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Premessa - Etica del Buonsenso - di Salvatore...

Leggi un estratto dal libro di Salvatore Primiceri "Etica del Buonsenso"

Premessa - Etica del Buonsenso - di Salvatore Primiceri

Il desiderio di trattare l'argomento sul buonsenso ha radici lontane. Fin dai tempi della mia formazione scolastica e poi con gli studi di diritto all'università, ho sempre in qualche modo rifiutato gli schemi, i metodi abituali della formazione. Ma non solo.

Consideravo la scuola come un luogo dove le ambizioni e i talenti naturali dei giovani rischiavano di essere limitati in favore di una uniformità generale a ciò che era il metodo stabilito dall'alto, ovvero una forma di giudizio continuo basato sui numeri e su un piatto livellamento delle conoscenze. Ritenevo questa una vera e propria forma di limitazione della libertà espressiva e creativa di uno studente.

Non ero un ribelle ma ogni tanto, nonostante il carattere che in molti mi riconoscono mite, sbottavo di fronte a ciò che ritenevo ingiusto. Ponevo alcune garbate critiche a chi dirigeva il sistema facendo spesso leva sul buonsenso che io vedevo come l'elemento più volte mancante nel processo decisionale e valutativo scolastico.

Il mio migliore amico una volta, ascoltando pazientemente le mie teorie su come dovrebbe essere impostato l'insegnamento scolastico e sull'abolizione dei voti, mi ha detto che secondo lui ho maturato una sorta di rifiuto verso chi esercita autorità. Ho riflettuto qualche minuto sulle sue parole e poi ho capito che mancava un elemento per rendere completa e giusta la sua percezione. Io non rifiuto l'autorità bensì l'abuso di autorità.

In poche parole provo repulsione per l'abuso di potere. E tale sentimento l'ho gradualmente esteso nell'esperienza della vita a tutte quelle situazioni in cui ho osservato o conosciuto qualcuno che si comportava come se fosse stato investito da un potere speciale dettato dalla sua condizione sociale o dalla propria professione. Tale forma di potere finisce con il recare danno agli altri in quanto presuntuoso e arrogante, manchevole di buonsenso.

Soggette a tale grave patologia sono per natura le professioni in cui le decisioni di un singolo producono effetti sugli altri ma anche gli atteggiamenti individuali alimentati dalla paura di trovarsi in condizione di inferiorità rispetto ad altri o dalla diffidenza per vari motivi acquisita verso il prossimo.

Gli ingredienti per evitare la deriva dal ruolo responsabile all'abuso di potere sono l'etica individuale, l'etica professionale e la responsabilità. Se mancano queste il danno è fatto. Se invece ci sono, insieme al buonsenso produrranno il più delle volte decisioni sagge e ben accolte dai destinatari, oltre che appaganti anche per chi le compie perché accompagnate dalla gratificazione di aver fatto la cosa buona e giusta.

Il mio convincimento, nonostante l'osservazione della realtà mi abbia posto dinanzi a seri dubbi circa la capacità dell'uomo ad agire con buonsenso, è che la natura umana sia predisposta al bene. Se l'uomo sia capace naturalmente di distinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo e ciò che è giusto da ciò che è sbagliato è un dilemma fonte di innumerevoli riflessioni e studi nel corso della storia.

Varie analisi e test psicologici hanno rivolto la loro attenzione allo studio dei comportamenti dei bambini riuscendo a far ipotizzare come un certo senso di giustizia sia già presente nel loro codice genetico. Ma cosa accade dopo? Se l'uomo nasce buono allora cosa può permettere l'agire male ai danni dei propri simili?

E' qui che assume un ruolo fondamentale l'educazione perché è proprio il contesto in cui una persona cresce e forma le sue attitudini e inclinazioni caratteriali a modellare la sua mente. Ecco perché schemi e modelli possono essere talvolta pericolosi se non si lascia spazio alla libertà, creatività e discrezionalità delle persone all'interno di un sistema (come in quello scolastico citato prima, ad esempio), nei limiti della correttezza e ragionevolezza.

E' il caso del burocrate che esegue sempre allo stesso modo le pratiche che ha tra le mani senza tenere conto dei destinatari e dei casi specifici, l'insegnante che decide se uno studente va promosso o bocciato in base alla media matematica dei voti, l'avvocato che pretende di risolvere i problemi delle persone solo attraverso le cause giudiziarie perché non conosce le tecniche di mediazione, il giudice che porta avanti per anni fino alla condanna il processo ai danni di un senza tetto e senza reddito per aver rubato due mele in un supermercato, il politico che si esprime secondo la lezione imposta dal suo partito al solo fine di fare carriera, e così via.

L'agire meccanicamente annulla il fattore umano e produce distorsioni nella società annullando la personalità dell'individuo e l'inclinazione al buonsenso. E' possibile che in alcuni casi non ci sia violazione di regole ma l'incapacità di assumere il buonsenso come principio generale sopra ogni norma diffonde comunque un senso di ingiustizia.

A volte il buonsenso manca per utilitarismo. L'interesse personale può essere di due tipi, ambizioso o di mantenimento. C'è chi punta ad accrescere il proprio successo e per farlo, scende a compromessi che danneggiano gli altri, ma c'è anche chi si accontenta dello "status quo" perché "tutto sommato va bene così" e chi glielo fa fare a riattivare la propria materia cerebrale per rendersi migliore per sé e per gli altri; il suo accontentarsi limita il potenziale accrescimento di benessere per la società.

Usare buonsenso significa avere coscienza del proprio ruolo all'interno di una società, salvaguardare la propria dignità e quella degli altri, agire con autorevolezza e coraggio, anche in contrasto con la regola consolidata se il caso specifico lo richiede e se gli effetti della deroga sono migliori per tutti senza alcuna conseguenza negativa. In questo volumetto che spero possa essere il primo di una serie, viaggeremo alla scoperta del buonsenso aiutati dagli spunti di riflessione proposti da autorevoli pensatori di tutti i tempi, da Socrate a John Rawls, passando per Kant, Bentham e Mill.

La proposta di questo volume è quindi sul piano etico filosofico e l'intenzione piuttosto ambiziosa è quella di riprendere coscienza dei valori naturali dell'uomo che possano aiutarci ad utilizzare il buonsenso nella vita di tutti i giorni e sul lavoro.

Meriteranno approfondimento in prossimi volumi anche il profilo psicologico del buonsenso e il profilo legato alla giustizia, comunque accennato in alcuni passaggi di queste pagine.

Riprendere confidenza col buonsenso significa partire da sé stessi per agire bene sia da soli che insieme e per gli altri. Il buonsenso è un dono che ci permette di agire tendendo al bene comune.

Buonsenso a tutti.

Etica del Buonsenso

Etica del Buonsenso

Che cos'è il buonsenso? Quando e come si applica? Perchè non tutti lo usano allo stesso modo?

L'autore stimola la riflessione sull'origine e sull'uso del buonsenso prendendo spunto dalla filosofia etico-morale sia antica che contemporanea ed elevandolo a strumento necessario per la ricerca della felicità.

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Salvatore Primiceri

Salvatore Primiceri é giurista, saggista ed editore.

E' altresì mediatore civile e familiare. Laureato in giurisprudenza si occupa di formazione professionale attraverso metodi rivolti allo sviluppo della creatività e all'abbattimento di schemi, modelli e processi abituali.

E' ideatore del progetto formativo "La Fabbrica del Buonsenso" e del metodo "La Mediazione Laterale" per gestire e risolvere i conflitti con l'uso della creatività.

E' autore di numerose pubblicazioni in campo giuridico/filosofico. Ha pubblicato anche due libri per bambini, "Il treno che porta al mare" e "Mattia e la matita magica".

 

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