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Presentazione di "Mitologia Aliena" di Roberto La...

Leggi le prime pagine del libro di Roberto La Paglia "Mitologia Aliena"

Presentazione di "Mitologia Aliena" di Roberto La Paglia

Esiste una antica documentazione, spesso volutamente ignorata, che riguarda i miti celesti e in particolare coloro che vennero riconosciuti come Dei dagli uomini; una tradizione orale e scritta che tende a spostare i nostri parametri di ricerca ai margini di un universo chiamato Terra.

Le antiche civiltà credevano fermamente in un intervento divino molto diverso da quello, con valenze prettamente spirituali, che prese in seguito il sopravvento; gli scenari antichi erano molto differenti, parlavano di Dei, Dee, esseri di altri mondi che incrociavano il nostro spazio e interagivano con il nostro pianeta. Oggi li conosciamo come Ufo, Grigi, Extraterrestri, e tentiamo di confinarli in uno spazio utopistico nel tentativo di sognare un universo fantastico pur rimanendo saldamente ancorati a una realtà molto più tangibile e rassicurante.

Eppure, un tempo, storia e mito convivevano tra loro...

Una delle spiegazioni proposte più di frequente in merito all'origine del mito si basa sulla sua diretta discendenza da un sentimento religioso, ovvero da quell'estremo bisogno di razionalizzare un atteggiamento superstizioso o, comunque, qualunque cosa non possa essere spiegata con il solo ausilio della ragione. Se da un lato questa teoria risulta sicuramente accettabile, dall'altro non tiene conto del fatto che l'inspiegabile non è soltanto una prerogativa divina, esistono infatti molti fenomeni inspiegabili che non rientrano nella natura divina, ma. sembrano appartenere alla sfera umana.

Uno dei tanti misteri che da sempre affligge gli storici e gli scienziati, ad esempio, è quello dei petroglifi, e in particolar modo quello che riguarda molte raffigurazioni antiche che sembrano riprodurre moderne creature rivestite da una sorta di tuta spaziale, se non addirittura veri e propri esseri di natura non umana. Proviamo a paragonare le varie pitture rupestri e cerchiamo tra loro un comune denominatore.

Chiediamoci:

  • L'uomo primitivo dipingeva o scolpiva la pietra per riprodurre quello che temeva, ciò che immaginava, oppure ciò che osservava? Oppure, molto più semplicemente, situazioni o avvenimenti dei quali era stato testimone?

Nel primo caso potremmo affermare che si trattava di una sorta di esorcismo, attuato rappresentando la figura che lo minacciava e scaricando quindi il proprio timore sull'opera appena compiuta.

Il secondo caso, invece, risulta essere molto più controverso; parlare di arte ed espressione artistica nella preistoria potrebbe apparire un argomento abbastanza azzardato; i vari studi, le catalogazioni e gli approfondimenti compiuti sui vari reperti a nostra disposizione ci portano a pensare che le prime rappresentazioni "artistiche" non furono frutto dell'estro bensì la semplice rappresentazione di scene quotidiane, il bisogno di immortalare avvenimenti che erano rimasti impressi nella mente dell'autore.

Nel terzo caso, quindi, quello che noi oggi osserviamo è ciò che l'artista vide realmente, una rappresentazione ovviamente distorta dalla sua cultura e dal sentimento religioso, ma pur sempre una raffigurazione di qualcosa alla quale aveva assistito, che gli era stata narrata, che lo aveva profondamente colpito destando in lui stupore o ammirazione.

Partendo da questo presupposto risulta difficile attribuire a semplici rappresentazioni fantastiche, partorite dalla fantasia di ignoti artisti primitivi, le figure anomale rinvenute in svariate località della Terra; si tratta di rappresentazioni troppo simili tra loro, oltre al fatto che l'enorme distanza che divide gli artisti non favorisce di certo l'ipotesi di uno scambio di idee sui modelli da raffigurare.

Rimane quindi la domanda:

  • Che cosa rappresentavano?
    Possibile, come alcuni asseriscono, che quelle strane figure dotate di caschi e tute fossero soltanto la rappresentazione dell'antico desiderio dell'uomo di volare?

Come spiegazione dobbiamo ammettere che lascia molto a desiderare, sarebbe molto più logico, a. questo punto, accettare la teoria di visitatori alieni, con tutto ciò che ne consegue.

Il problema principale rimane comunque l'affinità tra le culture nel Medio Oriente e quelle rinvenute nelle Americhe, ovvero la loro sconcertante concordanza; l'antica Babilonia era infinitamente lontana dal Sud America e le due culture presentavano caratteristiche diverse: una si sviluppava a stretto contatto con il mare, l'altra nasceva sulle montagne, il tutto scandito da esigenze differenti e altrettanto differenti logiche di pensiero. Ciò nonostante, la similitudine delle rappresentazioni grafiche lascia ancora oggi perplessi; pur ammettendo che si sia giunti alle stesse soluzioni percorrendo strade diverse, questo non spiega in maniera soddisfacente l'enigma delle rappresentazioni pittoriche e architettoniche.

Esiste di certo la possibilità che rappresentanti di diverse culture siano venuti in contatto tra loro, spargendo per il mondo allora conosciuto, come moderni missionari, le loro conoscenze.

  • Ma questi uomini da chi avevano appreso?
  • Se la maggior parte delle informazioni provengono da tradizioni orali perpetuate nel tempo, qual era la loro origine?

In poche parole, se culture diverse erano solite rappresentare esseri racchiusi in quelle che oggi definiamo "tute spaziali", ci deve comunque essere stato qualcuno che, inizialmente, testimone di questo strano avvenimento, ne abbia in seguito perpetuato il ricordo. Esseri alieni - laddove questo attributo indichi la loro provenienza extraterrestre o molto più semplicemente creature di questo pianeta dalla natura sostanzialmente diversa da quella umana e appartenenti a una diversa dimensione - hanno interagito da sempre con l'evoluzione delle civiltà; nell'antichità questi misteriosi personaggi vennero assimilati agli dei, e quando (per motivi ancora non del tutto svelati) la loro sinergia con gli esseri umani volse al termine, entrarono a far parte del mito.

A riprova di quanto appena detto ci basterà rileggere, ma con diversi occhi e con una diversa apertura mentale, l'intero periodo della storia umana; non saranno certo pochi gli episodi che ci riporteranno alla memoria l'antica sinergia tra uomini e dei.

D'altra parte non deve stupirci più di tanto il fatto che, in passato, ogni cosa proveniente da una dimensione diversa da quella umana fosse rivisitata in chiave mitologica; la paura dell'inspiegabile richiedeva una pronta giustificazione, una chiave di lettura che aiu­tasse a spiegare fatti e avvenimenti che, in caso contrario, sarebbero apparsi assurdi e pericolosi.

Nascono in tal modo molte delle figure che ritroveremo nei capitoli a seguire: Quezalcoatl in Messico, Indra in India, Pvada Sabava in Tibet, i Celestiali in Cina, gli Onorevoli dei in Giappone, Horus in Egitto, Zeus in Grecia, Odino nell'Europa del Nord, Cheisven in Galles, Leacoscia in Perù, il Grande spirito negli usa, i Signori del cielo in Persia, i Nommos nel Mali, gli Apkallu e Oannes nel Golfo Persico, Leviatan nella Bibbia, gli Anunnaki nei Sumeri.

Tutti questi personaggi si spostavano nell'aria per mezzo di uova volanti, carri aerei, carri celesti vibranti, occhi volanti, perle spaziali, velivoli luminosi, e da questi personaggi si narra discendano quasi tutte le grandi civiltà, oltre che numerosi popoli quali i Sumeri, gli Esquimesi, gli Incas, i Maya, gli abitanti dell'isola di Pasqua, quelli del Tibet.

L'apporto degli dei celesti e la sinergia che questi svilupparono con le varie popolazioni furono elementi unici e irripetibili di un progresso conquistato nello spazio di pochi anni; a seconda delle varie tradizioni, insegnarono l'architettura, la scrittura, la matematica, soggiornarono a lungo tra gli uomini prima di andarsene, muovendosi periodicamente tra la Terra e lo spazio.

Gli antichi racconti mitologici conservano ancora arcaici ricordi di quel periodo, spesso frutto di tradizioni ancora più vetuste, altre volte usando l'immagine di esseri incredibili per rappresentare una altrettanto incredibile realtà; gli antichi greci, ad esempio, ci parlano della Gorgone, descrivendola come qualcosa di metallico (bronzo) e luminoso (fiammeggiante), di aspetto alieno (mostruoso) e con il potere di paralizzare gli uomini attraverso l'uso di un raggio paralizzante (lo sguardo); descrizioni simili si possono rintracciare anche nei miti americani.

In questo caso si tratta di una razza di giganti creata dagli dei prima del diluvio, e il parallelismo con i racconti contenuti nella Bibbia non può certo passare inosservato.

Nelle antiche cronache trascritte in sanscrito si parla dei Vimana, macchine volanti che tuonando vomitavano fuoco e mercurio fluido, mentre il Libro dei Morti redatto dagli antichi egizi ci racconta che la prima astronave discese sulla Terra nel 18.617.841 a.C., e lo stesso si afferma nelle tavole di Cuthca.

Secondo le tavole Brahminiche, soltanto 18 milioni d'anni fa un'umanità primitiva iniziò a svilupparsi, ma ben presto la sua ascesa subì una battuta d'arresto, fino a quando, nel 18.617.841 a.C, il Signore della fiamma scese per la prima volta sulla Terra con la sua astronave. Arrivò con quattro grandi signori e cento assistenti, con il compito di mutare l'essere androgino che vagava per il pianeta. Il corpo che doveva ospitare la nuova vita venne usando della terra, quindi gli dei si imbarcarono sulla loro astronave fiammeggiante, sfrecciarono nell'aria e atterrarono sull'Isola Bianca che sorgeva nel mare di Gobi, dove oggi si estende il deserto. 

  • Semplici racconti generati da antiche fantasie? Visioni?

Ovviamente è possibile che la datazione fornita da questi antichi testi - la data dei 18 milioni di anni fa - sia del tutto simbolica e si riferisca, invece, a epoche remote di cui gli stessi redattori non erano in grado di calcolare la data, ma sarebbe di certo interessante, oltre che sicuramente non privo di sorprese, condurre uno studio che riuscisse a dare una immagine esatta di quello che realmente stavano osservando i vari cronisti.

Troppe coincidenze e troppi racconti simili tra loro, una moltitudine di fatti somiglianti che investono tutte le antiche civiltà; ma non c'è soltanto questo, esiste anche una lunga catena di simboli che si perpetuano nel tempo, variando nella forma, ma rimanendo pur sempre espressione di un'antica e mai dimenticata immagine primordiale.

Nella baia peruviana di Pisco, ad esempio, su di una scoscesa parete rocciosa, si staglia prepotente la figura di un candelabro di 250 metri, oppure, seguendo altre ipotesi, quella di una freccia che indica Nazca. Si tratta probabilmente della rappresentazione del candelabro ebraico, lo stesso simbolo fatto costruire dal Signore a Mosé dopo averglielo mostrato sul luogo scelto per manifestarsi o, come altri ancora amano pensare, sul luogo nel quale era atterrato con la sua astronave. Questo stesso candelabro ricorda però anche il simbolo di Atlantide: si tratta infatti della rappresentazione perfetta delle sette torri della capitale atlantidea e, al tempo stesso, simboleggia la rappresentazione della struttura della città a capo del mitico continente, evidenziando i canali circolari e concentrici, oltre che la via che li attraversava.

  • Perché i popoli antichi erano ossessionati dal bisogno di erigere grandi figure che fossero visibili dall'alto?
  • Ci troviamo forse in presenza del primo tentativo, tra l'altro ampiamente documentato, di entrare in contatto con esseri alieni?

Ancora una volta ritorniamo al quesito iniziale; se infatti si potrebbe spiegare il problema della somiglianza tra le varie rappresentazioni artistiche, questo nulla sembra togliere al mistero iniziale:

  • Quale avvenimento remoto scosse così profondamente i suoi testimoni, tanto da diventare un mito quasi universale?

Rispondere a questo quesito presuppone una notevole apertura mentale che ci porti ad accedere, senza paure o pregiudizi, a quel portale cosmico che ci separa dal regno degli antichi dei.

  • Il nostro attuale contesto storico, il sistema nel quale viviamo, ci muoviamo, sono realtà in grado di permettere un simile passo?
  • Siamo davvero pronti a viaggiare in un mondo che va oltre la nostra immaginazione?

Esistono luoghi su questo pianeta che rimangono avvolti in un tempo sospeso, carichi di mistero, luoghi nei quali è ancora possibile avvertire la presenza degli antichi dei; questo è il percorso che ci attende nei prossimi capitoli, un incredibile viaggio nell'oscuro e perduto mondo della Mitologia aliena.

Mitologia Aliena

Mitologia Aliena

Quali misteri nascondono i racconti mitologici? Per quale motivo quasi tutte le tradizioni sembrano ricondurre a misteriosi esseri venuti dallo spazio con il preciso compito di istruire l’umanità? Visitatori dallo spazio? Sopravvissuti di civiltà ancora più antiche e dimenticate? 

Mitologia Aliena si propone, attraverso un lungo e appassionante viaggio nella mitologia antica, di rileggere questo misterioso scenario alla luce delle moderne conoscenze, passando attraverso il racconto degli antichi miti, soffermandosi sui misteri che ancora oggi si nascondono dietro i racconti e le rappresentazioni delle varie divinità, arrivando ad ipotizzare una verità parallela che potrebbe poi non essere così fantastica come in molti ancora ritengono.

In un susseguirsi di informazioni, curiosità, studi e comparazioni, il risultato finale non mancherà di far nascere un ragionevole dubbio sulla vera storia del nostro pianeta, aprendo la strada ad ulteriori approfondimenti e ricerche.

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Roberto La Paglia

Roberto La Paglia (Catania, 2 giugno 1961) giornalista freelance, scrittore e divulgatore nel campo delle tematiche misteriose e delle scienze di frontiera; autore di numerose pubblicazioni editoriali e altrettanti articoli per varie riviste del settore, alterna a queste sue prevalenti attività l’interesse per la poesia, la letteratura e l’informazione alternativa.