Torna su ▲

Si comincia! - Estratto da "Vegan Man" libro di...

Leggi un'anteprima del libro di Fabrizio Bartoli "Vegan Man"

Si comincia! - Estratto da "Vegan Man" libro di Fabrizio Bartoli

Per la presentazione servono due pagine e circa diecimila battute.

Due pagine? Diecimila battute? E io da dove comincio? Racconto la mia infanzia? La mia esperienza? La mia dimensione nello sport?

Forse è semplicemente più facile partire da quello che è il punto focale di questo libro, lo sono Fabrizio e sono un atleta vegano. Questo è ciò che mi rappresenta.

Questo libro unisce ciò che io sono, un atleta e una persona che nella vita ha scelto di seguire un regime alimentare che sia in linea con le proprie idee. Qui sono rappresentati i tre aspetti basilari della mia vita: lo sport, l'alimentazione e il rispetto per gli animali.

Lo sport è la mia vita, ho sempre praticato sport fin da piccolino, cominciando con il tennis dove ero anche bravo, poi però non ho rispettato uno stop con il motorino e mi sono ritrovato con tutte e due le gambe rotte e ho dovuto smettere.

Dopo il tennis mi sono dato a una mia grande passione, la montagna. Dopo tutto l'agonismo fatto e con la delusione ancora cocente di aver dovuto smettere di gareggiare, nella montagna ho trovato una dimensione nuova, un mondo inesplorato nel quale immergermi con anima e corpo e dove l'obiettivo era sfidare me stesso e non l'avversario. La montagna con la sua maestosità mi ha rapito: ho cominciato con il free-climbing nelle Dolomiti per poi proseguire con l'arrampicata sulle cascate ghiacciate del Trentino e arrivare fino in Norvegia. La montagna mi aveva stregato e io non facevo nulla per resisterle.

Lo sbocco naturale per ogni amante della montagna è l'alpinismo e anche qui non mi sono mai risparmiato, dove potevo andare sono sempre andato. Le Dolomiti erano il mio parco divertimenti, il Monte Bianco fatto su più vie la prima sfida, il Kilimanjaro è stato la conferma e poi l'Himalaya ha rappresentato il sogno.

L'Himalaya rappresenta per molti alpinisti il sogno della vita, l'esperienza che deve essere vissuta. Quando ti trovi lì al cospetto di quelle montagne, ti rendi conto che non si tratta solo di scalare una vetta, ma ancor di più un'esperienza che ti cambia la vita, che ti impone una lunga riflessione su te stesso e su ciò che ti circonda. E stata l'esperienza più coinvolgente della mia vita, perché la scalata di ottomila metri è qualcosa che solo chi ha una grande passione può capire, è una passione che ti porta a confrontarti con te stesso, con la natura che ti circonda: un'esperienza non solo fisica ma anche e soprattutto mentale. Non è una passeggiata; prima di partire devi essere consapevole di ciò che stai per affrontare, di quello che potrebbe accadere e di quello che effettivamente vuoi.

Durante la spedizione ho visto un mio amico arrivare vicino alla morte e tutte queste emozioni che provi ti cambiano dentro, da un lato ti fanno capire la piccolezza dell'uomo di fronte alla natura e la necessità di rispettarla e preservarla, dall'altra però mi hanno fatto capire che a venti-tre anni sei ancora troppo giovane perché un incidente in motorino ti precluda di vivere ancora la sfida dell'agonismo che senti dentro.

L'Himalaya ha quindi riacceso in me la più grande passione sopita, gareggiare e riuscire a dare il massimo per poter ottenere grandi obiettivi sportivi. Durante gli anni dell'alpinismo per allenare "il fiato" necessario in quota mi sono dedicato allo sci alpinismo, una disciplina sportiva meravigliosa che non limita la montagna alla classica pista da sci, ma ti dà la possibilità di esplorarla in tutti i suoi versanti, e ti permette di ritrovarti solo in mezzo al nulla e con un grande senso di libertà.

Lo sci alpinismo è quindi diventato il mio sport e, se prima della spedizione himalayana era solo una disciplina per allenarmi alla quota, al mio ritorno si è trasformato in una sfida, è stato il mio banco di prova per poter capire se sarei potuto entrare a far parte del mondo dell'agonismo e dove avrei potuto far sentire la mia voce. Anni di allenamenti pazzi e anche forse esagerati, fatti con la smania di poter recuperare il tempo perso, mi hanno portato dall'essere l'esordiente allo sbaraglio fino ad arrivare costantemente nei primi quindici posti a livello nazionale.

Durante un'estate in cui mi stavo allenando per la stagione invernale di ski-alp, per cambiare allenamento mi sono iscritto a una gara di duathlon, ero stufo di allenarmi sempre in solitaria, purtroppo di toscani che praticano lo sci alpinismo ce ne sono pochi e così una domenica invece di fare il solito allenamento ho fatto una gara. È stato subito amore.

E da quella domenica di due anni fa in cui sono andato così, tanto per fare qualcosa di diverso, arriviamo a oggi dove mi ritrovo a essere un triatleta professionista.

In due anni ho quindi cambiato di nuovo la mia vita, sono sceso dalle montagne per buttarmi nel mare. L'alpinismo fatto di grandi montagne e grandi viaggi è sempre lì, e la voglia di confrontarmi con ottomila metri è sempre più presente e insistente, ma per ora ho appeso gli sci e le scarpette da arrampicata a un chiodo e ho preso in mano occhialini e bicicletta.

Essere un atleta professionista significa allenarsi tutti i giorni, sotto il sole, la pioggia e il vento; significa passare settimane di carico in cui ti alleni sei o sette ore al giorno e ti ritrovi alla sera distrutto. Essere un atleta significa anche sentire in continuazione commenti su come la tua vita sia bella perché non fai nulla tutto il giorno; provateci voi, se ce la fate, ad allenarvi come facciamo noi, trovare tutti i giorni una motivazione interiore che ti porta al logorio fisico, che non ti garantisce i classici 1.000 euro al mese, e poi ne riparliamo se questo vuol dire non fare nulla.

lo mi alleno, mi alleno tutti i giorni e l'unica cosa che mi distingue dagli altri atleti è che la sera quando arrivo a casa non mi cucino una bistecca al sangue, ma mangio vegano. Semplice e lineare.

Sicuramente cambiare il mio regime alimentare non è stato facile. Come in quasi tutte le famiglie italiane, anche nella mia la carne è una delle protagoniste della tavola, dove vige la regola ferrea dell'agnello a Pasqua e del cappone a Natale, dove la mia decisione di non mangiare più carne è stata presa con stupore e all'inizio anche con un pizzico di ironia.

Perché se non mangi più carne allora cosa mai potrai mangiare? Perché secondo alcuni se non mangi più carne e pesce sarai destinato a una vita triste, fatta di sapori insipidi e tutti uguali, e di cose con consistenze sospette e insapori.

Sicuramente la dieta vegana impone un pizzico di fantasia in più rispetto alla cucina tradizionale, ma per quanto riguarda i sapori e i colori non ha nulla da invidiare a nessun'altra cucina!

Il percorso che mi ha portato a diventare vegano è iniziato solo in età adulta; come tutti da bimbetto ho giocato a rincorrere le lucertole, dopo un viaggio in Africa sono tornato con La voglia di caccia grossa, cosa che tra L'altro mi viene ancora oggi rinfacciata, sì lo so babbo, me lo ricordo ma avevo tredici anni...

E poi? Poi semplicemente sono cresciuto e ho capito una cosa per me basilare: gli animali vanno rispettati, non mangiati.

Abitando in campagna sono cresciuto circondato dalla natura e mi sono sempre considerato un grande amante degli animali: crescendo avevo sempre più dubbi sul fatto che fosse giusto mangiarli.

Poi nella mia vita è entrato un batuffolo di pelo bianco che risponde al nome di Pino. Ecco, Pino è stato il mio più fedele compagno di allenamento nello ski-alp, con lui abbiamo fatto centinaia di piste in salita e poi in discesa, è un Husky e quindi la neve è il suo elemento. Ora che pratico il triathlon, Pino mi segue nella corsa, è un instancabile corridore e quindi ottimo sia per la compagnia sia per l'allenamento.

Passando tanto tempo con gli animali ti rendi conto di quanto riescano a darti, non ti chiedono nulla in cambio, ma ti danno tutto ciò che hanno. lo mi alleno con Pino, mi basta mettere le scarpe da running perché lui immediatamente si avvicini a me scodinzolando come un matto perché vuole andare a correre e, per me, pensare che in altri paesi potrebbe finire sul tavolo di qualche ristorante mi lascia sgomento. Il legame forte che mi lega a Pino mi ha fatto prendere la decisione definitiva di non mangiare più carne, di rispettare tutti gli animali e non mangiarli più.

lo parto dall'idea che se si riesce a instaurare un legame così forte con un cane, al punto che solo il pensiero di mangiarlo ti ripugna, perché per un maiale o una mucca o un pollo dovrebbe essere diverso? L'unica differenza è che con le altre razze non abbiamo un rapporto così diretto, pochi scelgono come animale domestico un maiale... ma il fatto che questi animali siano distanti da noi non dovrebbe precluderci il pensiero che anche loro come i nostri animali domestici hanno il diritto di vivere in santa pace, e non torturati e uccisi per i nostri comodi.

Mi sono lanciato in questa esperienza, prima vegetariana e poi vegana, pieno di entusiasmo e con poche conoscenze! Avendo un consumo giornaliero di cibo più alto rispetto a una persona normale ho fatto dei gran bei pasticci!

La prima volta che ho provato a seguire una dieta vegetariana mi sono ritrovato ad avere valori del sangue sballati, con il livello di ferro al limite dell'anemia e il colesterolo alto! Il mio fisico non rispondeva più correttamente all'allenamento e quindi ho dovuto abbandonare la dieta per un po'. Tutti quelli con cui parlavo mi dicevano che praticare sport ad alti livelli senza mangiare carne è impossibile perché il fisico non può reggere l'assenza di proteine animali, tutti mi suggerivano di chiudere la carriera sportiva e solo allora seguire il regime alimentare che volevo.

Ma è davvero impossibile fare sport ad alti livelli e seguire una dieta vegana? Secondo la maggior parte delle persone sì, ma attorno all'alimentazione vegana ci sono troppi pregiudizi e troppa poca informazione.

Nel mondo dello sport parlare di veganismo è quasi un tabù, è impossibile fare sport e non mangiare carne, sembra che sia quasi una colpa essere vegano o che tu debba nascondere qualche segreto magico per potere avere le prestazioni che hai, ma una cavolata più grossa di questa non esiste, poiché

Le proteine che noi vegani assumiamo non solo sono sufficienti per praticare grandi quantità di sport, ma fanno pure meglio della carne!

Per potermi avvicinare al mondo vegano ho dovuto informarmi, studiare e leggere tutto ciò che potevo.

Ho iniziato dalle basi, dalla conoscenza di ciò che mangiamo e solo così, poco alla volta, sono riuscito nel mio intento di eliminare carne e pesce e non aver nessun tipo di ripercussione a livello sportivo.

Il passo successivo è stato quello di eliminare tutti i derivati animali perché lo sfruttamento fino al limite della tortura degli animali non è poi tanto diverso dall'ucciderli e anche per questo ulteriore cambiamento ho dovuto procedere con cautela, un passo alla volta.

Ora ho trovato il mio equilibro, riesco a seguire la dieta che voglio e che rispecchia le mie idee e al contempo mi permette di sostenere allenamenti e gare senza nessun tipo di problema.

Libri che combinano sport e dieta vegana non ce ne sono e questo mi ha costretto a seguire un percorso da autodidatta.

Per prima cosa bisogna ricordarsi che il nostro fisico funziona in base a ciò che noi gli forniamo e quindi per uno sportivo che porta il suo fisico all'eccesso, è indispensabile seguire un'alimentazione corretta ed equilibrata alle sue esigenze e questa dieta può sicuramente essere vegana.

Spesso la gente, quando scopre che sei vegano ti guarda in modo strano, come se tu fossi un'entità aliena e quando poi gli dico che sono in una squadra professionista di triathlon, allora sì che le loro facce danno il meglio!

Intorno al mondo vegano esistono ancora molte credenze e poca informazione; nell'immaginario collettivo una persona vegana è un ragazzo magrolino, poco in forma e sicuramente non atletico. Quando poi si trovano davanti me, le loro convinzioni crollano e la prima cosa che pensano è a uno scherzo, lo posso essere l'esempio che per praticare sport a buon livello non occorre mangiare la carne!

Le proteine rappresentano per lo sportivo un elemento fondamentale nell'alimentazione, ma sostituire quelle animali con quelle vegetali non solo è possibile... è anche meglio!

Vegan Man

Vegan Man

Si può essere un atleta senza consumare carne e prodotti di origine animale? E' possibile essere vegetariani, vegani, e poter sostenere ritmi fisici intensi?

Fabrizio ci risponde regalandoci un manuale tutto vegano per ogni tipo di sportivo, dal dilettante al professionista, per chiunque voglia ritrovare la propria forma ideale o semplicemente seguire una passione, senza però rinunciare a uno stile di vita sano.

Acquista ora

 

Fabrizio BartoliTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Fabrizio Bartoli

Fabrizio Bartoli, atleta della nazionale di cross-triathlon, toscano, appassionato di cucina naturale e vegan.