Torna su ▲
Avvento 2016
Idee Regalo

Storia della Kabbalah - Estratto da "Incontrare la...

Leggi in anteprima il Capitolo 1 del libro "Incontrare la Kabbalah" di M. Laitman

Storia della Kabbalah - Estratto da "Incontrare la Kabbalah" di M. Laitman

Rambam (Maimonide), un grande kabbalista del XII secolo, ha scritto che migliaia di anni fa, quando l'umanità era profondamente presa dall'adorazione degli idoli, ci fu un uomo che non riuscì a seguire il corso dei tempi.

Il suo nome era Abramo e oggi è noto come il "Patriarca Abramo". Abramo portò avanti meditazioni e ricerche fino a quando non scoprì la verità:

e cioè che il mondo aveva un'unica guida.

Quando fece questa scoperta, si rese conto di aver portato alla luce una verità eterna e corse a condividerla. Per poter esprimere il proprio messaggio, ideò un sistema per spiegare più chiaramente le proprie percezioni. Da quel momento, il mondo ha avuto a disposizione un metodo che rivela questa verità.

Tale metodo è valido oggi come allora, e lo chiamiamo "la saggezza della Kabbalah".

Primo stadio

Nel primo capitolo del suo libro La mano forte, Maimonide dice che c'è stato un tempo in cui gli uomini sapevano che esisteva una forza sola che governava il mondo.

Egli spiega che dopo un po', a causa di un periodo di prolungata decadenza spirituale, tutti se ne dimenticarono. Gli uomini presero a credere all'esistenza di svariate forze nel mondo, ciascuna con le proprie responsabilità: alcune forze si facevano carico di procurare il cibo, altre di aiutarci a trovare lo sposo o la sposa ideali e altre ancora avevano il compito di assicurarci ricchezza e salute.

Ma un uomo, di nome Abramo, notò che tutte queste forze obbedivano alle stesse leggi del nascere e del morire, dello sbocciare e dell'avvizzire.

Per poter scoprire quelle leggi, egli iniziò a studiare la Natura.
Tale ricerca condusse Abramo a scoprire che esisteva in realtà solo una forza, e che ogni altra cosa non era che una manifestazione parziale di essa.

Questo fu il primo stadio dell'evoluzione spirituale dell'umanità.

Forse una delle più note tradizioni degli Indiani d'America è il Circolo o Consiglio. I membri si siedono in circolo e ciascuno esprime un aspetto diverso della stessa questione.

Allo stesso modo, Abramo non voleva vedere le cose soltanto dal proprio punto di vista, bensì attraverso gli occhi di tutti, e in tal modo scoprire l'unica forza che faceva sì che persone diverse vedessero cose diverse.

Una volta che Abramo ebbe scoperto la verità, cominciò a diffondere la notizia.

Messo alla prova dall'esigenza di spiegare un pensiero che contraddiceva tutto ciò in cui i suoi contemporanei credevano, Abramo fu obbligato a ideare un metodo d'insegnamento che lo aiutasse a rivelare loro questo concetto. Nacque così il prototipo del metodo d'insegnamento che oggi denominiamo "Kabbalah" (dal termine ebraico, Lekab: ricevere).

Oggi la Kabbalah ci insegna come scoprire la forza che ci guida e, così facendo, ricevere gioia e piacere senza limiti.

Più avanti, parleremo più dettagliatamente della scoperta di Abramo, ma desideriamo qui puntualizzare che l'essenza della sua scoperta è che l'universo "obbedisce" a una forza di amore e dazione. Questa forza è ciò che Abramo e tutti i profeti della Bibbia chiamano "Il Creatore". Quando i personaggi biblici parlano del Creatore, o del Signore, o di Dio, non parlano di un essere, ma di una forza di amore e dazione, e parlano di come essi la percepiscono.

Se teniamo a niente questa premessa, troveremo il metodo della Kabbalah molto chiaro e semplice da capire.

La scoperta di Abramo non avveniva per caso.
Essa si verificava giusto in tempo per contrapporsi a un'esplosione di egoismo ed egocentrismo che minacciava di distruggere sia l'amore che l'unione fra le persone, così come fra l'umanità e il Creatore.

Questa unione era lo stile di vita naturale dell'umanità prima dei tempi della Torre di Babele. E quanto intende la Bibbia quando afferma «Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole» (Genesi, 11:1).

Tutti sapevano del Creatore, della forza dell'amore e della dazione, e tutti erano uniti in essa. Gli uomini la sentivano parte della propria vita e non avevano bisogno di "esercitarsi ad essere uniti", come si fa oggi, perché non c'era l'egoismo a separarli. Ecco perché la Bibbia dice che avevano "una sola lingua" e "le stesse parole".

Tuttavia, non appena l'egoismo degli uomini cominciò a svilupparsi, essi vollero utilizzare la loro unione a proprio beneficio. Ciò fu causa di preoccupazione per il Creatore.

In altre parole, la forza dell'amore dovette agire al fine di contrastare la separazione che l'egoismo dell'umanità aveva causato. Per dirla con le parole della Genesi: «Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una sola lingua; (...) e nulla ormai impedirà loro di portare a termine ciò che si propongono"» (Genesi, 11:6).

Per salvare l'umanità dal proprio egoismo, il Creatore, la forza unica scoperta da Abramo, aveva due opzioni: disperdere l'umanità e prevenire in questo modo un catastrofico conflitto fra interessi personali, o insegnare agli uomini come superare il loro egoismo.

La seconda opzione offriva un ovvio beneficio: se la gente fosse rimasta unita nonostante il proprio egoismo, non solo avrebbe conservato il proprio stile di vita, ma si sarebbe effettivamente unita maggiormente al Creatore. In altre parole, il tentativo di stabilire un forte legame, nonostante il crescente egoismo delle persone, le avrebbe obbligate ad allinearsi e a unirsi molto di più al Creatore e le une alle altre.

Ecco un'esemplificazione di questo principio: immaginate di essere ricchi e di volere una nuova Jaguar lucente. Niente di straordinario: vi basta entrare nella concessionaria più vicina ed uscirne alla guida della macchina dei vostri sogni. Quanto pensate che durerebbe il vostro piacere? Una settimana? Probabilmente anche meno. E quanto vi importerebbe realmente del vostro nuovo gingillo, per il quale non avete dovuto far altro che rivolgervi alla concessionaria?

Ma se non foste una persona facoltosa e doveste fare i turni doppi per due anni interi per permettervi quella Jaguar, indubbiamente amereste e apprezzereste molto la macchina nuova. Gli sforzi fatti per "legarvi" ad essa renderebbero quella macchina molto più importante per voi.

Questo è il beneficio derivante dal legarsi al Creatore nonostante l'egoismo crescente.

L'egoismo è al servizio di uno scopo importante: esiste per darvi qualcosa da superare con le vostre forze, un "campo di addestramento" dove potrete compiere degli sforzi che vi permetteranno di apprezzare la forza dell'amore: il Creatore.

«Abramo pensò: "Come è possibile che questo timone sia manovrato senza un timoniere? E chi lo governa? Dopotutto, non può governarsi da solo!" E non aveva alcun maestro e nessun altro che gli rispondesse. Al contrario era (...) circondato da idolatri, da folli. Suo padre e sua madre e tutto il popolo erano idolatri. Anche lui venerava gli idoli assieme a loro. E il suo cuore errò e comprese finché non giunse sulla strada della verità».
Maimonide, Yad HaChazakah ("La mano forte"), Regole sull'idolatria

Dunque il Creatore si rivelò ad Abramo per mostrargli come l'umanità potesse "esercitarsi" e "lavorare" sull'arte di amare il Creatore, e così avvicinarsi a Lui.

Questo è anche il motivo per cui Abramo fu un diffusore così entusiasta del suo metodo. Sapeva che il tempo era essenziale: o insegnava alla sua gente come unirsi legandosi al Creatore (la forza dell'amore), oppure il loro crescente egoismo li avrebbe estraniati gli uni dagli altri e si sarebbero dispersi o uccisi a vicenda.

Come ci insegnano la Bibbia e altri testi ebraici antichi, i babilonesi rifiutarono e disprezzarono l'offerta di Abramo. Questi affrontò il loro re, Nimrod, e provò che il suo metodo poteva funzionare. Ma, invece di adottarlo, Nimrod tentò di assassinare Abramo.

In pericolo di vita, Abramo fuggì da Babilonia e cominciò a insegnare il proprio metodo durante le sue peregrinazioni «da città a città e da regno a regno, fino a quando giunse nella terra di Israele». (Maimonide, La mano forte, Regole sull'idolatria, Capitolo 1).

Nonostante le tribolazioni e le sfide, gli insegnamenti di Abramo ottennero un certo appoggio, e i suoi seguaci lo aiutarono a condividere le proprie conoscenze con altri, con l'aggiunta di un buon numero di "nuove reclute".

Con il tempo, il solitario combattente in nome della verità si era moltiplicato, creando una nazione il cui nome, "la nazione di Israele", simboleggia quell'unica cosa che i suoi vari componenti avevano in comune: il loro anelito verso il Creatore.

La parola "Israele" è infatti il frutto dell'unione di due parole ebraiche: Yashar ("diretto") e El ("Dio": nel senso, quindi, di "diretto a Dio"). Le genti di Israele sono quelle che hanno un unico desiderio nel cuore: essere come il Creatore, uniti dall'altruismo e dall'amore.

Il crollo della Torre di Babele non costituì tuttavia la fine della storia, ma solo l'inizio. La forza dell'amore scoperta da Abramo voleva stringere maggiormente il proprio legame con l'umanità.

Ma poiché il Creatore è una forza d'amore, e ci ama dell'amore più grande che si può avere per un'altra persona, gli unici a poter stringere questo legame siamo noi. Pertanto questa forza, il Creatore, continua ad accrescere il nostro egoismo, in modo che possiamo ergerci al di sopra di esso grazie al legame che stringiamo con Lui.

Per coloro che vogliono rimanere egoisti, ancora più egoismo significa ancora più senso di alienazione. Ecco perché le persone un tempo unite si divisero in nazioni diverse e inventarono nuove tecnologie con cui creare nuove armi. Usarono tali armi per proteggere quella che ritenevano fosse la loro libertà, ma che era in realtà il loro accresciuto egocentrismo e allontanamento dal Creatore e l'uno dall'altro.

Senza rendersene conto, diventarono sempre più asserviti al proprio egoismo, pensando erroneamente di difendersi da coloro che volevano fare loro del male. L'egoismo fece loro dimenticare che, da uniti, non avevano avuto bisogno di armi, poiché non avevano la sensazione che la loro libertà fosse minacciata.

Ma coloro che volevano rimanere uniti, o addirittura approfondire il proprio legame d'amore, trattarono quell'accresciuto egoismo come un'opportunità di crescita. Per loro, si trattava di una sfida benaccetta, e non di un problema o di una crisi.

Per gestire il loro aumentato egoismo dovettero portare avanti il metodo di Abramo. Questo era il suggerimento di Mose. Come già era avvenuto per i babilonesi e il loro re, Nimrod, superare il nuovo livello di egoismo, rappresentato questa volta dagli egiziani e dal faraone loro sovrano, significava sfuggirvi.

Il faraone non era semplicemente un sovrano malvagio. Portò effettivamente Israele ("coloro che vogliono il Creatore") più vicina al Creatore stesso. Nella Kabbalah, con "faraone" si intende l'incarnazione dell'egoismo; l'unico modo per sfuggirgli è unirsi: l'uno all'altro e al Creatore, perché, come abbiamo già visto, l'unità rende più vicini (più simili) al Creatore. Per sconfiggere il faraone, Mose tornò in Egitto dopo la sua fuga, riunì la gente attorno alla stessa idea che Abramo aveva promosso molti anni prima, e ancora una volta aiutò il suo popolo a fuggire.

Ma questa volta Israele sconfisse un ego molto più potente.

Il faraone non era come Nimrod, re di Babele; non poteva essere sconfitto da un singolo uomo determinato. Per battere il faraone occorreva un'intera nazione unita. E poiché Mose aveva bisogno di insegnare il metodo di Abramo a un'intera nazione, scrisse un nuovo libro, un adattamento degli insegnamenti di Abramo per una intera nazione: la Torah (il Pentateuco).

D'altro canto, essendo il Creatore una forza d'amore e generosità, Egli voleva rivolgersi a più che a un'unica nazione. Egli voleva che tutto il mondo sapesse che c'era un'unica forza e che gli uomini avrebbero ricevuto il dono che Egli desiderava fare all'umanità: Se Stesso.

Così, se da una parte la Torah di Mose costituì un grosso passo avanti, poiché aiutava un'intera nazione a legarsi al Creatore, essa non è la destinazione finale. Quest'ultima arriverà solo quando tutto il mondo sarà in comunicazione con Lui, ad esperire il legame d'amore e unità che gli antichi babilonesi avevano vissuto prima della prima esplosione di egoismo.

In altre parole, la destinazione finale arriverà quando tutta l'umanità recupererà ciò che un tempo aveva e che poi ha perduto.

Nell'articolo "L'essenza della saggezza della Kabbalah", il rabbino kabbalista Yehuda Ashlag descrive lo scopo della creazione quale un «singolo ed elevato obiettivo descritto come "la rivelazione della Sua Divinità alle Sue creature in questo mondo"».

Secondo stadio

Il secondo stadio dell'evoluzione spirituale dell'umanità è iniziato circa duemila anni fa, quando il libro dello Zohar, il più importante libro della Kabbalah, fu scritto e poi nascosto. Fu scritto poco dopo che il popolo di Israele fu bandito per quello che sarebbe poi stato il suo ultimo e più lungo esilio.

Proprio come il primo stadio, con Abramo e Mose, il secondo stadio ebbe due giganti a rappresentarlo: il rabbino Shimon Bar-Yochai (Rashbi) e il Santo Ari (il rabbino Isaac Luria).

Il libro dello Zohar di Rashbi è, come il libro stesso dice, un commento alla Torah. Proprio come Mose spiegò le parole di Abramo a una nazione intera, il libro dello Zohar era destinato a spiegare le parole di Mose al mondo intero. E per questo che si legge spesso che il libro dello Zohar è destinato ad apparire nei tempi del Messia, alla "fine dei giorni". Questo è anche il motivo per cui il rabbino Yehuda Ashlag, il grande kabbalista del ventesimo secolo, scrisse che la riscoperta del Libro dello Zohar è la prova che i "giorni del Messia" sono giunti.

Come sempre, l'unico antidoto a un'ascesa dell'egoismo è l'unità, e maggiore è l'egoismo, più importante è per la gente unirsi. Dapprima fu sufficiente unire i seguaci e la famiglia di Abramo. Successivamente, quando Mose fuggì dall'Egitto, dovette unire un'intera nazione.

Oggi, dobbiamo unire tutta l'umanità.

L'egoismo ha raggiunto una tale intensità che, a meno che tutta l'umanità non si unisca per superarlo, non riusciremo nell'intento.

«Ho trovato scritto che il succitato decreto, di non praticare apertamente la saggezza della verità, si riferiva solo a un periodo di tempo: fino alla fine del 1490. Da quel momento in avanti (...) la sentenza è stata revocata, ed è stato concesso il permesso di dedicarsi al Libro dello Zohar. E dall'anno 1540 è diventato lodevole dedicarvisi numerosi, poiché è in virtù di questo che il Re Messia verrà, e non in virtù d'altro».
Rabbino Avraham Azulai
Introduzione al libro Ohrha Chama {La luce del sole)

Il secondo stadio del processo tramite il quale l'umanità si è legata al Creatore è stato molto diverso dal primo. E' stato un periodo di crescita estremamente graduale, quando lo strumento necessario a unire l'umanità (la saggezza della Kabbalah) era in fase di raffinamento e perfezionamento in stanze debolmente illuminate e nell'ambito di piccoli gruppi che non davano nell'occhio. E per questo che le due opere più significative di quel periodo, il Libro dello Zohar di Rashbi e L'albero della vita dell'Ari, furono nascoste dai loro stessi autori una volta completate. Tornarono alla luce molti anni dopo; nel caso del Libro dello Zohar, molti secoli dopo.

Terzo stadio

Il terzo ed ultimo stadio dell'evoluzione spirituale dell'umanità è iniziato negli anni Novanta del XX secolo.

Nel 1945, il rabbino Yehuda Ashlag, autore del Sulam (La scala), commento al Libro dello Zohar, predisse che lo stadio finale sarebbe iniziato nel 1995. Allo stesso modo, il Gaon ("genio") di Vilna, o GRA (dall'acronimo ebraico "Gaon Rabbi Eliyahii), scrisse nel suo libro La voce della tortora che questo stadio sarebbe iniziato nel 1990. Molti altri kabbalisti fecero predizioni simili, il che portò alla conclusione che il futuro fosse già lì, e che fosse venuto il momento di unirsi e sconfiggere l'egoismo una volta per tutte.

Tutta la storia dell'umanità è lastricata di battaglie contro l'egoismo, seguite da tentativi di unione a dispetto di esso.

Oggi molti scienziati concordano sul fatto che l'egocentrismo dell'uomo e l'incomprensione delle regole della Natura sono la causa di tutto ciò che è sbagliato nel nostro mondo. Yehuda Ashlag produsse degli scritti su questo argomento fra il 1930 e il 1950, ma in quei giorni egli non era che una voce che urlava nel deserto.

Negli ultimi anni è diventato evidente che, a meno che non cambiamo noi stessi, il mondo non cambierà in meglio. Infatti, stiamo rovinando il nostro pianeta e la nostra società in talmente tanti modi che risolvere i problemi separatamente è diventato impossibile. Abbiamo bisogno di una soluzione globale, che si può trovare solo quando trasformiamo l'egoismo umano in altruismo e ci leghiamo alla forza dell'amore: il Creatore.

Nel suo articolo "La pace nel mondo" Ashlag scrive che, se ci uniamo, ogni singolo membro del genere umano esperirà in prima persona il Creatore nel senso più profondo della parola, poiché è scritto «tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande» (Geremia, 31:34).

La saggezza della Kabbalah è il metodo pensato per aiutarci a fare proprio questo: unirci e fare esperienza del Creatore.

Nella sua "Introduzione al Libro dello Zohar" Ashlag scrisse che, se integriamo la Kabbalah nella nostra vita quotidiana, raggiungeremo lo scopo per il quale siamo stati creati e condivideremo di nuovo "una sola lingua e le stesse parole"; saremo una cosa sola con il Creatore e non ce ne separeremo mai più.

 

Michael LaitmanTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Michael Laitman

Il Dott. Laitman è impegnato profondamente nello studio della saggezza della Kabbalah. Ha pubblicato oltre trenta libri, tradotti in più di dodici lingue come anche centinaia di articoli di Kabbalah, e ha tenuto oltre 10.000 ore di lezioni audio/video. Tiene frequentemente conferenze in tutto il mondo sul soggetto della Kabbalah autentica. Fra queste sono da ricordare gli incontri del World Wisdom Council e il Club di Budapest. Nel solo ultimo anno ha tenuto conferenze negli Stati Uniti, Canada, Europa, Russia, America Centrale e America Latina. I suoi trent’anni di ampia ricerca nella scienza della Kabbalah sono universalmente riconosciuti tra rinomati scienziati e ricercatori. Rav Laitman ha anche collaborato con altri scienziati nel delineare le connessioni tra la fisica quantistica e la Kabbalah.

 

I vostri commenti - Scrivi un commento!

Nessun commento presente

Scrivi un commento!

Articoli correlatiTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Incontrare la Kabbalah - Libro

Michael Laitman

(2)
€ 13,00 Solo 1 disponibile: affrettati!
Disponibilità: Immediata

Libro - Amrita - Maggio 2014 - Saggistica e religione

Uno dei massimi esperti della saggezza giudaico cristianaspiega la cabala ai principianti Ecco un libro per tutti coloro che sono alla ricerca di risposte alle domande essenziali della vita. Si compone di quattro parti. La... scheda dettagliata

Possiamo aiutarti?

assistenza clienti

I nostri operatori sono a tua disposizione per assisterti.

 

Assistenza Clienti

NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra newsletter e ricevi sconti, promozioni e novità direttamente nella tua casella di posta.

Guadagna subito +50 PUNTI per i tuoi futuri acquisti e premi.



COMMUNITY

Seguici su Facebook
Ti Piace Macrolibrarsi?
Se ti piace clicca su:
   

I LIBRI PIU' VENDUTI

 

SPECIALI