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Theoi omerici - Elohim biblici? - Estratto da "La...

Leggi in anteprima un brano estratto dal libro di Mauro Biglino "La Bibbia non Parla di Dio"

Theoi omerici - Elohim biblici? - Estratto da "La Bibbia non Parla di Dio" di Mauro Biglino

La scelta di analizzare i poemi omerici nasce dal desiderio di applicare a quei testi il metodo utilizzato in questi anni con l’Antico Testamento.

Nel tempo, ho avuto modo di verificarne la grande efficacia. Leggere la Bibbia “facendo finta che” sta portando ad acquisizioni veramente sorprendenti nella loro semplicità ed evidenza, che non richiede categorie interpretative, e nella coerenza storica, che ricompone in modo pressoché naturale i tasselli di un mosaico che le correnti di pensiero storiche e teologiche presentano invece in forme scomposte e spesso non facilmente comprensibili.

Ho avviato così lo stesso processo anche sui testi omerici, senza avere la pretesa di scoprire nulla di nuovo né, tanto meno, di essere il primo a farlo.

Già ho detto di Schliemann e di Felice Vinci, della loro determinazione nel voler verificare i dati storico-geografici contenuti nell’Iliade e nell’Odissea e delle scoperte che ne sono conseguite.

Forte dei risultati ottenuti da questi studiosi, molto più prosaicamente, seduto alla scrivania, sono andato alla ricerca dell’esistenza di possibili parallelismi in relazione al tema più scottante, quello del presunto Dio, delle sue caratteristiche, delle sue esigenze, dei suoi atteggiamenti...

Ho scritto Dio, ma si tratta di un termine che abbandonerò per usare quelli contenuti nei testi di cui mi occupo in questo capitolo: oi qeoi, i theoi.

Per il possibile, vero significato del termine, rimando il lettore alla scheda inserita nel capitolo dedicato agli Elohim.

Usando il metodo del “fare finta che”, sono andato alla ricerca soprattutto di quei particolari tratti non riconducibili all’immagine classica di Dio: ho voluto verificare se i racconti biblici costituivano un unicum o avevano nella cultura greca dei corrispettivi proprio in quegli aspetti nei quali meno ci si attenderebbe di trovarli.

Un lavoro simile fatto con i testi del lontano Oriente consente di verificare immediatamente concordanze palesi: ci sono passi sovrapponibili, e le corrispondenze sono di un’evidenza indiscutibile.

Stessa cosa si può dire dei testi sumero-accadici, la cui concordanza con l’Antico Testamento è spiegabile con il fatto che i racconti anticotestamentari delle origini sono per lo più copie rielaborate di scritti cuneiformi più antichi, e dunque non ci dobbiamo stupire della possibilità di leggerli quasi in una sinossi.

È proprio per questo che ho scelto i due libri omerici: per la loro apparente diversità. Da sempre, Iliade e Odissea sono presentati come uno degli esempi più alti di letteratura epica, poetica, mitologica, leggendaria, e sono posti al vertice della produzione di quella cultura che noi definiamo “classica” per eccellenza.

La mia domanda è: siamo sicuri che sia così? O meglio, siamo sicuri che sia solo così? E se, invece, i versi poetici magistralmente composti contenessero, come la Bibbia, una sostanza storica e cronachistica anche in quelle parti dove meno ci si attenderebbe di trovarla?

Oltre alle vicende militari, che sono state ampiamente documentate, è possibile che anche gli elementi tradizionalmente considerati mitici o leggendari facciano riferimento a una sostanziale concretezza storica?

Quando parlano dei theoi, delle loro caratteristiche individuali, del loro rapporto con gli uomini, gli autori omerici hanno inventato tutto con finalità puramente estetiche e letterarie o, piuttosto, hanno rielaborato in forma poetica possibili verità storiche?

Io, ovviamente, “faccio finta che” sia vera la seconda ipotesi e, come per la Bibbia, verifico che cosa ne scaturisce.

In questo primo approccio all’analisi parallela mi soffermerò su alcuni punti specifici, tra i più inaccettabili e dunque insospettabili, che attengono alle caratteristiche personali dei theoi e al loro rapporto con gli uomini.

 

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Mauro Biglino

Mauro Biglino cura le edizioni di carattere storico, culturale e didattico per diverse case editrici italiane. Studioso di storia delle religioni e traduttore di ebraico antico per conto delle Edizioni San Paolo, collabora con diverse testate giornalistiche. Da circa 30 anni si occupa dei cosiddetti testi sacri nella convinzione che solo la conoscenza e l'analisi diretta di ciò che hanno scritto gli antichi redattori possano aiutare a comprendere veramente il pensiero religioso formulato dall'umanità nella sua storia.

 

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