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Un punto tutto femminile - Estratto da "Il Punto...

Leggi in anteprima il 1 capitolo del libro "Il Punto G" di Elmar e Michaela Zadra e incamminati anche tu alla ricerca iniziatica del piacere sessuale

Un punto tutto femminile - Estratto da "Il Punto G"

Se apri una qualsiasi rivista femminile o un sito internet che parla del punto G, di solito trovi una descrizione lunga circa mezza pagina che ti spiega dove è situato, ti istruisce su come trovarlo, ti dà istruzioni per stimolarlo e termina con alcuni consigli pratici o con le posizioni più adatte nell’atto sessuale. Un testo tipico potrebbe essere come questo:

Il punto G deve il suo nome allo scopritore Ernst Gräfenberg, ed è una piccola massa di tessuto erettile larga come una monetina che per la maggior parte delle donne si trova nella parete anteriore della vagina, a una profondità di circa 5 cm o a metà strada tra l’osso pubico e la cervice. Si dice che, stimolata propriamente, tale massa si dilati e cambi leggermente struttura.

Per una donna non è facile localizzare il punto esatto da sola, a meno che non lo faccia da seduta e che si penetri con il palmo della mano rivolto verso il clitoride. Comunque, con l’assistenza di un partner diventa più facile trovarlo.
Le migliori posizioni per la stimolazione del punto G sono quelle da dietro – con lei a pancia in giù e un cuscino sotto lo stomaco, oppure con lei a quattro zampe e lui in ginocchio – perché permettono all’uomo di puntare il pene contro la parete anteriore della vagina. Un risultato analogo si raggiunge nelle posizioni con lei sopra, che può così inclinare il bacino fino a permettere al pene di scorrere con l’angolazione giusta nella vagina.

Molte donne dicono che essere stimolate nella zona del punto G con il dito procura loro orgasmi più intensi rispetto alla penetrazione normale. Alcune riferiscono anche che fare pressione su quel punto induce lo stimolo a urinare, sensazione che tuttavia gradualmente diminuisce, fino a sfumare in un piacere tanto intenso da indurre vere e proprie eiaculazioni e talvolta orgasmi multipli.
Certo, non tutte le donne reagiscono allo stesso modo alla stimolazione del punto G: per alcune si tratta di un’esperienza poco significativa, mentre per altre vuol dire coinvolgere in un intenso orgasmo l’intero corpo e perfino provare sensazioni di picco o stati alterati della coscienza.

Ecco, in poche righe è stato detto tutto l’essenziale sul punto G.

Ma allora, perché articoli come quello che abbiamo riportato appaiono ciclicamente sulle riviste femminili, di salute o di benessere? Perché immancabilmente vengono seguiti da altri articoli che dimostrano come il punto G sia soltanto un mito?
Perché su Internet ci sono migliaia di pagine in italiano e decine di migliaia in inglese (vedi: g-spot) che ripetono questo concetto tanto semplice e quasi altrettante che sostengono come invece la verità sul punto G sia ancora tutta da scoprire?

Da una ventina d’anni – cioè da quando sono stati ripresi gli studi di Gräfenberg – se ne sentono di tutti i colori: alcune donne affermano che il punto G è diventato una parte integrante della loro sessualità, alcune non lo hanno mai cercato, alcune lo hanno cercato ma mai trovato.
E ci sono donne che dubitano perfino di averlo localizzato o meno: «Sì, l’ho trovato, ma poi mi è fuggito», oppure: «La seconda volta l’ho percepito molto diverso dalla prima e allora ho lasciato perdere». E addirittura: «Ho sentito qualcosa di strano che non assomigliava affatto a un orgasmo, allora non l’ho più cercato».

Fatto sta che anche scienziati e sessuologi di mezzo mondo dibattono tuttora la questione se il punto G esista o meno. Si sentono così le affermazioni più disparate, che vanno da: «Lo abbiamo identificato su un campione di migliaia di donne» a: «Non abbiamo ancora certezze, ci vogliono altre ricerche» fino a: «Il punto G è un mito senza alcuna evidenza scientifica».

Questo punto sta diventando sempre più… un punto interrogativo.

La mia prima volta

Michaela, l’autrice di questo libro, ci racconta:

Ho sentito parlare per la prima volta di questo punto misterioso alcuni anni fa, in una chiacchierata tra amiche. Certo, la questione mi aveva incuriosita, ma le preoccupazioni quotidiane, come la famiglia, i figli e il lavoro, me l’avevano fatta dimenticare.
Ci ritornai soltanto il giorno in cui, in un corso di Tantra, si fece il fatidico massaggio del punto G. Fino a quel momento avevo pensato che la mia sessualità fosse già la più gratificante possibile. Devo dire che come “donna cerva” (un certo carattere genitale) raggiungo facilmente il piacere attraverso la penetrazione, in tutti i modi e in tutte le posizioni.

Dopo il massaggio del punto G invece mi accorsi di sapere ben poco del mio corpo, e intuii che stavo per iniziare un nuovo, sorprendente viaggio. Un viaggio che non è ancora terminato, e che continua a riservarmi meravigliose sorprese su come fare per arrivare alla più profonda intimità con me stessa.
Essere stimolata nel punto G è infatti una pratica che con i suoi orgasmi implosivi mi offre un rispecchiamento dello spirito sul piano fisico, una porta verso una spiritualità femminile che fa vibrare insieme il corpo e l’anima.

Ma torniamo al giorno della mia “prima volta con il punto G”, in un contesto che non mi sarei mai immaginata.

In programma c’era un massaggio genitale che ogni donna avrebbe avuto dal proprio partner.

Inizialmente l’esperienza suscitò in me molta curiosità, ma dopo circa un’ora era subentrato il fastidio. Mi ricordo che a malapena riuscivo a mantenere la calma, perché, inondata com’ero da una quantità straordinaria di stimoli, quasi non riuscivo a sostenere il livello di energia, a rimanere presente.
Sentivo addirittura il forte impulso di coprire di parolacce Elmar che con tanta cura, delicatezza e pazienza si era dedicato a farmi un massaggio di circa tre ore. Se fosse stato per me, gli avrei chiesto di smettere più volte, ma la presenza delle altre persone e l’atmosfera di sostegno del gruppo mi aiutarono, così proseguii.

Alla fine, però, ero così arrabbiata che presi le mie cose e uscii senza salutare o guardare nessuno. Giurai a me stessa che quella sarebbe stata l’ultima volta, ero convinta che i maestri non capissero nulla, che farlo in gruppo fosse il modo più sbagliato, che in me ci fosse qualcosa che non andava. Insomma, era meglio smettere di cercare nella sessualità qualcosa che non esisteva.

Dopo quel giorno, però, mi accorsi che era cambiato qualcosa nel mio modo di fare l’amore: se prima era stato bello, ora era diventato bellissimo.

Ogni volta che mio marito mi penetrava percepivo in me un punto che si accendeva come una piccola lampadina. La cosa mi stupiva parecchio: come mai, all’improvviso, riuscivo a percepire questa sensazione così forte, netta e intensamente piacevole? Forse valeva la pena aver fatto il massaggio?

Prestando più attenzione ai cambiamenti che avvertivo, mi accorsi che, prima di tutto, la sensibilità genitale era aumentata, la consapevolezza era più precisa, il piacere era diventato più fine e delicato. Mio marito e io godevamo anche dei momenti tranquilli, quando lui faceva soltanto piccoli movimenti, pochi spostamenti, al punto che percepivo addirittura il respiro che, come un’onda, dilagava in ogni angolo del mio bacino.

Quando raccontai tutto questo al mio partner fui sorpresa per la seconda volta: non solo per me era stato così, ma anche per lui l’atto sessuale era diventato più ricco, più saporito, più intenso e al contempo più sottile.

Qualche settimana dopo rifacemmo il massaggio del punto G, ma stavolta a casa da soli: mi aspettavo l’irritazione, il nervosismo, i momenti di rabbia che avevo sperimentato al corso di Tantra. Ero preparata a tutto il repertorio di sensazioni fastidiose, invece non accadde niente di tutto ciò. In effetti, durante gran parte del massaggio non sentii nulla, un grande niente, un vuoto neutrale, né piacere, né sofferenza.

Terza sorpresa. In seguito a questo secondo massaggio fare l’amore divenne più silenzioso. Ero ancora più attenta ai piccoli movimenti interni, e avvertivo di essere molto più presente durante l’atto amoroso: se prima, ogni tanto, mi capitava di perdermi in fantasticherie, o mi distraevo pensando a che cosa avrei cucinato dopo, a come stava il mio partner o a che cosa mi aspettava al lavoro, ora rimanevo continuamente in contatto con la sinfonia di sensazioni che pervadevano il mio bacino per poi diffondersi in modo centrifugo in tutte le direzioni.

La mia grande conquista era una presenza dolce e continua, un nuovo senso di profondità, uno “stare con me dentro” che mi ricordava certi momenti vissuti da bambina, quando mi mettevo seduta nel tronco vuoto di un grande albero e ascoltavo rumori e fruscii talmente amplificati da poter facilmente sentire lo strisciare di un bruco sulla corteccia.

In seguito, questa nuova sensibilità corporea fece subentrare al nulla della seconda volta un crescendo di vibrazioni piacevoli, la conquista di nuovi territori interiori, il configurarsi di nuove emozioni – con o senza orgasmi – nella masturbazione, nel fare l’amore, nei sogni erotici.

Ma anche al di fuori della mia vita sessuale iniziavo a percepire il mio corpo in un modo pieno e vibrante: era diventato vispo e rilassato, ricettivo e vulcanico, luminoso e misterioso, nascosto e aperto, contenuto ed esteso. Mi sentivo come una sposa alla quale viene aperto il velo per ricevere il bacio che cambierà la sua vita.

E tutto questo era partito da un punto!

Questo racconto è un’esperienza straordinaria successa a una donna toccata miracolosamente dalla dea Fortuna oppure riflette il tipico percorso alla scoperta del punto G?

Per saperlo, abbiamo preso un campione di 180 donne e abbiamo chiesto loro di intraprendere il viaggio alla scoperta del punto G mentre le osservavamo e consigliavamo. Per seguire le tappe di questo itinerario abbiamo poi intervistato 65 di loro. Ed ecco qual era il loro stato all’inizio della ricerca. (Riportiamo, via via, opportuni frammenti del test che troverete nella sua globalità nell’Appendice).

 

Elmar e Michaela ZadraTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Elmar e Michaela Zadra Elmar e Michaela Zadra sono sposati da 20 anni e insegnano il Tantra in Italia da 12. Dopo essersi formati in bioenergetica, PNL, Sessuologia, Costellazioni familiari e IBP (Integrative Body Psychotherapy) hanno trovato nel Tantra la via con cui esprimere il loro cuore. Hanno praticato i metodi di meditazione usati sia nel Tantrismo buddhista tibetano che nel Tantra kashmiro.

Quando, appena laureato, mi dedicai per un anno alla ricerca interiore in ashram indiani e monasteri tibetani, rimasi affascinato dal Tantra, perché include l’unione uomo-donna nel percorso spirituale. Poi, tornato a Vienna, mi dedicai alla consulenza aziendale e al coaching dei manager; così incontrai Michaela, che faceva la disegnatrice industriale, e da questa relazione è nata nostra figlia.
Nel famigerato settimo anno ci siamo rivolti a Bali e Prabhato, che diventarono i nostri maestri guidandoci per 8 anni attraverso le giungle e i deserti interiori nel viaggio verso l’anima. Così, sulla base del loro insegnamento, abbiamo costruito il nostro training di Tantra. Per integrarlo con altre discipline e terapie, abbiamo frequentato formazioni e percorsi in Bioenergetica, PNL, Sessuologia, Energywork, Rebalancing e tecniche di massaggio, Dance Movement Therapy, Costellazioni familiari e sistemiche, Counseling e IBP (Integrative Body Psychotherapy).
La pratica del Tantra è diventata la nostra via del cuore, ci ha aperto molti orizzonti e ha rivoluzionato il nostro rapporto di coppia. Oggi siamo sposati da 20 anni e insegniamo il Tantra da 12. Oltre a questo, Michaela sta continuando le sue ricerche sugli stati di coscienza prenatali, Elmar segue da 7 anni principalmente gli insegnamenti di Daniel Odier e pratica le meditazioni del Tantra kashmiro.

 

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