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Salute e benessere - Estratto dal libro "La Nuova...

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Vittorino Andreoli e scopri cos'è la nuova disciplina del "bendessere" che considera l'uomo nella sua interezza

Salute e benessere - Estratto dal libro "La Nuova Disciplina del Bendessere"

Salutare è un comportamento frequente. È quasi automatico, a meno di non volersene astenere come segno d'inimicizia. Non salutare può giungere, infatti, a trasmettere il messaggio di voler deliberatamente ignorare l'altro, come se non esistesse nemmeno.

Il saluto fa parte di quei principi dell'educazione che, oltre a favorire e a richiamare l'appartenenza, tendono a evitare il risentimento di chi saluta e non viene salutato. Le domande: Hai salutato? Ti ha salutato? o l'imperativo: Saluta! ne sono testimonianza quotidiana.

Il verbo «salutare» ha come sostantivo «salute» e indica il gesto con cui la si augura o, quantomeno, ci si mostra interessati all'altro. Moltissime sono le forme del saluto. Basti ricordare quello militare, che coinvolge una particolare disposizione del corpo, fuori dalla norma. Ancora, svariate sono state, nella storia, le tipologie di saluto, portatrici di significati anche molto diversi tra loro.

Pensiamo all'Ave con cui i gladiatori salutavano l'imperatore prima dell'inizio dei giochi e al saluto che l'arcangelo rivolge a Maria quando le annuncia che concepirà il Salvatore. Il saluto è una liturgia, e il rispetto che esprime si manifesta proprio nell'atto di mostrare il desiderio che la persona incontrata sia in salute.

Anche nelle espressioni attuali d'uso corrente che denotano maggiore confidenza - Come stai? Come va? Come va la vita? - il focus è sempre sulla salute, poiché una vita in salute è quanto di meglio si possa desiderare e, pertanto, augurarla esprime il massimo segno di considerazione.

Alla base di tutti questi richiami, tra passato e presente, c'è una precisa visione che attribuisce alla salute il sommo valore per l'uomo. Appare chiaro, inoltre, che la salute viene comunemente intesa come mancanza di malattie.

Del resto, nella metodologia medica l'obiettivo è quello di evidenziare segni specifici di malattia. Constatatane l'assenza, sia dal racconto del paziente sia nel corso della visita e con l'ausilio di esami di laboratorio, il medico giunge a dichiarare che si gode di piena salute.

Le malattie riguardano per lo più parti del corpo, organi (fegato, reni ecc.) o apparati (respiratorio, circolatorio ecc.), ma esistono anche malattie generali, come quelle metaboliche. Anche in questo caso, però, c'è sempre la tendenza a circoscriverle a un sistema (ematico, lipidico ecc.) Da qui discende anche la divisione delle varie branche della medicina.

Le espressioni «malattia», «malato», «ammalare» contengono la radice «male», altro termine che domina nella cultura occidentale. Al pari di quella vita/morte, la dicotomia bene/male è tra i dualismi più significativi. La malattia, del resto, può essere causa di morte e dunque si trova con essa in stretta associazione.

Nella storia del pensiero il male ha assunto una dimensione astratta, ben lontana dalla prassi medica, che ha il compito di trovare Yubi consistam, il luogo in cui si è insediato e le modalità attraverso cui provoca il disturbo.

Per millenni il male è stato legato agli spiriti, entità che non avevano una dimensione somatica e che, pertanto, potevano essere semplicemente «tirate fuori» dal corpo in cui si annidavano. L'interpretazione delle malattie, dunque, riconduceva agli dei, ai demoni, che s'impossessavano di un corpo.

La malattia era riducibile alla possessione. È questo il significato che domina nei Vangeli, dove Gesù guarisce gli infermi liberandone il corpo dai demoni che lo hanno invaso. Una volta entrati, gli spiriti potevano insediarsi nel cervello e rendere l'uomo violento oppure prendere dimora in un altro organo e paralizzarlo.

La condotta dei guaritori dell'epoca non deve certo meravigliare: non c'era, infatti, una visione organica delle malattie e, quindi, ogni cambiamento indotto nel malato appariva come un prodigio.

Non c'era alcuna possibilità che il male diventasse bene, se non per mezzo di una sostituzione. E anche quando, nella Grecia antica, con Ippocrate s'impose una medicina che potremmo definire in qualche modo scientifica, solo lentamente e a fatica ci si è liberati dal «male». Ai giorni nostri la parola «malattia» è ancora in uso, nonostante si sia espressa la volontà di sostituirla con il termine «disturbo».

Il benessere non ha nulla a che fare con la malattia. Possiamo dire, anzi, che, proprio per effetto della crisi della medicina e di quella visione che abbiamo qui richiamato, oggi questa parola abbia assunto un significato particolare, profondamente diverso da quello con cui veniva usato in precedenza.

La Nuova Disciplina del Bendessere

La Nuova Disciplina del Bendessere

Che cos'è il "bendessere"?

E' una nuova disciplina che, secondo Vittorino Andreoli, si deve occupare dello studio dell'uomo a tutto tondo, mettendo in primo piano la sua necessità di vivere secondo una condizione di benessere totale (fisico, mentale e sociale).

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Vittorino Andreoli

Nato a Verona nel 1940, è psichiatra di fama internazionale, editorialista e scrittore. Ha firmato una lunga serie di bestseller e longseller, tradotti in varie lingue, fra cui ricordiamo: Il lato oscuro (2002), Lettera a un adolescente (2004), Lettera alla tua famiglia (2005), Lettera a un insegnante (2006), Capire il dolore (2007), La vita digitale (2008), L’uomo di vetro (2008), Carissimo amico. Lettera sulla droga (2009). Ha curato per il quotidiano «Avvenire» la rubrica I preti e noi da cui è nato un animato dibattito sui quotidiani e sul blog di lettere e commenti consultabile sul sito www.avvenire.it