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Prologo del libro "Manuale di un Monaco Buddhista...

Leggi in anteprima un estratto dal libro del monaco Toshimichi Hasegawa e scopri 48 insegnamenti zen per raggiungere la felicità e liberarti da ogni tormento

Prologo del libro "Manuale di un Monaco Buddhista per Raggiungere l'Illuminazione"

Se chiedo ai miei connazionali quando si sono recati al «tempio buddhista» l'ultima volta, probabilmente la maggior parte di loro menzionerà una visita alla tomba dei propri antenati nei giorni di celebrazione dell'Obon o dello Higan.

Eppure, c'è stato un tempo in cui - per ogni problema o evenienza - noi giapponesi ci rivolgevamo immediatamente al tempio per chiedere consiglio al bonzo sul da farsi. Il tempio era un luogo in cui ci si recava anche tutti i giorni, senza pensarci due volte; un po' come oggi facciamo con i... konbini, i piccoli supermercati sotto casa aperti ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette.

Il fatto che, a un certo punto, il tempio sia diventato un luogo in cui mettere piede soltanto in occasioni speciali è alquanto sconsolante per chi, come me, si dedica a custodirlo e tutelarlo.

Piacere, mi presento: mi chiamo Toshimichi Hasegawa. Attualmente sono co-priore del tempio buddhista Zuigan- ji nella città di Òta, prefettura di Gunma, e direttore e presidente di amministrazione del consiglio dell'asilo Monta.

Il tempio Zuigan-ji è un tempio della scuola Sótó fondato nell'anno XII dell'era Tenbun (1543) come distaccamento del tempio principale Kìnryu-ji, nel distretto di Kòchi, nell'antica provincia di Hitachi (attuale prefettura di Ibaraki). Il tempio venera come immagine principale la statua raffigurante il bodhisattva Juichimen Kannon, che si dice sia stata realizzata dallo scultore Unkei.

Luogo di preghiera conservato con la massima cura dagli abitanti dei villaggi limitrofi da oltre 470 anni, nell'anno Il dell'era Keian (1649), durante il governo di Tokugawa lemitsu, terzo shógun dello shogunato Tokugawa, lo Zuigan-ji fu annesso all'elenco delle terre riconosciute dai signori come proprietà private dei templi. L'attuale priore del tempio è mio padre, Akio Hasegawa.

Anche se oggi sono co-priore del tempio, da bambino il mio pensiero costante era stato fuggire dal buddhismo. Il dubbio che io dovessi succedere a mio padre soltanto perché il caso aveva voluto che io fossi il primogenito del priore del tempio prevaleva su tutto, anche sul fascino che gli insegnamenti del Buddha potevano esercitare su di me, e cosi" non facevo che lamentarmi della mia condizione.

Il tempio era anche la mia casa, e quando in zona sì celebravano dei funerali, spesso mi sentivo fare battutine del tipo: «A casa tua oggi si mangia sukiyaki, il cibo delle feste?». La gente insinuava che al tempio, con i soldi guadagnati dal funerale, ci permettessimo di fare la bella vita.

I bambini nati nei templi devono ingoiare spesso bocconi amari come questi. Credo che il mio atteggiamento di ribellione nei confronti del tempio si consolidò proprio a causa di simili episodi.

Da bambino mi piacevano le scienze naturali e l'aritmetica, quindi, pensando di intraprendere una strada diversa da quella che sembrava scritta per me, per un po' frequentai la facoltà di Scienze Naturali. Alla fine, però, ho scelto di proseguire il mio cammino sulla vìa del buddhismo, anche se, prima di arrivarci, le mie esperienze non sono state propriamente quelle tipiche di un monaco (e, tuttora, penso che si possano definire uniche).

Lasciate che vi parli un po' dì ciò che ho fatto finora, per farvi capire meglio che tipo di persona sono.

Diventare il sostegno spirituale delle persone nel tempio: è questo il compito del priore.

Dopo il diploma superiore, mentre esercitavo il noviziato nel grande tempio di Toranomon, appresi le basi del buddhismo al dipartimento di studi buddhisti dell'Università di Komazawa, importante centro dì studio per i giovani monaci della scuola di buddhismo zen Sotò.

Una volta conseguita la laurea, effettuai i restanti tre anni di noviziato nel grande tempio di Eihei-ji, nella prefettura di Fukui. Per i sette anni successivi mi dedicai all'attività di missionario buddhista (come priore) in un tempio di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii. Fatto ritorno in Giappone, sono diventato co-priore dello Zuigan-ji.

A farmi decidere di procedere sulla via che tuttora percorro sono stati i tre anni di pratica allo Eihei-ji, il tempio principale della scuola Sòtó. Ogni anno da tutto il Giappone giungono in questo tempio per trascorrervi il periodo di noviziato circa centocinquanta bonzi.

Entrando in contatto con ognuno di quei monaci cominciai a pensare che, in fondo, quello del monaco non dovesse essere un lavoro poi così malvagio. Se fino ad allora ero stato convinto che la mansione di un monaco consistesse nel celebrare funerali e funzioni commemorative, a un certo punto mi resi conto che c'era ben altro. Generalmente si chiama «priore» il monaco che ha la responsabilità di gestire il tempio della zona, ma il fatto di «vivere» nel tempio implica di per sé una serie di «mansioni».

Risiedendo in quel luogo, il priore diventa il sostegno spirituale per la gente del posto ed è utile a tutti. Mi scoprii a pensare che dedicare la mia esistenza ad aiutare gli altri sarebbe stata una cosa straordinaria. Fu così che, alla fine, il mio cuore decise che avrei continuato a vivere come un monaco.

Gli insegnamenti appresi nei tempio delle Hawaii

Dopo aver concluso il noviziato allo Eihei-ji, ho avuto la fortuna di svolgere l'attività di missionario buddhista alle Hawaii. Nutrendo interesse per i templi buddhisti situati al di fuori del mio Paese e avvertendo in me la curiosità di osservare il Giappone e il buddhismo giapponese dall'esterno, assunsi l'incarico con gioia.

«Un monaco alle Hawaii?», vi starete domandando. Ebbene, dovete sapere che alle Hawaii vivono molti emigrati giapponesi.

In un periodo in cui l'estero non era ancora così familiare come lo è oggi, il sostegno spirituale di quei giapponesi che avevano preso l'importante decisione di attraversare l'oceano era costituito da numerosi templi, appartenenti non solo alla scuola Soto.

Così, anche l'esperienza alle Hawaii ha costituito per me un grande insegnamento e ha favorito un'importante presa di coscienza.

Il tempio buddhista di Pearl Harbor, radicato in un contesto culturale totalmente differente, quasi non sembrava giapponese. Per prima cosa, l'edificio di per sé era simile a una chiesa e all'interno, invece di sedersi per terra sul tatami, ci si disponeva su delle panche. Ogni domenica veniva celebrato il servizio domenicale e nel complesso del tempio si tenevano lezioni di lingua giapponese, oltre a svariate attività culturali.

I sùtra erano recitati per metà in inglese e per metà in giapponese. A questa attività si dedicavano circa dieci minuti, mentre i sermoni duravano mezz'ora; una cosa che mi colpì fu il fatto che la gente non scappava subito dopo la fine della recita dei su fra, come invece accade in Giappone. Al contrario, tutti i partecipanti, con grande zelo, si riunivano ogni domenica e prestavano grande attenzione sia ai sùtra che ai miei sermoni. Anche soltanto per questo, ho avvertito una grande differenza rispetto a ciò che accade nei templi giapponesi.

Ciononostante, il numero dei templi è in costante diminuzione anche alle Hawaii.

Dei duecento che erano attivi in passato, di cui soltanto una ventina legati alla scuola Sotò, la metà ha chiuso. Per tutti la causa è stata la stessa: la crisi economica. Se i primi fedeli erano immigrati di seconda o terza generazione, oggi la maggior parte di quelli di quarta, quinta e sesta generazione comprende la lingua giapponese ma ammette di non saperla parlare. Allo stesso tempo, la loro mentalità sta divenendo pienamente americana. Se si lascia che si allontanino, è inevitabile che i fedeli diminuiranno sempre più.

Un tempo le offerte in denaro dei fedeli, insieme con le celebrazioni di funerali e di funzioni commemorative, costituivano le entrate di un tempio, ma, con la loro diminuzione, oggi è sempre più difficile mantenersi dal punto di vista economico.

Nell'assistere direttamente a questa situazione, ho preso coscienza dello stato dì crisi, e mi sono detto: «Anche in Giappone di sicuro starà accadendo la stessa cosa. A parte quelli visitati dai turisti, come faranno a sopravvivere i templi che accolgono le preghiere speciali e i templi principali?»

Le persone che visitano i templi sono in calo anche in Giappone. La ragione per cui le persone non frequentano più i templi, come ho detto all'inizio, è che non sentono la necessità di farlo. Guardando ai grandi templi, forse non se ne ha l'impressione, ma nei piccoli templi radicati nelle campagne le difficoltà economiche sono notevoli.

Una delle ragioni che determinano la diminuzione delle entrate è che i templi, in generale, hanno come fonte di introiti la celebrazione dei funerali e delle funzioni commemorative, ma se le campagne si spopolano viene a mancare anche la richiesta di cerimonie funebri. In questa situazione di instabilità i templi non riescono a sostenersi economicamente.

Bisogna fare qualcosa! La conclusione a cui sono giunto è che «il tempio deve diventare un luogo di cui nessuno possa fare a meno».

Condivisione di informazioni tramite blog, notiziari e podcast

Anche se il numero di templi in Giappone è diminuito, in realtà ne esistono ancora molti. Si dice che in tutto il Giappone ci siano circa quattromila konbini contro ottomila templi. Se solo questi templi facessero una buona azione informativa, non cambierebbe forse qualcosa? Con questa convinzione, ho preso a muovermi attivamente nei luoghi che mi ispiravano curiosità e ho cominciato ad ascoltare i racconti di varie persone.

  • «Di cosa si occupa?»
  • «Cosa vorrebbe fare?»
  • «Cosa potrebbe fare per riuscire a cambiare?»

Cosi facendo ho raccolto know how sulla condivisione di informazioni e, un po' alla volta, ho dato vita alla mia attività.

Ho diffuso informazioni sul mio tempio tramite blog e notiziari, ho organizzato conferenze ed eventi, ho dato consigli di vita partecipando a trasmissioni radiofoniche, ho prodotto podcast...

Ho iniziato da quello che sapevo e potevo fare, e oggi posso contare sulla forza di molti volontari che si occupano insieme a me delle attività del tempio.

Credo che il tempio sia un luogo che debba aprirsi verso l'esterno. Innanzitutto, ovviamente, deve aprirsi alle famiglie che già ne supportano l'attività, ma, in verità, è un ottimo luogo di accoglienza per chiunque, anche per chi non segue la scuola Sòtó.

Mi piacerebbe che il tempio venisse frequentato da un pubblico molto più numeroso, il che vorrebbe dire che sempre più persone imparerebbero a conoscere il tempio e i monaci. Inoltre, vorrei che la gente pensasse al tempio e ai monaci non solo per la celebrazione di funerali e funzioni commemorative, non solo nei giorni dell'Obon e dello Higan, ma in tutte le situazioni di preoccupazione e di smarrimento, in tutti quei momenti in cui nasce un'ansia per qualcosa che attanaglia il nostro cuore senza che nessuno sappia consigliarci. La mia attività è animata da questo pensiero.

Ahimè, non è detto che tutti la accolgano, lo, tuttavia, vi attendo allo Zuigan-ji, e non importa se sarete in pochi.

Ricevo molte richieste di consulenza, che mi giungono direttamente al tempio o pervengono durante le trasmissioni radio a cui partecipo, oppure ancora la gente mi contatta tramite il mio angolo dei consigli del podcast. Tra chi mi cerca ci sono anche persone che dicono di essere determinate a porre fine alla propria esistenza.

Sebbene nemmeno io sia perfetto, sono grato ogni volta che le mie parole contribuiscono almeno un po' ad alleggerire l'animo di quelle persone e ogni volta che gli insegnamenti del Buddha servono a rendere più positivi i loro sentimenti. Il mondo è pieno di tristezza e sofferenza, eppure, prima o poi, le cose possono sempre cambiare. Ogni cosa ha una causa e un effetto: se la causa cambia, anche l'effetto sarà diverso. Nella vita, tutto può cambiare. 

Vorrei che rifletteste anche su un'altra cosa in particolare, ovvero sul fatto che ci è stata donata l'opportunità di vivere grazie a un'infinita rete di «vite».

Oggi siamo qui e la nostra vita è strettamente connessa alle esistenze dei nostri antenati, dei nostri genitori, dei nostri amici, della natura e di tutte quelle vite che incontriamo nella nostra quotidianità.

La nostra vita è preziosa e si basa su questa fitta rete di relazioni: quindi, invece di trascorrerla a crucciarci o a darci pena, perché, piuttosto, non scegliamo la strada della gioia e della felicità? Avendo celebrato molti funerali, so benissimo quanto breve sia la vita. Ma, proprio per questo, vorrei dal profondo del cuore che tutti vivessero un'esistenza felice.

Questo libro è il frutto dei miei anni di attività, e mi piacerebbe molto trasmettervi le esperienze che ho vissuto durante questo lungo periodo. Sarei onorato se, nei momenti di abbattimento e sofferenza, una qualche parola di questo libro potesse diventare per voi un'occasione di riflessione esistenziale e se, infondendovi positività, vi potesse essere di aiuto.

Oltre a ciò, per me che sono un monaco, sarebbe una gioia immensa contribuire a farvi avvicinare anche solo di qualche passo a quello stato di mente e corpo che è proprio dell'«illuminazione».

 

Manuale di un Monaco Buddhista per Raggiungere l'Illuminazione

Manuale di un Monaco Buddhista per Raggiungere l'Illuminazione

Il tempio buddhista in Giappone non è più il centro di aggregazione o il luogo dove chiedere consigli e chiarire dubbi com’era soltanto una generazione fa.

Per questo il monaco Toshimichi Hasegawa ha scritto questo libro: egli crede fermamente che gli insegnamenti buddhisti possano essere di beneficio a tutte le persone.

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TOSHIMICHI HASEGAWA è laureato in buddhismo zen all’Università di Komazawa, ha svolto i tre anni di noviziato presso l’Eihei-ji, nella prefettura di Fukui. Trasferitosi a Pearl Harbor, nelle Hawaii, vi ha trascorso sette anni e mezzo come priore di un tempio. Tornato in Giappone è divenuto co-priore dell’antichissimo Zuigan-ji, tempio della città di Ōta, non distante da Tokyo. Toshimichi gestisce il sito del tempio e ha un blog molto frequentato. Ha inoltre avviato un podcast di consulenza e consigli per risolvere problemi dottrinali o personali.

 

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