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Sabine Asgodom - Anteprima - Vivi Libera e Senza...

Leggi l'anteprima del libro "Vivi Libera e Senza Freni" di Sabine Asgodom

Sabine Asgodom - Anteprima - Vivi Libera e Senza Freni

Io posso piacermi

Ci deve essere una ragione se inizio proprio con questo capitolo. E in effetti ce n’è una: con nessun altro argomento si può indebolire in modo duraturo la consapevolezza che una donna ha di sé come con affermazioni sul suo aspetto fisico oppure sulle impressioni che suscita con il suo comportamento. Le donne che più hanno successo si lasciano mettere in imbarazzo da domande come: «Mmm, interessante questa gonna, un po’ troppo corta?» oppure «Che cosa fanno i suoi poveri bambini quando Lei è così spesso in viaggio?».

Non ci potete credere? Queste donne non lo ammetteranno mai? Ciononostante fanno proprio così, credetemi. Da molti anni lavoro con le donne sull’argomento delle offese. E posso constatare che il 90% delle offese ha a che fare con la personalità della donna: quale aspetto ha, come cammina, se è in forma, come parla, se è una buona madre, come si veste, se è abbastanza femminile, che cosa pensa. La donna può facilmente passare sopra a una critica nei confronti di quello che fa, ma molto meno nei confronti della sua personalità: le osservazioni in merito spesso la colpiscono in profondità.

Un giorno, in un seminario per donne e uomini, una donna raccontò di una “offesa incredibile” fattela dal suo capo. Quando le era scaduto il contratto a tempo determinato le aveva detto: «Ah, signora M., con il suo aspetto troverà sicuramente subito un nuovo lavoro». Le reazioni degli altri partecipanti al seminario furono interessanti: le donne condividevano il suo disappunto: «Che vergogna!»; gli uomini presenti chiedevano timidamente: «Beh, potrebbe raccontarci ancora, non ho capito bene, qual era l’offesa?...».

Quando ebbe raccontato ancora una volta la sua storia uno degli uomini presenti osò dire: «Non può semplicemente darsi che il suo capo le volesse fare un complimento?». La donna cercò di spiegargli che il suo aspetto non aveva assolutamente nulla a che fare con le sue qualifiche professionali. Cosa che l’altro non avrebbe mai accettato. I due mondi si scontrarono. Questo dimostra ancora una volta che le offese sono percepite come tali soltanto da chi è particolarmente sensibile a quel tipo di offesa. Laddove uno non ci starebbe a pensare un minuto, un altro, sensibile a quel punto, spesso ci può rimuginare per anni.

Indebolire il punto sensibile alle offese

Le donne vivono in una cultura dell’esteriorità, costrette al conformismo. Presumibilmente attrezzate con la massima libertà che sia mai stata a loro disposizione, tuttavia la maggior parte delle donne anela disperatamente a corrispondere alla norma, per quanto riguarda bellezza, fitness o status sociale.

In questo campo infuria una silenziosa, ma accanita, lotta concorrenziale: «Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?». Tutto ciò inizia con la dittatura della moda. Chi desidera “essere inserita” deve adattarsi. La “It-Girl” determina la tendenza della moda. Non conoscete questa espressione? Anch’io non la conoscevo fino a poco tempo fa. Ma grazie a Bunte (N.d.R. simile al nostro Chi) ho potuto farmene un’idea. La “It-Girl” è quella che un tempo si chiamava “icona di stile”. Per lo più una ragazza americana di spicco, di poco più di vent’anni, decisamente sottopeso e bionda. La It-Girl esibisce: infratido con abito da sera, mini jeans larghi in vita oppure high hair, cioè capelli cotonati. Tutte le donne a sud del circolo polare dovrebbero attenersi alle sue direttive.

L’esigenza di perfezione esteriore cresce costantemente e diventa sempre più tecnologica: negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso le donne imparavano ancora a camuffare i loro piccoli difetti con abiti “appropriati”, dalla linea stile impero fino al reggiseno imbottito Playtex. Negli anni Ottanta e Novanta fiorì il mercato delle diete e dei corsi di fitness, dalla dieta Atkins alla dieta bikini fino all’aerobica e alla ginnastica gag (gambe-addome-glutei).

Il Wonderbra aiutava esteriormente a sopperire alla mancanza di seno. Ora, all’inizio del XXI secolo, ci avviciniamo sempre più all’idea di artificiosità con le operazioni di chirurgia estetica. Imbottire seni, aspirare cosce, modellare glutei, gonfiare labbra. In una televisione privata ragazze sedicenni si fanno confezionare pubblicamente un corpo perfetto. Non siamo un po’ suonati? Il terrorismo consumistico indica alle donne la misura della norma: se non ti conformi devi fare qualcosa per conformarti. Come disse una volta Anita Roddick, la fondatrice dei Bodyshops: «Prima gli abiti erano confezionati sul corpo delle donne.

Oggi è il corpo femminile a essere ritagliato su misura per gli abiti». Donne grassottelle tornano a casa in lacrime perché non riescono a trovare nelle boutique dei pantaloni che si adattino ai loro fianchi. Essere escluse dal mercato della nuova moda è percepito come un’offesa incredibile.

Chi dice che devo corrispondere alla norma?

La conseguenza: si iscrivono al gruppo universale dei magri-per-sempre, che naturalmente si accaparra anche gli alimenti adatti nei supermercati. Non è una simbiosi strana: l’industria dell’abbigliamento determina quale corporatura debba avere la donna e tutti quelli che offrono qualcosa nella catena alimentare ci guadagnano: palestre, produttori di alimentari, industrie cosmetiche e farmaceutiche, riviste…

Guardiamo con tanto d’occhi filmati su culture lontane in cui le donne si fanno allungare il collo come giraffe grazie a centinaia di anelli, leggiamo disgustati dei rituali dell’infibulazione in Africa, inorridiamo guardando le labbra a forma di piatto dei “popoli primitivi” e tralasciamo di leggere che, nelle nazioni industrializzate occidentali, più del 50% delle donne non mangia abbastanza perché vuole dimagrire o restare magra. E quando mangiano alla fine si mortificano con il doppio di esercizi.

Cresce enormemente il numero di coloro che si fanno modificare il corpo chirurgicamente o che sviluppano i più gravi disturbi alimentari. Tutto questo è malato! Tuttavia non si tratta soltanto di grasso o di magro. Grazie alla mancanza di autostima delle donne, si guadagnano miliardi. Per anni impiastricciamo i nostri capelli con prodotti chimici per ottenere il colore più trendy oppure per coprire i capelli grigi per l’età. Ci muoviamo per il mondo su scarpe con i tacchi alti, care come l’oro, a rischio della vita, perché «ci fanno sembrare le gambe più slanciate e ci costringono a un elegante movimento dei fianchi», come ho letto recentemente in un quotidiano molto serio.

L’età della pietra ci saluta. La somma delle spese per tinture e creme, yogurt antiaging e bevande all’aloe vera per mantenerci giovani basterebbe per garantirci pensioni integrative per tutta la vita. Si può trarre una conclusione disilludente: una consistente parte dell’economia fiorisce sull’humus dello scontento delle donne (e di un crescente numero di uomini). La conclusione inversa: se le donne fossero contente di sé l’economia vivrebbe di stenti.

Chi dovrebbe avere interesse, perciò, che le donne siano felici? Le donne, però, investono qualcosa di più del denaro: noi cerchiamo di essere contemporaneamente la collaboratrice del mese, la madre delle madri, la miglior casalinga di tutti i tempi, la miglior compagna dell’universo, la figlia, la sorella, l’amica, la vicina comprensiva e fedele, e naturalmente avere anche, al contempo, un bell’aspetto. Anche in campo professionale non si tratta assolutamente più soltanto di capacità o di prestazioni. Anche in questo ambito si segnala chiaramente che chi vuole fare carriera deve essere magro e in forma. Lasciarsi andare indica mancanza di disciplina. Prima si andava a fare una passeggiata per rilassarsi, adesso non basta una mezza maratona. Come recita un motto popolare: soltanto i duri riescono a giungere in Paradiso.

 

 

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Sabine Asgodom

Sabine Asgodom è una famosa management-trainer tedesca: il Financial Timela annovera tra le 101 donne più importanti del mondo economico di lingua tedesca come “coach dei manager”, mentre la rivista Focusla elenca tra le primedieci persone di successo in Germania. Dapprima giornalista per le riviste Eltern, Freundin, Cosmopolitan, nel 1999 ha fondato a Monaco un’impresa autonoma, “Asgodom live”. Lavora come consulente per ditte, associazioni e orga-nizzatori di seminari per i manager, con dirigenti provenienti dal mondo della politica, dell’economia e dello spettacolo. Compare come relatrice di punta in congressi e manifestazioni in Germania, Austria e Svizzera. In Germania èautrice di numerosi best-seller. Nel 2001 è stata insignita del premio Excellence Award per il successo imprenditoriale, nel 2002 ha ricevuto il Teaching Award in Gold del Centro per la conduzione imprenditoriale in Svizzera. Ha unacattedra di Pubbliche Relazioni di Se stessi all’Accademia Professionale di Heidenheim (Germania).

 

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