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Regolarizzare attraverso il cibo quel «condotto»...

Leggi un estratto dal libro di Seigaku "Lo Zen e l'Arte di Mangiar Bene"

Regolarizzare attraverso il cibo quel «condotto» che è l'essere umano

Cambiando l'alimentazione cambiera il mondo.

Dógen Zenji espresse la concezione di «fare solamente zazen» con il termine shikantaza. Se provate a leggere singolarmente gli ideogrammi che compongono questo termine, ne risulterà un concetto come «stare seduti e diventare semplicemente un condotto»: non è interessante? Questa è solo una mia teoria, ma se consideriamo l'essere umano come «un condotto che pensa», una volta che abbiamo regolarizzato quel condotto attraverso il cibo, potremo vivere in salute e in armonia.

Shigeo Miki, un biologo del ventesimo secolo, studiò il processo grazie al quale l'essere umano si forma da un ovulo fertilizzato, dopo ripetute divisioni cellulari. Secondo questa ricerca, la prima cosa a svilupparsi sembra essere un blastoporo che diventa un condotto, che poi diventa organo interno. Ho sentito affermare che gli organi come le mani e i piedi, gli occhi e il cervello, che pensavo fossero al centro delle attività umane, svolgono invece delle funzioni «d'appendice», e l'ho trovato interessante. Gli organi interni esercitano un'influenza determinante sulla salute. La verità è che, indipendentemente dall'abilità sul lavoro e dalla posizione sociale, se gli organi interni vengono danneggiati si muore. Questo è comune a tutti, qualsiasi stile di vita si conduca.

Quando si tratta di regolarizzare l'alimentazione, il condotto, il corpo e la mente, non c'è dubbio che i monaci buddhisti abbiano intuito quali fossero le modalità più efficaci per farlo.

Se si guarda il mondo dal punto di vista di un condotto, le cose da fare sono chiare. Fino a un certo punto pensavo di essere io a controllare tutto il mio corpo, ma ho cambiato idea quando ho rivolto il mio sguardo al cibo con serenità. Il cuore, i vasi sanguigni, l'esofago, lo stomaco, l'ano... ciascuno di essi fa dei movimenti che prescindono dalla volontà, e accettano o espellono diligentemente le cose che vengono introdotte.

La volontà, che fino ad allora pensavo essere il fulcro dell'esistenza, è qualcosa di profondamente insignificante se paragonata a quei grandi movimenti involontari. Anzi, se ci sono delle preoccupazioni, fa addirittura del suo meglio per farmi aggrottare le sopracciglia, irrigidire il mento, stringermi nelle spalle e flettere la schiena. Mi rifiuto di lasciarmi andare, e il respiro, la circolazione, il fluire delle cose digerite ristagnano: divento come un bambino viziato, che ostacola la naturale attività del condotto. 

lo, che sono stato sempre refrattario alle norme e alle regole, sono riuscito ad apprezzare i rituali zen legati ai pasti per la semplicità con cui regolarizzano il condotto. Basta il semplice fatto di non far ristagnare le acque e di depurare il corpo assecondando la forza di gravità. Non ho mai sentito una storia di discriminazione legata al diverso colore dell'intestino. Lingua, razza, diversità di pensiero non hanno niente a che vedere con un condotto. Siamo tutti uguali.

Se attraverso i rituali legati al cibo ci si riesce a percepire come un semplice condotto assimilabile a un cetriolo di mare, le differenze di abilità tra gli individui diventano insignificanti come le differenze tra euglene ed epatiche.

Finora anche quando commettevo un errore non riuscivo a chiedere scusa, ma ho imparato a farlo docilmente da quando ho compreso tutto questo. Il motivo è che mi sono convinto che non bisogna temere le apparenti differenze tra le abilità umane: le cose che non so fare non le so fare, e ciò non sottrae valore alla mia esistenza.

Ho quindi la sensazione che cambiando l'alimentazione, e l'atteggiamento a essa legato, cambierà anche il mondo. Regolarizzando il condotto tornano in forma anche il corpo e la mente. Così facendo, cambiano i comportamenti abituali e si manifesta una mutazione spirituale.

Quando lo si fa nella maniera appropriata, non si rischia di sbagliare strada.

Se nell'antichità nessuno avesse affrontato la fatica di andare fino in Cina con la nave, probabilmente non avremmo potuto avere notizie dello zen. Tuttavia adesso ci troviamo nell'epoca in cui tutto ciò che viene detto può essere diffuso istantaneamente in tutto il mondo. Proprio per questo motivo si continuerà a comunicare con le persone che ci circondano tramite la pratica, e sempre meno tramite le parole.

Prestando la dovuta attenzione agli organi interni, un giorno le persone di tutto il mondo condivideranno uno stesso stile di vita in grado di valorizzare l'esistenza umana, che sarà messo in pratica quotidianamente. Se tutti contribuissimo a insegnare le regole alla base di atti universali come mangiare, bere ed evacuare, anche se ci fosse qualche disputa, riusciremmo a lavorare con soddisfazione profonda, a consumare i pasti e a vivere una vita in salute. Per la nostra generazione sarà forse difficile, ma tra cinquanta o cento anni forse si riuscirà a mettere in pratica questo semplice ideale di vita.

È grazie ad alcuni incontri fortuiti che mi sono imbattuto nello stile di vita dell'Eiheiji per poi scegliere di imitare i riti legati ai pasti. Ci sono persone che si meravigliano di «come mi guadagno da vivere» (a volte mi stupisco anch'io), anche se ho la sensazione che Dògen Zenji direbbe una cosa del genere: «Be', questo stile di vita ti ha fatto essere molto tranquillo, no?». Spero ci siano persone interessate a uno stile di vita del genere e sono molto felice di avere avuto l'occasione di scrivere un libro di questo tipo.

I riti legati al cibo che ci sono stati tramandati uniscono tutte le persone che vivono su questo pianeta. Ma non è merito mio se sono riuscito a praticarli. Proprio per questo, d'ora in poi è mia intenzione dedicare ogni giorno della mia vita a diffondere questi riti a tutte le persone che incontrerò e a tramandarli alle prossime generazioni.

Armonizzate il corpo e la mente grazie alle regole legate ai pasti.

Se farete tesoro dei legami che siete riusciti a creare con le persone con le quali avete condiviso delle pietanze cotte nello stesso calderone, il mondo sarà collegato e tutti i problemi verranno risolti.

lo non ho «insegnato» niente, ma a te, proprio perché hai letto questo libro fino alla fine, è stato affidato un dono prezioso che dovrai assolutamente riuscire a trasmettere.

Con la preghiera e l'augurio di una vita felice e in salute,

Seigaku
Maggio 2015

Lo Zen e l'Arte di Mangiar Bene

Lo Zen e l'Arte di Mangiar Bene

Grazie ai tre anni trascorsi nel più importante monastero Zen del Giappone, Seigaku ha potuto condensare in questo libro 700 anni di tradizione buddhista, declinandola però secondo le abitudini e le esigenze della vita moderna. Un manuale di consigli pratici e preziosi, un galateo dell'anima che trasformerà la vostra vita incrementandone l'armonia e la serenità.

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Seigaku

Seigaku (Yonago, 1981) si avvicina per la prima volta al Buddhismo Zen negli anni dell'università, integrandolo al suo percorso formativo in recitazione.

Dopo la laurea, decide di intraprendere tre intensi anni di noviziato a Eihei-Ji, il più importante tempio Zen del Giappone. L'incredibile esperienza di quegli anni lo conduce poi a Yokohama dove inizia a praticare l'attività di monaco.

Sempre a cavallo tra la modernità della vita nelle metropoli e la tradizione secolare dei monasteri, nel 2011 si trasferisce a Berlino, dove vive tuttora e tiene corsi di meditazione.

 

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