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Strategie antinvecchiamento - Parte 1

Restare in forma a lungo e superare malattie croniche-degenerative e autoimmuni: con approcci terapeutici innovativi e i consigli della dott.ssa Fiamma Ferraro - L’articolo è tratto da Scienza e Conoscenza Gold 6

Strategie antinvecchiamento - Parte 1

«Lʼuomo non sarà immortale
ma vivrà fino a raggiungere i 120[...]».
(Genesi)

Salvo i casi dei fortunati che riescono a mantenere fino alla fine unʼottima forma (e che non sono così pochi come si potrebbe credere se si da retta ai media che presentano spesso come inevitabile un decadimento più o meno marcato con lʼavanzare dellʼetà), la vecchiaia è in realtà la “malattia cronica” per eccellenza: guarisce infatti solo quando si passa a miglior vita!

Nonostante lʼinvecchiamento consistente della popolazione italiana, non esiste ancora in Italia una specializzazione medica dedicata alla medicina antinvecchiamento.

Esiste, è vero, la specializzazione in geriatria, che però è ben altra cosa: il suo scopo consiste nel trattare le malattie tipiche della vecchiaia una volta che si siano manifestate, ma non nel prevenirne lʼinsorgere, e nel cercare di conservare a lungo lʼenergia fisica e mentale propria della gioventù; questo è per lʼappunto lo scopo della medicina antinvecchiamento, ramo importante della medicina preventiva e medicina del futuro.
Numerosi medici direbbero a questo proposito che se non esiste una specializzazione medica “anti-aging”, è perché non sono stati finora scoperti e scientificamente provati in modo sicuro degli strumenti e delle terapie in grado di prevenire i malanni della vecchiaia, e tanto meno di conservare la giovinezza più a lungo di quanto non “tocchi in sorte”.

Si tratterebbe tuttavia di affermazioni non del tutto fondate: è vero infatti che in questo campo, data appunto la scarsità di informazioni e personale medico qualificato, fiorisce la ciarlataneria.
Dʼaltra parte è altrettanto vero però, che vi sono ormai non poche tecniche diagnostiche e rimedi la cui efficacia sembra scientificamente assodata, nonostante la difficoltà di certificare questi ritrovati con i metodi classici di sperimentazione sullʼuomo in doppio cieco.

Sarebbero infatti necessari dei decenni, durante i quali sarebbe quasi impossibile escludere lʼinterferenza di altri fattori, per vedere se un rimedio sia veramente in grado di prolungare la vita.
Si effettuano quindi in genere delle sperimentazioni su animali dalla vita breve, e se è vero che la costituzione umana è relativamente diversa da quella di molti animali, è anche vero che dei risultati positivi costanti inducono a ritenere che questi rimedi possano funzionare anche sullʼuomo.

Chi pertanto abbia già raggiunto i 60 anni e non voglia aspettarne altri 20 per lʼesito di ulteriori sperimentazioni, potrebbe in realtà iniziare subito, anche in assenza di riscontri positivi al 100% sullʼuomo, ad assumere determinate sostanze per le quali, se non le prove, sussistano gli “indizi” promettenti di un effetto positivo, purché ovviamente sia provata e sicura la mancanza di effetti collaterali.

Sarebbe peccato se, arrivati a 80 anni pieni di acciacchi, si dovesse leggere sul giornale che è stata scientificamente provata sullʼuomo lʼefficacia di un rimedio che, se si fosse inizato ad assumerlo 20 anni prima, avrebbe consentito di arrivare agli 80 e oltre in forma smagliante!

La medicina antinvecchiamento è in realtà uno dei campi prioritari ai quali dovrebbe essere indirizzata la ricerca medica poiché, anche da un punto di vista utilitaristico, lʼindividuazione di mezzi anti-aging efficaci farebbe diminuire lʼingente peso finanziario derivante dalle malattie degli anziani.

Il progresso verso una società più umana trarrebbe inoltre un vantaggio enorme dalla presenza di un gran numero di persone anziane che allʼesperienza, profondità e saggezza derivanti dallʼaver vissuto a lungo e superato molte difficoltà (e la comprensione per il dolore altrui viene in gran parte dallʼesperienza e ricordo del proprio dolore), uniscano una lucidità mentale e un vigore non inferiori a quelli di una persona nel fiore degli anni.

Attualmente invece, il panorama dellʼanti-aging è in gran parte dominio del “fai da te”: questo vale per il pubblico (che, frastornato e disorientato dai mille messaggi pubblicitari e notizie via Internet, che promettono miracoli, non riesce a distinguere le strategie serie da quelle poco serie, inefficaci o potenzialmente dannose) ma vale anche per i medici, che nello scarso tempo libero di cui dispongono trovano difficoltà ad aggiornarsi e formarsi seriamente in questo campo.

Sono inoltre importanti i rapporti della medicina anti-aging con altri approcci, come ad es. lʼalimentazione e la terapia chelante (che saranno approfonditi negli appositi capitoli).

Quanto allʼalimentazione, basta pensare che il modo in cui si invecchia dipende in gran parte da come si mangia, tenendo presente che è difficile trovare un metodo in grado di contrastare il danno arrecato da decenni di nutrizione inadeguata, e che finora lʼunica strategia antinvecchiamento scientificamente provata al di là di ogni dubbio consiste appunto nella restrizione calorica.

Quanto alla terapia chelante, appare evidente il beneficio che può arrecare il liberare lʼorganismo dal peso dei metalli tossici accumulati per decenni (e il ruolo dellʼalluminio in molti casi dʼAlzheimer appare assodato).

Ancora più importante dellʼalimentazione mi sembra poi la tematica relativa al modo di respirare poiché, un danno prodotto da una respirazione inadeguata, continua 24 ore su 24 anche mentre si dorme, e lo stress e i fattori nocivi ai quali si deve far fronte nel mondo attuale non consentono di confidare, con un ottimismo in questo caso eccessivo, sul fatto che il riflesso respiratorio automatico rimanga ciò nonostante ottimale, senza necessità di rieducazione.

I danni prodotti da decenni di respirazione sfasata sono difficili da affrontare in vecchiaia con altri rimedi, per quanto efficaci.

Un ruolo importante può inoltre essere svolto dai progressi nel campo dei polimorfismi genetici, che permettono di individuare delle strategie “tagliate su misura”, tramite un test genetico di semplice attuazione.

Nei prossimi paragrafi saranno pertanto approfondite varie strategie dirette a restare in forma fino a unʼetà avanzata e a evitare quelle malattie croniche-degenerative che colpiscono in particolare dopo una certa età.

Lʼimportanza della Genomica; l'Epigenetica e l'attivazione/disattivazione di geni. L'approccio del Dottor. Burzynski contro Tumori, Invecchiamento e altre Malattie.

Il completamento, avvenuto alcuni anni fa, della mappa genetica dellʼuomo, sta rivoluzionando la medicina consentendo, in modo inimmaginabile fino a poco tempo fa, di individuare le strategie migliori per prevenire molte malattie e di ritardare gli acciacchi della vecchiaia.

Ciò nonostante, serpeggia anche una certa delusione per i risultati pratici che, quanto alla guarigione delle malattie, è stato possibile conseguire.
In effetti non è molto utile né confortante sapere in anticipo, ad es., di avere un polimorfismo genetico che rende più probabile ammalarsi di Alzheimer, finché non sarà stata sviluppata una strada sicura per la prevenzione/guarigione di questa malattia!

Sta quindi sollevando molto interesse lʼapproccio della cosiddetta epigenetica e del gene silencing, cioè della “tacitazione” (disattivazione) di certi geni.

Cosʼè lʼepigenetica? In termini semplici: il patrimonio genetico di ognuno può essere considerato alla stessa stregua di un “ricettario” che se ne sta, inattivo, in un armadio della cucina, mentre lʼepigenetica consiste nel prendere una delle ricette dallʼarmadio e nel preparare un piatto ‒ buono o cattivo ‒ in base alla ricetta.

Ancora più interessante è lʼapproccio del gene silencing e cioè della strategia medica diretta a disattivare alcuni geni (quelli che portano a malattie) o al contrario ad attivarne di altri, cioè quelli che portano a restare sani e giovani e che, col progredire dellʼetà, si disattivano; si è visto che già a 25 anni è attivo solo il 10% dei nostri geni.

Particolarmente fruttuoso, quanto ai risultati pratici, è stato a questo proposito il lavoro del dottor Burzynski

Si tratta di un medico ricercatore nato in Polonia ed emigrato negli Stati Uniti una quarantina dʼanni fa, dove ha “fatto sensazione” e sollevato vivo clamore, per la strategia anticancro da lui sviluppata, basata sullʼuso degli “antineoplastoni”.
La sua ricerca è partita dalla scoperta, alla fine del 1800, di peptidi naturali bio-attivi nel corpo umano, da parte dello scienziato polacco Stanislaus Bondzynski, che non si era allʼepoca reso conto del ruolo che questi peptidi potevano svolgere nel contrastare la crescita di tumori. Il dottor Burzynski, portando avanti questa ricerca, ha sviluppato dei preparati basati appunto sullʼutilizzo di questi peptidi.

Per questo suo lavoro in materia di tumori il dottor Burzynski ha avuto molti problemi con lʼorgano di controllo americano, la FDA (notoriamente non molto aperta nei confronti di tutti gli approcci di medicina “alternativa”), ed è incorso in accuse davanti a tribunali che, se trovate fondate, gli avrebbero procurato un totale di circa 200 anni di carcere!

E invece il dottor Burzynski ne è uscito completamente scagionato, e sono ora in corso, con lʼapprovazione della stessa FDA, una settantina di sperimentazioni cliniche della sua terapia, che comunque, in quanto riconosciuta come perlomeno innocua, è già da anni applicata nella sua clinica di Houston, in Texas, con risultati molto buoni in particolare per certi tipi di tumori.
Non intendo in questo libro parlare del trattamento dei tumori (avrei bisogno di scrivere un lungo altro libro sullʼargomento). Non intendo inoltre raccomandare in particolare il trattamento del dottor Burzynski ‒ che è stato provato come efficace per i gliobastomi ma un poʼmeno per altre tipologie di tumori ‒ anche perché gli “antineoplastoni”, sui quali è basato il suo trattamento, non sono per ora esportabili dagli Stati Uniti e quindi bisognerebbe recarsi in America per questo trattamento.

Intendo invece parlare della strategia che, partendo dai suoi studi su sostanze a efficacia antitumorale, il dottor Burzynski ha sviluppato per la prevenzione dei tumori e per la prevenzione/cura di altre malattie croniche-degenerative.

Partendo dalla epigenetica (e cioè dallo studio del sistema di “interruttori” molecolari che attivano o disattivano i singoli geni durante la vita umana) il dottor Burzynski ha identificato alcuni fattori/sostanze che possono portare a questa disattivazione/attivazione e ha pubblicato un gran numero di studi sullʼargomento, studi in cui è esposta la sua teoria sullʼinvecchiamento.

Così ad es. nellʼarticolo Nutrition and ageing: gene silencing or gene activation (nutrizione e invecchiamento: tacitazione o attivazione di geni), pubblicato su «Ann. Nutr Metab» (vol. 5, suppl 1, 1997), Burzynski espone come una persona abbia circa 30.000 geni ma come, al momento della nascita, una gran parte degli stessi, come è stato accertato dalla scienza, sia già disattivata e “silenziosa”, in quanto non sono più necessari i compiti di rapida crescita/sviluppo dellʼembrione/feto, compiti indispensabili prima della nascita; e a 25 anni, con il completamento della crescita, solo il 10% dei geni è attivo, mentre il 90% è inattivo.

Il processo di silencing/tacitazione-disattivazione di geni avviene attraverso dei processi di metilazione del DNA e di rimodellamento della cromatina.

Man mano che si invecchia, una buona parte del 10% di geni ancora attivi a 25 anni, viene “tacitata” con particolare rapidità. Ciò provoca tra lʼaltro i cambiamenti ormonali connessi alla menopausa, lʼincanutimento (vengono disattivati i geni che attivavano la produzione delle sostanze necessarie per la colorazione dei capelli), la riduzione delle difese immunitarie e della capacità di disintossicazione.

Il risultato finale è che con il procedere dellʼetà i geni “buoni”, che promuovono la rigenerazione e la salute, vengono sempre più “tacitati” mentre vengono attivati dei geni “cattivi”, che incoraggiano la deteriorazione e la malattia.

Vengono purtroppo tacitati anche alcuni geni che aumentano le difese antitumorali mentre vengono, al contrario, attivati alcuni geni che svolgono attività non utili per la salute dellʼorganismo, il che stimola la “vivacità” dei fattori oncogeni e fa aumentare, con lʼetà, le probabilità di ammalarsi di cancro.

Se questo quadro può sembrare sconfortante, il lato positivo è tuttavia che si stanno sempre di più identificando le modalità attraverso le quali è possibile intervenire sugli “interruttori” che attivano o disattivano i vari geni.

Il dottor Burzynski ha in particolare seguito questa strada per arrivare allʼidentificazione di sostanze, gli “antineoplastoni”, che agiscono ostacolando lʼavanzata dei tumori e anche – ed è questo lʼargomento che esaminiamo ora un poʼpiù da vicino ‒ contrastando lʼinvecchiamento e le malatttie tipiche della vecchiaia.

Durante il Congresso mondiale anti-aging, a Orlando nel 2007, ho sentito il dottor Burzynski esporre in modo straordinariamente interessante i risultati ai quali è arrivato, partendo in realtà da constatazioni abbastanza semplici.

Egli ha a questo proposito raccontato come sia partito dallo studio della medicina degli antichi Egiziani, che già conoscevano bene il rapporto tra dieta, stile di vita e longevità, e si tramanda che alcuni faraoni abbiano regnato per una novantina dʼanni. La medicina nellʼantico Egitto era in gran parte (per il 60% dei 900 rimedi conosciuti) basata sui prodotti delle api.

Le api, come osservato da Burzynski, costituiscono un campo di studio ideale per approfondire lʼeffetto di vari fattori e sostanze per lʼattivazione/disattivazione dei geni.
Tutte le api hanno infatti alla nascita un patrimonio genetico assolutamente identico ma poi, a seconda semplicemente della differenza di alimentazione, si verifica una differenza straordinaria nella durata della loro vita: le normali api dellʼalveare vivono 5-6 settimane, i fuchi (i maschi delle api) 10 mesi, mentre le api regine (che alla nascita sono del tutto identiche alle altre api ma vengono alimentate in modo diverso) vivono 5-6 anni!
La sostanza responsabile è la pappa reale, che viene data alle api lavoratrici per soli 3 giorni, ai fuchi per 4 settimane, e allʼape regina per tutta la vita.

Studiando quindi anche le sostanze contenute nella pappa reale, il dottor Burzynski è arrivato a formulare alcuni integratori che, a quanto pare, sarebbero di straordinaria efficacia nel contrastare lʼinvecchiamento e i suoi problemi. A quanto espone Burzynski, essi contengono delle sostanze in grado di restaurare unʼespressione genetica ottimale, riattivando dei geni dalle proprietà benefiche, che sono stati “tacitati” e attenuando lʼazione dei geni non benefici e iperattivi.

Tra i componenti di questi integratori vi sono dei derivati da aminoacidi (fenilacetilglutamina, fenilacetilisoglutamina, 3-fenilacetilamino-2,6-piperidionina, fenilacetato e fenilbutirato).

In particolare la fenilacetilglutamina (PG) sarebbe in grado di riattivare, secondo Burzynski, dei geni tacitati con lʼetà, compresi i geni soppressori dei tumori PTEN e MAD e di far diminuire lʼespressione dellʼoncogeno AKT.

Non ho avuto ancora modo di riscontrare direttamente gli effetti di questi integratori (occorrerebbero molti anni per vedere se mantengano la promessa di far mantenere la buona forma anche in età avanzata) ma il ragionamento scientifico che sta alla base della loro formulazione mi sembra abbastanza fondato.

Chi lo preferisca, anziché procurarsi questi integratori, abbastanza costosi, può comunque assumere alcune delle sostanze propugnate da Burzynski tra cui, oltre alla pappa reale, vi sono il cumino (che ha uno spiccato effetto antinfiammatorio) e la piperina (contenuta nel pepe nero) che fa aumentare lʼassorbimento del cumino e di altri integratori benefici.

Articolo pubblicato per gentile concessione della rivista Scienza e Conoscenza
http://www.scienzaeconoscenza.it/

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