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Ridisegnare la nostra vita a partire dal corpo

Come ogni nostra scelta culturale ci modifica in profondità.

Ridisegnare la nostra vita a partire dal corpo

Ciò che occorre è introdurre modalità corporee di comprensione del mondo.
Jacques Van Eijden

In che misura lo spazio influenza la nostra fisiologia?

Il nostro sistema nervoso è progettato per realizzare precise modifiche nel corpo in risposta a stimoli esterni.

Qualsiasi stimolo esterno, anche ad esempio la semplice presenza o meno di acqua e vegetazione in una piazza, di fatto provoca uno specifico cambiamento all'interno del nostro corpo.

Qual è il problema?

Il problema è che chi progetta gli spazi, ma lo stesso vale per qualsiasi aspetto della nostra vita, non sempre è consapevole o si interessa degli effetti fisiologici che il suo progetto produce.

In una piazza di cemento il sistema nervoso reagisce alla percezione di qualcosa di duro e secco con un atteggiamento di resistenza, di tensione subliminale. Il corpo ha difficoltà a rilassarsi. Mentre lo fa naturalmente in presenza di acqua o di terra.

Esistono studi a questo proposito?

Sì. Sappiamo, ad esempio, che se dalla camera di un ospedale si vedono alberi e verde, la persona ricoverata può essere dimessa in media tre giorni prima rispetto a quella che è stata ricoverata in una stanza senza vista sul verde.

Curioso.

Un bosco ci permette di non fissare l'attenzione su qualcosa di particolare. E' naturalmente armonioso, e questo attiva automaticamente l'emisfero destro del cervello, quello più legato al sentire.

Se invece nell'ambiente ci sono forti e numerosi stimoli visivi, si attiva l'emisfero cerebrale sinistro, che induce a restringere la visione, a focalizzarci.

Tutte le caratteristiche della vita moderna evocano una dominanza dell'emisfero sinistro del cervello. Quando in realtà l'emisfero sinistro è stato progettato per servire il cervello destro.

Ha presente Perry Mason?

Puro cervello destro?

Sì, Mason è un avvocato che ha sempre una visione d'insieme e quando ha bisogno di informazioni più puntuali e specifiche incarica il suo assistente, Paul Drake: cervello di sinistra, analitico.

Oggi, la nostra educazione, la cultura e il modo stesso in cui sono progettati i sistemi operativi ci convertono in tanti Paul Drake.

Questo che tipo di società crea?

Una società molto visiva, che si focalizza sui singoli dettagli e perde la visione d'insieme, per cui diventa anche incapace di distinguere tra apparenza e sostanza, e quindi anche facilmente manipolabile.

Vedere il cielo stellato ci permette di capire che siamo parte di una coreografia globale.

Se tutto è selfie, finiremo facilmente per credere di essere il centro dell'universo.

E lei studia come evitarlo.

Studio come riprogettare il nostro ambiente, fisico e non, in modo che si adatti al nostro sistema nervoso e non viceversa.

Può fare un esempio concreto tratto dalla vita di tutti i giorni?

Nel design di interni, ad esempio, quando l'arredamento e i mobili sono bassi e orizzontali il sistema nervoso si calma, mentre in presenza di elementi alti e verticali il nostro sistema nervoso si pone in una condizione di vigilanza mentale.

La domanda che possiamo porci è questa: le scelte di design che facciamo sono coerenti con la condizione neurologica di cui abbiamo bisogno o la contrastano?

Come influisce su di noi il luogo dove ci troviamo?

Corpo, mente e spazio sono sempre connessi, direi addirittura «coreograficamente uniti».

Lo spazio, però, è in genere l'aspetto più rigido di questa terna: certi edifici e certe piazze sono magari lì da secoli, e probabilmente ci rimarranno per altrettanti. La disposizione dello spazio, i vari ambienti, inducono a un modo di essere e a uno stato psicofisico particolare. Attraverso l'architettura, dunque, si può organizzare la mente e il corpo della persona.

Ci sono luoghi in cui ci sentiamo spontaneamente a nostro agio e altri che preferiremmo evitare, ma in cui ci ritroviamo comunque a dover passare molto tempo.

Può fare un esempio?

Percorrere uno spazio lungo e stretto, come una gola profonda o un tunnel, porta a una situazione di allerta, perché limitando la nostra possibilità di fuga, a livello inconscio ci fa sentire in pericolo e quindi ci induce ad attraversarlo il più in fretta possibile.

Un orizzonte aperto dà invece controllo della situazione e molte opzioni, per cui viene percepito dal sistema nervoso come sicuro, il che evoca naturalmente un senso viscerale di maggiore benessere.

Il problema di fondo è che le città e la maggior parte degli oggetti sono stati progettati a partire dall'astrazione e dalla razionalità, e di conseguenza causano situazioni di continuo sforzo fisico e/ o mentale.

Questo è palpabile.

Siamo noi che ci adattiamo all'architettura, alla moda e a tutto il resto, anziché adattare lo spazio e l'abbigliamento a noi, e questo crea un circolo vizioso: maggiore scollegamento dal corpo, minor consapevolezza dell'effetto delle varie forme di design sul nostro essere.

E così le persone perdono progressivamente la capacità di accorgersi del prezzo pagato dal punto di vista fisico.

I tacchi ne sono un esempio.

Il problema maggiore non sono tanto i tacchi - anche se bastano cinque centimetri perché i polpacci si accorcino e si atrofizzino del 13 per cento - quanto il fatto che quasi tutte le scarpe lateralmente non danno spazio alla distensione naturale delle dita.

Il design si basa su un'idea astratta di come è fatto un piede a partire da uno stampo di legno conico con una estremità appuntita, che è l'esatto opposto del piede, il quale ha una forma naturale a ventaglio per poter dare stabilità fisica e, di conseguenza, mentale.

E questo cosa provoca?

Il corpo in realtà è una tensostruttura, per cui una qualsiasi modifica in una sua parte si ripercuote ovunque. E' sufficiente bloccare una sola delle trentatré articolazioni presenti all'interno di un piede perché simultaneamente se ne blocchino altre nel resto del corpo.

Basta provare: se si cammina con i piedi contratti, non è possibile rilassare le altre parti del corpo, tutto il corpo è teso.

Ma il problema non si ferma qui.

Cioè?

Quella che chiamiamo ansia non è che l'espressione a livello psicologico di un blocco della respirazione a livello fisico.

Se il piede è in uno stato di contrazione, anche la respirazione viene limitata. Se entrambi i piedi si muovono costantemente come due blocchi unici, viene inibita l'alternanza di rilassamento e contrazione tra i due lati del corpo, sradicando il concetto di « due » sia a livello corporeo che psichico.

Con quali conseguenze?

Ad esempio abbiamo difficoltà a percepire le esigenze di due diverse persone allo stesso tempo e come di pari importanza. A qualche livello continuiamo a ritenere che una debba soddisfare i bisogni dell'altra.

Si potrebbe quindi progettare a partire dal corpo.

La nostra cultura è soprattutto espressione dell'emisfero cerebrale di sinistra, che essendo più mentale e astratto, ne condiziona qualsiasi manifestazione, dall'educazione al modo di vestirci.

Istruzione e sport, ad esempio, andrebbero riprogrammati partendo dall'idea che il nostro organismo funziona in base a un principio di piacere.

Di cosa ci sarebbe bisogno?

Di un processo di «educazione somatica». Cioè di un processo di umanizzazione culturale che avvenga attraverso la comprensione di come funziona il nostro corpo e di conseguenza la nostra psiche.

Ciò di cui abbiamo fondamentalmente bisogno è di recuperare la capacità di «percepire» il nostro corpo.

Essere Corpo

Essere Corpo

Gran parte delle difficoltà che incontriamo nel vivere nascono dal fatto che è il nostro essere ad adattarsi alla vita che facciamo, e non il contrario.

Il motivo di ciò è che a progettare la nostra esistenza non è stato il nostro corpo, ma la nostra mente che, essendo cosciente soltanto di una frazione infinitesimale delle informazioni di cui dispone il sistema nervoso che l'ha generata, si basa su rassicuranti astrazioni mentali: semplici, plausibili ed errate.

Sarebbe possibile ridisegnare i diversi aspetti della nostra vita partendo dalla nostra realtà neurologica e corporea, invece che dalle idee astratte elaborate dalla mente?

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Jader ToljaTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Jader Tolja

Jader Tolja, medico ricercatore, negli ultimi vent'anni si è dedicato soprattutto allo studio dei fattori fisici e psichici coinvolti nei processi di cambiamento, oltre che in campo medico e sportivo.

 

Tere PuigTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Tere Puig

Tere Puig è scrittrice e insegnante di yoga, si occupa della promozione di cambiamenti di tipo culturale.

Influenzata dagli studi in ingegneria, educazione sociale e anatomia esperienziale, il suo insegnamento si caratterizza per un orientamento verso l’educazione somatica.

Ha pubblicato libri per adulti e bambini, il cui scopo è rendere accessibili temi delicati come il sentire il corpo, l’empatia, la morte e l’ecologia.

 

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