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Siamo qui per evolverci - Prefazione di "Essere...

Leggi le pagine iniziali del libro "Essere Felici. Un diritto di nascita"

Siamo qui per evolverci - Prefazione di "Essere Felici" di Osho

"Ci vuole una grande fame spirituale e occorre una grande intelligenza per discemere ciò che è vero, che è reale."
Jacob Needleman

Nell'incredibile viaggio esistenziale di Osho, la tappa in Uruguay è indubbiamente il seme di un nuovo inizio.

E, come tale, si presenta come un punto di rottura e un passaggio davvero stretto - accessibile solo al singolo individuo - che ancora oggi mette a confronto con se stessi: un vero e proprio salto nel vuoto difficile da narrare, impossibile da spiegare.

Davvero al di là delle parole!

Si può soltanto prendere in sincera considerazione la possibilità di sperimentare ciò che Osho delinea come il nostro vero destino, e osservare ciò che accade in noi, di fronte a una simile scelta; a partire dal timore atavico che immediatamente paralizza l'intero organismo di fronte a un ignoto che si profila come un nulla nel quale perde di significato tutto ciò che conosciamo, i nostri modelli di riferimento, tutto il nostro mondo.

La semplice osservazione e un po' di coraggio sono indispensabili per immergersi in questi discorsi; infatti, l'impatto rende inevitabile riflettere sulle proprie maschere, sui giochi di ruolo e soprattutto sugli schemi mentali che tutti utilizziamo per cercare di adattare il Reale - ciò che è l'esistenza - alla nostra idea del mondo e della vita. In una parola: ai nostri interessi e voleri, e alle nostre paure.

All'epoca dei fatti, quella riflessione divenne un passaggio obbligato e diede a molti di coloro che a Osho si erano accompagnati una sottile comprensione che permise - e permette - di radicarsi in quel flusso esistenziale del quale Osho è espressione e testimonianza.

Un balzo nel nulla che non può essere dato per scontato: quando la sfida appare di fronte a noi, qualcosa accade che va al di là di noi stessi e ci rivela cosa siamo e dove siamo nell'infinito viaggio della vita.

Per molti è semplice, quasi naturale; per alcuni inevitabile e indubitabile, per altri un gioco atteso da tempo che si teme e si desidera, per altri ancora diventa qualcosa di impensabile; ma per tutti è un attimo di sospensione nel quale si deve vedere la propria realtà, riconoscendo l'equilibrio esistenziale acquisito nel tempo trascorso insieme a Osho. Perché in quell'attimo risulta evidente l'impossibilità di un ritorno, di una mediazione, di qualsiasi compromesso.

Qualsiasi idea o utilizzo si era fatto di Osho, ciò che accadde in quei mesi, mise in chiaro che la rivoluzione interiore di cui aveva parlato, e che aveva entusiasmato centinaia di migliaia di persone, non era un semplice orpello o una teoria con cui farsi belli agli occhi del mondo. E l'evidente possibilità di una ribellione radicale, testimoniata da tante adesioni a livello mondiale, spaventò il sistema e scatenò un'improvvisa reazione da parte delle istituzioni, a partire dal governo degli Stati Uniti; e annichilì ogni semplice entusiasmo, facendo capire a tutti che non si trattava solo di una bella scampagnata "alternativa"!

Dietro a quelle parole c'era davvero una potenza in grado di scardinare la grande illusione che accompagna il sonno delle coscienze; e il sistema vide messa a nudo la propria fragilità, l'illusorietà di valori vecchi e obsoleti, la pochezza e l'ipocrisia di proposte politiche e spirituali di "salvazione" il cui scopo altro non è che l'asservimento. E quella comprensione fu una scossa anche - e soprattutto - per coloro che a Osho si erano accompagnati, avvertendo la possibilità di "uscire finalmente alla vita".

Fu un improvviso ritrovarsi sull'orlo di quell'abisso che è l'esistenza, e ciascuno - singolarmente - si dovette confrontare con qualcosa che di solito, per patto condiviso dal genere umano, si preferisce ignorare: se stessi e la propria essenza.

Ed è a quell'essenza che Osho chiama, come chiarito nelle premesse dell'Autore. E come testimonia l'incredibile quiete in cui egli va stemperando quello che all'epoca sembrò travolgere tutto e tutti come un ciclone.

In questi discorsi, infatti, Osho siede tranquillo e analizza le tante sfaccettature - o accadimenti - di ciò che esplose intorno a lui nel giro di pochi mesi con distacco e serenità davvero sorprendenti. Non fosse altro che per semplice risonanza, ci si ritrova messi a nudo di fronte allo specchio limpido della propria coscienza.

Infatti, oggi come allora, la limpida quiete che ritma il suo parlare rende consapevoli con lucidità disarmante come i sogni, le illusioni, le speranze, gli stereotipi, i pregiudizi, le manipolazioni, gli autoinganni e quant'altro accompagna il sottile tradimento di sé, cui diamo il nome di vita, diventa alla fine un destino che forse non si augurerebbe al proprio peggior nemico.

Parola dopo parola, si intuisce un disegno che al tempo stesso sconvolge, intriga, stimola... e soprattutto alleggerisce e diverte, perché Osho ha l'incredibile capacità di vanificare i crucci più contorti della mente, usando in modo sorprendente l'arma dell'ironia!

E comunque non dà requie: con una pazienza che solo l'infinito può donare, Osho non concede spazio ad alcuna illusione, a nessun sogno.

Anzi, proprio qui conferma, qualora ci fossero dubbi, che il suo compito esistenziale è semplicemente quello di distruggere qualsiasi sogno. Una chiarezza che oggi chiama a una precisa responsabilità quanti hanno simpatizzato con Osho e con i suoi libri: in questi discorsi viene richiesta un'attenzione maggiore, non fosse altro che per non ripetere una storia nella quale l'unica possibile vittima è ciascuno di noi, allorché si nega quel diritto di nascita che pare scorrere in queste pagine come musica di fondo: essere felici.

Questo leit-motive è stato evidenziato nel titolo per aiutare a non perdere di vista l'essenza di un messaggio che invita fondamentalmente a essere se stessi, smettendo di fare sforzi per identificare il proprio stare bene - la propria felicità - con mete, scopi, idee, programmi e progetti di vita.

Se mai è possibile un nuovo inizio, chiarisce Osho, può essere soltanto questo: immergiti nel profondo di te stesso, vivi in pienezza il presente, radicati nella tua potenzialità e lascia che giunga a piena fioritura, accetta la tua libertà, la tua autenticità, il tuo stupore e la tua meraviglia, goditi il silenzio e affidati al nulla che è l'esistenza.

In una parola: sii felice, senza più sforzarti di ricercare un motivo per esserlo!

E se qualcuno pensa ancora che la felicità immotivata sia impossibile, si ritrova a fare i conti con l'evidenza; ovvero con Osho stesso che si confronta con chi gli chiede ragione di quanto sta accadendo intorno a lui.

Qualcosa che potrebbe essere visto come un crollo inesorabile, foriero soltanto di ulteriori disastri vista la determinazione del governo degli Stati Uniti a zittirlo per sempre; cui si aggiungono gli inganni e i tradimenti di quanti si erano accompagnati a lui, beneficiando delle sue intuizioni per costruire la propria immagine personale e soprattutto professionale.

Osho non si ritrae, non sorvola, non minimizza; anzi, utilizza al massimo tutto ciò che sta accadendo per creare un nuovo inizio, e per fare luce sui lati più oscuri della natura umana, così da sgombrare il campo - ovvero la mente di coloro che scelgono di proseguire il loro viaggio esistenziale insieme a lui - da un ripetersi di inconsapevolezze e irresponsabilità delle quale tutti restiamo vettori, a meno di non optare per un reale processo di risveglio.

Una lezione di vita che colpì all'epoca - e colpisce oggi - tutti coloro che a lui si erano e si sono avvicinati, mossi da un richiamo che con il tempo facilmente si muta in abitudine, dando per scontata una connessione che davvero non è mai acquisita per sempre; va infatti ricordato che, avvicinandosi a un Maestro di Realtà quale è Osho, si attiva il gioco estremo per eccellenza.

Infatti, ci si trova a ruotare intorno a una fiamma - la fiamma del nulla -, rischiando l'azzardo più spericolato che da sempre l'essere umano è spinto, per sua stessa natura, a osare... in quell'indicibile attrazione ci si ritrova a volare abbastanza vicino alla fiamma di una consapevolezza risvegliata per goderne prima la luce, poi per nutrirsi di quel calore e infine cogliere il piacere di qualcosa che echeggia l'essenza più intima del proprio essere.

Qualcosa che si vorrebbe avere, consapevoli che è proprio quello ciò che anima la nostra vita; ma al tempo stesso si tende a tenere a distanza, per evitare un annullarsi che farebbe perdere tutte le sicurezze del proprio "io sono".

Di nuovo è il dilemma della vera felicità, quello che traspare; infatti, da prospettive diverse Osho sembra solleticare una serie di interrogativi che tornano a intrecciarsi in ogni domanda: perché ancora si dà sostegno a cose che ormai si sono rivelate evidenti zavorre? Perché si continua a porre come pilastri della propria vita presunte verità che hanno ormai rivelato tutta la loro inconsistenza? E, soprattutto: perché non si vuole essere felici? Perché si continua a negare la felicità, qualcosa che paradossalmente poi si cerca nei modi più strani e spesso disperati? Che senso ha continuare a negare la propria vera natura con tanta insistenza?

Se si considera la forza dirompente di un simile interrogativo, sostenuto da ciò che può essere colto nella presenza di Osho - oggi di nuovo percepibile, grazie a una tecnologia che lo riporta in primo piano nei videodiscorsi che sono stati rimasterizzati - diventa ovvio il motivo per cui l'intero status quo del pianeta si coalizzò contro questo singolo individuo, portando al più radicale degli ostracismi mai decretati nei confronti di un singolo essere umano.

A un certo punto, nessuno sembrò volerlo salvare, men che meno riconoscere. E per coloro che a lui si erano avvicinati, l'incredibile equilibrio sul filo della propria vita subì una scossa che spinse molti ad andarsene, altri a cogliere quel lampo di intuizione che muta l'inevitabile caduta in una trasformazione, in un intimo incontro con se stessi.

Da quel momento, in tanti si ritrovarono a giocare con il Maestro in modo nuovo, riconoscendone la profonda compassione, allorché dice con tono disarmante:

"Se fate una domanda, siate pronti per qualunque risposta. Non aspettatevi la risposta particolare che vorreste, altrimenti non imparerete, non ci sarà alcuna crescita. Se cominciate a sentirvi feriti dalle piccole cose, per me diventerà impossibile lavorare. Dovrò mettere a fuoco solo quello che vi piacerebbe sentirmi dire e in quel caso non sarei d'alcun aiuto, non sarei un maestro per voi"
(Osho nel quarto capitolo)

Ma soprattutto vedendone l'incredibile distacco, il suo divertirsi, ironizzare di fronte all'umano reagire, arrabbiarsi e ritrarsi; anche e soprattutto quando si chiede un aiuto diretto, "serio", vero!

Ciò che qualcuno potrebbe vedere come una tragedia, viene letto da Osho come un semplice passaggio di vita, inevitabile in un processo di crescita che nella sua visione segnò la nascita di una Scuola dei Misteri dove, lasciando al mondo i giochi che gli competono, diventa possibile mettere a fuoco il centro del proprio essere e alimentarne la quiete, così da attivare un sano equilibrio.

La cosa sorprendente è che anche nella semplice lettura quel centro diventa tangibile, trova un nutrimento davvero potente nelle intuizioni che Osho condivide, e con incredibile semplicità "si risveglia", sprigionando una fragranza il cui nome potrebbe essere: felicità.

In questo senso, la felicità diventa mistero.

Qualcosa che non si può spiegare, che si può essere ma non si potrà mai avere... ed è in quell'essere, semplicemente quieora, che la troveremo. O meglio, in cui ci ritroveremo. Una dimensione che, facilmente, può essere evocata e accarezzata in queste pagine... qualcosa al di là delle parole, di cui è inutile tentare di parlarne.

 

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Osho Rajneesh

Osho

Osho è stato un filosofo e leader carismatico e maestro spirituale indiano fra i più influenti e conoscuti del ventesimo secolo.

Mai nato - Mai morto - Ha solo visitato il pianeta Terra tra l'11 dicembre 1931 e il 19 gennaio 1990.
Con queste parole immortali, Osho detta il suo epitaffio e allo stesso tempo elimina la necessità di una biografia.

Dopo aver cancellato il suo nome, accetta alla fine il termine "Osho" spiegando che esso deriva da "oceanico". "Non è il mio nome" afferma "è un suono di guarigione".

Le migliaia di ore di discorsi estemporanei, presentati a persone di tutto il mondo per un periodo di vent'anni, sono tutti registrati, spesso anche in video, e possono essere ascoltati da chiunque in qualsiasi posto, creando, come dice Osho, "ovunque lo stesso silenzio".
Le trascrizioni di questi discorsi sono ora pubblicati in centinaia di libri in dozzine di lingue diverse.
In questi discorsi, la mente umana viene messa al microscopio come mai prima, analizzata nelle sue pieghe più sottili. La mente come psicologia, la mente come emozione, la mente come corpo/mente, la mente come moralista, la mente come storia, la mente come credo, la mente come religione, la mente come evoluzione sociale e politica - il tutto esaminato, studiato e integrato. E poi lasciato alle spalle con grazia nel viaggio fondamentale verso la trascendenza.

Nel corso di questo processo Osho mette allo scoperto l'ipocrisia e le falsità dovunque le incontri. Come dice in modo eloquente lo scrittore Tom Robbins: "Riconosco la brezza smeraldina quando scuote le mie finestre. Osho è come un vento teso e dolce che percorre il pianeta, facendo volare via le teste di rabbini e papi, sparpagliando le bugie sulle scrivanie dei burocrati, mettendo in fuga precipitosa gli asini nelle stalle dei potenti, sollevando le gonne dei moralisti e facendo il solletico a chi è spiritualmente morto per farlo tornare in vita."

 

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