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Un'idea geniale - I Rothschild e gli Altri - Libro...

Leggi in anteprima alcune pagine estratte dal libro di Pietro Ratto "I Rotschild e gli altri"

Un'idea geniale - I Rothschild e gli Altri - Libro di Pietro Ratto

L’intuizione geniale di papà Amschel Meyer, lasciata in eredità ai suoi cinque figli, era più o meno questa: non limitarsi a prestare soldi a commercianti o nobili, privilegiando, invece, le teste coronate.

I re avevano sempre bisogno di fondi per le loro campagne militari, per abbellire le loro capitali ecc.

Gli stessi Fugger, famosissima stirpe di banchieri medievali estintasi già a metà del XVII secolo, avevano dimostrato che il vero potere, così caratteristico della nascente classe borghese, consisteva sempre più nell’accumulo di denaro e sempre meno nei titoli nobiliari. Duchi, re e imperatori non contavano nulla senza finanze.

I Fugger, con il loro colossale prestito a Carlo d’Asburgo, ad esempio, avevano consentito allo stesso di comprarsi il voto dei prìncipi elettori riuscendo ad accumulare al titolo di re di Spagna quello di imperatore. Carlo V, quindi, riconosciuto nei secoli come uno dei più grandi personaggi della storia, era in realtà letteralmente nelle mani di una famiglia di banchieri a cui doveva gran parte del suo successo, oltre a un sacco di soldi!

Amschel Meyer Bauer questo lo aveva capito; così come aveva compreso che il prestito a un re poteva contare su una garanzia che nessun altro debitore avrebbe mai saputo fornire: l’imposizione fiscale su milioni di sudditi. In pratica, il debito poteva passare dal sovrano al popolo, tartassato a dismisura senza nemmeno immaginare di trovarsi intrappolato nella rete di un usuraio.

Ma non bastava.
Bisognava mantenersi il più possibile distanti dal “rischio default” delle teste coronate. Evitare, insomma, gli epocali fallimenti che in passato avevano travolto grandi compagnie finanziarie come quelle dei Peruzzi o dei Bardi, proprio a causa dell’insolvibilità dei loro “reali” debitori.

Per questo motivo era necessario dare vita a una fittissima rete di alleanze politiche e, contemporaneamente, concedere prestiti a sovrani disposti a consegnare alla famiglia Rothschild la gestione fiscale del loro stesso Stato.

Un’ultima cosa era infine ben chiara al capostipite della dinastia Rothschild: il meccanismo del debito, se ben sfruttato, poteva garantire un recupero del credito praticamente infinito. Bastava trovare il modo di non permettere mai al debitore di saldarlo definitivamente.

Si trattava di un trucco in realtà molto vecchio: già nell’antica civiltà babilonese i sacerdoti di Baal, tutte le primavere, erogavano prestiti ai contadini per permettere loro di effettuare le semine; siccome però, contemporaneamente, regolavano la riserva monetaria totale, i sacerdoti si premuravano di mettere in circolazione una quantità di denaro sufficientemente bassa, in modo da non permettere ai loro debitori di saldare completamente i conti. Questo portava a una moltiplicazione all’infinito del debito tale da costringere i contadini ad asservirsi per tutta la vita ai loro creditori. E, naturalmente, ciò poteva essere ottenuto soltanto esercitando un diretto controllo sulle casse statali.

Una serie di intuizioni e di accorgimenti che, sommati a meccanismi come quello della riserva frazionaria, potevano davvero garantire alla discendenza di Meyer una ricchezza infinita.

Avendo ben chiaro tutto ciò, i cinque fratelli Rothschild misero a punto la loro incredibile ricetta per un debito infinito.

In caso di un’ennesima guerra tra Francia e Inghilterra, ad esempio, James prestava i soldi per la campagna militare della prima e Nathan finanziava le operazioni belliche della seconda. Poi, a fine guerra, entrambe le banche Rothschild erogavano prestiti per le relative ricostruzioni e, nel caso dello Stato sconfitto, l’Agenzia territorialmente competente provvedeva al risarcimento dei danni nei confronti di quello vittorioso. Tali prestiti si sommavano a quelli originariamente concessi a entrambi i sovrani per condurre la guerra, con un risultato più che evidente: il debito dei re nei confronti dei Rothschild non si estingueva mai; anzi, lievitava sempre più, trasformato in nuove imposte sui sudditi o, usando un termine tristemente attuale, in un debito pubblico in continuo aumento.

Il patrimonio della famiglia, quindi, cresceva a dismisura.
Anche perché una clausola, voluta da papà Amschel sul letto di morte, stabiliva che nessuno dei cinque fratelli avrebbe mai potuto ritirarsi dalla società di famiglia portandosi via il proprio capitale.

A blindare definitivamente il patrimonio e la dinastia dei Rothschild, come abbiamo visto, c’era la consuetudine di sposarsi spesso fra loro. La inaugurò James, sposando nel 1834 la nipote Bettina, figlia del fratello Salomon. James aveva 32 anni, Bettina 19. Poco dopo un figlio di Salomon avrebbe sposato la figlia di Nathan e così via.

Come sottolinea il Lottman, su diciotto matrimoni contratti dai nipoti di Amschel Meyer ben sedici unirono dei cugini primi. Lo studioso aggiunge: «I banchieri Rothschild dimostravano, con il loro comportamento, di non aver bisogno di allearsi ad altre famiglie di banchieri per prosperare ».

Oltre al trucco che abbiamo definito del debito infinito, i Rothschild riuscirono presto, nel corso della prima metà dell’Ottocento, a diventare i banchieri di riferimento più importanti per le relative corone, rispetto al sistema dei grandi prestiti pubblici, caratteristici proprio di quel periodo storico.

In pratica, le cose andavano così. Lo Stato decideva di emettere delle cartelle di rendita atte a permettergli di ottenere prestiti dai suoi cittadini (portando di fatto gli investimenti economici anche alla portata dei piccoli risparmiatori, proprio perché gestiti con cartelle di piccolo taglio). Emetteva, ad esempio, cartelle da 100 franchi (nel senso che quella sarebbe stata la cifra rimborsata al cittadino risparmiatore, alla scadenza dei titoli) vendendole prima alle banche al costo di 90. Le banche, a loro volta, le rivendevano ai cittadini a 95, incassando subito la loro parte, costituita da 5 franchi per cartella. In questo modo i Rothschild fecero la loro fortuna anche nell’acquisto dei grandi debiti pubblici, soprattutto in Francia.

Per non parlare, poi, dell’erogazione di prestiti a dir poco vergognosi.
Risale solo a tre anni fa il rinvenimento di un documento comprovante un losco affare che nel 1830 coinvolse James e Nathan Rothschild.

Il documento T71/122 (scoperto dal ricercatore Nick Draper nell’Archivio di Stato londinese) si riferisce infatti a un accordo tra i due fratelli e un certo Lord O’Bryen, a cui essi avevano prestato 3000 sterline per comprare una proprietà ad Antigua, nella quale ottantotto schiavi venivano regolarmente sfruttati. I Rothschild su quella proprietà, schiavi inclusi, avevano stabilito un’ipoteca e alla fine, dato che O’Bryen non era riuscito a restituire il prestito, avevano incassato la somma stabilita a titolo di risarcimento per la garanzia cancellata, procedendo dunque anche alla vendita degli ottantotto malcapitati, nonostante lo schiavismo nel frattempo fosse stato abolito dallo Stato inglese.

E ciò negli stessi anni in cui Nathan e James si erano eretti a paladini internazionali della lotta allo schiavismo.

I Rothschild e gli Altri

I Rothschild e gli Altri

Non è assolutamente vero che esser famosi significhi contare davvero qualcosa. Nell’era dei social network, in cui ognuno cerca disperatamente di apparire e di collezionare il maggior numero possibile di amici e di condivisioni, chi davvero esercita un’influenza importante non viene mai, o quasi mai, menzionato.

Non c’è nessun accenno, per esempio, alla famiglia Rothschild all’interno dei libri di storia su cui i nostri ragazzi studiano. Questo cognome è quasi sconosciuto.

Nonostante ciò, questo libro intende dimostrare come i Rothschild e le altre dinastie con cui essi si sono via via imparentati, abbiano esercitato un’influenza enorme sulla storia del nostro pianeta, per lo meno dalla fine del Settecento ad oggi.

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Pietro Ratto

Pietro Ratto, professore di Filosofia, Psicologia e Storia, giornalista e saggista, ha vinto diversi Premi letterari di Narrativa e di Giornalismo. È attivo sul web dove cura diversi blog che si occupano di scuola e politica. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni saggistiche.