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Decrescita, “scollocamento” e lungimiranza: l'insostenibilità dell'opulenza e la gioia della vita semplice

Ufficio di Scollocamento

In tempi di crisi globale l'unico Verbo dominante nelle nostre società sembra quasi un comando divino che imporrebbe, secondo le più illustri autorità economiche, finanziarie e politiche, la crescita ad ogni costo e oltre.

Sul fatto che, tuttavia, a questi livelli macroeconomici e di politica internazionale non ci si sia mai posti seriamente il problema di come sia mai possibile proporre una crescita materiale infinita in un luogo, il nostro pianeta, con limiti (geografici, minerari, alimentari, biologici, climatici ecc.) ben definiti, ci sarebbe molto da meditare.

Per non dire poi che raramente si leggono informazioni e riflessioni sul motivo per il quale questa crisi è scoppiata e su come si è arrivati a questa condizione di interruzione brutale della possibilità di un futuro per i nostri figli e le generazioni a venire.

Partendo invece dalle conoscenze che abbiamo sulle ragioni della situazione attuale, possiamo abbastanza facilmente prendere consapevolezza che la strada da percorrere d'ora in poi dovrebbe essere un'altra. La crescita infinita perseguita dal liberalismo economico e dal consumismo che ne deriva non ci ha portato un aumento di felicità e di benessere reale, ma ha contribuito a condensare una società umana zeppa di idiosincrasie e dislivelli di soddisfazione e ricchezza abissali. Se in Occidente abbiamo società opulente con tassi di obesità crescente, nei paesi poveri assistiamo a spopolamenti delle campagne da parte di miserabili contadini affamati che cercano salvezza o nel finto paradiso delle nostre città o nelle baraccopoli delle metropoli del terzo mondo.

Come ormai è chiaro a molte persone, il nostro regime di ricchezza e spreco è possibile solo grazie allo sfruttamento delle risorse di gran parte del pianeta.
E nonostante le nostre case siano zeppe di oggetti di ogni tipo, la depressione è in aumento e secondo l'OMS, entro il 2020 essa diventerà la patologia più diffusa a livello mondiale per tutte le età ed entrambi i sessi. Già oggi è la prima causa di disfunzionalità nei soggetti di età compresa tra i 14 e i 44 anni, precedendo patologie come le malattie cardiovascolari e i tumori.

L'accumulo squilibrato di risorse e cose ha creato solo scompensi anche a livello di economia di giustizia e di serenità interiore.
È quindi tutto il modello di convivenza umana e di finalità dell'esistenza che va rimesso in discussione.

Per fare questo non bastano riforme finanziarie anti-speculazione o diffusione di massa delle energie rinnovabili come qualcuno forse potrebbe pensare. La società umana va "semplicemente" rifondata interamente, a partire dalle sue strutture istituzionali portanti e dalle priorità che come specie e come individui ci vogliamo dare.

In pratica, si tratta del reingresso in scena della significanza filosofica al posto della sterile economia e del fine del profitto che ne consegue.
Per fare ciò, sono essenziali alcuni cambiamenti che si possono effettuare da subito, anche nella propria vita, senza dover attendere decisioni dall'alto o imposte da una qualsivoglia autorità istituzionale che in ogni caso saranno le ultimi entità socio-politiche che si orienteranno in tal senso.

Una riduzione dei consumi e la ricerca di una sobrietà rasserenante sono ad esempio dei passi che si possono compiere con non molto sforzo, una volta superato il primo impatto dovuto al risalire la corrente in controtendenza con tutto quello che ci circonda. Ma il resto viene da sé e in maniera piuttosto automatica e del tutto soddisfacente.

Questa decrescita economica e materiale, burocratica e tecnologica, ha degli aspetti profondi che agiscono in maniera indelebile sul nostro animo, scatenando pensieri di solidarietà e amore che vanno a ricoprire l'esistente e ci fanno stare molto meglio e senz'altro sentire più motivati nell'esistere.

Anche "disinserirsi" dal modello economico e sociologico attuale e cioè riorganizzare la propria vita all'insegna del perseguimento dei propri ideali, in un contesto più a misura d'uomo, relazionalmente più umano e meno impattante per l'ambiente è un percorso che può dare grandi risultati. Lo "scollocamento" è possibile attraverso soluzioni di vario tipo, quantificando le proprie risorse di partenza (materiali e culturali) e mettendole in relazione ai propri sogni nel cassetto al fine di individuare la nuova situazione verso cui proiettarsi.

Una visione d'insieme di lunga durata, che tenga conto delle generazioni future e delle risorse di cui anch'esse dovranno disporre è l'unica strada percorribile affinché l'umanità possa continuare a vivere su questo pianeta.

Secondo alcuni studi, entro il 2025 1 miliardo e 800 milioni di persone vivranno in aree con gravi problemi di siccità. Secondo altre fonti il numero di persone assetate a quell'anno salirà a 2 miliardi e 400 milioni. Con l'aumento della popolazione mondiale e di conseguenza di agricoltura e industria saliranno ancor più i bisogni idrici. Con la prevedibile crescita dell'urbanizzazione, la competizione tra città e campagna tenderà ad aumentare con conseguenze negative per gli abitanti delle campagne.

Teniamo anche presente che tra il 2000 e il 2005 sono spariti 1.011.000 chilometri quadrati di foreste, pari al 3,1% del patrimonio forestale mondiale. Una superficie di oltre tre volte più grande dell'Italia. E il deserto avanza anche in altri modi. Anche nella nostra Europa la fertilità dei suoli è in calo grazie all'uso di sostanza chimiche di ogni genere in agricoltura, all'erosione e ai mutamenti climatici. Secondo le stime della Commissione delle comunità europee il 45% dei suoli europei presenta uno scarso contenuto di materia organica. E al momento ancora non mangiamo microchip o iPad...

In queste condizioni non è possibile pensare a un futuro che non sia di guerra per l'accaparramento delle ultime risorse alimentari e idriche, prima ancora che petrolifere o energetiche. Il noto slogan gandhiano "vivere semplicemente perché tutti possano semplicemente vivere" acquisisce alla luce di questi dati un significato portante e molto chiaro.

Siccità, desertificazione ed esaurimento delle risorse idriche non sono infatti nient'altro che una parte delle conseguenze dello sfruttamento barbaro che le classi medio-alte più ricche dell'umanità stanno imponendo alla natura depredandola di ogni bene e continuando a infierire sulla sua atmosfera, mari e oceani con l'immissione nella biosfera di gas, particolato, veleni tossici, materiali radioattivi e quant'altro.

Questo, oltreché impoverire ancor più le popolazioni marginali dell'"impero" economico occidentalizzante che domina ormai il pianeta, sia come modello culturale che finanziario, impoverisce anche il nostro senso dell'esistenza, delimitandoci all'interno di schemi di lavoro, produzione e consumo che alla fin fine soddisfano solo coloro che ci propinano i loro falsi idoli materiali, ma non le nostre vere vocazioni profonde.

Ma cambiare si può, sin da subito e in maniera indipendente, sia per noi stessi che per tutte le forme viventi sulla Terra.

Scritto da Valerio Pignatta

Valerio Pignatta è nato a Vigevano nel 1959.
Laureato in Scienze Politiche all'Università di Pavia e laureato in Storia all'Università di Genova, naturopata e giornalista pubblicista lavora come traduttore, redattore e collaboratore di riviste e case editrici.
Ha pubblicato diversi articoli su periodici nazionali inerenti il rapporto salute/ambiente e testi divulgativi di medicina naturale.
Ha scritto inoltre testi di storia per l'editoria scolastica, nonché ricerche storiche per istituti universitari.

Appassionato cultore di storia dei movimenti spirituali libertari, si sta interessando sempre più alla "decrescita" e collabora con iniziative culturali legate a tale movimento. Socio fondatore del Movimento per la decrescita felice, pratica attivamente la sobrietà, difende l'autoproduzione e auspica un mercato che riscopra e valorizzi anche lo scambio di beni e servizi.


 

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Valerio Pignatta

Valerio Pignatta è nato a Vigevano nel 1959.
Laureato in Scienze Politiche all'Università di Pavia e laureato in Storia all'Università di Genova, naturopata e giornalista pubblicista lavora come traduttore, redattore e collaboratore di riviste e case editrici.
Ha pubblicato diversi articoli su periodici nazionali inerenti il rapporto salute/ambiente e testi divulgativi di medicina naturale.
Ha scritto inoltre testi di storia per l'editoria scolastica, nonché ricerche storiche per istituti universitari.

Appassionato cultore di storia dei movimenti spirituali libertari, si sta interessando sempre più alla "decrescita" e collabora con iniziative culturali legate a tale movimento. Socio fondatore del Movimento per la decrescita felice, pratica attivamente la sobrietà, difende l'autoproduzione e auspica un mercato che riscopra e valorizzi anche lo scambio di beni e servizi.

 

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