altre ancora individuano le cellule cancerogene o quelle estranee degli organi trapiantati. Sono i linfociti T, che custodiscono la memoria immunitaria: quando l’organismo ha già combattuto un virus se ne ricorda per sempre.

Il fegato possiede un esercito a parte: le cellule di Kupffer. I polmoni, invece, sono dotati di cellule spazzine per pulire gli alveoli. Quanto al cervello, le cellule gliali ne assicurano il mantenimento e la difesa. Cellule difensive si trovano nella parete del canale digerente e altre sono raggruppate in piccole sacche, i gangli linfatici, posti accanto a tutti gli orifizi del corpo.

Certe modalità difensive sono così evidenti che tendiamo a sottovalutarle: il potere battericida delle lacrime, della saliva, del liquido vaginale; la secrezione di scorie attraverso i pori della pelle; la capacità delle ciglia, delle narici e della trachea di trattenere le polveri; il cerume; il trasporto dell’anidride carbonica da parte dei globuli rossi e la sua espulsione attraverso i polmoni; la secrezione di interferone per frenare lo sviluppo di cellule cancerogene; il filtraggio continuo del sangue attraverso i reni; la secrezione delle scorie sanguigne con le mestruazioni; la febbre per favorire la moltiplicazione delle cellule difensive.

Grazie all’omeostasi, il corpo mantiene in equilibrio tutte le sue costanti sanguigne; grazie al suo sistema difensivo, pulisce tutte le vene e i tessuti.

Il nostro corpo possiede i mezzi per guarirsi e difendersi.

Digiunando in un clima di riposo e serenità possiamo risvegliarli.

IL DIGIUNO: UN RIPOSO FISIOLOGICO

Il digiuno è un’avventura affascinante.

Non perché sia avventuroso, ma perché scoprire che il corpo può sopravvivere senza mangiare è una sorpresa per noi mangiatori.

Il digiunatore scopre con meraviglia che tutte le funzioni dell’organismo si svolgono parallelamente a un’intensa attività di disintossicazione e rigenerazione. L’organismo si organizza da solo, è sufficiente smettere di mangiare. Coloro che tentano questa esperienza si stupiscono anche della sua facilità e digiunano con entusiasmo.

Cosa si fa durante il digiuno?

Il digiuno è un riposo fisiologico completo: si ozia senza sensi di colpa.

Ma è possibile lavorare durante il digiuno?
Si può fare una partita di tennis?

In alcune case di digiuno le persone svolgono attività fisica, fanno shopping, passeggiano e vanno in ufficio. Tuttavia, si consiglia di usare gomme da masticare e di raddoppiare l’uso di deodoranti per contrastare i forti odori dell’organismo in disintossicazione accelerata. Inoltre, i riflessi, e quindi la capacità di guidare, potrebbero essere inibiti. È normale sentirsi più lenti durante un digiuno.

Queste cliniche esaltano il fatto che l’essere umano può vivere normalmente senza nutrirsi, evitando tuttavia gli stress massacranti del lavoro che sposserebbero anche una persona perfettamente nutrita.

Un uomo sano è in grado di digiunare svolgendo le proprie attività quotidiane per qualche giorno, ma il digiuno attivo non è terapeutico. Per disintossicarsi il corpo ha bisogno di energia. Il lavoro muscolare moltiplica da dieci a venti volte la spesa energetica rispetto all’organismo a riposo. È un costo troppo oneroso per un organismo a digiuno.

L’afflusso di sangue nell’organismo non può essere ai livelli massimi in tutti gli organi contemporaneamente; quando un organo al lavoro riceve una quantità supplementare di sangue, un altro ne riceve una quantità inferiore. Un organo in autolisi ha bisogno di un grande apporto di energia, e la circolazione sanguigna vi aumenta causando una sensazione di congestione nell’organo in questione. Se quella persona decide di correre, la circolazione sanguigna è immediatamente canalizzata verso i muscoli delle gambe e a quel punto, l’autolisi cessa completamente.

In periodo di digiuno, è dunque nettamente preferibile stare a letto e dormire il più possibile. In mancanza di sonno, si sta distesi e ci si perde in fantasticherie. Mentre si riposa il corpo si trasforma, si rinnova. Normalmente queste attività di rigenerazione si svolgono di notte, quando il corpo è inattivo. Ogni notte di sonno il corpo si disintossica e si riequilibra. Tali attività non avvengono se si passa la notte in piedi. E nemmeno se si digiuna in piedi.

Il digiuno a riposo è quindi doppiamente benefico:

l’organismo distrugge le strutture usurate per sostenersi,
mentre il riposo incrementa la sua riparazione.

Il digiuno diventa terapeutico e i motivi per praticarlo si decuplicano.

Digiunare in modo rilassato non è pertanto un sacrificio, ma un atto di salute e di sopravvivenza. Il digiuno non è una punizione o un atto di fanatismo, e nemmeno è paragonabile all’anoressia, che è un problema comportamentale.

L’anoressico si priva di cibo perché rifiuta di vivere,

chi digiuna, invece, vuole vivere meglio.

Infine, c’è una netta demarcazione tra il digiuno e l’inedia. Le carenze e la denutrizione che caratterizzano l’inedia minacciano le funzioni vitali. Il digiunatore, invece, non soffre di carenze: si nutre ventiquattro ore su ventiquattro, usando le sue riserve. Tutti i processi fisiologici dell’organismo si svolgono normalmente.

Sottolineiamo, per concludere, che quando il digiuno si svolge a riposo, le spese caloriche sono minime riducendo i rischi di esaurimento delle riserve energetiche.

Come digiunare

Un digiuno purificatore va svolto senza agenti inquinanti: bando dunque a tabacco, droghe e farmaci: si digiuna in un ambiente aerato e si sta tranquilli e al caldo. Largo quindi alle stanze soleggiate, ai materassi comodi e agli ambienti rilassanti.

Anche l’inquinamento sonoro e visivo va evitato: è paradossale digiunare davanti a una tv che manda in onda continuamente pubblicità di birre e abbuffate. Lo stress è un’altra forma di inquinamento: è meglio ricreare un clima di incoraggiamento e calma per avere lo spirito e lo stomaco tranquilli. Per esempio, è controindicato digiunare a casa dove i parenti cucinano bersagliandoci con odori deliziosi: questo è inquinamento dell’olfatto.

Ma il problema dei digiuni domestici è spesso psicologico: parenti mal informati discutono all’infinito con il digiunatore che deve continuamente giustificarsi. Questa tensione non aiuta la disintossicazione.

Si digiuna più serenamente lontano dal quotidiano: la distanza psicologica aiuta a staccarsi dalle abitudini nocive e a guardare se stessi in modo nuovo.

Recarsi in una casa di digiuno presenta quindi notevoli vantaggi: tutto è studiato per il benessere del digiunatore e il clima di incoraggiamento che lega i digiunatori è prezioso. Inoltre, si viene supervisionati da esperti che monitorano la situazione.

Tuttavia, il digiuno rimane un atto autonomo: il corpo si purifica e si rigenera da solo e chi sa come digiunare può farlo autonomamente. Ricordiamo però che il primo digiuno dev’essere fatto sotto controllo professionale, affinché il partecipante comprenda bene il procedimento evitando di commettere errori.

 

Nicole BoudreauTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Nicole Boudreau è biologa e supervisionatrice di digiunatori in appositi centri e cliniche del digiuno. Ormai nota divulgatrice di questo tema è riuscita a unire la pratica alla teoria, fondando la prassi del digiuno sulle teorie della biologia contemporanea.

 

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