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Teo Gómez - Anteprima - Coltivare orti, balconi e...

Capitolo III. Quello che dobbiamo sapere sulla cura dell'orto. Ci troviamo di fronte al lavoro più importante dell’orticoltore: la preparazione della terra e come far sì che si mantenga fertile per noi.

Teo Gómez - Anteprima - Coltivare orti, balconi e giardini ecologici

Da molto prima delle civiltà conosciute, da quando l’essere umano scoprì o inventò l’agricoltura, si affida la produttività della terra a una dea della fertilità.
Inizialmente, la fertilità della terra era accomunata alla fertilità femminile: da qui quelle piccole dee dal ventre gonfio, che i nostri antenati seppellivano nella terra per assicurarsi un buon raccolto.
La scomparsa del matriarcato fece sì che apparissero gli dèi maschili, come l’egizio Osiride, che si faceva carico, tra le molte altre funzioni, della fertilità della natura; si costruirono amuleti che li rappresentavano e che ugualmente venivano sotterrati.
I Greci, nostri antenati culturali, adoravano Demetra, dea della fertilità della terra, che, essendo triste perché sua figlia doveva discendere nel mondo sotterraneo per quattro mesi all’anno, con le sue lacrime era la causa dell’inverno e della pioggia.
Noi non crediamo negli dèi agricoli, perché la nostra civiltà ha smesso da tempo di avere fede nell’intervento divino; noi crediamo al piacere che ci danno le cose fatte bene.

Quell o che dobbiamo sapere sull a cura dell ’orto
Ci troviamo di fronte al lavoro più importante dell’orticoltore: la preparazione della terra e come far sì che si mantenga fertile per noi.Da molto prima delle civiltà conosciute, da quando l’essere umano scoprì o inventò l’agricoltura, si affida la produttività della terra a una dea della fertilità.
Inizialmente, la fertilità della terra era accomunata alla fertilità femminile: da qui quelle piccole dee dal ventre gonfio, che i nostri antenati seppellivano nella terra per assicurarsi un buon raccolto.
La scomparsa del matriarcato fece sì che apparissero gli dèi maschili, come l’egizio Osiride, che si faceva carico, tra le molte altre funzioni, della fertilità della natura; si costruirono amuleti che li rappresentavano e che ugualmente venivano sotterrati.
I Greci, nostri antenati culturali, adoravano Demetra, dea della fertilità della terra, che, essendo triste perché sua figlia doveva discendere nel mondo sotterraneo per quattro mesi all’anno, con le sue lacrime era la causa dell’inverno e della pioggia.
Noi non crediamo negli dèi agricoli, perché la nostra civiltà ha smesso da tempo di avere fede nell’intervento divino; noi crediamo al piacere che ci danno le cose fatte bene.

Il suolo fertile che desideriamo

Quando visitiamo un orto vecchio e vediamo la terra, sminuzzata e scura, sprofondare se la calpestiamo (e non dovremmo farlo, se non per lavorarci o per effettuare il raccolto), desideriamo che il nostro futuro orto sia uguale, che basti appena abbassare la mano e sotterrare i semi o disporre le piantine, aggiungere un po’ d’acqua e attendere che crescano belle come in quello.
Non pensiamo al lavoro che c’è dietro quel suolo, all’orticoltore che ha zappato, concimato, pulito, pacciamato, seminato, drenato e raccolto i frutti e i cespugli secchi, per restituirli al terreno in forma di compost. E, se ci pensiamo, pensiamo forse al piacere che gli produce il contatto con la terra, al piacere di utilizzare gli utensili adeguati, al piacere di costruire con solchi e porche un’opera d’arte, con la semina come deve essere e con l’immenso gusto che produce l’esperienza di

sapere che “su questa terra bastano due centimetri di profondità”, e al conoscere quanta acqua bisogna utilizzare e quanti giorni dobbiamo attendere?
Perché, c’è forse piacere maggiore dell’arrivare una mattina nell’orto e imbattersi nella buccia brillante dei pomodori, nei peperoni lucidi come specchi, nei ravanelli grossi come pugni e nelle carote così grandi che nemmeno i conigli si azzardano a toccarle? Smettete di sognare e continuate a leggere.

La natura del terreno con cui ci confronteremo dipenderà dal clima che lo ha eroso e modificato e dall’uso che ne è stato fatto precedentemente.

Gli utensili

Sebbene per mantenere un piccolo orto ecologico ne occorrano pochissimi, la semplice visione di una serie di utensili per l’orto, puliti, ordinati e allineati nella stanza destinata ai lavori preparatori, può servirci come ispirazione o motivo per porre mano all’opera. Almeno, dobbiamo sapere su quali possiamo contare.

La zappa

La dimensione della zappa che utilizzeremo dipenderà dalle misure del nostro orto. Per il balcone, abbiamo bisogno solo di una piccola zappetta con due o tre punte (o di un sarchiello), di un piccolo rastrello e di un trapiantatore o paletta da giardino. E anche di una scopa da giardino, che è simile a un piccolo rastrello con i denti separati come dita.
La zappa e lo zappone, alcuni dei quali invece della lama hanno due denti per la terra più dura, ci serviranno per scavare la terra di uno piccolo, ma se ne abbiamo progettato un orto di medie dimensioni, abbiamo bisogno di una zappa a ruote, consistente in un aratro intercambiabile con diversi modelli applicato a una ruota e con un manubrio per poterlo guidare e spingere. È chiaro che potremmo utilizzare il vecchio aratro trascinato da un animale – un cavallo, un bue o una vacca – ma questo tipo di traino supera le nostre aspettative di orto ottenibile con poco sforzo.

La zappa proposta presuppone una serie di attrezzi che si possono incorporare, come un aratro per rivoltare la terra, un raschietto per togliere l’erba tra i filari delle coltivazioni o coprire i semi seminati a spaglio, e un rastro, consistente in varie punte di ferro collocate una dietro l’altra a distanze crescenti, per scrostare il terreno o ammorbidirlo prima di seminare e anche per sotterrare i semi.
Sarebbe una buona idea avvalersi anche di un solcatore, per aprire dei solchi nei quali collocare piantine o per irrigare.

La forca a manico doppio

Come dice il nome, si tratta di una forca con due manici. Serve per aerare e rendere soffice la terra con il minimo sforzo, poiché si fissa a terra con il piede e si muove avanti e indietro con le due mani affinché la terra si smuova. Si può utilizzare dopo aver passato la zappa a ruota, per ammorbidire il suolo calpestato o semplicemente per aerarlo. Affinché il beneficio sia completo, l’utensile deve essere di ferro e non pitturato.

Decespugliatori e motocoltivatori

C’è chi ha un giardino, oltre all’orto, e si compra un decespugliatore meccanico, cioè quell’attrezzo che va a benzina, con un braccio di un metro e mezzo di lunghezza e un disco o una corda di nailon che, girando, taglia l’erba. Lo si imbraccia a tracolla e serve per mantenere curate piccole estensioni di prato, per pulire i boschi dalle erbacce di piccolo calibro e per tagliare l’erba dagli angoli, vicino a pareti o su acciottolati che altrimenti ci obbligherebbero a usare le forbici per potatura. Ha il grave inconveniente che fa rumore e contamina. Cosa diversa sono i motocoltivatori, che ugualmente contaminano e fanno un rumore assordante e che servono bene il piccolo orticoltore che ha troppa terra per vangarla da solo, ma attenzione, perché questi utensili non dovrebbero essere necessari in un orto ecologico.

Le macchine che consumano benzina non dovrebbero mai entrare in un orto ecologico.

L’uso di un motocoltivatore a benzina è poco raccomandabile in un orto ecologico. Facilita il compito, ma contamina notevolmente l’ambiente, tanto per i gas sprigionati quanto per il rumore. Un bravo orticoltore non può desiderare di trovare delle macchie d’olio nel suo orto.

Gli strumenti fondamentali

  • Zappa: strumento di lavoro dei campi, formato da una lama di ferro con un bordo affilato e fissata a un palo con l’estremo opposto. Serve a scavare la terra.
  • Zappone: identico alla zappa, ma con la pala più lunga e stretta di quella della zappa. È più grande.
  • Rastrello: è formato da un manico lungo, alla cui estremità c’è una traversa con punte a mo’ di denti. Serve a raccogliere erba e pacciame o a spianare il terreno già vangato, prima di seminare.
  • Forca: è un palo che finisce con due o tre punte lunghe; lo si usa per sollevare le messi o, soprattutto nel nostro caso, per rivoltare la terra.
  • Carriola: è un piccolo carretto, con un cassone per trasportare il carico, una ruota nella parte anteriore, due bastoni per guidarlo e due sostegni nella parte posteriore per consentire delle soste.
  • Annaffiatoio: è un recipiente da cui esce un tubo avente una bocca con numerosi orifizi per irrigare il vivaio, le piante dopo la semina o la fioriera. Bisogna usarlo con molta generosità.
  • Forbici da potatura: sono forbici piccole, solide, usate per potare gli alberi e i germogli forti o, ad esempio, per tagliare le canne che sosterranno le piante di pomodoro.

Un buon consiglio

«Una volta realizzate le terrazze o preparate le fioriere, servono pochi utensili per i lavori e il mantenimento dell’orto; forse qualche sarchiello o marra, delle palette per trapianti, un sarchiatore, un rastrello e poco altro, giacché la terra rimane sempre soffice, se non viene calpestata, e molti lavori agricoli possiamo realizzarli semplicemente con le mani, il che ci permette un maggiore contatto con la natura e con la vita».
Mariano Bueno

Per la terrazza

Se abbiamo poco spazio e ci fa male la schiena, una buona soluzione è costruire delle terrazze circondate da pareti di un palmo d’altezza. Una volta riempite di terra, possiamo usarle come semenzaio, sebbene ci sia chi le utilizza come orto per la loro facilità di irrigazione, senza che l’acqua si accumuli. Sul mercato si possono trovare tavole da coltivazione per ortaggi in acciaio galvanizzato con installato un sistema di irrigazione goccia a goccia.


 

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Teo Gómez, autore e esperto di agricoltura biologica, da oltre 15 anni si occupa di giardinaggio e di coltivazioni che rispettano l'ambiente.

 

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