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Premessa - La Radice dell'Uomo - Libro di Massimo...

Leggi un estratto dal libro di Massimo Izzi "La Radice dell'Uomo"

Premessa - La Radice dell'Uomo - Libro di Massimo Izzi

La storia naturale ha da sempre rappresentato un serbatoio privilegiato per l'immaginazione simbolica dell'uomo, in particolare durante gli ultimi secoli del Medioevo.

Nella visione dell'uomo medievale il mondo, in quanto espressione della Divina Provvidenza, rappresenta una sorta di libro, un messaggio, una scrittura - talvolta chiara e manifesta, altre volte cifrata - attraverso cui interpretare la Volontà Divina. In base a tale prospettiva tutte le parti dell'universo contengono un messaggio che può essere decifrato: le stelle, i fenomeni atmosferici, le fasi lunari, ma soprattutto le pietre, le piante e gli animali, i quali, partecipando della vita quotidiana degli uomini, sono ritenuti portatori di un importante significato occulto. È nata così una sorta di letteratura specializzata dedicata all'interpretazione dei significati occulti delle piante (erbari), dei minerali e delle pietre (lapidari), ma soprattutto degli animali (bestiari), nei quali, oltre alla meraviglia della loro stessa esistenza, della loro forma e dei colori, si assomma anche quella del comportamento, a sua volta suscettibile di interpretazioni simboliche.

Se analizziamo la struttura di questi libri, e in particolar modo dei bestiari, appare subito chiaro che, nella tensione di scoprire significati nascosti incarnati dagli animali, il riscontro con la realtà è spesso solo un pretesto: animali ben conosciuti vengono caratterizzati attraverso comportamenti marginali o addirittura del tutto inventati, rispondendo all'unica esigenza di creare dei parallelismi con gli insegnamenti morali o religiosi. Ciò, naturalmente, vale ancor di più nel caso degli animali rari o esotici, dove la mancanza di conoscenze merito al loro aspetto e comportamento li ha resi oggetto di fantasie irreali, necessarie a fornire un supporto fisico a credenze mitiche o simboliche. Questa tendenza ha generato una tale deformazione nell'informazione che spesso un animale appena intravisto o di cui si avevano solo vaghe descrizioni di seconda mano si è trasformato in un essere mostruoso e irriconoscibile ma carico di valenze mitiche.

Questo processo ha indubbiamente un'efficacia minore quando lo si applica al mondo vegetale. Per le piante, infatti, non è possibile pensare a una visione incompleta o fuggevole; esse sono ben note soprattutto a chi vive nel medesimo habitat, perché i loro usi multiformi (alimentari, terapeutici, magici, cosmetici) le rendono essenziali per la vita quotidiana: conoscere a fondo la flora di una regione rappresenta una condizione necessaria per abitarla. Inoltre una pianta, per rara che sia, non potendo nascondersi né fuggire, si presta a essere osservata, raccolta e conservata. Di conseguenza la sua descrizione, basata su fatti concreti, non lascia molto spazio alle finzioni e all'immaginazione simbolica. Certamente le singole virtù o qualità di ciascuna pianta possono innescare dei processi di mitificazione, esagerandone o distorcendone aspetti e virtù, ma essi tenderanno a restare sempre coerenti con gli aspetti fisici esterni e botanici della stessa (forma, colore dei fiori, periodo vegetativo ecc.).

Unica eccezione, ma ricchissima, quasi un concentrato di ciò che manca agli altri vegetali, è la mandragora, pianta reale e perfettamente conosciuta eppure ritenuta misteriosa, ambigua, pericolosa e magica. Secondo Boullet (1960, p. 5): "Sembra che in effetti mai nessun'altra tradizione, superstizione o pregiudizio abbia raggiunto uno sviluppo di questa ampiezza".

Ricca già di per sé di aspetti contrastanti e ambigui (la sua radice è nera all'esterno ma è immacolata all'interno; le sue bacche, caratterizzate da un forte odore, hanno un gusto spiccatamente amaro e se assunte, per quanto possano avere effetti soporiferi e decongestionanti, possono anche portare alla morte), la mandragora ha incorporato in sé un'enorme quantità di significati simbolici, diventando l'erba magica per eccellenza. Pericolosissima da raccogliere, richiede un complicato rituale per estirparla; una volta colta, però, porta prosperità e fortuna al possessore. La sua radice dall'aspetto vagamente antropomorfo, se opportunamente curata e "coltivata", si trasforma in una sorta di genio personale, un homunculus dai poteri illimitati. Tipica erba diabolica, per il potere occulto che racchiude nella sua radice nera, la mandragora, nella speculazione dei Padri della Chiesa, assurge tuttavia alle più alte vette della spiritualità.

Nell'indistricabile groviglio delle contraddizioni e delle ambiguità simboliche della mandragora si rispecchiano le più sintomatiche valenze della storia culturale dell'uomo.

In natura la mandragora appartiene alla famiglia delle solanacee e, come molte altre sue "sorelle", contiene degli alcaloidi che ne rendono pericoloso un uso indiscriminato. La sua principale qualità terapeutica è legata al potere ipnotico e anestetico di questi alcaloidi. Tuttavia, nel coacervo di leggende che si addensano attorno ad essa e alle qualità anestetiche perfettamente conosciute fin dalla più remota antichità, si somma tutta un'altra serie di virtù meravigliose, le quali hanno reso la mandragora un amuleto di eccezionale valore, capace di garantire la felicità al suo possessore, una lunga vita e la possibilità di trovare tesori. La sua qualità più ricercata, tuttavia, sembra essere quella di rappresentare un talismano inestimabile per tutto ciò che riguarda la sfera sessuale, compresa la capacità di stimolare e assicurare la fecondità e la riproduzione.

Una così ricca dotazione di poteri desiderabili ne ha fatto inevitabilmente una preda ambita, sebbene molto difficile da procurare. Infatti, gli stessi poteri concentrati nella pianta, e soprattutto nella sua piccola radice, ne hanno sempre resa estremamente pericolosa la raccolta. Per estirparla dal terreno, il rizotomo (colui che doveva coglierla, da riza, "radice", e temnoo, "tagliare") doveva sottomettersi a una serie di condizioni e rituali piuttosto complessi e non privi di pericoli mortali.

Il procedimento non terminava comunque con l'estirpazione della radice. Affinché questa dispensasse nella misura massima il suo benefico effetto sul "padrone", era necessario, attraverso un'altra serie di rituali e operazioni, portare a compimento quella strana somiglianza fisica che essa aveva con un minuscolo personaggio, trasformandola in un vero essere vivente, una sorta di homunculus. Bisognava cioè "coltivare" la radice con specifici trattamenti per stimolare la metamorfosi completa dal regno vegetale all'animale/uomo. Vedremo nelle pagine seguenti quale grado di complessità possono raggiungere queste linee strutturali, che a prima vista sembrano abbastanza semplici.

Nei capitoli successivi partiremo quindi alla ricerca della radice magica, dettagliando nel nostro percorso tutte le fasi: il ritrovamento, la raccolta e la trasformazione della mandragora, indagando le suggestioni racchiuse nel suo nome fino all'illustrazione delle sue presunte qualità e ai luoghi in cui si pensava germogliasse. Nel nostro cammino ci serviremo della letteratura critica, scientifica e storica dedicata a questa pianta, la quale, nonostante sia ancora largamente incompleta, è comunque abbastanza estesa, come si può vedere dalla bibliografia finale, privilegiando soprattutto i testi antichi, più vicini al periodo in cui si credeva fermamente alle leggende che incontreremo.

Questo libro è stato edito una prima volta nel 1987 per i tipi dell'Editrice Ianua di Roma, con il titolo La Radice dell'Uomo. Storia e mito della Mandragora.

All'epoca non esisteva ancora un testo italiano dedicato alla mandragora dal punto di vista della storia dell'immaginario e, soprattutto, nessuno degli studi, anche stranieri, allora disponibili aveva prestato particolare attenzione all'iconografia che la nostra pianta presentava nelle successive epoche. In ogni volume veniva inserito un numero esiguo di immagini, ma nessun autore aveva mai intrapreso una vera critica sull'evoluzione delle raffigurazioni nel tempo. Nei quasi trenta anni trascorsi da allora la letteratura su questo soggetto si è notevolmente ampliata (fortunatamente anche in Italia con i due ottimi titoli di Pierini 1999 e Toro 2014), spesso con un grande sfoggio di conoscenze specializzate (botaniche, mediche, chimiche, filologiche e via dicendo), alle quali però non ha fatto riscontro una visione globale del multiforme valore culturale che questa pianta ha rappresentato nella storia della cultura occidentale.

Inoltre, la carenza che avevo percepito a quel tempo in merito allo scarsissimo peso dato alle immagini antiche della mandragora permane. Anche in questo campo esistono studi specifici, alcuni pregevolissimi, relativi a qualche singolo esempio (soprattutto in merito alle immagini del VI secolo del cosiddetto Codex Aniciae Julianae, primo manoscritto del trattato di Dioscoride relativo alle piante mediche), ma manca una visione d'insieme. Ogni libro riporta qualche dozzina di immagini, quasi sempre le stesse, ripetute da un autore all'altro, ma solo come corredo marginale del testo. Mi è sembrato quindi utile ripresentare il mio studio di tanti anni fa dopo averlo ampliato in alcune parti e corretto laddove serviva; ma, soprattutto, dopo averlo integrato ulteriormente nella parte iconografica, arricchita numericamente e qualitativamente grazie all'eccellente e competente lavoro della nuova Casa Editrice.

Non si tratta quindi di una semplice seconda edizione, ma di un vero e proprio approfondimento degli studi di allora. L'aver lasciato immutato il titolo (La Radice dell'Uomo) vuole confermare la continuità con lo studio di allora, mentre la modifica, un poco proustiana, del sottotitolo (Alla ricerca della Mandragora) sottolinea il senso di "percorso", quasi di caccia al tesoro, con cui ho affrontato il tema.

Attraverso gli indizi sparsi nei testi antichi e nelle immagini ho voluto ricostruire un itinerario, che ci porterà ad avere una visione complessiva dell'evoluzione culturale nei secoli dell'Immaginario legato a questa (extra)ordinaria pianta: "ordinaria" perché, come vedremo, nessuna delle sue presunte qualità è davvero speciale (è un anestetico, ma non dei più validi; è un veleno, ma ne esistono di molto più efficaci; provoca allucinazioni, ma niente in confronto ad altre sostanze psicotrope; la radice può somigliare vagamente a un essere umano, ma non diversamente da quelle di moltissime altre piante che non hanno stimolato nessuna costruzione simbolica così complessa); "extra" proprio perché, pur nella sua desolante mediocrità, su di essa è stato edificato un castello inverosimile che è rimasto saldo nei secoli, nonostante avesse fondamenta piuttosto labili.

Questo itinerario e questa ricerca si propongono di dare qualche risposta, magari parziale o discutibile, alla domanda: perché la mandragora?

La Radice dell'Uomo

La Radice dell'Uomo

Pericolosissima da raccogliere e da sempre associata ai poteri occulti ed emblematici delle divinità, la mandragora rappresenta un amuleto di eccezionale valore capace di garantire la felicità e la lunga vita del suo possessore, nonché un talismano inestimabile per tutto ciò che riguarda la sfera sessuale.

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Massimo Izzi (1944) è laureato in Lettere ed è autore di diversi libri su argomenti sportivi ed esoterici pubblicati sia in Italia che all’estero.

Con questo libro indaga un argomento pressoché inedito, frutto di una ricerca più che decennale, portando all ’attenzione dei lettori un tema antico e misterioso.