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Testare l'energia vitale - Estratto dal libro...

Testare l'energia vitale - Estratto dal libro "Guarire con la Medicina Energetica"

«Una cosa vivente non può essere misurata da nulla che sia al di fuori di essa, bensì, se la si vuol misurare, bisogna che la misura sia data da essa stessa; questa, però, è estremamente spirituale e non può essere trovata dai sensi».
Johann Wolfgang von Goethe, poeta tedesco (1749-1832)

Se vogliamo conoscere lo stato dell’energia vitale di una persona, dobbiamo testarla. Il titolo di questo capitolo, “Testare l’energia vitale”, sembra un controsenso, dato che sappiamo che fino a oggi non è stato possibile dimostrarne obiettivamente l’esistenza con i parametri scientifici standard. Come si può voler testare qualcosa che non esiste? L’energia vitale è una forza fisica sconosciuta che sembra essere più che altro di natura spirituale. Dato che finora non la si può misurare direttamente, la dimostrazione della sua esistenza dev’essere, a rigor di logica, un’impresa impossibile. Eppure l’energia vitale può essere testata con relativa oggettività.

Se invece di limitarsi a sentire l’energia vitale di un altro essere mediante la percezione empatica vogliamo testarla con una certa precisione, è necessario ricorrere a qualche strumento, poiché una semplice valutazione risulta troppo approssimativa. Uso intenzionalmente il termine “testare” e non parlo di misurazione, concetto che andrebbe riservato ai valori definiti dal punto di vista fisico e alla cui base c’è una precisa definizione tecnica. Ciononostante è emerso che i buoni esaminatori si avvicinano ai criteri qualitativi che caratterizzano una misurazione oggettiva. I critici metteranno in dubbio quest’affermazione, ma l’esperienza quotidiana conferma in continuazione il riscontro di notevoli concordanze fra esaminatori diversi.

Gli strumenti tradizionali per testare l’aura sono i seguenti:

1. La bacchetta da rabdomante o il pendolo.

2. L’inglese David Tansley e altri utilizzano inoltre apparecchi di misurazione che si rifanno alla radio (vedi figura 15), ragion per cui questo metodo viene chiamato “radionica”. Nella sua forma originaria prevede l’uso di apparecchi con lucine lampeggianti e alimentati da corrente, che in caso di misurazioni radioniche, però, funzionano sorprendentemente anche da spenti. In linea di principio si potrebbe perfino disegnare l’apparecchio su un foglio di carta e questo funzionerebbe comunque, poiché in fin dei conti si tratta di uno strumento tecnico utilizzato come supporto concettuale dai radiestesisti che usano il pendolo, al fine di ottenere messaggi più chiari e più facili da confrontare con quelli di altri esaminatori (si pensi alla funzione del tachimetro nelle automobili). Con l’aiuto di apparecchi di questo tipo, il radiestesista scopre a partire da quale momento il campione di un paziente (una goccia di sangue o una ciocca di capelli ecc.) manifesta una reazione, per esempio quando il pendolo comincia a oscillare. Per questi test si avvale di resistenze elettriche scalari e altre scale virtuali, per esempio del disco di un tachimetro su cui sono segnati diversi valori.

3. Nelle fiere esoteriche si possono ammirare futuristiche macchine fotografiche per l’aura, che a un primo sguardo sembrano obiettive. Questi apparecchi, tuttavia, non misurano l’aura, ma utilizzano la resistenza cutanea e altri fenomeni analoghi che, grazie a veli di diverso colore inseriti in seguito artificialmente nel ritratto, simulano la presenza di un alone.

4. Si dice che anche gli apparecchi Kirlian fotografino l’aura (vedi figura 16), ma non è vero. Nella fotografia Kirlian, che prende il nome dall’ucraino Semyon Kirlian, si fa attraversare il corpo da un campo elettrico ad alta frequenza, dopodiché il tutto viene fotografato e valutato. Le scintille e i raggi che possono apparire in prossimità di mani e piedi non sono affatto l’aura, bensì fenomeni fisico-chimici normalmente spiegabili. Si può supporre che in tal modo vengano indirettamente riprodotti determinati fenomeni dell’aura. Il professore di fisica russo Konstantin Korotkov afferma di poter misurare oggettivamente l’aura con un’apparecchiatura da lui concepita, chiamata “tecnica di visualizzazione a scarica di gas” (Gas Discharge Visualization, GDV). Non sono in grado di fornirne una valutazione poiché non l’ho mai sperimentata. Potrebbe valere la pena di confrontare il suo metodo con quello dell’energetica psicosomatica.

5. Anche con l’energetica psicosomatica da me concepita è possibile testare indirettamente l’aura (ne parlerò più diffusamente in seguito).

Tutto questo settore viene chiamato “radiestesia” (dal latino radius = “raggio”), poiché con l’aiuto di determinati amplificatori le qualità di raggi invisibili dovrebbero diventare visibili. Invece di raggi si può anche parlare di vibrazioni. Per il radiestesista i raggi o le vibrazioni possono indicare la presenza di vene acquifere, ma anche di tesori nascosti nel sottosuolo o di malattie non ancora manifeste. In ultima analisi non c’è nulla che non possa essere individuato a livello radiestesico, anche la qualità dell’acqua e dei cibi, nonché il luogo in cui si trovano le persone scomparse.

In base alle testimonianze storiche si può ipotizzare che le bacchette da rabdomante, i pendoli e i loro antenati siano stati parte integrante del patrimonio di conoscenze di costruttori e minatori dei tempi antichi. Probabilmente le falde acquifere potevano essere localizzate soltanto grazie a queste arti, dopodiché si scavava laddove la bacchetta aveva oscillato. Si suppone che l’uso della bacchetta biforcuta abbia permesso di scoprire minerali, carbone e metalli preziosi (vedi figura 17 in mano ai rabdomanti contrassegnati dalla A). Alcuni radiestesisti nel loro lavoro si servivano di campioni del metallo ricercato per selezionare in precedenza i luoghi in cui scavare. Purtroppo non sappiamo niente di più preciso, poiché le conoscenze di rabdomanzia erano tenute segrete a causa del grande valore dei tesori rinvenuti. Dato che per esempio il possesso di metalli per forgiare armi poteva essere decisivo per l’esito di una guerra, era saggio proteggere con il segreto di stato il metodo per trovarli. E il mistero permane tuttora: le compagnie petrolifere si servono con discrezione di rabdomanti nella ricerca di nuovi giacimenti, in combinazione con moderne esplorazioni geologiche.

Mi sono fatto un’idea delle straordinarie capacità di certi cercatori d’acqua conversando con alcuni di loro. Ciascuno, indipendentemente dagli altri, mi ha raccontato di essere in grado di dire con esattezza a quale profondità ci si può aspettare di trovare l’acqua e quanta. Questi rabdomanti raggiungono in media una percentuale di esattezza del 70% e un numero ancora maggiore di previsioni esatte, vale a dire che: in media tre perforazioni di pozzi su quattro vanno a buon fine. L’idrogeologo tedesco Hans Schröter (vedi figura 18) mi ha rivelato di raggiungere addirittura un grado di precisione superiore al 90%, dimostrabile in molti anni di attività nelle più svariate aree della Terra, dal deserto alle zone temperate e tropicali. Invece i suoi colleghi che lavorano in modo convenzionale, ossia senza bacchetta e con i metodi scientifici standard, in questa ricerca dell’acqua raggiungono una percentuale di esattezza pari solo al 30-40%. Schröter è in grado di prevedere esattamente sia la profondità di perforazione in metri sia il rendimento dei pozzi in termini di litri al minuto, una prestazione che lascia sempre esterrefatti i suoi colleghi. Riesce a trovare l’acqua perfino in zone estremamente difficili, come l’aridissimo deserto della Namibia, dove esistono corsi d’acqua sotterranei che gli elefanti locali, eccellenti rabdomanti, sanno individuare con sicurezza grazie all’istinto. Per il rabdomante esperto la bacchetta rappresenta quindi un surrogato dell’istinto che amplifica le reazioni corporee molto deboli rendendole visibili.

anche alla sua formazione scientifica, che gli consente di sapere in anticipo che cosa aspettarsi in base alle caratteristiche del suolo. Parafrasando, lo stesso principio vale anche per la medicina: mentre effettuo il test energetico, le mie competenze mediche di base mi vengono in aiuto e funzionano come una specie di “filtro conoscitivo”. Vuol dire che il sapere professionale si rivela molto utile per raggiungere una maggiore percentuale di esattezza quando si testa l’energia. Come la pepita d’oro usata in funzione di filtro dal radiestesista nella ricerca delle vene aurifere sotterranee tramite il pendolo, anche la combinazione di conoscenze coltivate ed esperienza professionale funziona da filtro per il conseguimento di risultati migliori. Al termine del libro ribadirò alle persone con formazione accademica il mio consiglio di avvalersi di strumenti radiestesici e intuitivi per progredire nel loro lavoro. Vi si può riconoscere un’affascinante possibilità di ampliare i confini del sapere tradizionale, procurarsi conoscenze di livello superiore e lavorare secondo una modalità “postrazionale”, ovvero annullando in parte i limiti dell’intelletto (il raziocinio) senza per questo mettere in dubbio le solide basi della ragione.

In molti monumenti architettonici del passato i radiestesisti trovano zone geomantiche caratteristiche. Questo vale anche per le chiese medioevali, il più delle volte edificate sopra luoghi di culto pagani. Probabilmente nell’antichità i rabdomanti venivano coinvolti nella scelta dei luoghi di culto: diversamente non è per esempio possibile spiegare l’esatta collocazione dei pulpiti al centro di linee di forza geomantiche. Il medico generico Ernst Hartmann, pioniere delle radiazioni terrestri, nei suoi studi ha scoperto come le persone che si trovano su una forte zona geomantica e da lì predicano siano in grado di influenzare tutto lo spazio circostante a livello psicoenergetico. È probabile che queste conoscenze siano state sfruttate dai costruttori medioevali per esercitare un influsso energetico più forte sui fedeli durante le funzioni religiose. Si presume che i rabdomanti abbiano preso parte anche ai lavori di costruzione di opere antichissime dal punto di vista archeologico, come per esempio Stonehenge, che risale a più di 5000 anni fa, dato che i famosi menhir sono stati collocati esattamente su zone geomantiche che non passano inosservate.

Affidabilità dei metodi di test energetici

Quando sentono parlare di rabdomanzia, molti pensano automaticamente a pratiche prive di scientificità, ma questo è un pregiudizio. L’argomento andrebbe esaminato accuratamente, distinguendo le buone pratiche da quelle prive di validità, ma anche separando gli esaminatori dotati da quelli incapaci, e tenendo conto di determinate condizioni generali di base. Già il celebre medico medioevale Paracelso conosceva la rabdomanzia, da lui classificata come ars incerta, e dalla quale metteva in guardia per via dell’alta percentuale di errori. Questo consiglio vale tuttora. Per usare una metafora, l’arte del testare è un po’ come eseguire un gioco di destrezza con diverse palline stando in equilibrio su una fune oscillante. Solo i radioestesisti dotati di grande talento (probabilmente una facoltà innata) non cadono dalla fune e danno buoni risultati. Anche l’atteggiamento mentale ha un ruolo di enorme importanza. Il termine tedesco per indicare la bacchetta da rabdomante, Wünschelrute, contiene la radice Wunsch (= desiderio), e già qui vediamo un’intromissione dell’inconscio che può mettere i bastoni tra le ruote. Per lavorare bene con la bacchetta da rabdomante, infatti, non bisognerebbe desiderare nessun risultato, neppure in segreto, ma si dovrebbe rimanere del tutto privi di preconcetti e aspettative sotto tutti gli aspetti. Questo è più facile a dirsi che a farsi e richiede al rabdomante una dose notevole di chiarezza e autodisciplina.

Con questi presupposti, non sorprende la presenza fra i buoni radiestesisti di numerose persone dotate di carattere forte e autodisciplina. Per esempio, molti radiestesisti francesi del secolo scorso, che godevano di un’ottima reputazione grazie ai loro eccellenti risultati, appartenevano all’esercito o erano sacerdoti, due categorie professionali che presumono una grande disciplina. Negli scritti dell’abate Mermet (vedi figura 20) si possono leggere esempi affascinanti dell’arte di usare il pendolo, ma in linea di massima è fuor di dubbio che tutti i metodi di test energetici presentino un notevole fattore di inaffidabilità. Se si potessero ottenere risultati attendibili in un altro modo, non sarebbe necessario utilizzare i test energetici, che vanno quindi visti come un ripiego, dal momento che non si ha a disposizione niente di meglio.

Riguardo alla valutazione dell’affidabilità delle facoltà radiestesiche, esiste tuttora un grande divario fra i sostenitori e gli scettici. Per questi ultimi non si tratta che di ciarlataneria, e il più delle volte questo atteggiamento è esagerato, mentre i sostenitori sono spesso troppo creduloni. Qui di seguito riassumo alcune esperienze che ho collezionato in decenni di attività con questi metodi. Molte cose le ho imparate grazie al fatto di aver consigliato ai pazienti con stress geopatici (dal greco ge = Terra e pathos = sofferenza) di far testare la posizione del letto. Ho così avuto modo di conoscere molti rinomati radiestesisti, e anche questo è stato un vantaggio per me. Ho inoltre preso parte a svariate ricerche scientifiche che avevano lo scopo di verificare l’oggettività di questi test.

Quando si lavora con metodi di questo genere, bisognerebbe operare una distinzione fra radiestesia mentale e fisica. Nella prima il radiestesista si avvale di rappresentazioni concettuali per risolvere un problema: per esempio, si domanda se una persona è malata e dov’è situato il focolaio, e per ottenere la risposta si serve della bacchetta da rabdomante, del pendolo o del test muscolare chinesiologico. Un cambio di rotazione del pendolino viene interpretato come risposta alla propria domanda. Il significato concreto della reazione del pendolo viene stabilito in anticipo, per esempio la rotazione verso destra corrisponderà a un “sì” e quella verso sinistra a un “no”. La mia esperienza con questi test mentali è che solo un numero molto esiguo di persone (intorno all’1-2% o anche meno) particolarmente dotate e autodisciplinate riesce a ottenere risultati attendibili. Dai controlli emerge che la maggior parte di coloro che lavorano con questo metodo ottiene risultati solo nell’ambito della casualità.

La radiestesia fisica, invece, prevede l’utilizzo di oggetti reali o di esseri viventi come campioni. Se per esempio un radiestesista cerca una falda acquifera per perforare un pozzo, l’acqua è realmente presente e viene sentita con la bacchetta. Anche tutti i test energetici che descrivo in questo libro rientrano nella radiestesia fisica, dato che vengono eseguiti su soggetti effettivamente presenti. Per chi è ben allenato a svolgerli, i metodi di test fisici presentano una percentuale di errore nettamente inferiore a quella del test mentale. Tuttavia, anche in questi metodi entra in gioco un elemento soggettivo, poiché non è possibile disattivare del tutto la mente.

Va inoltre tenuto conto che tutti i test energetici, essendo soggetti a interferenze, reagiscono in maniera estrema ad ogni stress psichico (si veda in proposito anche il paragrafo a pagina 42). Questo vale anche per lo stress subliminale: per esempio, il radiestesista non dovrebbe accorgersi di essere testato, dato che questa situazione risulta stressante. Non c’è quindi da meravigliarsi se quasi tutti gli studi scientifici su questo metodo mostrano risultati deludenti, dal momento che ogni tipo di verifica è accompagnato da una qualche forma di stress, soprattutto se l’esaminatore ha un atteggiamento scettico. Questo fa sì che gli studi sulla rabdomanzia, la chinesiologia o l’utilizzo del pendolo finiscano per fornire risultati perlopiù irrilevanti o che rientrano nell’ambito della pura probabilità casuale. Simili risultati inducono a pensare che invece di darsi tante arie usando il pendolo o la bacchetta da rabdomante si potrebbero tranquillamente lanciare i dadi. Il radioestesista che testa l’energia appare come un bluffatore presuntuoso che prende più o meno intenzionalmente per il naso i propri simili. Digitando il termine di ricerca “radiestesia” o “chinesiologia”, in Wikipedia si trovano studi con risultati deludenti per i sostenitori di questi metodi, e gli scettici incalliti li citano come prova del fatto che i test energetici non sono altro che roba da ciarlatani. Ovviamente simili affermazioni minano la reputazione di questi metodi, ma i loro fautori purtroppo non possono fare quasi nulla per contrastarle: sfortunatamente il numero di studi negativi è troppo grande e il gruppo degli avversari è ancora più forte.

Le mie esperienze dimostrano che i test energetici funzionano non appena lo scienziato scettico sparisce di scena: nella giornata in cui si svolge uno studio scientifico, un radiestesista riesce a ottenere solo risultati casuali, mentre il giorno dopo, in un’atmosfera rilassata e senza sapere nulla della malattia di un paziente, riesce a determinare la zona di massima geopatia che coincide esattamente con la sede del tumore primitivo in una malattia oncologica. E questo è avvenuto in più del 98% dei casi e con sorprendente precisione nel corso degli anni. Se il rabdomante riuscisse a riprodurre lo stesso fenomeno in uno studio, sarebbe un evento scientifico sensazionale di prim’ordine. Purtroppo finora non è stato possibile, poiché la maggior parte dei radiestesisti non riesce più a lavorare correttamente a causa dello stress subliminale generato dalla verifica.

Da questo deduciamo che il presupposto necessario per i test energetici è un contesto fiducioso. Se si manifesta un atteggiamento benevolo e positivo nei confronti dei radiestesisti, si avranno risultati concordanti fra diversi rabdomanti, e con un elevato grado di attendibilità. Desidero fornire la descrizione dettagliata di un episodio che chiarisce i meccanismi tipici e dimostra come la rabdomanzia sia un’attività da prendere sul serio.

In occasione dell’allestimento del mio precedente ambulatorio medico, avevo deciso di rivolgermi a un rabdomante, anche per verificare la presenza di radiazioni terrestri nel punto in cui intendevo eseguire i test di medicina energetica. Questa verifica si rivela molto utile in un nuovo studio medico, perché i test energetici effettuati in luoghi disturbati danno risultati nettamente peggiori in quanto inaffidabili. Quattro rabdomanti mi avevano sottoposto la loro offerta, ma prima volevo verificare le loro competenze radiestesiche e accertarmi di avere a che fare con persone serie, così da poterli in seguito consigliare tranquillamente ai miei pazienti. Per motivi di tempo li avevo esaminati tutti e quattro lo stesso giorno, al ritmo di uno all’ora. Per non influenzarli, non ho rivelato a nessuno dei quattro che cosa avesse trovato il collega che aveva testato lo studio prima di lui. Inoltre, li avevo lasciati soli a esaminare le stanze, in modo da non influenzarli con segnali inconsci.

Tutti e quattro erano a conoscenza della mia opinione favorevole nei confronti della rabdomanzia e fin dall’inizio era stato chiaro che in un secondo tempo li avrei consigliati ai miei pazienti. Naturalmente ero un po’ diffidente riguardo al risultato, e a maggior ragione ero rimasto sbalordito quando i quattro rabdomanti, uno dopo l’altro, mi avevano presentato le loro conclusioni: tre di loro avevano riscontrato le stesse cose in tutti i locali. Un elemento che mi aveva particolarmente impressionato è che avevano rilevato un disturbo che riguardava il punto di appoggio della testa nel lettino su cui effettuavo i test energetici, individuandolo con una precisione al centimetro e consigliandomi, l’uno indipendentemente dagli altri, di modificare un po’ la posizione del lettino per eliminare il problema. Nella sala di attesa erano stati concordi nel definire nociva un’area circoscritta, responso che si era poi rivelato azzeccato: in seguito in quel punto, che pure era attraente dato che si trovava vicino alla finestra, non si è praticamente mai seduto nessun paziente, a meno che non ci fosse nessun’altra sedia libera.

Il responso del quarto rabdomante era risultato completamente diverso da quello degli altri tre. Per correttezza gli ho comunque mandato i miei pazienti che abitavano nelle sue vicinanze, ma l’impressione negativa che aveva lasciato con la sua prima performance nel mio studio ha poi trovato conferma: si è quasi sempre sbagliato, al punto che nel giro di poco tempo ho smesso di consigliarlo ai miei pazienti. I tre rabdomanti che avevano ottenuto gli stessi risultati si sono poi rivelati molto competenti. Senza essere a conoscenza della diagnosi dei pazienti, la loro valutazione della collocazione del letto coincideva praticamente sempre con i disturbi e le malattie del possessore del letto. Per decenni tutti i miei pazienti (svariate centinaia) mi hanno confermato che il rabdomante consultato era riuscito a localizzare con esattezza le zone di massimo disturbo senza disporre di informazioni preliminari. Questo conferma l’episodio capitato al rabdomante Hans Schreyek, nel frattempo scomparso: in una paziente affetta da tumore al seno aveva localizzato il massimo disturbo nella mammella sbagliata. Dopo alcune riflessioni era emerso che la paziente aveva l’abitudine di dormire a pancia in giù, e così si era capito a cosa fosse dovuto l’insolito risultato.

Dato che le ricerche sui test energetici vengono condotte in continuazione da scienziati scettici che fin dall’inizio non accordano alcuna fiducia ai metodi, il risultato non può che essere negativo. I pochi studi effettuati da ricercatori ben disposti hanno dato invece un risultato positivo nella quasi totalità dei casi. Uno studio austriaco ha per esempio dimostrato che grazie al test muscolare chinesiologico, è possibile valutare in modo attendibile l’effetto terapeutico di un intervento. Questo risultato tra l’altro può, essere usato come argomentazione convincente della validità dell’energetica psicosomatica, che prevede l’impiego di questo stesso test muscolare.

Non sono solo gli scienziati scettici a bloccare i test energetici, ma anche i pazienti troppo diffidenti. Di solito con le persone che oppongono un netto rifiuto al mio metodo terapeutico non ottengo nessun risultato. Probabilmente non emerge niente di sensato perché in presenza di grandi scettici non riesco più a testare in maniera corretta. In genere, però, è raro che questi pazienti capitino nel mio ambulatorio, anche se a volte succede, per esempio quando la moglie insiste perché il marito si faccia visitare. Il tutto potrebbe essere liquidato come placebo, in base al principio funziona solo per chi ci crede, ma quest’ipotesi viene smentita dal fatto che curo un numero relativamente elevato di pazienti che all’inizio della terapia erano un po’ diffidenti, ma mi hanno comunque concesso un’opportunità. Alla fine riesco a sciogliere questa “normale” diffidenza e non provo la sensazione che mi blocchi. Una volta ottenuto il primo successo terapeutico, questi pazienti si convincono e mi dicono di essere rimasti positivamente sorpresi. La loro diffidenza non è quindi bastata per bloccare il mio test come invece succede con chi lo rifiuta in maniera assoluta.

Il test energetico

Nel test energetico i segnali sottili dell’aura vengono in un certo senso amplificati dagli strumenti radiestesici, di qualunque genere essi siano (pendolo, bacchetta da rabdomante, antenna di Lecher, riflesso auricolo-cardiaco di Paul Nogier o chinesiologia). Alcuni metodi di medicina energetica, fra cui l’elettroagopuntura di Voll (EAV), il Vegatest, il test NBT di Schramm (vedi figura 21), il Mora, la biorisonanza e l’apparecchio di test Reba® utilizzano apparecchiature tecniche. In tutti questi test vengono sensibilmente intensificate e rese visibili alcune tensioni muscolari inconsce che nel radiestesista cambiano involontariamente nel giro di pochi millisecondi durante l’esecuzione del test, quindi senza che vi sia un’intenzione conscia da parte del radiestesista.

Gli scettici sostengono che sia la reazione della bacchetta sia l’oscillazione del pendolino siano dovute esclusivamente a movimenti “ideomotori” (effetto Carpenter). Secondo questa teoria, non appena si pensa a un movimento, il cervello dà inizio al movimento immaginato, facilitandolo notevolmente; allora il rabdomante crede che la bacchetta abbia oscillato involontariamente, mentre invece è stato per così dire abbindolato da un meccanismo misterioso del suo cervello. Posso affermare con convinzione che questa obiezione è infondata: un coinvolgimento dell’effetto ideomotorio è possibile nei radiestesisti poco allenati, ma in quelli bravi non ha motivo di esistere. Costoro non si propongono nulla e si liberano da tutte le aspettative inconsce, ragion per cui con loro l’effetto sopra descritto non si verifica.

È soltanto grazie all’amplificazione ottenuta mediante apparecchiature o metodi di test che molte persone riescono a percepire l’aura, esperienza paragonabile a una radio che riceve i segnali di una stazione trasmittente. Per potenziare i propri sensi, certi radiestesisti usano semplicemente le palme delle mani, con cui percepiscono l’involucro aurico sotto forma di formicolio, soffio freddo o vento leggero. A volte si sente parlare di persone molto sensibili che procedono in questo modo, ottenendo successi. Come già detto, gli individui dotati di una sensibilità fuori dal comune vengono definiti “sensitivi”. Il concetto è stato coniato da Karl Freiherr von Reichenbach, naturalista e scopritore della paraffina, per indicare soggetti particolarmente sensibili fin dalla nascita, dotati di una facoltà percettiva superiore.

Di solito i rabdomanti non usano le palme delle mani per testare il campo energetico di una persona, ma si servono del pendolo o della bacchetta. La versione più semplice di pendolo è un anello appeso a un filo, mentre quella della bacchetta è un filo per saldare piegato o una forcella flessibile di salice. L’antenna di Lecher, a differenza della bacchetta da rabdomante, presenta dei cursori fra i due manici che dovrebbero permettere una sintonia fine come nella radio. Quando questi strumenti mostrano una reazione, per esempio quando il pendolo oscilla o la bacchetta da rabdomante ruota, si parla di reazione positiva al test.

Nella determinazione delle dimensioni dell’aura per mezzo di strumenti radiestesici entra in gioco anche la cosiddetta “distanza di reazione”, poiché a una certa distanza da un essere vivente la bacchetta da rabdomante manifesta un’oscillazione (quindi una reazione). Il campo aurico sembra essere disposto intorno al corpo a una distanza di circa cinquanta centimetri, che corrisponde a quella che si mantiene in ambito sociale quando si stringe la mano per la prima volta a uno sconosciuto. La distanza di reazione può essere notevolmente ridotta o ampliata in caso di malattia, ma anche attraverso molti altri influssi. In presenza di un tumore o di altre patologie croniche si osserva di solito un campo ingrandito di uno o due metri, mentre in caso di infiammazione può risultare ridotto a venti centimetri o anche meno.

La distanza di reazione muta immediatamente e in maniera intensa in risposta a influssi anche minimi, sia di natura psichica che energetica, per cui è possibile farsene un’idea relativamente attendibile solo tramite numerose misurazioni e con la determinazione di un valore medio. A causa della sua estrema labilità, questo parametro è molto inaffidabile. Non conosco nessuno fra i miei seri colleghi naturopati che formuli una diagnosi medica o di altro genere in base alla distanza di reazione, e non c’è da stupirsene, dato che il valore oscilla troppo per poter essere utilizzato come strumento diagnostico. Invece, la carica del campo energetico consente di ottenere valori misurati affidabili e stabili a lungo termine, poiché non corrisponde alla dilatazione spaziale, che varia sempre con rapidità e spesso intensamente, bensì allo stato di carica di una batteria. Quest’ultimo sembra variare solo in un lungo arco di tempo e pare molto stabile.

Con l’apparecchio Reba® è possibile testare la carica dell’aura osservando le seguenti regole:

1. È opportuno in primo luogo armonizzare e purificare il proprio campo energetico per evitare di proiettare sul paziente i propri blocchi e disturbi.
2. Bisognerebbe aver conseguito una solida formazione sullo svolgimento dei test, con studio ed esercizio costante, ed essersi impressi a livello subcorticale i movimenti muscolari giusti. È molto utile il feedback di radiestesisti esperti.
3. Occorre collocare fra sé e il paziente un determinato apparecchio (l’apparecchio Reba®), di modo che vengano emessi segnali di test oggettivi e il campo energetico del paziente venga sottoposto a uno stress dosato con precisione.

Nel test svolto secondo le regole dell’energetica psicosomatica si utilizza l’apparecchio Reba® (vedi figura 22 a destra), che va a caricare il campo energetico del paziente in misura crescente, partendo da zero, con uno spettro di frequenze ben preciso di raggi elettromagnetici deboli che fanno entrare in risonanza il campo energetico di entrambi (“vibrazione simpatica”). Più la carica di energia vitale è ridotta, più il paziente manifesta una reazione di stress non appena riceve una sollecitazione eccessiva durante la misurazione. Questa reazione di stress può essere interpretata come una dichiarazione dell’organismo, che dice: «Sono troppo debole, a partire da questo valore di test non riesco più a reggere e manifesto una reazione di stress».

Nel test chinesiologico della tensione muscolare di entrambe le braccia (test chinesiologico della lunghezza delle braccia), a partire da un determinato valore risulta di colpo una differenza di uno-due centimetri o anche di più (vedi figura 22 a destra) non appena si testa l’esatta miscela di frequenze che va a sovraccaricare il paziente. I valori dell’apparecchio Reba® in percentuale consentono quindi di distinguere nettamente i soggetti sani a livello energetico, i cui valori sono compresi fra il 90 e il 100%, da quelli energeticamente disturbati, che presentano valori inferiori intorno al 20-40%. Con una dose sufficiente di esercizio e un certo talento dell’esaminatore, il test è facilmente riproducibile. Fra radiestesisti esperti può esserci una discrepanza del 5-10% al massimo nei valori riscontrati, differenza irrilevante a livello pratico, dato che in fin dei conti è dovuta a un valore individuato in modo approssimativo.

Il test conduce a valori attendibili che coincidono con il quadro sintomatico e lo stato di salute del paziente, ma può anche essere usato per verificare certe diagnosi psichiatriche. Le persone depresse presentano valori emozionali nettamente inferiori alla media, mentre quelle affette da psicosi hanno valori mentali bassi. Un fattore particolarmente convincente per tutti è la conferma di determinate diagnosi presuntive, che avviene ponendo alcune domande dopo il test. Di solito il medico apprende le patologie pregresse del paziente nel corso di un approfondito colloquio preliminare, ma a volte i pazienti tacciono determinati fatti. In alcuni casi, strani risultati ottenuti con la PSE mi hanno insospettito, ragion per cui ho posto domande mirate, com’è accaduto per esempio con una paziente che evidenziava un valore mentale basso (pari al 10%) in seguito a una visita dallo psichiatra. Imbarazzata, la paziente aveva tirato fuori dalla borsa un farmaco antipsicotico (contro la schizofrenia). Aveva voluto tenermelo nascosto, pensando che non me ne sarei accorto, ed è stato solo il test energetico a mettermi sulla pista giusta.

L’esame con l’apparecchio Reba® è un test di stress dell’aura umana in cui l’energia vitale viene misurata indirettamente. Dato che si tratta di una procedura standardizzata che lavora con frequenze ben precise e definite, a differenza di altri metodi come la fotografia dell’aura, si ottengono risultati riproducibili e molto significativi. La miscela di frequenze emessa dall’apparecchio entra in risonanza con le quattro bande a noi note delle onde cerebrali (EEG) del paziente, ovvero le seguenti frequenze:

  • delta (sonno profondo);
  • teta (sogno);
  • alfa (veglia);
  • beta (stress).

Queste quattro bande dell’EEG corrispondono esattamente ai quattro piani aurici della tradizione yoga:

  • campo vitale (delta);
  • campo emozionale (teta);
  • campo mentale (alfa);
  • campo causale (beta).

A livello empirico è emerso che un paziente può essere considerato tanto più sano e “carico” relativamente al piano dell’aura esaminato, quanto più è in grado di tollerare una determinata combinazione di frequenze prima di manifestare segni di stress energetico mediante una reazione chinesiologica al test. Per esempio, se il paziente regge tutto lo spettro di frequenze delta (valore di test tramite l’apparecchio Reba® = 100% di energia vitale) prima che subentri una reazione energetica al test, possiede una forte energia vitale, cioè è pieno di forza e, se interrogato in proposito, conferma di sentirsi bene e in forma. Se invece già a frequenze delta molto basse (valore di test tramite l’apparecchio Reba® = 10-20% di energia vitale) si manifesta una reazione di stress, il paziente stesso ci confermerà di sentirsi privo di energie, stanco e spossato.

In seguito fornirò una descrizione ancora più dettagliata del metodo di test e presenterò alcuni casi pratici che ne illustreranno l’azione nella vita quotidiana. A differenza della distanza di reazione e di altri metodi di test dell’aura altrettanto instabili e poco affidabili, il test dello stato di carica dell’aura sembra permettere di trarre conclusioni relativamente precise e riproducibili sul campo energetico sottile. Dopo un decennio di test condotti con l’energetica psicosomatica su migliaia di persone, abbiamo accumulato una grande esperienza che consente di fare affermazioni precise sull’importanza dell’energia sottile nell’ambito del mantenimento della salute e nell’insorgere delle malattie.

Guarire con la Medicina Energetica

Guarire con la Medicina Energetica

I grandi conflitti psichici ci sottraggono energia vitale e pregiudicano sensibilmente i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre azioni.

Servendosi di numerosi casi clinici, l’autore mostra come grazie al suo metodo di medicina alternativa, l’energetica psicosomatica (PSE), e alla somministrazione di rimedi omeopatici complessi sia possibile riconoscere e dissolvere questi conflitti e traumi, nonché attivare le energie di autoguarigione.

Questo nuovo libro del dottor Banis delinea anche la storia della psicologia e una rivoluzionaria concezione del mondo che unisce le più attuali conoscenze scientifiche a quelle sciamaniche e a quelle della psicologia del profondo, e vede l’anima dell’individuo come momento di un processo di maturazione.

Un vero e proprio manuale di psicologia, che può aiutare chi si è curato o ha intenzione di farsi curare con l’energetica psicosomatica a comprendere meglio il retroterra dei propri conflitti. Ed è anche una guida alla salute che fornisce spiegazioni sulle radiazioni terrestri, l’alimentazione sana e l’armonia energetica nella vita quotidiana.

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Reimar BanisTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Il dottor Reimar Banis, Heilpraktiker, medico di medicina generale e naturale, è considerato uno dei medici energetici più importanti a livello mondiale. Ha sviluppato un nuovo metodo rivoluzionario di medicina naturale che collega antiche conoscenze e profonda sapienza spirituale con la medicina e la psicologia moderne. Oltre al lavoro nel suo ambulatorio medico, si occupa da decenni di filosofia, mistica cristiana, yoga, insegnamenti dei saggi asiatici e sciamanismo.

Con l’Energetica Psicosomatica, nel corso di decenni, ha sviluppato un nuovo metodo diagnostico e terapeutico che mette in sintonia sapienza antica della medicina naturale e sciamanismo con le scoperte della psiconeuroimmunologia e la ricerca odierna sul cervello. Il dottor Banis insegna il suo metodo a terapisti in tutto il mondo e fa ricerca sui nuovi criteri scientifici per ottenere il riconoscimento della Medicina Energetica.

 

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