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Premessa dell'Autore - Yoga: l'Energia che...

Leggi alcune pagine estratte da "Yoga: l'Energia che Trasforma" di Osho

Premessa dell'Autore - Yoga: l'Energia che Trasforma - di Osho

Patanjali non è un filosofo, un teorico con la testa tra le nuvole: come me, è un uomo con i piedi per terra, che bada al sodo. Il suo approccio scientifico è ciò che lo rende assolutamente diverso dagli altri; gli altri pensano alla verità, lui no: ti prepara semplicemente a riceverla, ad accoglierla.

La verità non può essere pensata, ma solo ricevuta. Esiste già ed è impossibile farne oggetto di riflessione; più ci pensi e più te ne allontani. Pensare vuol dire vagabondare, gironzolare con la testa per aria: non appena pensi, ti sei già allontanato.

La verità va vista, non pensata. Lo scopo fondamentale di Patanjali è creare quello sguardo, la limpidezza che possa vederla. Naturalmente ci sarà da lavorare duro: non è tutta poesia e sogni a occhi aperti. Un uomo deve trasformarsi in un laboratorio, deve tramutare la sua intera esistenza in un'officina vivente, in un esperimento: solo così si può realizzare la verità.

Dunque, mentre ascolti i sutra di Patanjali, non dimenticare mai che non ti sta passando delle teorie, ma ti sta offrendo una metodologia in grado di trasformarti. E questo dipende da te.

Esistono quattro tipi di persone che provano interesse verso la religione.

Il primo, la maggioranza, è semplicemente "curioso": sta cercando qualcosa di interessante, affascinante, intrigante, bizzarro. Patanjali non è per costoro, perché la curiosità di una persona non è mai così profonda da spingerla a trasformare la propria vita. Al massimo, questa persona cerca una sensazione: Patanjali non è per gente simile.

Il secondo tipo è quello che chiamiamo lo "studente". Costui prova un interesse intellettuale, vuole sapere cosa dice e pensa un uomo come Patanjali, ma solo per accrescere il proprio sapere. Allo studente non interessa la conoscenza, ma il sapere; gli piace accumulare informazioni. Non è pronto a cambiare se stesso: anzi, vuole restare così com'è, ma aumentando il proprio sapere. Questo è un trip dell'ego e Patanjali non fa neppure per lui.

Il terzo tipo è il "discepolo": una persona disposta a disciplinare la propria vita e a trasformare il proprio essere attraverso esperimenti. Il discepolo è coraggioso quanto basta per lanciarsi in questa avventura interiore, che è la più grande e audace che esista, perché nessuno sa dove porti. È un calarsi negli abissi, un muoversi nell'ignoto, lungo sentieri inesplorati.

Lo Yoga è per il discepolo: costui sarà in grado di entrare in sintonia con Patanjali.

Ma esiste anche un quarto tipo, quello che io chiamo il "devoto". Il discepolo è disposto a trasformare se stesso, ma non è ancora pronto a sacrificare se stesso. Il devoto, sì. Il discepolo percorrerà moltissima strada con Patanjali, ma non sino alla fine... A meno che non si trasformi anche in un devoto, che non comprenda come la trasformazione di cui parla la religione non è un mero ritocco... Non si tratta di ritoccarti qui e là, imbellettandoti, migliorandoti sempre di più: è una vera e propria morte, occorre sacrificarsi totalmente. La discontinuità con il passato è completa.

Quando il discepolo è pronto - non solo a trasformare se stesso, ma a morire -, diventa un devoto. E il discepolo può spingersi molto lontano, fino a sbocciare, un giorno o l'altro, in un devoto. Solo allora comprenderà Patanjali nella sua interezza, con tutto il suo splendore e la sua magnificenza; solo così si rende conto di quale porta sorprendente Patanjali schiuda sull'ignoto.

La maggior parte della gente, però, è solo curiosa... E poi scrive libri su Patanjali. Innumerevoli "studenti" hanno scritto ponderosi volumi di pura erudizione, arrecando un danno immenso. Hanno interpretato e reinterpretato Patanjali per cinquemila anni; non solo: esistono anche le interpretazioni delle interpretazioni delle interpretazioni. Siamo ormai alla giungla ed è diventato arduo anche solo trovare il vero Patanjali.

In India, questa sventura ha colpito chiunque abbia arricchito di una qualsiasi verità la consapevolezza umana. La gente non ha fatto che interpretare, creando nubi anziché chiarezza, perché nessuno di costoro era un discepolo. Ma anche se lo fossero stati, non erano nello stato mentale giusto per poter interpretare correttamente. Solo un devoto potrebbe farlo... Ma è raro che ai devoti interessi scrivere.

Per questo ho scelto di parlare di Patanjali. E un uomo che ha bisogno di una grande attenzione, perché sono rarissimi coloro che possono essere accostati a lui, al suo atteggiamento scientifico. Patanjali ha fatto della religione praticamente una scienza, privandola di ogni mistificazione... Anche se poi le interpretazioni hanno cercato di riportare questi sutra nel mondo delle mistificazioni, cosa fatta per proteggere interessi consolidati. Se Patanjali tornasse e vedesse le interpretazioni fiorite sui suoi sutra, stenterebbe a crederci.

E le parole sono una cosa molto pericolosa: è facilissimo giocarci. Sono come le prostitute: si possono usare, ma non puoi fidartene. Inoltre, cambiano significato a ogni interprete: è sufficiente spostare una virgola, alterare un piccolo dettaglio. Il sanscrito, poi, è una lingua estremamente poetica: ogni parola ha più di un significato, quindi non ci vuole nulla a mistificare un concetto. Ho sentito raccontare...

Due amici si trovavano in un hotel. Stavano attraversando le montagne e avevano deciso di mettere la sve­glia alle tre del mattino, per vedere l'alba dalla vetta più vicina.

Quando la sveglia suonò, uno, l'ottimista disse: «Buon mattino. Dio».

L'altro, il pessimista, rispose: «Buon Dio, è mattino?».

Le parole sono le stesse, ma la differenza enorme. Un racconto Sufi...

Due discepoli di un Maestro erano seduti in meditazione nel giardino del monastero.

Uno disse: «Sarebbe bello se ci fosse permesso fumare».

L'altro rispose: «Impossibile, il Maestro non lo consentirà mai».

Il primo obiettò: «Perché non provarci? Non abbiamo nulla da perdere. Andiamo a chiederglielo».

Il giorno dopo si recarono dal Maestro.

Al primo, egli rispose: «No, assolutamente no». Al secondo: «Sì, assolutamente sì».

Quando si rividero, non riuscirono a credere che lo stesso uomo avesse dato due risposte tanto diverse. Allora uno chiese: «Ma tu cosa gli hai chiesto, esattamente?».

Il primo, quello che aveva ottenuto un diniego, rispose: «Ho chiesto: "Signore, posso fumare mentre medito?". E la sua risposta è stata: "No, assolutamente no!"».

Il secondo commentò: «Ora capisco. Io ho chiesto: "Signore, posso meditare mentre fumo?", e la sua risposta è stata: "Sì, assolutamente sì!"».

La differenza è grande. Le parole sono delle prostitute, te le puoi giostrare all'infinito.

Io non sono un interprete, mi prendo la responsabilità di tutto ciò che dico; non mi appoggio sull'autorità di Patanjali. Se mi metto a parlare di lui, è perché le mie e le sue esperienze coincidono. Non sto cercando di dimostrare l'autorevolezza di Patanjali; come potrei? Non mi interessa certificare che Patanjali ha ragione; posso invece dire qualcosa su me stesso. E cosa? Che ho fatto la medesima esperienza. Patanjali l'ha messa in un linguaggio bellissimo, difficile da migliorare per quanto riguarda la spiegazione e l'espressione scientifiche. Ricordalo.

Se mai tornasse, non crederebbe ai suoi occhi...

Ho letto un racconto che me l'ha riportato alla memoria.

Tre ladri videro un uomo entrare in città sul dorso di un asino; dietro di lui veniva una capra con una campanella al collo. Uno dei ladri cominciò a vantarsi: «Io mi prendo la capra senza colpo ferire». Il secondo commentò: «Che vuoi che sia, la capra? Io mi prendo l'asino su cui sta seduto». Il terzo concluse: «Io mi prendo i suoi abiti».

Il primo ladro si appostò a un angolo e legò la campanella alla coda dell'asino, portandosi via la capra. Poiché la campanella continuava a suonare, l'uomo sull'asino non si accorse di niente.

Il secondo ladro, che si trovava all'angolo successivo, fermò l'uomo e gli chiese: «È una nuova usanza, questa di legare le campanelle alla coda dell'asino?».

L'uomo si voltò ed esclamò: «La mia capra è sparita!».

Il ladro disse: «Ho appena visto un tizio con una capra in mano correre in quella strada».

«Tenga d'occhio il mio asino» disse l'uomo, e corse via.

Il ladro scappò sull'asino.

L'uomo cercò ovunque il ladro con la capra. Poi tornò indietro e si rese conto di quello che era successo. Camminò smarrito fino a quando si imbatté in una persona che stava piangendo accanto a un pozzo.

«Che succede? Mi hanno appena rubato capra e asino. Lei perché è così disperato?»

«Avevo una cassa con un tesoro che è caduta nel pozzo. Ho troppa paura per calarmi. Se me la prendesse lei, potremmo fare a metà.»

Desiderando compensare le perdite, l'uomo si svestì e si calò nel pozzo. Quando ne uscì a mani vuote, si rese conto che anche i vestiti avevano preso il volo. Cominciò allora a brandire un robusto bastone e la gente si radunò per guardare.

«Mi hanno rubato tutto. Ora temo che possano rubare anche me!»

Ecco cosa succederebbe se Patanjali tornasse: le interpretazioni hanno portato via tutto. Ogni cosa è stata rubata, non restano nemmeno i vestiti. E l'operazione è stata condotta con tale maestria che non ti viene il minimo sospetto.

Di fatto, dopo cinquemila anni, le cose che dirò sembreranno molto strane a chiunque abbia letto le interpretazioni e i commenti su Patanjali. Le mie asserzioni appariranno piuttosto atipiche. Qualcuno penserà che starò creando nuovi significati, ma non è così. D'altra parte, Patanjali è stato così frainteso che il semplice dire esattamente ciò che intendeva sembrerà strano, bizzarro, praticamente incredibile.

Yoga - L'Energia che Trasforma

Yoga - L'Energia che Trasforma

Osho amplia la normale attenzione che si dedica allo Yoga, mostrandone le potenzialità sottili, come può fare soltanto chi ha completato il viaggio che questa disciplina suggerisce.

Osho parla delle astuzie della mente, dell'importanza di essere autentici, e soprattutto di riconoscere di essere dei semi che devono ancora germogliare; solo così si può cominciare veramente un cammino verso la massima fioritura del proprio essere interiore.

I suoi commenti rendono i sutra di Patanjali più chiari alla nostra mente, in modo da facilitare la messa in pratica di insegnamenti che molto spesso risultano incomprensibili.

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Osho Rajneesh

Osho

Osho è stato un filosofo e leader carismatico e maestro spirituale indiano fra i più influenti e conoscuti del ventesimo secolo.

Mai nato - Mai morto - Ha solo visitato il pianeta Terra tra l'11 dicembre 1931 e il 19 gennaio 1990.
Con queste parole immortali, Osho detta il suo epitaffio e allo stesso tempo elimina la necessità di una biografia.

Dopo aver cancellato il suo nome, accetta alla fine il termine "Osho" spiegando che esso deriva da "oceanico". "Non è il mio nome" afferma "è un suono di guarigione".

Le migliaia di ore di discorsi estemporanei, presentati a persone di tutto il mondo per un periodo di vent'anni, sono tutti registrati, spesso anche in video, e possono essere ascoltati da chiunque in qualsiasi posto, creando, come dice Osho, "ovunque lo stesso silenzio".
Le trascrizioni di questi discorsi sono ora pubblicati in centinaia di libri in dozzine di lingue diverse.
In questi discorsi, la mente umana viene messa al microscopio come mai prima, analizzata nelle sue pieghe più sottili. La mente come psicologia, la mente come emozione, la mente come corpo/mente, la mente come moralista, la mente come storia, la mente come credo, la mente come religione, la mente come evoluzione sociale e politica - il tutto esaminato, studiato e integrato. E poi lasciato alle spalle con grazia nel viaggio fondamentale verso la trascendenza.

Nel corso di questo processo Osho mette allo scoperto l'ipocrisia e le falsità dovunque le incontri. Come dice in modo eloquente lo scrittore Tom Robbins: "Riconosco la brezza smeraldina quando scuote le mie finestre. Osho è come un vento teso e dolce che percorre il pianeta, facendo volare via le teste di rabbini e papi, sparpagliando le bugie sulle scrivanie dei burocrati, mettendo in fuga precipitosa gli asini nelle stalle dei potenti, sollevando le gonne dei moralisti e facendo il solletico a chi è spiritualmente morto per farlo tornare in vita."

 

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