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Realizzazione di un progetto in permacultura -...

Realizzazione di un progetto in permacultura - Estratto dal libro "Guida Pratica alla Permacultura"

Interrogativi di fondo

Molti vogliono coltivare la propria terra in modo naturale, oppure desiderano abbandonare i metodi agricoli tradizionali per la permacultura, e mi chiedono come utilizzare al meglio i terreni di loro proprietà.

Per poter rispondere a questa domanda, devo a mia volta chiedere ai proprietari di porsene altre: qual è il mio obiettivo, che cosa mi aspetto dalla coltivazione? Voglio poter vivere dei prodotti della mia fattoria – come agricoltore autosufficiente o come azienda produttri- ce – oppure ciò che voglio è un’oasi per il mio tempo libero e per la coltivazione di alcune erbe e frutti per la cucina? Il mio interesse è rivolto alla coltivazione di piante, all’allevamento di animali o all’utilizzo agroforestale del terreno? La fattoria verrà resa accessibile al pubblico come giardino aperto ai visitatori, come fattoria a raccolta diretta o come orto terapeutico?

Chiarire questi interrogativi è la base del successo: l’importante è fare esattamente ciò che dà davvero gioia e suscita la maggior curiosità e sete di sapere, poi il lavoro non verrà percepito come fatica e il successo non tarderà ad arrivare.

Spesso si tratta di sogni negati dell’infanzia di cui ora si desidera la realizzazione: è un’esperienza che colma di felicità vedere quale gioia procuri l’avverarsi di un sogno.

Nella riorganizzazione del terreno devo però tener conto anche degli interessi del contesto sociale.

Se l’intera famiglia è entusiasta del progetto, le possibilità che si affacciano sono ancora maggiori. Perciò marito o moglie, figli e genitori dovrebbero poter partecipare attivamente alla progettazione e all’organizzazione del sistema in permacultura.
Se per esempio delimiterete per i vostri figli un piccolo appezzamento che potranno coltivare in totale autonomia, otterrete la loro più entusiastica partecipazione.

L’unica cosa che dovrete fare è avere il coraggio d’intraprendere ciò che avete in mente, e poi troverete la strada giusta.

Dovrete essere voi a sapere cosa volete:
solo così potrete diventare autosufficienti.

Valutazione del terreno

Una volta chiarito ciò che desidero fare, devo osservare con più attenzione le aree che ho a disposizione.

Le caratteristiche del suolo, l’altitudine, il clima, l’esposizione, i rilievi, i bacini idrografici, l’utilizzo precedente e la vegetazione sono fondamentali per la progettazione della permacultura.

Ubicazione e clima

L’esposizione (ubicazione dei terreni rispetto ai punti cardinali) e l’altitudine degli appezzamenti a disposizione sono determinanti per la progettazione del sistema.

Ovviamente è più facile realizzare una permacultura più produttiva a basse altitudini, in territori pianeggianti e in regioni più calde piuttosto che in terreni in alta quota e su pendii scoscesi: il dispendio di energia (lavori di escavazione e di piantatura) è notevolmente inferiore.

Tuttavia, con un po’ di talento è possibile creare una permacultura funzionante anche nelle cosiddette “posizioni infelici”.

In posizione elevata – a partire da 1000 m sul livello del mare – cerco sempre di compensare ai periodi vegetativi più brevi e alle temperature inferiori con un’adeguata progettazione del sistema.

È importante ottenere un’esposizione ottimale al sole e la miglior protezione possibile dal vento.

Barriere frangivento con una gran varietà di cespugli da bacche, alberi da frutto e arbusti fioriti piantati ad altezze diverse possono rivelarsi molto utili. Anche le aiuole a cumulo e le aiuole rialzate servono a frangere il vento. Andrà impedita la formazione di tunnel di vento, perché potrebbero causare il raffreddamento del suolo e la perdita di preziosa umidità.

È particolarmente importante adottare misure contro l’erosione del suolo sui versanti collinari. A questo scopo ricavo terrazzamenti e bacini di raccolta dell’humus e faccio sì che ci sia una copertura permanente del suolo per le colture.

Con un po’ d’inventiva la permacultura è praticabile ovunque.

Sui pendii scoscesi e addirittura sulle pareti rocciose si può seminare nei buchi e nei crepacci, nelle piccole e grandi nicchie.

Mi è già capitato ad esempio di seminare semi di castagno nelle crepe delle rocce. Poi ho riempito di fogliame il sito della semina e vi ho sparso sopra semi di ginestra. Con mia grande sorpresa ora in quel punto crescono splendidi castagni, e la ginestra offre una magnifica fioritura.
Che cosa è successo? Grazie alla copertura di fogliame, i semi di castagno hanno avuto sufficiente umidità per germinare. Le radici si sono aperte la strada nella crepa per raggiungere la terra, arrivando addirittura a spaccare la roccia. Grazie al microclima, ora entrambe le piante crescono rigogliose.

I pendii esposti a sud offrono anche in quota svariate possibilità di coltivare ortaggi, frutti e bacche: questa esposizione permette di raggiungere il numero delle ore di sole necessarie alla completa maturazione dei frutti.
Tuttavia, a causa della forte escursione termica fra giorno e notte, vi si possono verificare con facilità danni dovuti al gelo. Soprattutto in primavera, le temperature tiepide del disgelo diurno, seguite dal freddo glaciale delle notti sono pericolose per le colture. È perciò importante selezionare specie robuste.
Nelle estati a precipitazioni ridotte, le colture sui pendii esposti a sud sono soggette a un forte stress da siccità. Anche in questo caso la tecnica del sovescio e la copertura del suolo svolgono una funzione protettiva.
I terreni nudi inaridiscono rapidamente e sono esposti senza difese al vento e alle intemperie: le conseguenze sono erosione e dilavamento delle sostanze nutritive.

Sui pendii esposti a nord e nei terreni con poche ore di sole è importante selezionare specie particolarmente precoci che possano maturare completamente anche in caso di scarsa esposizione alla luce solare.

Per sfruttare al meglio il calore e la luce del sole, ciò che faccio è creare trappole termiche realizzate in svariati modi.
Una possibilità per esempio consiste nell’intervenire sulla conformazione del terreno creando una nicchia lungo il pendio: è ideale se in quel punto del versante ci sono anche pietre di una certa grandezza che immagazzinano il calore come una stufa di maiolica e lo cedono poi lentamente all’ambiente.
Di solito davanti alle pietre pianto le specie più bisognose di calore, e se è possibile di fronte alla nicchia ricavo uno stagno o un laghetto. I raggi del sole vengono riflessi dallo specchio d’acqua e l’effetto nicchia ne risulta ulteriormente rafforzato. Nella nicchia protetta dal vento si crea una stasi termica, ed ecco che la trappola solare ha già assolto al suo compito.
In questo modo riesco a coltivare piante che hanno bisogno del caldo anche in quota e sui pendii esposti a nord.

Caratteristiche del suolo

È particolarmente importante farsi un quadro della conformazione del terreno con una perlustrazione sul posto. Più conosco le particolarità del territorio, e meglio riesco a lavorarci.

Proprio negli interventi di architettura del paesaggio, una corretta valutazione del suolo riveste una grande importanza: devo saper riconoscere e valutare il rischio di possibili smottamenti. Inoltre devo scoprire le caratteristiche del bilancio idrico del suolo.

Sono presenti zone di falde acquifere o di acqua stagnante? Qual è la tipologia del suolo? Si tratta del cosiddetto suolo “leggero”, “medio” o “pesante”? Quanto è profondo o superficiale, e quanto è sviluppato lo strato di humus?

È necessario considerare tutti questi fattori affinché gli interventi di architettura del paesaggio possano andare a buon fine. Meglio conosco il terreno, più posso agire in modo mirato per migliorarne la salute con un’adeguata selezione delle specie da piantarvi.

Più il suolo è fertile, e più la permacultura si potrà sviluppare con successo.

Le caratteristiche di un buon terreno sono determinate soprattutto dalla sua struttura.

Il terreno ideale è caratterizzato dalla cosiddetta “struttura friabile”: un soprassuolo friabile può essere penetrato senza difficoltà dalle radici delle piante, presenta ampia porosità, e può di conseguenza immagazzinare come una spugna acqua e sostanze nutritive. Questa struttura friabile è determinata soprattutto dall’attività di svariati esseri che vivono nel suolo.
Un esempio molto noto di questo fenomeno è il lavoro dei lombrichi: la struttura friabile dei loro escrementi è visibile a occhio nudo.

Anche il valore pH del terreno ricopre un ruolo importante: deriva dal materiale di base, ma come tutte le caratteristiche del suolo è modificabile dalla vegetazione e dagli organismi che popolano il sottosuolo.

Ci sono piante acidofile e altre che prediligono i terreni alcalini. La maggior parte delle piante coltivate cresce meglio in terreni neutri o debolmente acidi (valore pH compreso fra 6 e 7).

Un pH equilibrato che si avvicini ai valori neutri è particolarmente propizio alla vita del suolo, poiché la maggior parte dei microrganismi che lo popolano può trovarvi condizioni ottimali. Meglio potranno lavorare, e più rapidamente si avrà la decomposizione della biomassa e la formazione dell’humus.

Un’acidificazione graduale del suolo come quella spesso provocata dalla monocoltura e dall’impiego dei fertilizzanti porta al dilavamento delle sostanze nutritive e al dissolvimento della “struttura friabile”.

Questo a sua volta determina un drastico deterioramento del ciclo dell’acqua e dell’aria.

 

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Sepp Holzer

Sepp Holzer, il ribelle delle Alpi austriache ha fatto della sua fattoria, Der Krameterhof, il più grande esempio in Europa di Permacultura applicata in climi temperati.

Applicando i principi della permacultura è riuscito a trasformare dei ripidi pendii montani a 1.500 metri sul livello del mare in una rigogliosa e super produttiva fattoria che ogni anno viene visitata da persone di tutto il mondo per imparare i principi e le tecniche utilizzate da Sepp Holzer.

 

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