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Prefazione e Premessa di "Referendum...

Leggi un estratto dal libro di Paolo Becchi "Referendum Costituzionale: Si o No"

Prefazione e Premessa di "Referendum Costituzionale: Si o No" libro di Paolo Becchi

Prefazione di Paolo Maddalena

È stato per me sorprendente notare che questo lucidissimo volume del professor Paolo Becchi esprime, prima ancora che ne venissi a conoscenza, gli stessi convincimenti che ho maturato ed esplicitato a proposito dei motivi che ci obbligano a votare NO al Referendum costituzionale.

L’argomento di fondo, sul quale insiste Becchi, e che è stato, per così dire, il mio cavallo di battaglia, sta nel considerare che il referendum mira a distruggere l’ultimo ostacolo per la realizzazione completa di un nuovo ordine economico e sociale che vede l’accentramento della ricchezza nelle mani di pochi speculatori finanziari e la completa subordinazione dei lavoratori ai voleri di questi.

Infatti, una volta ridotto il Senato a 100 senatori scelti e nominati tra consiglieri regionali e sindaci, facilmente manovrabili, e una volta posto tutto nelle mani di una sola Camera che, per effetto del ballottaggio, potrebbe anche essere stata votata solo dal 25 per cento dei votanti e dal 15 per cento degli aventi diritto al voto, è evidente che è stata cancellata la garanzia costituzionale dell’art. 138 della Costituzione, che prevede, per la revisione di quest’ultima, un doppio esame da parte di due Camere di pari rango e capaci di rappresentare la reale maggioranza degli Italiani.

Non può sfuggire, insomma, che attraverso questa modifica diventa molto facile per un Esecutivo forte (come quello previsto dalla riforma costituzionale) modificare anche la prima parte della Costituzione, nella quale sono affermati i diritti fondamentali dell’uomo: il diritto al lavoro, il diritto alla salute, il diritto all'ambiente, e così via dicendo. Il che è di una gravità senza precedenti.

In pratica la riforma attua in pieno, come sottolinea giustamente Becchi, quanto chiesto in una nota lettera della JP Morgan, secondo la quale devono scomparire le Costituzioni del dopoguerra dei Paesi del sud Europa, caratterizzate da un risentimento antifascista.

Il retroterra di questa situazione è spiegata nel mio recente libro Gli inganni della finanza, edito da Donzelli nel giugno 2016, ed è costituito da una lunga storia che parte da lontano e si fonda sulla, per così dire, riscoperta dell’idea “neoliberista”, rifiutata da Roosevelt, che seguì Keynes per risolvere la grande depressione degli anni Trenta, e che un certo Milton Friedman ha fatto rivivere in un suo libro, edito nel 1958, con il quale conquistò prima Pinochet, poi la Thatcher e infine Clinton, i quali hanno messo in moto un processo di “privatizzazioni” che ha sconvolto l’economia e ha dato forza alla finanziarizzazione dei mercati, voluta dalle grandi lobbies inglesi e americane.

Negli Inganni della finanza è spiegato il meccanismo al quale sono ricorsi, con un colpo di genio, i finanzieri per acquisire una ricchezza che li ha già resi padroni della politica mondiale.

La finanza ha, infatti, ottenuto dai governi che si sono a loro asserviti, alcune norme, che (violando i principi della Costituzione e quelli specifici del Codice civile in tema di titoli di credito: artt. 2003, 2008 e 2012 c.c.) hanno fatto in modo che i “crediti”, e cioè i “debiti”, circolassero come moneta contante, con l’ineliminabile rischio che il mancato pagamento del debito si risolva in una perdita assoluta per gli acquirenti di quei titoli. Si tratta delle “cartolarizzazioni dei crediti” (legge n. 130 del 1999), della “cartolarizzazione degli immobili pubblici da vendere” (legge n. 63 del 2002), e dei ben noti “derivati” (legge n. 480 del 2001), in base ai quali i cosiddetti poteri forti si sono dotati di una “ricchezza fittizia” che, a una rilevazione risalente al 2010, arrivava a 1,2 quadrilioni di dollari, e cioè a venti volte il Pil di tutti gli Stati del mondo.

Il far valere come danaro contante il danaro fittizio è stato foriero di fallimenti e di disastri finanziari ed economici, e ora le banche, che hanno occupato tutte le istituzioni nazionali (le banche centrali nazionali sono formate da banche private), europee (la BCE è formata da 19 banche centrali private) e internazionali (Banca mondiale e Fondo monetario internazionale sono formate dalle più grandi banche private mondiali), tentano di scaricare sui popoli gli effetti dello loro malefatte. Ne è un esempio eclatante il “bail in”.

Di fatto, il citato “meccanismo” (creazione del danaro dal nulla, privatizzazioni e svendite) inventato dalla finanza (che peraltro il pensiero unico dominante del neoliberismo fa passare come un dato naturale ineliminabile mentre è una pura invenzione contro natura), unito al principio europeo del “pareggio di bilancio”, e fa bene Becchi a richiamare l’attenzione anche su questo punto, costringe i Paesi del sud Europa, e principalmente l’Italia, a “privatizzare” industrie, demani e territori e a “svenderli” a privati, pur di ottenere qualche piccola somma di danaro per illudersi di diminuire il nostro colossale debito pubblico.

Di fatto, ciò che si ottiene è disoccupazione, recessione, miseria e, in fine, la svendita totale del territorio, in modo da ridurci come gli Ebrei sotto la schiavitù di Babilonia.

Il disegno è chiaro e inconfutabile. Di qui l’obbligo di votare NO al referendum costituzionale. Lo impone l’art. 52 della Costituzione secondo il quale “difendere la Patria è dovere sacro del cittadino”.

Come dimostra molto bene Becchi, qui non si tratta di una modifica puramente formale, qui si tende a trasformare la democrazia parlamentare in uno Stato presidenzialista, ottuso esecutore degli ordini della finanza europea e internazionale. Sono in gioco la sopravvivenza degli Stati nazionali, la nostra vita e la vita dei nostri figli.

Paolo Maddalena
Vice Presidente Emerito della Corte costituzionale

Premessa di Paolo Becchi

La revisione costituzionale riguarda due nodi fondamentali: il superamento del bicameralismo perfetto e la revisione del Titolo Quinto della Parte Seconda della Costituzione.

Il superamento del bicameralismo, per il modo in cui è stato concepito, ha come conseguenza la modificazione della forma di governo, la revisione del Titolo Quinto mira a riattribuire allo Stato competenze che erano state affidate alla Regioni. Da una parte avremo quindi un accentramento statalista a danno delle Regioni e dall'altra un accentramento del potere nelle mani dell’esecutivo, a danno dei cittadini e della rappresentanza parlamentare.

Il nostro obiettivo è quello di illustrare in modo semplice e conciso, ma non approssimativo, le ragioni fondamentali dell’opposizione alla “controriforma”, nella speranza di offrire uno strumento utile per i cittadini che saranno chiamati con il referendum a confermare o (come ci auguriamo vivamente) a bloccare quello che è un vero e proprio stravolgimento della Costituzione.

Se il Parlamento non è riuscito a fermare questo tentativo toccherà al popolo farlo, utilizzando lo strumento referendario. Non lasciamo che sia Renzi a gestire il referendum, non lasciamo che il Governo, dopo aver imposto la revisione della Costituzione, condizioni anche il voto popolare con la propaganda di regime. Non lasciamo soprattutto che Renzi faccia passare il SI alla “riforma” come un cambiamento epocale, rispetto al NO dei conservatori che si oppongono a qualsiasi novità. Il SI è solo la conferma di quella svolta in senso anti-democratico già in corso e che solo il NO può bloccare.

L’intento delle pagine seguenti è chiaramente divulgativo, si intende portare a conoscenza dei cittadini le modifiche più rilevanti apportate alla Costituzione, quelle cioè che andranno maggiormente a incidere sulla nostra vita politica, qualora il prossimo referendum dovesse confermare la carta costituzionale.

Nei Paesi civili come la Svizzera, dove i referendum in quanto reali strumenti di democrazia sono molto diffusi, i cittadini ricevono a casa il testo su cui saranno chiamati a esprimersi per votare con una informazione adeguata, e le discussioni nella popolazione sono sempre molto vivaci, da noi invece si sta preparando una vasta propaganda di regime alimentata da Renzi con l’aiuto di giornali e televisioni compiacenti.

Chi avrà la pazienza di leggere le pagine seguenti troverà una serie di motivi per votare, e far votare, No con convinzione. Comunque, in modo che il lettore possa farsi un’idea della validità delle critiche qui avanzate, si è deciso di allegare in appendice gli articoli dell’attuale Costituzione e quelli che andranno a sostituirli, se il referendum dovesse confermarli.

Chiunque potrà così fare un raffronto tra la limpidezza dell’attuale testo e la farraginosità di quello che dovrebbe sostituirlo.

Prima di parlare della revisione costituzionale è però opportuno fare una breve storia, quasi una cronaca, di ciò che è avvenuto nel nostro Paese negli ultimi anni. Dell’humus in cui è maturato lo stravolgimento della Costituzione fa certo parte la nuova legge elettorale applicabile dal 10 luglio. Ecco perché, nella prima parte, dovremo occuparci anche di questa.

Referendum Costituzionale: Si o No

Referendum Costituzionale: Si o No

Soltanto il no al referendum costituzionale ci può salvare!

Paolo Becchi ne è assolutamente convinto e per questo ha voluto scrivere quest’opera con l’obiettivo di difendere la sovranità del popolo italiano dall'avidità insaziabile dei banchieri e offrire il suo contributo concreto e operativo, rinunciando a ogni entrata per assicurare al libro la massima diffusione.

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Paolo Becchi

Paolo Becchi è professore ordinario di Filosofia del diritto presso l’ Università di Genova, dove è nato. È opinionista de «Il Fatto Quotidiano online» e collabora con «Libero» e «Mondoperaio». Autore di molti libri.

 

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