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Respiro, mente e yoga

Il Pranayama ci insegna a utilizzare il respiro per governare la mente, fermando quel continuo rimuginare che spesso ci esaurisce - Anteprima della rivista Scienza e Conoscenza n. 45

Respiro, mente e yoga

Il respiro è tanto importante, quanto è trascurato e sottovalutato.

Senza respirare, si muore.

Eppure non diamo alcuna importanza al respiro, a come respiriamo, a come il respiro influenza l'attività di ogni nostra singola cellula, alla stretta correlazione tra respiro, mente ed emozioni.

Una persona arrabbiata o in ansia ha generalmente un respiro molto corto e un po’ affannoso, mentre una persona calma e serena solitamente respira in modo lento e profondo.

L’interrelazione è a doppio senso: come il nostro stato d’animo influisce sul nostro modo di respirare, così il nostro respiro può influire sul nostro umore.

Il respiro è l’unica funzione vegetativa autonoma che può essere alterata dalla coscienza, cioè possiamo decidere come respirare: se rallentare, velocizzare o ampliare il respiro. Questo significa che c’è un centro nervoso (il bulbo), collocato nel cervello, che comanda la respirazione.

Quindi il cervello comanda il respiro, ma a sua volta il respiro è in grado di influenzare il cervello e le sue funzioni – il sistema neurovegetativo, il ritmo cardiaco, la pressione arteriosa, la produzione di neurotrasmettitori e ormoni.

Numerosi studi scientifici confermano questi collegamenti, che in parte possiamo tutti noi percepire facilmente: ad esempio quando corriamo, il ritmo del respiro accelera e i battiti del cuore aumentano.

Respiro veloce e respiro lento

Gli esseri umani respirano in media tra le 15 e le 30 volte al minuto,
quindi circa 21.600 volte al giorno.

La respirazione alimenta la combustione di ossigeno e glucosio, producendo energia per permettere a ogni nostro processo vitale di realizzarsi, dal semplice movimento fisico, fino ai processi mentali (quelli che consumano più energia nel nostro organismo!).

Più velocemente respiriamo, più si attiva la circolazione del sangue e di tutti i fluidi nel nostro corpo. Questo stimola l’attività neuromuscolare, che fa si che consumiamo più energia, perché il nostro organismo deve convertire più ossigeno e glucosio in energia attraverso la respirazione interna cellulare.

Di conseguenza il nostro sistema è più affaticato, l’insorgere di disturbi sarà più facile e la nostra vita sarà più breve.

Una respirazione più lenta, ritmica e profonda consuma, invece, meno energia, fornisce maggior ossigeno alle nostre cellule e agli organi, accrescendo il nostro livello di vitalità e la durata della vita. Non a caso gli animali che vivono più a lungo, come tartarughe, pitoni, elefanti, hanno un ritmo di respirazione molto lento.

La maggior parte delle persone adulte in occidente ha un respiro corto, toracico, quindi respira in modo scorretto, usando solo una minima parte della propria capacità polmonare. Questo tipo di respirazione priva il corpo di ossigeno e di prana (forza vitale).

Prana e respiro nello Yoga: il Pranayama

Gli antichi Yogi conoscevamo bene tutte queste correlazioni, per questo la Scienza dello Yoga da la massima importanza al respiro, aiutando prima di tutto a prendere consapevolezza di come respiriamo, e poi insegnando come respirare in modo corretto, per la propria salute e per il proprio benessere.

Vari studi sperimentali sono stati condotti sui benefici dello yoga per regolare lo stress, migliorare la funzionalità immunitaria e l’umore.

Secondo la scienza Yogica il respiro è una delle fonti primarie del prana e senza il prana non può esserci vita. Il prana esiste in tutte le cose, animate o inanimate.

La fisiologia dello yoga ci spiega che esistono cinque tipi di prana nel nostro corpo (prana, apana, samana, udana, vyana) collocati in varie aree del corpo e che forniscono energia ai vari organi e sistemi interni.

Una scorretta o scarsa distribuzione di uno di questi prana porta alla devitalizzazione degli organi e delle funzioni vitali connessi con quello specifico prana, causando disfunzioni metaboliche e malattie.

Il nostro stile di vita, l’attività fisica che facciamo (o non facciamo), il cibo che assumiamo, come dormiamo, le nostre emozioni e pensieri, hanno una forte influenza sul flusso del prana nel nostro corpo.

Lo yoga fornisce tecniche specifiche per energizzare e riequilibrare i vari prana attraverso il Pranayama.

Il Pranayama utilizza la respirazione per influenzare il flusso del prana nelle nadi, i nostri sottili canali energetici. I vari esercizi di pranayama non permettono solo di ottenere il controllo (yama) del respiro, ma anche di espandere (ayama) la dimensione del prana.

In questo modo possiamo attivare e regolare la forza vitale per andare oltre i nostri limiti e raggiungere livelli più elevati di consapevolezza.

Come abbiamo visto, c’è una stretta correlazione tra mente e respiro, pertanto lavorando e controllando il nostro respiro attraverso il pranayama, noi possiamo imparare a governare la nostra mente. Possiamo calmarla e fermare quel continuo rimuginare che spesso ci esaurisce.

Respiro nasale e sistema nervoso: una relazione da conoscere

In particolare, la relazione tra mente, sistema nervoso e respiro nasale è l’oggetto di studio dello Swara Yoga.

Come abbiamo visto, il respiro è un’attività neuromotoria in quanto è tramite i nervi che si ha l’inspiro e l’espiro. Le narici infatti, attraverso la respirazione, sono collegate al sistema nervoso autonomo.

Quando è più “attiva” la narice destra, il sistema nervoso simpatico prevale, mentre se è maggiormente attiva la narice sinistra, è il sistema parasimpatico (considerato “rilassante”) a prevalere.

Il naso è in contatto diretto con l’ipotalamo attraverso il lobo olfattivo del cervello. L’ipotalamo fa parte del sistema limbico, che è collegato alle emozioni e alla motivazione. Le nostre narici influenzano la chimica del nostro corpo e ci danno un’indicazione di quale emisfero cerebrale è attivo in un momento specifico.

La narice destra è collegata alla parte sinistra del cervello, è riscaldante e legata alle secrezioni acide. La narice sinistra invece è collegata alla parte destra del cervello, è rinfrescante e fa aumentare le secrezioni alcaline.

Osservando quale delle due narici è più “libera”, meno ostruita,
possiamo capire quale parte del cervello sta prevalendo
e quindi quali attività sono consigliate.

Se sto respirando più con la narice destra, significa che è più attivo l’emisfero opposto, cioè il sinistro, quello che governa il lato destro del corpo, la comunicazione verbale, il pensiero analitico, logico, lineare e che ricorda numeri e parole.
Se invece sto respirando con la narice sinistra, vuol dire che è più attivo il cervello destro, quello legato ai sentimenti, all’intuizione, a tutto ciò che è non-­‐verbale (gesti, immagini, volti), che governa il lato sinistro del corpo e utilizza il pensiero analogico e creativo.

Il nostro modo di reagire alle situazioni e il successo delle nostre azioni sono influenzati da quale emisfero è predominante.

Lo Swara yoga ci aiuta a capire quale emisfero è più attivo e ci insegna ad armonizzare le nostre attività fisiche e mentali attraverso il respiro, eventualmente cambiando la prevalenza della narice predominante.

Questo è solo un accenno alle vaste conoscenze che lo Yoga offre per lavorare sul respiro, comprenderlo e utilizzarlo al meglio per la nostra salute su tutti i livelli: fisico, mentale, emotivo e spirituale.

Box Autore

La dottoressa Federica Gorni, laureata all’Università di Bologna, fondatrice del Para Tan Centre, è insegnante Yoga e Meditazione certificata YOGA ALLIANCE (500RYT) e allieva diretta del Padre del Para-­‐Tan e Maestro della Living Goddess Tradition, Shri Param Eswaran, che l’ha iniziata anni fa alla pratica dei Mantra.

Tiene corsi, seminari e conferenze sul Para Tan e il potere dei mantra in tutta Italia.

Articolo pubblicato per gentile concessione della rivista Scienza e Conoscenza
http://www.scienzaeconoscenza.it/

Articolo tratto da Scienza e Conoscenza N. 45

Nuove scienze e antica saggezza per svelare i misteri della vita

 

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