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La Trilogia: In nome del padre e della madre. Il legame archetipico tra famiglia e malattia

Che cos’è la malattia e perché si scatena?

La nuova medicina di Hamer ne ha descritto il decorso e l’innesco dal punto di vista biologico, ma l’essere umano non è solo biologia: è anche e soprattutto psiche.

La malattia è sicuramente la soluzione biologica di un conflitto psichico, come afferma la nuova medicina, però essa prende il sopravvento solo quando non possiamo attingere a ciò che ha fondato l’umanità, a ciò che l’ha differenziata per sempre dall’animale esclusivamente biologico che era stata fino ad allora.

Sono infatti lo psichismo, la cultura e la creatività a contraddistinguere l’essere umano rispetto a tutte le altre specie.

Insieme alla biologia e a tutto il suo repertorio di soluzioni, la trasmissione ereditaria consegna anche questa tappa fondamentale dell’evoluzione – la scoperta della psiche – perché è stata la più vincente e significativa del nostro percorso.

Insieme all’archetipo biologico, dunque, la vita trasmette anche l’archetipo psichico.

Questa risorsa fondamentale viene spesso offuscata o repressa dal modello genealogico che ogni famiglia trasmette ai suoi membri nel susseguirsi delle generazioni.

L’archetipo psichico diventa così un anelito a cui si tende per la propria realizzazione e autenticità, impedite dalla fedeltà inconscia al modello psicogenealogico. Ciò innesca una lotta interiore che deve necessariamente trovare una soluzione: di ciò si incarica quella parte di noi che ha più storia e repertorio di soluzioni alle spalle, la biologia, che interviene però con i suoi mezzi e secondo le sue proprie ragioni – come ha ben dimostrato la nuova medicina.

Quello che fa pendere la bilancia da una parte o dall’altra è il sistema familiare, che detta obblighi e divieti di base: l’obbligo di essere una donna o un uomo in un certo particolare modo; il divieto di essere quello che siamo. Questo codice di legge familiare nega e offusca l’autenticità, che altro non è se non la libera espressione dell’archetipo psico-antropologico, che ci costituisce tanto quanto quello biologico.

La malattia è dunque il ricorso forzato alla biologia in carenza di archetipo psichico, a causa di una fedeltà inconscia al modello psicogenealogico trasmesso dalla famiglia.

In nome del padre e della madre – Il legame archetipico tra famiglia e malattia indaga ed esplicita tutto questo percorso:

  • volume I: L’invenzione del padre (origine dell’archetipo biologico e dell’archetipo psichico);
  • volume II: Contratti firmati col sangue – Il sistema transgenerazionale della famiglia (struttura del modello psicogenealogico familiare);
  • volume III: Acqua e aria, madre e padre, maschile e femminile – I conflitti biologici come conflitti psicogenealogici (decodificazione psicogenealogica del sintomo).
VOLUME I

L’invenzione del padre

Il primo libro della trilogia dedicata al legame tra famiglia e malattia tratta della nascita di ciò che ci accomuna tutti: come si sono formati ed evoluti il nostro corpo e il nostro cervello – l’archetipo biologico – e come e quando è nata la nostra specificità di esseri pensanti e parlanti, quella che ci differenzia da ogni altra specie – l’archetipo psico-antropologico.

La biologia fornisce le migliori risposte ai conflitti che viviamo in base alle soluzioni che ha repertoriato nel corso della sua lunga storia, così come fa la nostra componente psichica, che è però molto più recente ed è inoltre inficiata dalle trasmissioni familiari che si codificano nel corso delle generazioni.

La nascita dell’umanità – l’invenzione della psiche – corrisponde alla nascita del padre “responsabile”: una figura completamente ignota alla natura, la quale conosce solo padri biologici che non si occupano dei figli né hanno legami stabili con la femmina.

Col padre nasce anche un rapporto tra uomo e donna che si sostituisce a quello tra maschile e femminile proprio della biologia: nasce la coppia monogamica – anche questa sconosciuta alla natura – e nasce anche la famiglia. Il figlio diventa l’esito di un triangolo edipico – non è più figlio della sola madre – e il maschile e il femminile acquisiscono così un significato in termini genealogici, oltre che archetipici.

La successione delle generazioni si struttura in un modello che spesso offusca la grande risorsa costituita da ciò che ha fondato la stessa umanità e il suo successo evolutivo: la creatività, lo psichismo e la parola – vale a dire l’archetipo psichico. Questo diventa un anelito a cui ciascuno tende per la propria realizzazione e autenticità, impedite però dalla fedeltà inconscia al modello genealogico-familiare.

Ciò innesca una lotta interiore che deve necessariamente trovare una soluzione: di ciò si incarica quella parte di noi che ha più storia e repertorio di soluzioni alle spalle, la biologia, che interviene con i suoi mezzi e secondo le sue proprie ragioni – come ha ben dimostrato la nuova medicina.

La malattia è dunque il ricorso forzato alla biologia in carenza di archetipo psichico, a causa di una fedeltà inconscia al modello psicogenealogico trasmesso dalla famiglia.

Il libro compie inoltre una ricognizione sul fondamento della mitologia culturale, in quanto esito della scoperta della psiche e della sua strutturazione in archetipo.

Per le prime culture era necessario proteggere al massimo questa invenzione, collegata alla funzione genitoriale del padre, in quanto aveva strappato l’essere umano all’animalità e costituito il suo successo evolutivo. Di qui origina il patriarcato e la denigrazione-sottomissione del femminile che caratterizza la quasi totalità dei miti fondatori e delle prime civiltà.

Un’analisi della Genesi da questo punto di vista ne costituisce il perno, perché la Bibbia è forse l’esempio più significativo della necessità propria delle prime culture di trasmettere la nuova funzione paterna e di evitare la regressione all’istinto e all’animalità, sancito dal quinto versetto dei Dieci Comandamenti, là dove Dio padre si presenta e riassume ciò di cui tratta alla fin fine il Libro: gli errori dei padri si trasmettono su tre o quattro generazioni.

VOLUME II

Come ci condiziona il Modello Familiare
Il sistema transgenerazionale della famiglia

Ogni individuo è costruito dalla sua famiglia tramite linee di trasmissione che gli conferiscono un’appartenenza biologica, antropologica e genealogica al contempo. Biologia e antropologia sono archetipi collettivi che la genealogia fonde e spesso confonde con se stessa, originando un modello cui ciascun individuo deve attenersi a causa del debito di riconoscenza che lega ciascuno ai suoi genitori (perché ci creano e ci accudiscono, ci originano e ci portano a maturità).

Questo modello offusca la grande risorsa costituita da ciò che ha fondato la stessa umanità e il suo successo evolutivo: la creatività, lo psichismo e la parola – vale a dire l’archetipo psichico – che diventa così un anelito a cui ciascuno tende per la propria realizzazione, che si scontra col modello psicogenealogico a cui tutti siamo inconsciamente fedeli.

Il secondo libro della trilogia dedicata al legame tra famiglia e malattia tratta del suo funzionamento come sistema che si consolida su un ciclo di tre o quattro generazioni, andando a originare quel modello di maschile e di femminile che impedisce la libera espressione dell’autenticità individuale.

Si tratta di teoria e pratica sistemico-relazionale della famiglia dal punto di vista transgenerazionale, volta a evidenziare le leggi e i codici sui quali si strutturano le trasmissioni che costruiscono un individuo: i ruoli e i contratti di relazione che legano una generazione all’altra e a tutte le altre, il modello psicogenealogico cui ciascun individuo sempre si attiene, spesso a suo scapito.

Partendo dall’analisi del sottosistema della fratellanza e definendo i ruoli di primogenito, secondogenito, terzogenito, ecc., mettendone in risalto i vincoli sistemici di appartenenza e l’identità proiettiva assegnata loro dai genitori, in base ai loro propri vincoli e proiezioni da parte dei loro propri genitori, che a loro volta li hanno ricevuti dai loro in un processo proiettivo che incede a ritroso fino ai nonni e ai bisnonni, il libro si costituisce come un vero e proprio trattato di psicologia sistemica relazionale transgenerazionale svolto su quattro generazioni, corredato e supportato da un ampio spettro di esempi derivati da circa vent’anni di lavoro pratico e clinico.

VOLUME III

Acqua e aria, madre e padre, maschile e femminile
I conflitti biologici come conflitti psicogenealogici

La vita nasce nell’acqua e si evolve nell’aria, oggi come milioni di anni fa.

L’essere primordiale è passato dall’acqua degli oceani ancestrali alle terre emerse e all’aria, così come ancora oggi tutti passiamo dalle acque fetali della madre all’aria del padre. Nell’acqua la riproduzione avveniva per partenogenesi, ovvero per duplicazione cellulare; con l’approdo all’aria si origina invece la differenziazione sessuale in femminile e maschile.

L’acqua conosceva solo la madre, dunque, mentre l’aria origina il padre.

L’encefalo ha seguito una linea evolutiva parallela: nell’acqua e nel primissimo approdo all’aria il cervello era costituito dal tronco cerebrale e dal cervelletto: il paleoencefalo; con l’aria si sviluppano il midollo e la corteccia cerebrale: il neoencefalo

L’ontogenesi ricapitola la filogenesi: prima nasce il foglietto embrionale interno – l’endoderma – e poi quello esterno – l’ectoderma – con il foglietto medio tra i due: il mesoderma antico (collegato all’endoderma) e quello recente (collegato all’ectoderma). Il paleoncefalo controlla e innerva tutti gli organi derivati dall’endoderma e dal mesoderma antico; il neoencefalo quelli derivati dall’ectoderma e dal mesoderma recente.

Se l’acqua conosceva solo il femminile e il paleoencefalo, l’aria sviluppa il neoencefalo e il maschile. Così tutti gli organi derivati dal foglietto embrionale interno e medio antico – apparato digerente-escretore, reni, gonadi, derma, pericardio, peritoneo, pleura, ecc., controllati dal paleoencefalo (tronco cerebrale e cervelletto) – sono di matrice acquatica e dunque femminile. Gli organi originati dal foglietto embrionale esterno e medio recente invece – ossa, muscoli, tendini, cartilagini, midollo osseo, sistema nervoso, epidermide, bronchi, dotti vari, coronarie, cuore, ecc., controllati dal neoencefalo (midollo e corteccia cerebrale) – sono di matrice aerea e quindi maschili. I primi sono “madre” e i secondi “padre”.

Ogni problematica inerente questi organi si può dunque classificare come maschile o femminile.

Così i conflitti codificati da Hamer – boccone, autodifesa, autosvalutazione, territorio, separazione – che innescano quella soluzione biologica speciale sensata chiamata malattia, diventano in realtà i prodotti di un conflitto primario col femminile o col maschile, il quale li ingenera proprio in virtù della loro caratterizzazione di genere. Gli organi designati alla metabolizzazione di un conflitto, di conseguenza, non solo non sono casuali perché sono dotati di una matrice embrionale e di un’afferenza cerebrale specifiche, ma sono selezionati in virtù della loro pertinenza “acquatica” femminile o “aerea” maschile.

L’ultimo libro della trilogia dedicata al legame tra famiglia e malattia tratta dell’archetipo biologico e dei suoi legami con il sistema familiare transgenealogico, il quale detta un codice preciso di regole cui attenersi per essere uomini e donne, maschi e femmine.

Dopo aver specificato la matrice embrionale e le afferenze cerebrali dei singoli organi – così come la nuova medicina di Hamer ha evidenziato – il testo assegna ciascun organo e sintomo alla linea materna e paterna (maschile o femminile) di provenienza, andando così a fondersi con la psicogenealogia sistemica esposta nel libro precedente.

Costituendosi nella seconda parte come un dizionario della malattia redatto alla luce della sistemica transgenerazionale della famiglia, all’interno del quale appaiono i conflitti biologici della nuova medicina e i quelli che li originano a livello familiare, il testo diventa anche uno strumento diagnostico fondamentale per capire che le ragioni dei nostri malesseri derivano sempre dal modello di maschile e di femminile che la famiglia ci consegna.

Un modello che offusca quel fondamento archetipico che costituisce l’unico ed efficace orizzonte di senso per l’espressione della nostra autenticità, e dunque per la libertà di essere quello che davvero siamo: maschi e femmine finalmente liberi di essere uomini e donne.

 

Antonio BertoliTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

12/11/1957 - 24/10/2015

Antonio Bertoli

Antonio Bertoli, è stato poeta e scrittore, uomo di teatro e performer. Si è da sempre occupato di poesia e di arte e della loro interazione con la società, la conoscenza, la psicologia del profondo e la guarigione.

Dopo Gurdjieff e la scuola di autoconoscenza di Silo, ha incrociato la psicanalisi, si è laureato al DAMS di Bologna con Umberto Eco, ha insegnato le avanguardie storiche del Novecento, diretto teatri, fondato la libreria City Lights in Italia, pubblicato libri, diretto collane editoriali, festival, lavorato per circa 20 anni con Alejandro Jodorowsky (teatro, poesia, letteratura, esposizioni, stages di psicomagia e tarocco), collaborato con F.Arrabal, L.Ferlinghetti, Ed Sanders, J.Baudrillard, D.Dumas e vari esponenti della cultura, della psicogenealogia e dell'arte contemporanea.

Esperto anche di Nuova Medicina, che ha fuso con la psicanalisi transgenerazionale all'insegna di quella che ha chiamato “Teoria degli archetipi primari”, ha condotto stages intensivi al riguardo sia in Italia che all'estero.

 

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