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Leggi in anteprima le pagine iniziali del libro di Massimo Bonventi "Tecniche di Memoria"

Prefazione di "Tecniche di Memoria" Libro di Massimo Bonventi

Il maestro che cammina all'ombra del tempio, tra i discepoli, non dà la sua scienza, ma il suo amore e la sua fede. E se egli è saggio, non vi invita ad entrare nella casa della sua scienza, ma vi conduce alla soglia della vostra mente.
G. Kahiil Gibran

È importante non tanto quanto impari, ma quanto ricordi, diceva Sir Francis Bacon.

La storia dell'uomo è, in buona sostanza, la storia della sua capacità di acquisire Conoscenza, intesa nel senso più ampio della parola e del concetto sotteso.

È stato proprio il conoscere, cioè l'apprendere con l'intelletto l'essenza delle cose, l'acquisirne la nozione, il farsi un'idea chiara e distinta degli elementi costituenti le cose stesse, l'imparare a discernere - distinguere - comprendere le differenze, che l'uomo è riuscito a sopravvivere in ambienti e situazioni fortemente ostili, dove animali ben più grandi e robusti di lui hanno invece perduto la lotta per l'esistenza.

L'uomo, grazie alla sua intelligenza, cioè alla sua capacità di "inter-legère", di intendere, collegare e scegliere i rapporti esistenti fra le varie esperienze acquisite, è riuscito a comprendere molti nessi interiori di cose conosciute, soprattutto di cose appartenenti al mondo fisico esterno a lui.

Di qui, il passo verso il tentativo di capire cose sconosciute non solo all'esterno ma anche all'interno di se stesso, la sfida alla Conoscenza, è stato breve.

Ma la storia dell'uomo e della sua capacità di acquisire Conoscenza è indissolubilmente interrelata con la storia della sua capacità di comunicare.

Da buon animale sociale, l'essere umano ha provato da sempre la necessità di comunicare agli altri membri del suo contesto sociale più o meno evoluto le conoscenze acquisite, non fosse altro per riuscire a sopravvivere meglio fisicamente e psicologicamente.

Distribuire agli altri componenti del gruppo la conoscenza, ad esempio, della posizione dei cespugli più carichi di bacche commestibili o del percorso più sicuro per raggiungere l'acqua del ruscello, voleva dire non solo contribuire alla sopravvivenza e al benessere del gruppo stesso, ma anche stimolare, a proprio vantaggio, lo scambio di informazioni ed esperienze essenziali alla vita.

È un fatto indubbio che l'evoluzione del genere umano ha viaggiato di pari passo con l'evolversi e l'affinarsi della sua capacità di comunicare di più e meglio, cioè di tramandare e trasmettere nello spazio e nel tempo le proprie conoscenze, cioè le informazioni acquisite per pratica, studio, esperienza e consapevolezza.

Non a caso, infatti, ogni periodo storico, più o meno lungo, è stato ed è caratterizzato da un'immagine inerente la comunicazione, cioè la trasmissione della Conoscenza nel tempo e nello spazio: dalle incisioni sui primi manufatti alle pitture rupestri, dai simboli sacri alla scrittura, dalle arti figurative alla stampa, fino agli odierni computer e telefoni cellulari.

Nella attuale società noi viviamo praticamente immersi in un flusso di conoscenze che si rinnovano ad un ritmo sempre più incalzante.

L'introduzione dei computer praticamente in ogni campo di attività ha determinato una incontrollata ed incontrollabile accelerazione dei ritmi di variazione e di accrescimento delle nostre conoscenze tecnico-scientifiche, con conseguente incremento e miglioramento del nostro sapere in generale e della sua possibile applicazione nei più svariati aspetti della vita quotidiana.

In una società, la nostra, dove generalmente non è messa in discussione la nostra sopravvivenza fisica, l'essere informati, aggiornati, il conoscere di più e meglio costituisce l'elemento portante della nostra sopravvivenza sociale.

Già in alcuni scritti degli anni '70, S. Ceccato affermava: "Richiamo l'attenzione su ciò che quotidianamente si intende per «conoscenza». Quando si opera, ciò che si fa può restare unico o può essere ricordato. Il ricordo permetterà una consapevole ripetizione, e con riferimento a questa si apre un'alternativa: che nel momento in cui si opera la ripetizione sia vista nel futuro, di cosa che avverrà; o che nel momento in cui si opera la ripetizione sia vista nel passato, di cosa che è avvenuta. Quando si opera avendo presente ciò che di eguale avverrà, si parla di «esperienza». Quando si opera avendo presente ciò che di eguale è avvenuto, si parla di «conoscenza». A detta dello storico Chaunuu, ogni dieci anni nel ventesimo secolo sono state accumulate un numero di informazioni pari a quello accumulato in sei millenni di storia, dalla scrittura ad oggi".

Abbiamo prima detto che la storia dell'uomo è la storia della sua capacità di acquisire conoscenza e di comunicare.

Ma conoscere senza ricordare che senso ha?
Cos'è il ricordo se non una conoscenza trasmessa e tramandata nel tempo e nello spazio?

Il ricordo è l'evento mentale mediante il quale è possibile accedere a quel patrimonio di conoscenze accumulate nel tempo dall'uomo. In realtà, le nostre conoscenze, il nostro sapere non è altro che una serie innumerevole di informazioni immagazzinate nella nostra memoria.

Da sempre è stato affermato che il Sapere è tutto.

Se è così, e non vi sono motivi ragionevoli per dubitare di questo, a maggior ragione il Ricordare è la chiave di tutto, perché senza la capacità di conservare le informazioni e di recuperarle al momento giusto che senso avrebbe tutto il nostro sapere? A cosa servirebbe? Come sarebbe possibile accumularlo? Come sarebbe possibile utilizzarlo? Come potremmo renderci conto di sapere?

Conoscenza è Memoria.
Conoscere è Ricordare.

Senza proiettarsi troppo indietro nel tempo, quando per greci e latini conoscenza, memoria e comunicazione erano una triade indissolubile, una curiosità storica "più recente" può fornirci un'idea tangibile delle relazioni reciproche di queste qualità tipicamente umane.

Durante una delle più affascinanti civiltà dell'America pre- colombiana, la civiltà Inca, nell'ambito del personale dello stato dell'impero, che agli inizi del XVI secolo abbracciava gli attuali Perù, Bolivia ed Ecuador e lambiva Cile ed Argentina, un ruolo particolare era riservato ai chasqui, i messaggeri del divino sovrano, che venivano selezionati con particolare cura "per correre un'estenuante staffetta lungo un sistema stradale di oltre 15 mila chilometri e garantire, in questo modo, la circolazione dei messaggi all'interno di un impero dove la ruota era altrettanto sconosciuta del cavallo" (C. Gregoretti).

La selezione per diventare postino del re era piuttosto impegnativa. Venivano infatti prese in esame sia qualità fisiche che mentali. Un aspirante chasqui doveva possedere cuore e polmoni più sviluppati del normale, come pure la muscolatura delle gambe, senza contare che il sangue doveva essere più ricco di globuli rossi per riuscire a sfruttare al meglio il poco ossigeno presente nell'aria rarefatta degli altipiani e dei monti sui quali si stendeva il cuore dell'impero, ad altitudini varianti dai 4.000 ai 7.000 metri.

Dal punto di vista mentale, invece, gli aspiranti chasqui dovevano essere in possesso di una memoria molto allenata ed efficiente, perché gli Incas non sapevano scrivere ed i messaggi venivano portati a voce, cioè imparati e ripetuti a memoria. E poiché spesso i messaggi erano lunghi e complessi, magari con cifre o informazioni che dovevano giungere a destinazione in modo corretto e completo, in quanto vi erano anche messaggi dell'imperatore in persona contenenti norme di comportamento sociale, civile o militare per i sudditi, al ruolo di postino del re poteva aspirare solo chi era dotato , o si era dotato con l'allenamento, di una memoria "di ferro".

Tornando al quesito "cosa si intende per conoscenza?", se ne deduce che non può esservi vera conoscenza senza il contributo attivo e concreto dell'Intelligenza. L'intelligenza, abbiamo detto anche questo, è la capacità di fare collegamenti tra informazioni di diversa natura per giungere ad una soluzione più avanzata. Ma l'intelligenza è una funzione mentale che si esplica mediante pensieri. Il pensiero è qualcosa che si sviluppa nel tempo, per quanto piccolo possa essere, seguendo delle fasi cronologiche ben determinate. Questo significa che senza la memoria, senza la possibilità di conservare dentro di noi le fasi iniziali dei nostri pensieri, non potremmo giungere alle fasi finali: in pratica, non potremmo neanche pensare.

È comunque riduttivo e fuorviante da una corretta collocazione nell'ambito dei fenomeni mentali, il concepire la memoria come una meccanica e fredda registrazione e riproduzione di informazioni concernenti la persona ed il suo mondo circostante.

Già negli anni 70 Bradford suggerisce di abbandonare la concezione della memoria, che lui chiamava la "metafora della memoria", per privilegiare una nuova visione dei processi mnestici, nella quale siano prese in considerazione non tanto le operazioni meccaniche di confronto tra tracce, bensì i complessi "atti di pensiero", come Bradford li definisce, che accompagnano tutte le nostre esperienze, anche le più semplici come il riconoscimento.

Ma cosa intende Bradford per atto di pensiero? Come chiarisce Roncato, "se dobbiamo capire cosa c'è scritto in un pezzo di carta non basta decifrare le lettere. Queste infatti potrebbero essere in un numero insufficiente, oppure il foglio potrebbe essere strappato in modo che siano visibili solo alcune parti delle parole. Qccorre invece ricostruire il contenuto del messaggio ragionando sui pochi indizi che il frammento di carta ci fornisce, cercando magari di riconoscere la calligrafia, di indovinare il destinatario del biglietto, chiedendoci perché questo pezzo strappato si trovi in cucina, quale significato sia attribuibile ad una particolare parola e così via. La serie di congetture che si fanno in questi casi non è altro che lo sforzo di costruire uno schema interpretativo nel quale i frammenti che percepiamo trovino una collocazione «sensata», cioè un significato. Anche se può accadere di rado di incontrare casi come questo, in cui l'ambiguità e l'incertezza sono spinte all'estremo, ciò non significa che nelle esperienze comuni la ricerca dello schema interpretativo sia superflua. È stato dimostrato infatti che il riconoscere, il leggere, sono attività che registrano elementi in un contesto preciso e quindi implicano la scelta di un significato fra tutti quelli attribuibili agli stimoli. La nostra memoria non sarebbe quindi un archivio di elementi la cui funzione è quella di essere confrontati con quello che viene percepito, essa è invece un insieme di conoscenze che ha come scopo quello di «preparare il terreno» alle nuove esperienze, in modo che queste acquistino un significato. Ma acquistare significato non vuol dire solamente tradurre in termini noti ciò che è sconosciuto, ma anche scoprire nuove relazioni. Le conoscenze che possediamo sono solo le fondamenta di un edificio che viene costruito tutte le volte che capiamo. Fra percezione, memoria e pensiero non ci sono dei confini netti che distinguono diversità di strategie di funzioni, di successione di stadi di elaborazione. Nel 1977 Neisser ha proposto per questo insieme di fenomeni il termine «ciclo percettivo»; al suo interno possiamo individuare fasi particolari, ma nessuna di queste può essere ritenuta la comprensione o la conoscenza, è invece l'intero ciclo che caratterizza la comprensione e «la conoscenza come attività». Ma l'atto della rievocazione non può mai essere una ricerca meccanica in memoria ed un riconoscimento di tracce; occorrono fenomeni cognitivi complessi (strategie di pensiero) per selezionare all'interno delle nostre conoscenze delle informazioni che, per quanto banali, abbiano una collocazione di una struttura ricchissima di articolazioni".

Anche S. Ceccato, ancora nel 1968, nel suo libro "Cibernetica per tutti, ha evidenziato due funzioni tipiche della memoria: la funzione creatrice e quella propulsiva.

Per funzione creatrice Ceccato intendeva "la memoria che impasta e trasforma genericamente tutto il passato", mentre per funzione propulsiva voleva dire quella memoria per cui "quello che abbiamo già fatto ci sospinge in una direzione piuttosto che in un'altra. Per esempio, si scriverà in quel modo perché si sono letti quei certi libri, magari cercando di fare l'opposto, che proprio per questo non scioglie certo il rapporto con quella lettura; e così per ogni valore, morale, politico, religioso, pratico, ecc. di cui si è giunti a conoscenza. Con ciò l'uomo di fantasia non si trova certo preclusa una sua libertà di scelta che in qualche modo dipende dal passato".

(tratto dalla relazione "Conoscenza e Ricordo" dell'autore, Esperimenta 88 li villaggio globale, Regione Piemonte -Assessorato alla Cultura, Torino, Villa Gualino, 1988)

In questa ottica non riduttiva e meccanicistica, bensì attenta alla multiforme realtà dei fenomeni mentali, si inseriscono le tecniche e le strategie di memorizzazione riportate in questo libro, propriamente mirate a:

  • risvegliare la propria creatività restituendole il ruolo-guida non solo degli atti di pensiero di tipo mnemonico, ma più in generale dell'intera vita mentale;
  • sperimentarsi nella ricerca ed adozione di strategie di pensiero idonee alla soluzione di problemi mnemonici di varia applicazione e complessità, prediligendo in particolare percorsi mentali inediti, non stereotipi, positivi e di tipo divergente (pensiero laterale);
  • cimentarsi in una serie di sfide prestabilite con se stessi, di crescente impegno e complessità, che conducano gradualmente verso la riscoperta della propria capacità di fare;
  • potenziare la consapevolezza delle proprie qualità e possibilità;
  • rafforzare le sensazioni di auto-stima e più in generale di benessere interiore.

Apprendere senza fatica, avere una memoria pronta, veloce, agile, potente e affidabile nel tempo non è solo una necessità per studenti e professionisti, ma un bisogno per tutti, dal bambino all'anziano, dalla casalinga all'artista.

Le tecniche e le strategie di seguito proposte sono innovative, "diverse", facili da apprendere ed ancor più facili da utilizzare, e non richiedono alcuna preparazione o esperienza specifica nel campo dell'apprendimento.

E, cosa da non sottovalutare affatto, sono divertenti!

 

Massimo BonventiTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Massimo Bonventi, Psicologo, con un Master in Scienza del Comportamento, dal 1985 è “Esperto di Tecniche Mnemoniche e Ginnastica Mentale” (attestato post diploma della Regione Lombardia) e ancora oggi si dedica alla continua messa a punto di tecniche per apprendere come memorizzare e come studiare.

Abitualmente svolge attività di consulenza aziendale e di progettazione e docenza di corsi di formazione inerenti la propria evoluzione e la valorizzazione del personale. Ha, al suo attivo, circa 1.500 giornate di formazione tenute presso enti pubblici e privati, PMI e associazioni di categoria, per oltre 12.000 ore di docenza e 40.000 discenti.

 

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